Rincari materie prime, Confindustria dispositivi medici scrive all’Anac

Oltre il danno, la beffa. Le imprese di dispositivi medici sono in difficoltà per i forti rincari delle materie prime e dell’energia. E rischiano di finire sul “libro nero” dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Il motivo è che diventa sempre più complicato, per le aziende, rispettare i contratti con la sanità pubblica, che prevedono prezzi non allineati allo scenario attuale e non tengono conto delle difficoltà di approvvigionamento di materiali e componenti per la fornitura di prodotti finiti. Una situazione critica che ha spinto Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria dispositivi medici, a scrivere una lettera alla presidenza dell’Anac, rappresentata da Giuseppe Brusia.

Le richieste

Il rischio per le imprese è quello di essere inserite nel casellario informatico dell’Anac, segnalate per inadempienza contrattuale. Le richieste principali di Confindustria dispositivi medici sono due: “Ci rivolgiamo a voi – scrive Boggetti – affinché valutiate la possibilità di consentire la rinegoziazione dei prezzi oggetto di contratti già stipulati e di non far scattare la segnalazione di inadempienza nel caso di mancata consegna di prodotti non disponibili. Chiediamo inoltre che nei bandi di gara in via di definizione venga introdotta una clausola di forza maggiore con funzione equilibratrice di eventuali squilibri che si venissero a creare per il protrarsi della situazione emergenziale”.

Causa di forza maggiore

Una clausola di forza maggiore manca nella quasi totalità dei contratti stipulati dalla PA. “Una clausola – ricorda Boggetti – prevista sia nella disciplina italiana, sia nella prassi commerciale e nei regolamenti internazionali, per prevenire la responsabilità contrattuale delle parti in caso di mancata esecuzione o inadempimento dell’obbligo contrattuale per cause di forza maggiore o altri eventi straordinari”. Ad esempio guerre, atti terroristici, ma anche embarghi o provvedimenti governativi.

“Ciò che aggrava ulteriormente la situazione del nostro settore – aggiunge –  sono i vincoli normativi, tipici di un mercato che vive di forniture alla Pubblica amministrazione, in virtù dei quali le imprese corrono il rischio di vedersi escludere dalla possibilità di continuare a fornire per inadempienze generate al di fuori della loro volontà o capacità gestionale”. A proposito di prezzi, nella lettera Boggetti evidenzia come le diverse stazioni appaltanti “non inseriscano nei documenti di gara iniziali clausole chiare, precise e inequivocabili, che possano comprendere clausole di revisione dei prezzi”. Un adegumento giudicato in questa fase “vitale per le imprese”.

Il boom dei costi

Nel mese di ottobre 2021 Confindustria dispositivi medici aveva lanciato un allarme sull’aumento delle materie prime. Un’indagine del Centro studi dell’associazione aveva stimato un aumento del 29% dei costi dei prodotti finiti, considerando la spesa al rialzo per il trasporto delle materie prime, per i semilavorati e le finiture. E ancora di più rispetto alla media sono aumentati i costi degli ausili per i disabili (+36%), come le carrozzine. Già allora il direttore generale dell’associazione industriale, Fernanda Gellona, aveva sollecitato un intervento per “un’equa modificazione delle condizioni dei contratti in essere, tenuto conto delle mutate condizioni economiche intercorse tra la data di stipulazione del contratto e la sua esecuzione secondo quanto previsto dall’art. 106 del D.Lgs 50/2016”. Per conoscenza, la lettera di Confindustria dispositivi medici per Anac è stata inviata anche ai ministri della Salute e dello Sviluppo economico, alle centrali di acquisto (inclusa Consip) e agli assessori regionali alla salute.   (fonte: Aboutpharma)

E’ Massimiliano Boggetti il presidente della neonata Confindustria Dispositivi Medici

a cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

È Massimiliano Boggetti il presidente della neonata Confindustria Dispositivi Medici, la nuova Federazione che riunisce le imprese dei medical device. Si tratta di un settore ad alto potenziale che con questo nuovo assetto riunisce 3.957 imprese con 76.500 dipendenti e un fatturato di 16,5 miliardi tra mercato interno ed export. Che da oggi potrà contare anche sulla nuova sede di Milano, inaugurata dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

«Confindustria Dispositivi Medici – ha detto Boggetti – sarà la casa comune di tutte le imprese che operano nel settore dei dispositivi medici. Grazie a un mix di competenze che creano contaminazione e valore, sarà capace di comunicare il valore che le innovazioni tecnologiche portano alla medicina moderna, sarà motore e attore principale della rivoluzione della salute 4.0 e della medicina del futuro, una medicina che migliorerà e allungherà la vita dei cittadini in modo sostenibile».

