Contrasto alla corruzione negli appalti: stato dell’arte

Secondo l’ex A.D. Casalino, il pilotaggio degli appalti in Consip è impossibile se non altro perché il meccanismo di strutturazione delle gare e di valutazione delle offerte prevede il coinvolgimento di una tale pluralità di soggetti che è impossibile associarli in un unico sodalizio criminoso.

Eppure, sul punto, i recenti fatti riportati dalle cronache che interessano la centrale acquisti, notizie in giornaliera evoluzione, riguardano un funzionario Consip reo confesso di essere “a libro paga” di un imprenditore, quale “facilitatore” di affidamenti, nonchè un notevole traffico di “interessamenti” più o meno lobbistici sulle vicende di specifici appalti, da parte di personaggi noti e meno noti. Difficile pensare che tutto possa risolversi in millanterie, a fronte di dazioni economiche e pressanti tentativi di influenzamento di decisioni.

Evidentemente, le regole formali poste a tutela della regolarità degli appalti sono permeabili a condizionamenti impropri. La forma prevista non tutela di per sé la sostanza. La procedura formale garantista può essere inquinata.

Di fronte alla crescente indignazione dell’opinione pubblica la “politica” reagisce ed interviene.

A partire dalla prima legge anticorruzione organica (2012) abbiamo assistito ad una escalation regolatoria sul tema anticorruzione che procede di pari passo con il moltiplicasi di scandali sull’impiego dei soldi pubblici. Tra obblighi di trasparenza, pubblicità e piani di prevenzione diversi e correlativo corpus intimidatorio e sanzionatorio verso il livello “tecnico” delle amministrazioni, l’attività delle stazioni appaltanti è ormai condizionata da un carico burocratico che penalizza la sostanza ,cioè l’efficienza e qualità degli affidamenti. Con risultati tuttavia deludenti sul fronte della corruzione, dato che tangentopoli non è stata debellata, ma anzi si è evoluta.

Ci si deve consolare per il fatto che secondo Trasparency International L’Italia migliora per livello di corruzione percepita, pur restando terzultima in Europa, prima di Grecia e Bulgaria. L’Italia guadagna una posizione rispetto allo scorso anno. E a livello mondiale si piazza al 60esimo posto su 176 Paesi. Per il terzo anno consecutivo la performance della Penisola migliora: un progresso che dal 2012, quando è stata varata la legge anticorruzione, ha permesso di recuperare 12 posizioni nel ranking mondiale. Nella graduatoria di quest’anno restano in testa Danimarca e Nuova Zelanda con 90 punti, seguite da Finlandia (89) e Svezia (88). Al capo opposto della classifica Somalia (10), Sud Sudan (11), Corea del Nord (12) e Siria (13).

Nel “Programma di azione e Coesione Complementare al PON “Governance e Assistenza Tecnica 2007-2013” Obiettivo Operativo I.2 – Progetto “Attività esterne di valutazione del PON GAT 2007/2013” Analisi istruttoria per l’individuazione di indicatori di rischio corruzione e di prevenzione e contrasto nelle amministrazioni pubbliche coinvolte nella politica di coesione – Report finale 2016” vengono proposti o riproposti indicatori di rischio per i fenomeni corruttivi.

SISTEMA ORGANICO DAL 2012

La legge n. 190 del 2012, unitamente ai decreti attuativi ed agli altri provvedimenti che ne hanno sviluppato e articolato le previsioni, costituisce un tentativo, organico ed ampio, di dotare il sistema amministrativo di una serie di “precauzioni ausiliarie”, utili a prevenire, contenere, far emergere i comportamenti corruttivi e più complessivamente i fenomeni di maladministration.

A partire dalla legge n. 190 del 2012, il quadro giuridico ed istituzionale in materia di prevenzione e contrasto amministrativo alla corruzione è dunque mutato sensibilmente, attraverso la definizione di un complessivo sistema di politiche e misure volte a prevenire l’insorgere di fenomeni di corruzione: lo stesso concetto di corruzione amministrativa si affranca dalla tradizionale impostazione penalistica e si rivolge a definire un insieme più ampio di fenomeni di malcostume e maladministration, intesa, dalla stessa Autorità, “come assunzione di decisioni (di assetto di interessi a conclusione di procedimenti, di determinazioni di fasi interne a singoli procedimenti, di gestione di risorse pubbliche) devianti dalla cura dell’interesse generale a causa del condizionamento improprio da parte di interessi particolari”

La costruzione di un sistema di prevenzione della corruzione, intesa in questa accezione, si basa, secondo l’impianto della legge n. 190 e dei successivi decreti attuativi (decreto legislativo n. 33 del 2013 e n. 39 dello stesso anno, d.P.R n. 62 del 2013) ed alla luce delle innovazioni introdotte dal decreto n. 90 del 2014, di una serie di elementi e strumenti fondamentali, che sinteticamente possono essere ricondotti ad una serie di misure (trasparenza, incompatibilità, codice di comportamento) e di strutture e funzioni deputate ad articolarle (Autorità nazionale anticorruzione, cui si affianca un sistema reticolare di responsabilità che ha snodo essenziale nei responsabili delle singole amministrazioni). Le misure, coerentemente con l’impianto normativo, sono articolate e sviluppate attraverso politiche molto pervasive che interessano le singole amministrazioni, e che trovano esplicitazione nei piani di prevenzione (PTPC) sviluppati sulla base del piano nazionale definito a livello centrale (con competenza ora in capo all’Anac), oggetto di successivi aggiornamenti destinati a tradursi in aggiornamenti dei piani triennali di amministrazione.

