Il principio di risultato e qualitĂ  della prestazione

Il “risultato” non riguarda solo l’efficienza del procedimento di gara e dell’esecuzione del contratto, ma anche gli aspetti qualitativi dell’offerta, in funzione del risultato prestazionale atteso dall’appalto. Lo ribadisce il Consiglio di Stato   con sentenza  sez. III, 16.06.2025 n. 5217

Il minor prezzo non rileva ai fini del rispetto del principio di risultato.

L’art. 1 del Decreto Legislativo 31 marzo 2023 n. 36 rubricato «Principio del risultato» prevede, al comma 1, che «Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti perseguono il risultato dell’affidamento del contratto e della sua esecuzione con la massima tempestivitĂ  e il migliore rapporto possibile tra qualitĂ  e prezzo, nel rispetto dei principi di legalitĂ , trasparenza e concorrenza».

GiĂ  il TAR Emilia-Romagna – sez. Parma- con sentenza n. 98/2024, confermata in appello, aveva enucleato due criteri di indirizzo cui far riferimento, per valutare la possibilitĂ  di applicare il principio di risultato, e cioè:

  • il “criterio temporale” della tempestivitĂ  di affidamento ed esecuzione del contratto;
  • il “criterio qualitativo” dell’efficienza ed economicitĂ  dell’affidamento ed esecuzione del contratto.

Nella procedura di cui al contenzioso, attinente a dispositivi per il controllo del traffico stradale, secondo il ricorrente sarebbe stato violato il principio di risultato a seguito della revoca ritenuta illegittima dell’aggiudicazione in danno dell’operatore economico che aveva offerto la migliore proposta tecnico-economica, revoca motivata dalla carenza di omologazione dei dispositivi aggiudicati in prima battuta.

Osservano i giudici che “Il principio del risultato, introdotto con il nuovo Codice dei contratti pubblici, detta un’enunciazione di principio invero già implicita nella logica del sistema delle procedure ad evidenza pubblica, vale a dire che il primo obiettivo assegnato dal legislatore alle stazioni appaltanti è quello dell’affidamento dei contratti di appalto e di concessione in modo tempestivo, efficiente ed economico, dovendo tali risultati pur sempre coniugarsi con i principi di legalità, trasparenza e concorrenza.

Il principio del risultato, per come declinato dall’art. 1 del Decreto Legislativo 31 marzo 2023 n. 36, consente di orientare l’operato delle Stazioni appaltanti attraverso due criteri di indirizzo: a) il “criterio temporale” della tempestivitĂ  dell’affidamento ed esecuzione del contratto, che impone alle Stazioni appaltanti il superamento delle situazioni di inerzia o di impasse per difficoltĂ  connesse, tra l’altro, alla difficoltĂ  di interpretazione delle disposizioni unionali e nazionali, oltre che da quelle fornite in sede pretoria, guardando al risultato attraverso l’applicazione di una regola per il caso concreto, pur sempre nel dovuto rispetto dei principi di legalitĂ , trasparenza e concorrenza; b) il “criterio qualitativo” dell’efficienza ed economicitĂ  dell’affidamento ed esecuzione del contratto, la cui applicazione deve guidare la Stazione appaltante nella scelta della soluzione che consenta di addivenire all’ottimizzazione del rapporto tra il profilo tecnico-qualitativo dell’offerta e quello economico del prezzo da corrispondere.

Viene in rilievo, nel caso di specie, la dedotta violazione del “criterio qualitativo” dell’efficienza ed economicitĂ  dell’affidamento ed esecuzione del contratto previsto dal principio del risultato, per aver l’Amministrazione provveduto alla revoca dell’aggiudicazione disposta a favore dell’operatore economico che aveva «offerto la migliore proposta tecnico economica».

Il principio del risultato in generale, e il “criterio qualitativo” dell’efficienza ed economicità dell’affidamento ed esecuzione del contratto contenuto in particolare, trovano quale limite esterno il rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza.

