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Il farmacista ospedaliero nella transizione digitale, tra gestione dei dati e appropriatezza terapeutica

Il farmacista del Servizio Sanitario Nazionale è fondamentale nella sanità digitale per garantire una gestione efficace e sicura dei dati sanitari e per fungere da collegamento tra ospedale e territorio. Il punto con Maria Ernestina Faggiano (Consiglio Direttivo SIFO) e Massimo Di Gennaro (SORESA Campania)

di Rossella Iannone   

Il farmacista del Servizio Sanitario Nazionale è fondamentale nella sanità digitale per garantire una gestione efficace e sicura dei dati sanitari e per fungere da collegamento tra ospedale e territorio. Per gli addetti ai lavori, questa figura è sempre stata centrale nel nostro sistema ma forse, come altre figure dal taglio più “tecnico”, è con la pandemia che anche il cittadino ha capito più chiaramente l’importanza del ruolo e delle sue evoluzioni.

Perché ora, con il fermento post-pandemia e soprattutto con le riforme che stanno attraversando la sanità italiana, in particolare per quanto riguarda l’assistenza territoriale, anche il farmacista è chiamato a nuovi ruoli e nuovi compiti. Un ambito particolarmente interessante è quello della sanità digitale, nelle sue varie forme. Ad esempio, utilizzando i sistemi informatici, i farmacisti possono registrare e aggiornare i dati sui farmaci prescritti ai pazienti, i loro risultati di laboratorio e le informazioni sulle terapie in corso. Questo consente un accesso immediato ai dati per tutti i professionisti sanitari coinvolti nella cura del paziente.

Tra i nuovi compiti del farmacista ospedaliero, la sanità digitale e la gestione dei dati rappresentano una opportunità di crescita, anche per il SSN

Inoltre svolgono un ruolo cruciale come collegamento tra ospedale e territorio non solo come supporto all’interno del team multidisciplinare che segue il paziente, ma anche nei delicati passaggi relativi alla riconciliazione e ricognizione farmacologica, nell’ottica di migliorare l’aderenza e l’appropriatezza terapeutica.

Sono quindi numerose le sfide che si aprono per questa professione: a che punto siamo in questa transizione? Su quali competenze e responsabilità è necessario lavorare? Su quali aspetti le istituzioni sono chiamate a intervenire e in che termini?

Ne abbiamo parlato in una Diretta Live con Maria Ernestina Faggiano, Dirigente farmacista presso il Policlinico di Bari e facente parte del Consiglio direttivo SIFO, e con Massimo Di Gennaro, Direttore della Direzione Innovazione e Sanità digitale di SORESA, Regione Campania.

Sfide e priorità in campo, nella prospettiva della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (SIFO)

Da sempre, le priorità di SIFO si concentrano sul benessere del paziente e sul sostegno al farmacista del Servizio Sanitario Nazionale.

“Il fondamentale impegno verso i pazienti costituisce l’essenza stessa del lavoro del farmacista ospedaliero, poiché senza i pazienti da assistere, la figura del farmacista non avrebbe ragione di esistere. In qualità di società scientifica di riferimento, la SIFO si impegna anche nel contesto della digitalizzazione, fornendo il supporto necessario al professionista affinché possa gestire in modo efficiente e competente le strutture in cui opera”.

In questi anni, oltre alla pandemia, l’innovazione nel settore ha notevolmente modificato il ruolo del farmacista ospedaliero. Il farmacista è oggi un professionista che partecipa attivamente al controllo dei costi, anche dal punto di vista clinico, collaborando strettamente con il medico. Il farmacista non è quindi un mero esecutore delle prescrizioni mediche, ma una figura che interagisce e propone le migliori soluzioni possibili per il benessere del paziente in un determinato momento.

La digitalizzazione deve coesistere con le attività più tradizionali del farmacista, come la preparazione dei farmaci e l’assistenza diretta al paziente. Secondo Faggiano, il farmacista clinico è per definizione un professionista che si avvicina al letto del paziente. E laddove non sia presente un farmacista di reparto, questo è possibile attraverso la digitalizzazione, che consente all’antica professionalità del farmacista clinico di modernizzarsi e diventare digitale.

