I contratti pubblici nel 2025. In aumento forniture e servizi. Crescono le procedure concorrenziali

Dott. Marco Boni

L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha presentato la “relazione annuale 2026 su attività 2025”, riguardante anche il mercato dei contratti pubblici. 

L’analisi riguarda gli affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro.

Gli affidamenti diretti sempre nel mirino dell’ANAC 

A margine della presentazione della relazione, L’ANAC denuncia una deriva contro-concorrenziale negli appalti pubblici a motivo dell’elevato numero di affidamenti diretti (nel 2025 n. 159.019,  + 9,5% sul 2024) ma l’analisi del transato per valore (cioè del dato significativo) restituisce un quadro diverso.

In valore, rispetto al 2024, le procedure precedute da bando aumentano: le ristrette + 43,5%, le aperte + 24,2%; mentre le procedure negoziate senza bando fanno registrare un – 28,7% e gli affidamenti diretti un – 5,0%.

Per valore economico, gli affidamenti diretti rappresentano il 5% del mercato totale, cioè 15,7 miliardi su 309,7 miliardi complessivi.

Pensati in epoca emergenziale e poi confermati come strumento ordinario, gli affidamenti diretti assolvono anche alla funzione fisiologica di consentire di far fronte con celerità ad esigenze impreviste o per loro natura non preventivabili.  Nel concreto delle gestioni di attività di servizio pubblico non tutto è programmabile in contratti quadro e la flessibilità consente efficienza ed economicità di azione. Valori non misurati che possono compensare mancati “ribassi d’asta”. 

Secondo l’ANAC, poi, gli affidamenti diretti avverrebbero in via prevalente con il criterio della prossimità.

Gli affidamenti diretti sottosoglia sono il mercato delle micro e PMI a base locale che non hanno la struttura per partecipare a gare complesse. Aggregare questi appalti in procedure più grandi significa di fatto escludere micro e PMI od obbligarle ad operare in regime di subalternità (come subappaltatori o subfornitori). Si riduce la percentuale degli affidamenti diretti sulla carta, ma si impoverisce il tessuto economico locale che da quei piccoli contratti dipende.

Poiché l’ordinamento, a partire da quello eurounitario, promuove la partecipazione delle micro e PMI agli  appalti pubblici, prevedendo anche una regolazione di tutela e favor partecipativo, il criterio della prossimità (previsto espressamente quale eventuale criterio premiale in gara dall’art. 108 c. 7 del Codice dei contratti), va nella direzione di rendere possibile o consentire minori costi di partecipazione e di esecuzione contrattuale (logistica, ecc.), a parziale attenuazione del gap competitivo di micro e PMI con le imprese maggiori. Per altro verso, rispetto al tema dell’affidabilità, l’impresa locale è più conosciuta o conoscibile.

Il criterio della rotazione è volto ad evitare abusi e situazioni di privilegio negli affidamenti.

Alla obiezione ANAC che gli affidamenti diretti potrebbero venire condizionati dalla criminalità organizzata, si può far notare che questa opera su una scala economica ben più rilevante degli importi in affidamento diretto (che hanno un importo medio di 98.740 euro) e in ogni caso situazioni patologiche che possono verificarsi in determinati ambiti non dovrebbero invalidare a livello generale una opzione negoziale.  Di cui va presidiato il regolare utilizzo, attraverso un adeguato sistema di controlli, sia in fase di affidamento, che di esecuzione.

Incremento della contrattualistica pubblica

Nel 2025 il numero complessivo degli appalti pubblici in Italia è stato di 287.421 per un valore complessivo di 309,7 miliardi di euro, di cui circa 20,8 miliardi dovuti ad appalti.

effettuati e finanziati con le risorse del PNRR, in aumento rispetto al 2024 sia per numero di procedure, con +7,6%, che per il loro importo totale con un incremento del +13,9%.

I settori in forte crescita in termini di importo sono il settore delle forniture e quello dei servizi, rispettivamente con +25,2% e +15,9% rispetto al precedente anno. In flessione il settore dei lavori con un -10,6%.

Anche nel 2025, sono sempre i settori ordinari, rispetto a quelli speciali, ad assorbire, con l’89,8% il numero totale delle procedure e con l’84,1% l’importo complessivo della domanda.

La composizione del mercato per tipologia

Il numero delle procedure di affidamento, calcolate sul numero di Codice identificativo gara (CIG), per tipologia di contratto rispetto al 2024 sono tutte aumentate: le Forniture dell’11,6%, i Servizi del 6,8% e i Lavori 3,3%.

In particolare le Forniture sono state 100.156 per un valore di 145.392.325.889 euro, i Servizi sono stati 123.054 per un valore di 110.036.066.981 euro, i Lavori sono stati 64.211 per un valore di 54.304.180.194 euro

L’importo relativo delle procedure di affidamento per tipologia di contratto rispetto 2024 è aumentato per le Forniture del 25,2%, per i Servizi del 15,9% ed è invece diminuita per i lavori del 10,6% nonostante il lieve aumento del numero di CIG.