Se la Stazione appaltante si è autovincolata con l’indicazione nella lex specialis di specifici requisiti tecnici dell’offerta, non è invocabile il principio del risultato per giustificare la scelta di un’offerta economica che, quantunque vantaggiosa sotto il profilo del rapporto qualitĂ -prezzo, non corrisponda a siffatti requisiti, posto che ciò contrasterebbe non solo con il principio di legalitĂ , ma anche con quello pro-concorrenziale della par condicio competitorum.

Orbene, nel caso di specie, l’offerta tecnica della ricorrente, anche ove in tesi vantaggiosa sotto il profilo qualitativo dell’efficienza ed economicitĂ , risulta non conforme alla lex specialis del Capitolato speciale d’appalto, di talchè ove la Stazione appaltante avesse ritenuto, in applicazione del principio del risultato, di mantenere l’aggiudicazione a favore della xxxxxx  sarebbe incorsa in una inammissibile violazione del principio di legalitĂ  e di quello della par condicio competitorum.

In conclusione, nel caso di specie, la revoca dell’aggiudicazione non risulta in alcun modo porsi in contrasto con il principio del risultato, risultando la stessa la necessaria e doverosa applicazione di quanto espressamente previsto dalla lex specialis e, pertanto, coerentemente adottata in conformitĂ  al principio di legalitĂ  e al principio della par condicio competitorum.

Ed infatti, l’offerta della ricorrente, mancando dei requisiti essenziali, non poteva in alcun modo soddisfare l’interesse dalla Stazione appaltante, in ragione della non utilizzabilità dei dispositivi privi del necessario decreto di approvazione.”

Il Consiglio di Stato, con la recente sentenza  sez. III, 16.06.2025 n. 5217 conferma la necessitĂ  del rispetto del principio di legalitĂ .

La causa riguarda una asserita equivalenza funzionale di dispositivi medici, in cui è in contestazione la conformitĂ  – in ordine a requisiti di sicurezza – di un prodotto alle norme di gara.

“Non risulta neppure pertinente il richiamo operato dall’appellante al principio del risultato, disciplinato dall’art. 1 del d. lgs. n. 36 del 2023, in relazione alla maggiore economicità per la stazione appaltante della fornitura ove fosse stato prescelto il prodotto di xxxxx.

Una volta chiarito che tale prodotto non risulta conforme all’interesse che la stazione appaltante ha tradotto nella prescrizione della legge di gara, perché questa non autorizza una riferibilità dell’attributo dell’apirogenicità a singole parti del dispositivo, il minor prezzo non può avere alcuna rilevanza sul piano del risultato, dal momento che, secondo la pacifica giurisprudenza di questa Sezione:

– “L’importanza del risultato nella disciplina dell’attivitĂ  dell’amministrazione non va riguardata ponendo tale valore in chiave antagonista rispetto al principio di legalitĂ , rispetto al quale potrebbe realizzare una potenziale frizione” (Consiglio di Stato, sez. III, sentenza n. 2866/2024);

– “il risultato avuto di mira dalla legge in questo caso non è “l’effettivo e tempestivo” svolgimento del servizio (a qualsiasi condizione)” (Consiglio di Stato, sez. III, sentenza n. 4701/2024);

– “il significato attribuito alla nozione di risultato dal d. lgs. n. 36 del 2023 «non ha riguardo unicamente alla rapiditĂ  e alla economicitĂ , ma anche alla qualitĂ  della prestazione»; «la “migliore offerta” è dunque quella che presenta le migliori condizioni economiche ma solo a paritĂ  di requisiti qualitativi richiesti» (Consiglio di Stato, sez. III, sentenza n. 11322/2023).

L’applicazione al caso di specie del principio del risultato, come ricostruito dalla richiamata giurisprudenza, conduce semmai ad argomentare da esso una ulteriore ragione per dirimere la questione sopra indicata nel senso della estensione alla presente fattispecie del principio giĂ  sancito dalla richiamata sentenza di questo Consiglio di Stato n. 5375/2024, senza possibilitĂ  di inferire dalla diversitĂ  strutturale del prodotto l’ammissibilitĂ  di un’offerta che non soddisfi lo standard di sicurezza richiesto dalla legge di gara.”

Acquisto farmaci e principio di risultato. Aspetti formali e aspetti sostanziali delle specifiche tecniche.