La presenza di un farmacista ospedaliero come nodo e snodo di soluzioni che tengano conto di quanto avviene nell’ospedale e sul territorio è un’arma vincente per tutto il SSN

La presenza di un farmacista ospedaliero come nodo e snodo di soluzioni che tengano conto di quanto avviene nell’ospedale e di quanto avviene sul territorio è un’arma vincente per tutto il Servizio Sanitario Nazionale. Pertanto, il farmacista può contribuire attivamente alla telemedicina, inclusa la telefarmacia, che offre la possibilità di seguire il paziente anche a domicilio. In quest’ottica, anche valorizzare adeguatamente l’opzione di consegna a domicilio (il cosiddetto home delivery) va oltre una semplice distribuzione postale di farmaci; piuttosto, può rafforzare il rapporto con il paziente. Ad esempio, una corretta implementazione del servizio potrebbe consentire un collegamento con il farmacista e con gli altri professionisti coinvolti nell’assistenza del paziente al momento della consegna dei farmaci a casa.

Ha ricordato Faggiano: “L’atto della dispensazione di un farmaco è un momento cruciale perché è un atto nel quale si dispensano salute e miglioramenti della qualità di vita, e su queste possibilità supportate dal digitale stiamo portando avanti dei progetti dedicati in Campania e in Lazio”.

L’esperienza della Regione Campania verso l’innovazione digitale

La Regione Campania ha intrapreso un significativo processo di innovazione dei sistemi informativi regionali nell’ambito della sanità, con l’obiettivo di promuovere modelli organizzativi più efficienti e di centrare le attività sulla persona. Il progresso in questa transizione è stato costantemente monitorato, tenendo conto non solo del coinvolgimento del cittadino ma anche della creazione di nuove dinamiche con gli operatori sanitari, tra cui il farmacista ospedaliero.

Così lo ha raccontato il dottor Di Gennaro: “Nel corso degli anni, si è adottato un nuovo approccio focalizzato non solo sulla centralità del paziente ma anche sulla centralità degli operatori sanitari, riconoscendo la necessità di fornire servizi di qualità ai cittadini tramite l’adeguato supporto e il miglioramento delle risorse disponibili per gli operatori sanitari. Ciò ha richiesto una revisione delle procedure ereditate dal passato, molte delle quali non hanno mai funzionato adeguatamente soprattutto quando sono state ‘calate dall’alto’. In questi casi l’investimento in sistemi digitali ha spesso incontrato ostacoli e si è mantenuto l’utilizzo di metodi manuali e cartacei”.

Un elemento chiave per il rinnovamento è stato coinvolgere attivamente gli operatori, come ad esempio farmacisti, medici, epidemiologi, infermieri e tecnici, in modo da disegnare i nuovi sistemi organizzativi gestionali con la collaborazione di tutti. Il digitale ha rappresentato, in questo percorso, la soluzione finale che è stata implementata una volta definiti chiaramente gli attori coinvolti, i loro ruoli e il percorso da seguire. Una volta stabiliti i ruoli, si è proceduto a identificare le soluzioni più opportune sia per il cittadino sia per l’operatore.

Il digitale ha rappresentato la soluzione finale che è stata implementata una volta definiti chiaramente gli attori coinvolti, i loro ruoli e il percorso da seguire

Questa “rivoluzione” è costituita soprattutto da attività di change management e poco di attività digitali: la soluzione digitale arriva come conseguenza del nuovo processo, e in questo senso diventa molto più semplice trovare un disegno architetturale di sistema informatico che segua quanto delineato dalle attività di change management.

Ad esempio, l’implementazione del CUP unico regionale ha rivoluzionato l’organizzazione dell’assistenza sanitaria specialistica, fornendo un unico strumento che comprende non solo l’offerta sanitaria ma anche gli operatori, le farmacie e tutti gli attori delle aziende coinvolte. Questa unificazione ha contribuito a far sentire tutti parte di un sistema funzionante.

Un’altra attività cruciale ha riguardato la creazione di un’unica anagrafe degli assistiti, unificando le diverse anagrafi delle ASL in un’unica entità a livello centrale. Questo ha permesso di seguire il percorso completo del paziente nella Regione, indipendentemente dalla sede di accesso ai servizi.

Analogamente, è stata condotta un’armonizzazione delle banche dati, consentendo il flusso integrato di informazioni, seppur con distinzioni e tempistiche specifiche, verso la piattaforma “Sinfonia”. Ciò ha agevolato l’attivazione di Piani Diagnostico-Terapeutici-Assistenziali (PDTA) e Piani Terapeutici (PT) per la salute dei pazienti.

Inoltre, anche con i soggetti privati accreditati, è stato avviato un percorso simile per integrarli nel CUP privati, affrontando insieme le sfide e definendo modalità di strutturare il percorso in modo condiviso.

