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Cremona, CR 26100

Chi vorrebbe l’HTA

Un’allocazione corretta delle tecnologie, in chiave non solo quantitativa ma anche geografica e qualitativa, per evitare di essere improduttiva e inappropriata, deve utilizzare a pieno gli strumenti e le metodologie dell’Hta

di Ottavio Davini*

L’opportunità offerta dal Pnrr per il rinnovo del parco tecnologico della diagnostica per immagini è irripetibile: una di quelle cose che difficilmente si vede più di una volta nella vita. È evidente che non va sprecata, ma per non sprecarla occorre ampliare lo sguardo. È quasi pleonastico, come viene sottolineato da più parti, che in primo luogo occorra pensare a sostituire le apparecchiature obsolete, perché obsolescenza significa meno sicurezza e minor “output” nell’unità di tempo (quindi minor efficienza produttiva). E quello dell’obsolescenza è un problema serio, che colloca il nostro Paese nella parte bassa della classifica europea; si deve supporre che la previsione di acquisizione presente nel Pnrr sia stata calcolata sulla base principalmente di questo dato. Ma ampliare lo sguardo significa ragionare su fabbisogno reale e appropriatezza allocativa, anche in funzione della tipologia di apparecchiatura. Non si può quindi pensare che sia sufficiente cambiare le macchine vecchie per aver fatto un buon lavoro: ci vorrebbe l’Hta, che invece – ancora una volta – è fuori dalla porta. Eppure, si potrebbe fare. A livello regionale si dispone di tutti i dati necessari: distribuzione sul territorio, tipologia e dati di produzione delle singole tecnologie, tempi di attesa medi per le diverse prestazioni, caratteristiche dei luoghi di erogazione.

Consideriamo, a scopo esemplificativo, la Risonanza Magnetica (Rm). I dati assoluti di numerosità della tecnologia ci collocano da anni nella parte alta della classifica europea, mentre quelli relativi al numero di esami per abitante ci riportano nella media. Ne consegue, come è intuitivo, che il tasso di utilizzo medio delle singole attrezzature è basso (significativamente inferiore alla media europea): nel 2018 in Italia ogni Rm erogava – mediamente – 2.570 esami, a fronte dei 4.309 della Germania, dei 5.371 della Spagna e degli 8.095 della Francia. La fotografia è preoccupante

*Comitato Direttivo Società italiana di Radiologia Medica e Interventistica, SIRM; Comitato Tecnico Scientifico Società Italiana Health Tecnology Assessment, SIHTA