TAR Napoli, sentenza 06.05.2024 n. 2959

La stazione appaltante si avvede della conseguenza anticoncorrenziale della fissazione di un dosaggio specifico (con formulazione dell’offerta a flacone) e, con un chiarimento (ritenuto legittimo), modifica le modalitĂ  di formulazione dell’offerta (a millilitro), consentendo la concorrenza  tra prodotti aventi dosaggi diversi ma caratteristiche tecniche equivalenti.

(….)  Infine, il Collegio non può esimersi dal richiamare, in tale contesto, il particolare ruolo che il nuovo Codice dei contratti pubblici attribuisce ai due principi che guidano l’interprete nella lettura e nell’applicazione del nuovo impianto normativo di settore e della disciplina di gara, ovverosia il principio del risultato e il correlato principio della fiducia.

Il primo, previsto dall’art. 1 del predetto D.lgs. n. 36 del 2023, costituisce “criterio prioritario per l’esercizio del potere discrezionale” ed è legato da un nesso inscindibile con la “concorrenza”, la quale opera in funzione del primo rendendosi funzionale a conseguire il miglior risultato possibile nell’affidare ed eseguire i contratti. L’amministrazione, pertanto, deve tendere al miglior risultato possibile, in “difesa” dell’interesse pubblico per il quale viene prevista una procedura di affidamento.

L’art. 1 del nuovo Codice degli appalti pubblici, in particolare, tratta il principio del risultato, rivolto essenzialmente agli enti committenti (stazioni appaltanti e enti concedenti) e riguarda l’iter complessivo del contratto, cioè sia la fase di affidamento che quella di esecuzione. Nello specifico il principio del risultato è inteso come l’interesse pubblico primario del Codice stesso, affinché l’affidamento del contratto e la sua esecuzione avvengano con la massima tempestività ed il migliore rapporto possibile tra qualità e prezzo nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza.

La massima tempestività e il miglior rapporto possibile tra qualità e prezzo costituiscono, dunque, le due declinazioni principali del principio in parola, cui sono funzionali gli altri elementi indicati nei successivi commi: la concorrenza tra gli operatori economici, funzionale a conseguire il miglior risultato possibile nell’affidamento e nell’esecuzione dei contratti, e la trasparenza, funzionale alla massima semplicità e celerità nell’applicazione delle disposizioni del Codice.

A ben vedere, sin qui il principio in parola non sembra aver introdotto novità particolarmente dirompenti: l’esigenza che la gara e la successiva esecuzione del contratto avvengano nel più breve tempo possibile, che la concorrenza abbia come finalità la scelta del miglior contraente e che vada premiata la migliore offerta sia sotto il profilo economico che qualitativo, sono regole e principi già tradizionalmente acquisiti.

(….)  Decisamente piĂą innovativo è il comma 4. Quest’ultimo, da un lato prevede, prevede che “Il principio del risultato costituisce criterio prioritario per l’esercizio del potere discrezionale e per l’individuazione della regola del caso concreto.”, traducendosi nel dovere degli enti committenti di ispirare le loro scelte discrezionali piĂą al raggiungimento del risultato sostanziale che a una lettura meramente formale della norma da applicare; (….) La declinazione del principio del risultato contenuta nel comma 4 appare quindi destinata ad avere un maggiore impatto sui comportamenti concreti delle amministrazioni, soprattutto con riguardo all’interpretazione ed all’applicazione delle regole di gara, dovendo entrambe le fasi essere ispirate al risultato finale perseguito dalla programmata operazione negoziale, di cui assume un profilo dirimente la sua destinazione teleologica.

Orbene, il chiarimento reso dalla stazione appaltante si è posto pienamente in linea con le innovative coordinate normative cui deve ispirarsi l’azione amministrativa in quanto, nel delucidare la “regola del caso concreto”, come richiesto dal richiamato principio, ha optato per un’interpretazione delle regole di gara ispirata all’implicito principio dell’equivalenza funzionale fra i prodotti, in tal modo assicurandosi il conseguimento del “miglior risultato” possibile all’esito di un realizzato contesto partecipativo ispirato all’attuazione della massima concorrenzialità nel segmento di mercato interessato, altrimenti preclusa dall’interpretazione formalistica ed escludente delle prescrizioni tecniche invocata dalla ricorrente.