Il fine ultimo è creare un circolo virtuoso che consenta di ottimizzare l’uso delle risorse attraverso l’efficientamento delle attività e di reinvestire tali risorse nel settore sanitario.

Il farmacista come “lievito dei processi”, anche per il digitale

L’esperienza di questi anni, ha ricordato Faggiano, evidenzia come sia essenziale trovare spazio per l’innovazione tecnologica, anche per coloro che non si sentono particolarmente avvezzi all’informatica: “Purtroppo, il tempo a disposizione negli ultimi anni si è progressivamente ridotto, e la carenza di personale obbliga tutti i professionisti del settore sanitario a svolgere un gran numero di attività. Senza un sistema digitale integrato, risulterebbe sicuramente impossibile gestire tutte queste responsabilità in modo ottimale”.

Senza un sistema digitale integrato, sarebbe impossibile gestire tutte le responsabilità che in questi anni si sono accumulate a carico dei professionisti sanitari

Per i farmacisti, l’ambito delle attività digitali riveste un interesse particolare. Sottolinea Faggiano: “Attraverso le diverse piattaforme che già fanno parte della routine lavorativa, come i Registri Aifa o la piattaforma Edotto (operativa in Puglia), che consente di accedere alle terapie di un paziente tramite il codice fiscale, possiamo operare in modo efficace non solo per il benessere del paziente e la sua qualità di vita, ma anche per il benessere complessivo del Servizio Sanitario Nazionale o Regionale, grazie alla digitalizzazione dei processi”.

Dalla pandemia di COVID-19, i farmacisti ospedalieri hanno acquisito una nuova consapevolezza riguardo alla propria importanza nel fornire supporto a grandi strutture ospedaliere o servizi farmaceutici di ampie dimensioni. Uno studio condotto dalla SIFO tra i propri iscritti durante l’emergenza ha rivelato una definizione significativa del loro ruolo: “Il farmacista è il lievito dei processi.” Questa descrizione si coniuga perfettamente con l’attitudine di servizio implicita nella professione del farmacista ospedaliero.

Tuttavia, per completare il quadro professionale, oltre agli aspetti umanistici, è necessaria anche una forte componente di informatizzazione che consenta al farmacista ospedaliero di comprendere appieno la situazione del paziente e di fornirgli ciò di cui ha realmente bisogno in quel momento, che si tratti di farmaci o dispositivi medici. Ciò può avvenire, ad esempio, mediante l’utilizzo della cartella clinica digitale, condivisa con gli altri professionisti coinvolti nell’assistenza al paziente.

Verso un processo di transizione digitale di successo

Come detto, l’evoluzione di Soresa verso un sistema digitale e informatico utile per il cittadino e gli operatori rappresenta un esempio positivo. Nel corso del dibattito, abbiamo quindi chiesto al dottor Di Gennaro, anche sullo spunto di alcune domande dal pubblico collegato in remoto, quali sono gli elementi da cui partire per innescare tale cambiamento di successo.

Per implementare un processo di transizione, è fondamentale definire con precisione il modello da seguire

Queste le sue parole: “Per implementare un processo di transizione, è fondamentale definire con precisione il modello da seguire. Nel nostro caso, abbiamo preso la decisione di centralizzare alcuni asset cruciali che consentono all’azienda o alla Regione di effettuare scelte strategiche. All’interno di questo modello, è previsto il coinvolgimento di stakeholder, indipendentemente che siano enti pubblici o soggetti privati. In qualità di società in-house della Regione Campania, Soresa si occupa della centralizzazione degli acquisti dei farmaci ed agisce come general contractor per diverse iniziative, agevolando così eventuali rapporti di partenariato pubblico-privato”.

Tutti i progetti realizzati finora sono sviluppati seguendo scrupolosamente questa metodologia, definendo con chiarezza il modello e il percorso da seguire, coinvolgendo attivamente i vari attori all’interno del sistema sanitario regionali. E i risultati così ottenuti fino ad ora hanno consentito a Soresa e alla Regione Campania di presentarsi con una maggiore autorevolezza nei tavoli decisionali a livello centrale, come ad esempio presso il Ministero della Salute o in ambito interregionale.

Ha confermato Di Gennaro: “Questo percorso di trasformazione può essere condiviso e applicato anche in altre Regioni o realtà, favorendo così la diffusione delle buone pratiche e contribuendo al miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia dei sistemi sanitari a livello nazionale”.