Dai dati riportati risulta che la tipologia di contratto che pesa maggiormente a livello numerico nel 2025 è quella dei servizi (il 42,8% del totale), seguita dalle forniture e dai lavori.

A livello di importo sono le forniture che pesano maggiormente con il 46,9% rispetto al totale, seguiti dai servizi e dai lavori.

Le tipologie di forniture maggiormente acquistate nel 2025 sono quelle relative ai prodotti farmaceutici, la cui spesa aumenta rispetto al precedente anno del 65,4% e quelle relative alle apparecchiature mediche, che fanno registrare un incremento di spesa del 10,1% rispetto al 2024.

Il transato relativo ai farmaci risente delle periodicità pluriannuale degli affidamenti.

Per i servizi la spesa maggiore ha riguardato i servizi di assistenza sociale anche se diminuiti del -20,7% rispetto all’anno precedente. Al secondo posto vi sono i servizi connessi alla costruzione, che per la prima volta entrano tra quelli a maggiore impatto. Questo incremento è dovuto esclusivamente ad una gara a procedura aperta da 8,35 miliardi per l’affidamento in concessione della gestione di una tratta autostradale. In ordine di importo seguono i servizi per i rifiuti urbani e domestici, e i servizi di programmazione di software e servizi di consulenza che aumentano, rispetto al precedente anno, rispettivamente del +11,9% e +98,0%.

La distribuzione territoriale degli affidamenti

Nel 2025, la Regione con il maggior numero di procedure di affidamento è il Lazio (35.902 CIG), seguita dalla Lombardia (35.887 CIG) e dal Veneto (21.747 CIG). Per volume di spesa complessiva, il primato spetta ancora al Lazio (78,8 miliardi di euro), seguito dalla Lombardia (43,9 miliardi di euro) e dalla Toscana (23,6 miliardi di euro).

Le tipologie di stazioni appaltanti

Si evidenzia che il valore complessivo della domanda, che ammonta complessivamente a circa 309,7 miliardi di euro, è associata per il:

• 29,2% alle centrali di committenza (escluse le centrali di committenza del settore sanitario) di cui il 10,5% del valore complessivo della domanda è afferente a Consip S.p.A.;

• 19,7% al settore servizi di interesse generale (elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi postali, gestione rifiuti, approvvigionamento idrico, etc.);

• 15,6% alla tipologia settore della sanità;

• 15,3% al settore degli enti locali (di cui 11,4% alle Città metropolitane, Comuni, Unioni di Comuni e Comunità montane).

A livello di numerosità, anche quest’anno come negli anni passati, pesano maggiormente le procedure associate alla tipologia enti locali (35,0%), seguite dalla tipologia settore sanitario (18,8%) e dalla tipologia settore dei servizi di interesse generale, quali elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi postali, gestione rifiuti, etc. (15,0%).

Le modalità di scelta del contraente

Per quanto riguarda la distribuzione delle tipologie di affidamento per importo sul totale, la procedura aperta è stata quella più utilizzata con il 54,3%.

Le procedure ristrette sono state scelte nel 21,5% dei casi, le procedure negoziate previa pubblicazione del bando per il 4,4%, le procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando nel 14,2% e gli affidamenti diretti nel 5,1% sul totale.

Nel 2025 a livello di importo, rispetto al precedente anno, le procedure ristrette  aumentano del +43,5%, seguite dalle procedure aperte (+24,2%), mentre c’è un calo per le procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando, che si riducono del -28,7%.

A livello di numerosità si registra un aumento delle procedure ristrette (+26,0%), seguite dagli affidamenti diretti che, nonostante l’incremento del +9,5%, fanno registrare una diminuzione a livello di importo del -5,0%, e dalle procedure aperte che aumentano del +7,7%.

Nel 2025 la procedura aperta ha coperto circa il 15,8% delle procedure totali; mentre nel 20,9% e nel 55,3% dei casi (per un totale di 76,2%) le stazioni appaltanti hanno utilizzato rispettivamente la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando e l’affidamento diretto.

Nel 2025 gli affidamenti diretti hanno comportato n. 159.019 CIG (+ 9,5% sul 2024) e riguardato in valore il 5,1% degli affidamenti. Con un importo medio di euro 98.740.

In particolare, nelle forniture, a fronte di un aumento dei CIG (+8,3%) il valore diminuisce del – 9,9%.  Nei servizi, a fronte di un incremento nei CIG (+ 11,9%) il valore diminuisce del 5,9%. L’affidamento diretto cresce in valore nel solo segmento dei lavori (+ 2,2%), comparto in cui questo è anche la prevalente modalità di affidamento.

La tipologia di settore delle centrali di committenza è quella con il maggior numero di procedure aperte e ristrette (77,1% degli affidamenti), seguita dalla tipologia settore della sanità (37,4% degli affidamenti) e dalla tipologia settore servizi di interesse generale quali elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi postali, gestione rifiuti, etc. (16,5% degli affidamenti).

