Pagamenti della PA: il ritardo mette a rischio le imprese

pubblicato il: 15 Settembre 2020

La puntualità dei pagamenti fa sì che le imprese dispongano di un flusso di cassa sano e della liquidità necessaria per le loro operazioni commerciali. Per questo è fondamentale che la Pa saldi i suoi debiti nei termini stabiliti.

I ritardi della pubblica amministrazione

Il ritardo con cui la pubblica amministrazione effettua i pagamenti è un fenomeno diffuso in Europa. È particolarmente marcato in Italia, dove rappresenta una quota considerevole di passività per le società non finanziarie e può avere ripercussioni gravi per l’intera economia, soprattutto nel caso delle piccole e medie imprese. L’abuso di ritardo nei pagamenti infatti espone i fornitori a ingenti rischi di liquidità, compromettendo così non solo la capacità di investimento, ma anche la crescita dell’occupazione e, in ultima analisi, la stessa sopravvivenza dell’impresa creditrice. Tutto ciò si è acuito dopo la crisi finanziaria del 2008, sino a divenire insostenibile durante la successiva crisi del debito sovrano nel 2012, quando migliaia di imprese sono fallite proprio a causa dei ritardi nei pagamenti da parte della Pa.

Gli effetti della direttiva europea del 2011

Per garantire pagamenti certi e uniformare la normativa in Europa, la Commissione europea ha adottato nel 2011 la “direttiva contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali” (2011/7/UE). Le principali novità rispetto al passato introdotte dalla direttiva si possono sintetizzare in tre punti: i) armonizzazione dei termini di pagamento delle amministrazioni pubbliche che devono regolare i propri acquisti di beni e servizi entro 30 giorni (entro 60 giorni in circostanze eccezionali); ii) libertà contrattuale nelle transazioni commerciali tra imprese (con limite massimo previsto di 60 giorni); iii) calcolo di interessi di mora e risarcimento forfettario delle spese di recupero a beneficio delle imprese che esigono un pagamento di un credito.

A quasi dieci anni dalla sua entrata in vigore, vale la pena chiedersi se la norma ha prodotto effetti.

Per rispondere alla domanda ricorriamo ai risultati emersi da un recente studio, in cui abbiamo analizzato l’impatto dell’entrata in vigore della direttiva su indicatori chiave per settore industriale: il tasso di uscita delle imprese dal mercato, il livello occupazionale e il tasso di investimenti. L’analisi si concentra sui rapporti commerciali tra la Pa e le imprese e utilizza dati su 38 settori industriali in 24 stati membri dell’Unione europea, nel periodo 2008-2015. Per identificare l’effetto della direttiva, considerato che influenza (potenzialmente) tutti i settori economici, ci siamo concentrati sul grado di “intensità” delle transazioni commerciali tra i settori industriali e la pubblica amministrazione, misurate in un anno precedente l’approvazione della direttiva. Abbiamo ipotizzato che i settori le cui vendite di beni e servizi verso la Pa rappresentano una componente ragguardevole del loro fatturato sono quelli che potenzialmente traggono maggiore beneficio dall’applicazione della direttiva. Lo studio esamina principalmente se differenze tra i settori in termini di tasso di uscita delle imprese dal mercato, osservate nel periodo precedente e successivo all’attuazione della direttiva, siano conseguenza di quest’ultima.

I risultati suggeriscono che a seguito dell’entrata in vigore della direttiva comunitaria, il tasso di uscita dal mercato è significativamente inferiore per i settori più connessi alla Pa rispetto a quello osservato per i settori che lo sono meno . Per fare un esempio, la riduzione del tasso di uscita dal mercato è pari a 0,7 punti percentuali considerando una variazione nel livello di transazioni corrispondente al passaggio dal settore “commercio all’ingrosso”, le cui vendite verso la Pa rappresentano lo 0,86 per cento del totale, al settore “magazzinaggio e attività di supporto per il trasporto”, le cui transazioni con la Pa equivalgono al 9,5 per cento del totale. L’effetto non è per nulla trascurabile se si considera che in media il tasso di uscita dal mercato è pari all’8 per cento. I risultati suggeriscono poi che l’impatto della direttiva è stato maggiore laddove la Pa era solita effettuare i pagamenti con eccessivo ritardo prima dell’attuazione della direttiva (come ad esempio in Italia, Grecia e Spagna) e nei settori composti prevalentemente da piccole e medie imprese. Infine, lo studio individua un effetto positivo sull’occupazione e sul tasso di investimenti, sebbene quest’ultimo risulti essere debolmente significativo.

L’importanza della puntualità

La puntualità dei pagamenti fa sì che le imprese dispongano di un flusso di cassa sano e della liquidità necessaria per la gestione ordinaria delle operazioni commerciali e per la creazione di valore. Saldare tempestivamente quanto dovuto dovrebbe essere la norma, soprattutto in momenti come quello attuale di riduzione della crescita causata dalle misure restrittive per la gestione della pandemia di Covid-19: l’impiego di politiche fiscali contro-cicliche volte a generare maggiore liquidità può stimolare l’avvio della ripresa economica. In questo senso, l’approvazione del decreto Rilancio, mirato al pagamento di circa 12 miliardi di pagamenti inevasi, rappresenta una prima concreta azione per fornire liquidità alle imprese e quindi contribuire alla loro ripresa. (Lavoce.info)

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Marco Boni
Marco Boni
Ha ricoperto la posizione di responsabile dell’acquisizione di beni e servizi e delle attività economali a partire dal 1974, presso diverse aziende sanitarie. Da ultimo, sino al 2008, presso l’Azienda USL di Modena. Nel periodo agosto 2012 - luglio 2013 ha svolto le funzioni di provveditore a contratto presso l’Azienda USL di Rimini. Dal 1998 al 2004 è stato anche coordinatore amministrativo dell’unione di acquisto (prima in Italia, nell’ambito della pubblica amministrazione) realizzata tra le aziende sanitarie dell’area vasta Emilia nord. È stato consulente dell’Azienda Sanitaria Unica della Regione Marche per le attività di centralizzazione degli acquisti. Ha partecipato a gruppi di lavoro istituiti dalla Regione Emilia-Romagna per la predisposizione di normative e regolamenti di settore. Ha prodotto numerose pubblicazione sulle tematiche del public procurement. È co-autore del volume “L’acquisto dei farmaci in ospedale” I° e II° edizione – Aboutpharma Editore. È stato Presidente della Federazione delle Associazioni Regionali degli Economi Provveditori della sanità (FARE) dal 1993 al 2005. Ha svolto e svolge attività di consulenza e formazione, in ambito pubblico e privato. Giornalista pubblicista, è stato direttore responsabile delle rivista "TEME – Tecnica e metodologia economale". È articolista del “Sole 24 Ore Sanità", nonché direttore responsabile e articolista del periodico on line "News4market".