Il mondo del biomedicale è composto da 1 milione e mezzo di device che vanno dalle attrezzature chirurgiche alle grandi apparecchiature diagnostiche, dai test di laboratorio a quelli genetici per predire alcune patologie, dai software per il monitoraggio dei parametri vitali grazie alla telemedicina alle app mediche, dalle protesi dentali agli ausili sanitari. Ma sono dispositivi medici anche i biosensori, la robotica o l’intelligenza artificiale applicata alla sanità digitale.

«In uno scenario come quello attuale – aggiunge Boggetti – in cui l’Ufficio studi di Confindustria annuncia una crescita zero e, senza il traino dell’export, addirittura una fase recessiva, dovremo essere in grado di dire al governo che i dispositivi medici e tutte le tecnologie legate alla salute dell’uomo sono in grado di fare da volàno alla crescita economica, all’occupazione, all’export offrendo, nello stesso tempo, la suggestione di essere un paese moderno in grado di entrare nel futuro e di gestire l’invecchiamento in modo rispettoso per i cittadini».

Insomma, l’industria dei biomedicali non rappresenta un problema ma «un’opportunità vitale e cruciale che racchiude in sé tecnologie e modelli di business differenti». E per questo chiede di essere valorizzata: «Nel nostro Dna abbiamo un’aspettativa di vita lunga, esportiamo benessere, l’Italia è stata poco lungimirante a non investire in uno dei settori portanti dell’economia. Il governo dovrà comprendere questo valore e sostenerne lo sviluppo».

D’altra parte, secondo Boggetti, il biomedicale vale meno del 6% della spesa pubblica sanitaria. «E anche se vai a incidere con il consolidamento, la spending review, la concentrazione – sottolinea – si otterranno risparmi quasi nulli. Non è così che si risolve il problema della spesa. Solamente se si torna a investire nelle innovazioni tecnologiche si potrà migliorare la salute del cittadino e in prospettiva rendere sostenibile il sistema su capitoli di spesa ben più importanti».

La nuova governance dei dispositivi medici presentata dal ministro della Salute, Giulia Grillo, nei giorni scorsi non sembra accogliere le istanze dell’industria. «Il documento è stato mandato fuori in fretta e furia il giorno prima dell’incontro con la delegazione cinese con cui si è parlato anche di salute – spiega Boggetti -. Parlare di centrali uniche d’acquisto, di massificazione di prodotti che sono disomogenei per definizione, prezzi di riferimento, tetti di spesa e payback vuol dire solo favorire i prodotti a basso costo. E allora mi domando: dov’è che si producono prodotti a basso costo? Forse in Cina?».

In attesa di una risposta, tuttavia, Boggetti riconosce che ci siano spazi di manovra a partire dal riconoscimento oggettivo dell’innovazione tecnologica attraverso l’Health Technology Assessment (Hta), ossia il complesso di valutazioni in grado di misurare efficacia, sicurezza, costi e impatto sociale dei singoli strumenti. «Si è finalmente si è deciso di fare chiarezza – conclude Boggetti – riconoscendo anche l’industria come motore dell’innovazione: insisteremo perché il tavolo dell’Hta sia finanziato con soldi pubblici e si metta subito al lavoro ascoltando anche il nostro parere».

La nuova squadra di Confindustria Dispositivi Medici
Boggetti, 48 anni, laureato in Biologia molecolare presso l’Università degli Studi di Milano, è amministratore delegato e direttore generale di Sebia Italia e presidente di Interlab dal 2017. È stato presidente di Assobiomedica ed è membro del Consiglio Generale di Confindustria. Boggetti ha scelto il direttore generale, Fernanda Gellona, e la squadra dei vicepresidenti che comporranno il Consiglio di presidenza della Federazione: Angelo Gaiani (Bracco Imaging Italia) con delega al Centro studi; Daniela Delledonne (BD-Becton Dickinson Italia) con delega alle Politiche per lo sviluppo; Paolo Cirmi (3M Italia) con delega alle Relazioni esterne; Gin Invernizzi (Thermo Fisher) con delega alla Comunicazione; Mirella Bistocchi (Starkey Italy) con delega a Etica e impegno sociale; Marco Ruini (Bomi Group) con delega alla Finanza; Franco Gaudino (Johnson & Johnson Medical) con delega al Capitale umano. (fonte: IlSole24 Ore-Sanità 24)