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Corso Matteotti 15,
Cremona, CR 26100
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Droni e missili hanno distrutto tre grandi impianti di estrazione in Qatar. Le conseguenze soprattutto in campo medico saranno enormi: verrà a mancare l’elemento non sostituibile che permette alle macchine per la risonanza magnetica di funzionare.
L’elio lo conosciamo per i palloncini colorati delle feste. Ma nella realtà è qualcosa di ben più essenziale: è ciò che permette alle macchine per la risonanza magnetica di funzionare, che consente ai laboratori di fare ricerca sul cancro, che sostiene buona parte delle infrastrutture tecnologiche moderne.
Nelle ultime settimane, una serie di attacchi militari ha colpito Ras Laffan, la città industriale del Qatar che è il cuore della produzione mondiale di elio. Nell’escalation del conflitto con l’Iran, droni e missili hanno distrutto tre grandi impianti di estrazione, che insieme fornivano tra il 30 e il 35% dell’intera produzione globale. I danni richiederanno tra i tre e i cinque anni per essere riparati. Il mondo si trova ora di fronte alla più grave crisi dell’elio mai registrata.
L’elio non è sostituibile. Non esiste un surrogato capace di svolgere le stesse funzioni. È l’elemento con il punto di ebollizione più basso dell’intera tavola periodica: -269 gradi centigradi. Questa caratteristica lo rende l’unico refrigerante capace di portare certi materiali allo stato di superconduttività, in cui i magneti generano campi di potenza straordinaria. Senza di essi non funziona la risonanza magnetica, non funzionano i grandi acceleratori di particelle, non si producono microchip avanzati.
L’elio è anche una risorsa non rinnovabile: si forma sottoterra nel corso di miliardi di anni, come sottoprodotto del decadimento radioattivo delle rocce, e viene estratto quasi esclusivamente insieme al gas naturale. Una volta disperso nell’atmosfera, sale verso la stratosfera e si perde nello spazio. Per sempre. Non esiste modo di ricrearlo in tempi umani.
L’impatto più immediato si sentirà in campo medico. Le macchine per la risonanza magnetica, fondamentali per diagnosticare tumori, malattie neurologiche e problemi cardiaci, utilizzano grandi quantità di elio liquido. Una carenza prolungata renderebbe impossibile installare nuovi apparecchi e potrebbe costringere alla disattivazione di quelli esistenti.
Negli ospedali di tutto il mondo, dove le liste d’attesa sono già lunghe, questo vorrebbe dire ulteriori ritardi nelle diagnosi: persone in attesa di sapere se quel nodulo è benigno, se quella cefalea ha una causa seria, se il cuore di un bambino si sta sviluppando normalmente
Tra i maggiori utilizzatori di elio c’è il CERN di Ginevra, dove l’acceleratore di particelle LHC, il più potente mai costruito, mantiene 1.600 magneti superconduttori a quasi 270 gradi sotto zero, più freddo dello spazio profondo, usando circa 120 tonnellate di elio liquido. Il CERN ha sistemi per recuperare e riciclare il gas, ma le perdite ordinarie richiedono rifornimenti costanti. Con i prezzi destinati a moltiplicarsi, i budget di questi laboratori rischiano di diventare insostenibili, con il rischio concreto di bloccare per anni ricerche fondamentali sulla natura della materia.
L’intera produzione mondiale di elio dipende da pochissimi siti: gli Stati Uniti, il Qatar, la Russia e l’Algeria. Con la Russia sotto sanzioni e il Qatar fuori dai giochi, le riserve si assottigliano rapidamente. Quelle strategiche americane sono già da anni in via di esaurimento per scelte politiche miopi. Nessuno aveva davvero pensato a cosa sarebbe successo se uno di questi nodi fosse venuto meno. E ora lo scopriamo nel momento peggiore, nel mezzo di un conflitto che non accenna a diminuire. La speranza è che la diplomazia riesca a riparare ciò che le armi hanno distrutto. Ma la scienza, e con essa la medicina, non può permettersi di aspettare (fonte: Famiglia Cristiana).