Conclusivamente, la stazione appaltante, seguendo la regola del “risultato” nei termini sopra declinati, ha optato per un’interpretazione delle disposizioni di gara teleologicamente orientata ad attuare la ratio sottesa alla programmata operazione amministrativa/negoziale complessivamente intesa, vale a dire assicurarsi il prodotto farmaceutico, munito delle capacità terapeutiche ritenute imprescindibili, al miglior costo di mercato, obliterando così la portata impeditiva di tale primario scopo (costituente, secondo una terminologia privatistica, la “causa in concreto” perseguita dallo stipulando contratto) delle prescrizioni meramente formali inerenti al dosaggio ed al confezionamento del farmaco, così riconoscendo, al tempo stesso, l’estraneità di queste ultime rispetto al conseguimento del risultato perseguito.”

Principio di risultato e criteri di selezione dei concorrenti

L’ANAC, con DELIBERA N. 236 del 15 maggio 2024 si esprime sulla possibilità di fissare stringenti requisiti di accesso alla gara (purchè proporzionati) nell’ottica di ottenere fornitori affidabili, in grado di fornire prestazioni qualitativamente adeguate.

“(…..)  RITENUTO altresì che il nuovo codice dei contratti di cui al d.lgs. n. 36/2023, operando una codificazione di taluni principi, mira a favorire una piĂą ampia libertĂ  di iniziativa e di autoresponsabilitĂ  delle stazioni appaltanti, valorizzandone autonomia e discrezionalitĂ  amministrativa e tecnica (cfr., in tal senso, TAR Sicilia, Catania, 12 dicembre 2023 n. 3738): tra essi, oltre al richiamato principio di cui all’articolo 10, comma 3, sopra citato, rileva evidenziare il particolare ruolo che il codice attribuisce al principio del risultato e al correlato principio della fiducia. In particolare, «Il primo, previsto dall’articolo 1 del predetto d.lgs. 36/2023, costituisce “criterio prioritario per l’esercizio del potere discrezionale” ed è legato da un nesso inscindibile con la “concorrenza”, la quale opera in funzione del primo rendendosi funzionale a conseguire il miglior risultato possibile nell’affidare ed eseguire i contratti. L’amministrazione, pertanto, deve tendere al miglior risultato possibile, in “difesa” dell’interesse pubblico per il quale viene prevista una procedura di affidamento. Il miglior risultato possibile, che sia anche il piĂą “virtuoso”, viene raggiunto anche selezionando operatori che dimostrino, fin dalle prime fasi della gara, diligenza e professionalitĂ , quali “sintomi” di una affidabilitĂ  che su di essi dovrĂ  esser riposta al momento in cui, una volta aggiudicatari, eseguiranno il servizio oggetto di affidamento». Il secondo principio, quello della fiducia, introdotto dall’articolo 2 del d.lgs. n. 36/2023, «porta invece a valorizzare l’autonomia decisionale dei funzionari pubblici e afferma una regola chiara: ogni stazione appaltante ha la responsabilitĂ  delle gare e deve svolgerle non solo rispettando la legalitĂ  formale, ma tenendo sempre presente che ogni gara è funzionale a realizzare un’opera pubblica (o ad acquisire servizi e forniture) nel modo piĂą rispondente agli interessi della collettivitĂ .

(….)  RILEVATO pertanto che, alla luce dei principi sopra richiamati e della pacifica giurisprudenza sul punto, la stazione appaltante dispone di ampia discrezionalitĂ  nella redazione degli atti di gara ed è legittimata ad introdurre disposizioni atte a limitare la platea dei concorrenti, purchĂ© tale scelta non sia eccessivamente ed irragionevolmente limitativa della concorrenza, in quanto correttamente esercitata attraverso la previsione di requisiti pertinenti e congrui rispetto allo scopo perseguito, e risponda, quindi, ai parametri della ragionevolezza e della proporzionalitĂ  rispetto alla tipologia e all’oggetto dello specifico appalto (cfr. Consiglio di Stato, sez. III, 20 marzo 2020, n. 2004; 2 marzo 2020, n. 1484; sez. V, 23 settembre 2015, n. 4440.