La tipologia di stazione appaltante che a livello di importi affida maggiormente con procedure aperte e ristrette è quella del settore delle centrali di committenza (96,6%), seguita dalla tipologia settore organi centrali e dalla tipologia settore sanità con, rispettivamente, il 78,7% e il 78,4% della spesa complessiva di ciascun settore.

Procedure analogiche e digitali

Le stazioni appaltanti che hanno usate almeno una volta l’anno la modalità analogica per espletare le gare sono passate in due anni dal 45% all’1%.

Con il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE) sono stati verificati circa 175.000 operatori nel 2025, con oltre 4 milioni di certificazioni rilasciate.

La Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici continua ad abilitare oltre 5 milioni di procedure di affidamento ogni anno assorbendo circa il 12% del prodotto interno lordo nazionale.

La digitalizzazione dei contratti: progressi e criticità

Digitalizzare gli appalti significa non solo accrescere la controllabilità, ma anche accelerare e semplificare le procedure, rendere il mercato pubblico più trasparente e competitivo.

La Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (BDNCP) è oggi il perno dell’intero Ecosistema digitale dei contratti pubblici (art. 22 del Codice).

In appena due anni, l’Italia ha compiuto un salto che sembrava impossibile: le procedure analogiche sono crollate dal 21% all’1%, le stazioni appaltanti che le hanno usate almeno una volta l’anno dal 45% all’1%, mentre con il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE) sono stati verificati circa 175.000 operatori nel 2025, con oltre4 milioni di certificazioni rilasciate.

Eppure, la transizione è ancora incompleta: troppe piattaforme di approvvigionamento digitale (PAD) hanno convertito la carta in file, senzacambiare i processi; la frammentazione dei sistemi ha disperso energie e informazioni.

La BDNCP presenta un’architettura complessa, articolata in sei sezioni: 1) l’Anagrafe Unica delle Stazioni Appaltanti (AUSA), istituita dall’articolo 33-ter del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, nell’ambito della quale opera il sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti; 2) la Piattaforma Contratti Pubblici (PCP), che rappresenta il complesso dei servizi web e di interoperabilità attraverso i quali le Piattaforme di Approvvigionamento Digitale (PAD) delle stazioni appaltanti interoperano con la BDNCP per la gestione digitale del ciclo di vita dei contratti pubblici; 3) la Piattaforma per la pubblicità legale degli atti, che risponde, per l’appunto, alla finalità di garantire la pubblicità legale degli atti, anche mediante la trasmissione dei dati all’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea; 4) il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE), che raccoglie le informazioni, i dati e i documenti da utilizzare a comprova dell’assenza delle cause di esclusione di cui agli articoli 94 e 95 del Codice e del possesso dei requisiti speciali di cui agli articoli 100 e 103 e all’Allegato II.12, per la partecipazione e l’esecuzione dei contratti pubblici; 5) il Casellario Informatico dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, nel quale sono annotati i dati, le notizie e le informazioni relativi agli operatori economici; 6) l’Anagrafe degli operatori economici di cui all’articolo 31 del Codice.

Parallelamente, il nuovo Codice dei contratti pubblici riconosce che la proliferazione di sistemi digitali frammentati, privi di standard comuni e non interoperabili costituisce un ostacolo significativo sia per le amministrazionipubbliche che per gli operatori economici.

Per questa ragione, il decreto legislativo n. 36/2023 ha introdotto un meccanismo di certificazione delle PAD, il quale garantisce che tali piattaforme rispettino requisiti minimi di sicurezza, interoperabilità, accessibilità e conformità normativa.

Le PAD certificate svolgono molteplici funzioni essenziali nell’ecosistema di approvvigionamento digitale, rappresentando il punto di contatto tra l’offerta e la domanda di lavori, servizi e forniture, e permettendo alle stazioni appaltanti e agli enti concedenti di pubblicare avvisi e bandi, gestire la ricezione e la valutazione dei documenti di offerta, effettuare le comunicazioni con gli operatori economici e, infine, di comunicare alla BDNCP gli esiti delle procedure e l’avanzamento dei contratti che ne derivano.

In questa veste, le PAD rappresentano il nodo cruciale di transizione da un sistema di contratti pubblici basato su comunicazione frammentata e poco tracciabile a un sistema nel quale ogni interazione è registrata, documentata e verificabile.

Secondariamente, le piattaforme certificate forniscono funzionalità di supporto alla gestione amministrativa delle procedure, riducendo significativamente i carichi di lavoro del personale delle stazioni appaltanti e minimizzando il rischio di errori procedurali.

Infine, tali piattaforme offrono ai piccoli e medi operatori economici strumenti di accesso che annullano, o quanto meno riducono drasticamente, le barriere tecniche all’ingresso nel mercato dei contratti pubblici.