La telemedicina deve puntare a fornire un servizio essenziale alle aree meno accessibili rispetto ai grandi centri urbani

E anche in Campania il processo di innovazione digitale è destinato ad ampliarsi ulteriormente: “Le nostre prospettive riguardano il costante miglioramento dei servizi offerti al cittadino, cercando di avvicinarci sempre di più a loro in modo efficiente. Tra i temi a cui dedichiamo un impegno particolare vi è la telemedicina: in questo ambito, abbiamo fatto una precisa scelta strategica, optando per la realizzazione di una piattaforma unica regionale per le teleconsultazioni. Questa scelta garantisce a tutte le aziende sanitarie un accesso uniforme ai servizi, in modo che i cittadini residenti anche in zone remote della provincia abbiano le stesse opportunità di quelli che vivono in zone più centrali. La telemedicina, infatti, deve puntare a fornire un servizio essenziale alle aree meno accessibili rispetto ai grandi centri urbani”.

Il rapporto con le istituzioni centrali

Nonostante l’evoluzione del ruolo del farmacista ospedaliero in questi anni, anche in risposta alle mutate esigenze del SSN per far fronte all’emergenza pandemica, nei decreti ministeriali riguardanti la telemedicina e la sanità digitale non si è fatto riferimento esplicito e circostanziato a questa disciplina che, come altre discipline mediche, non è finora stata considerata adeguatamente dal Ministero. Il primo passo richiesto alle istituzioni centrali riguarda dunque una maggiore attenzione e consapevolezza verso questo ambito.

“Tuttavia – ha sottolineato Faggiano – siamo incoraggiati dal fatto che l’Associazione Italiana per la Sanità Digitale e la Telemedicina (Aisdet) abbia avviato un tavolo di lavoro coinvolgendo tutte le società scientifiche, compresa la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (SIFO), nella definizione di un documento condiviso che è stato presentato presso il Ministero della Salute e alla presenza di Agenas. Questo riconoscimento ci conforta notevolmente, poiché dimostra che le istituzioni hanno compreso il ruolo dei farmacisti ospedalieri del Servizio Sanitario Nazionale come validi collaboratori in grado di risolvere situazioni altrimenti complesse”.

 È necessario riconoscere e consolidare nuovi ruoli e nuovi processi, per valorizzare le opportunità di strumenti innovativi digitali anche in professioni dalla lunga e storica tradizione, come il farmacista ospedaliero

A livello nazionale, grazie all’azione di Aisdet, Faggiano ricorda come anche Agenas abbiamo tratto spunto da alcune delle proposte avanzate da SIFO, in particolare riguardo all’aderenza alle terapie, alla raccomandazione 17 e alla raccomandazione 14: “Se avremo la possibilità di far sentire maggiormente il nostro impegno anche a livello istituzionale e formale, potremo diventare un importante motore per avviare le relazioni di cura, le quali non si focalizzano solo sul paziente, ma promuovono un’efficace rete di cura per tutto il sistema sanitario. Con l’obiettivo di porre tutti gli attori allo stesso livello di rilevanza, superando la distinzione tra livello centrale e livello regionale”.

Importante la considerazione delle istituzioni centrali anche per un soggetto come Soresa. E in questo senso Di Gennaro sottolinea: “Alle istituzioni centrali chiediamo di essere loro adesso al passo con noi. Attualmente, la Regione Campania sta procedendo con celerità e ci sono numerose aspettative, anche da parte dei nostri cittadini, che desideriamo soddisfare e supportare. Tuttavia, alcune limitazioni a livello centrale stanno rallentando il nostro progresso. In particolare, stiamo riaprendo le trattative per la base dati farmaceutica, con l’obiettivo di riportare questi flussi direttamente in Campania. Questa operazione consentirebbe di ottimizzare ulteriormente la gestione delle informazioni farmaceutiche regionali”.

Velocità differenti e necessità di maggiore coinvolgimento degli operatori sono alcuni degli elementi che caratterizzano il percorso di transizione digitale attraversato dalla sanità italiana in questo momento. Rispetto al periodo pre-COVID-19, tanti sono i passi che sono stati fatti, alcuni con una rapidità notevole e addirittura inimmaginabile prima dell’emergenza: si tratta ora di riconoscere e consolidare nuovi ruoli e nuovi processi, per valorizzare le opportunità di strumenti come quelli messi a disposizione dall’innovazione tecnologica e digitale anche in professioni dalla lunga e storica tradizione, come il farmacista ospedaliero e del Servizio Sanitario Nazionale.

(fonte:  Trend sanità)