II –Esempi di indicatori di contrasto della corruzione riferiti agli appalti pubblici 

Indicatore sul valore delle acquisizioni centralizzate

Tale indicatore ha lo scopo di valutare la quota di acquisti centralizzati attraverso l’adesione agli accordi quadro delle centrali di committenza, sul valore totale delle procedure aggiudicate da ciascuna stazione appaltante. Dal punto di vista della teoria economica, infatti, è presumibile che le amministrazioni maggiormente permeabili alla corruzione tendano a gestire direttamente gli appalti senza esternalizzarli attraverso l’utilizzo degli accordi quadro.

Criticità dell’indicatore: l’indicatore di per sé mostra, per determinati beni e servizi, gli acquisti effettuati al di fuori degli accordi quadro attivi. Una elevata percentuale di detti acquisti potrebbe segnalare una resistenza da parte della stazione appaltante ad esternalizzare i propri processi di appalto quando ciò è possibile. Tuttavia, è necessario valutare l’effettiva capienza degli accordi quadro e se la stazione appaltante pur non utilizzando una convenzione attiva riesce, a parità di beni e servizi da acquistare, a spuntare prezzi migliori gestendo direttamente il processo di appalto. A questo proposito può risultare difficoltoso risalire alla qualità dei prodotti acquistati al di fuori degli accordi quadro (la valutazione dovrebbe essere condotta dal RPC) e applicare l’indicatore a prodotti facilmente standardizzabili.

ii. Indicatore sulle procedure che utilizzano il criterio dell’OEPV

L’offerta economicamente più vantaggiosa, sebbene trovi anche con l’introduzione delle nuove direttive uno spazio sempre maggiore come criterio di scelta da utilizzare, presenta un più alto rischio di discrezionalità rispetto al criterio del prezzo più basso. Sotto il profilo della letteratura economica l’utilizzo dell’OEPV sarebbe più indicato per appalti complessi mentre il criterio del prezzo più basso sarebbe da preferire per appalti con componenti standardizzate.

iii. Indicatore sul numero delle procedure non aperte

L’indicatore ha lo scopo di valutare la percentuale di procedure non aperte (procedure negoziate con o senza previa pubblicazione di un bando, affidamenti diretti, cottimi fiduciari, ecc.) sul totale delle procedure utilizzate da una medesima stazione appaltante in un determinato arco temporale. L’indicatore di per se stesso non segnala illegittimità poiché è possibile che le procedure prescelte da una stazione appaltante diverse da quelle aperte o ristrette rispettino tutti i requisiti imposti dalla normativa vigente. Tuttavia, una elevata percentuale di affidamenti non concorrenziali insieme ad altri indicatori potrebbe segnalare una patologia da monitorare in maniera specifica.

iv. Indicatore sul valore delle procedure non aperte

L’indicatore è analogo al (3) con l’unica differenza di considerare il valore delle procedure non aperte sul valore totale delle procedure attivate da una medesima stazione appaltante in un determinato periodo. Il presente indicatore andrebbe letto congiuntamente con l’indicatore (3).

v. Indicatore sul valore stimato del contratto

Il presente indicatore ha lo scopo di valutare se il costo finale o in corso di esecuzione del contratto oltrepassa le soglie previste nella fase di affidamento. È possibile che la stazione appaltante sottostimi il valore di un contratto con lo scopo preciso di aggirare le regole che impongono, oltre una certa soglia, la scelta di procedure competitive. Il minor valore stimato di un appalto verrebbe compensato con un aumento dei costi in fase di esecuzione del contratto attraverso il riconoscimento di varianti o di lavori e servizi complementari.

vi. Indicatore di frazionamento

L’indicatore ha la finalità di valutare se la stazione appaltante ha frazionato artificiosamente un determinato contratto con il solo scopo di non oltrepassare le soglie normativamente previste. L’indicatore può essere calcolato come il conteggio del numero di procedure non concorrenziali attivate da una stessa amministrazione in un arco temporale definito relativamente ad appalti omogenei.

vii. Indicatore sulla lunghezza dei criteri di scelta

L’indicatore può essere calcolato dalla sola stazione appaltante conteggiando il numero dei caratteri richiesti nei criteri di scelta e confrontando questo numero con il numero medio di caratteri utilizzati nel mercato di riferimento. L’indicatore potrebbe essere ponderato con il numero dei criteri utilizzati nel caso di offerta economicamente più vantaggiosa.

viii. Indicatore sul tempo medio richiesto per la presentazione delle offerte

L’indicatore misura l’adeguatezza della tempistica necessaria alla presentazione delle offerte. Tempi molto ristretti che intercorrono tra la data di pubblicazione del bando e la data di scadenza per la presentazione delle offerte possono essere un indice di favoritismo nei confronti di un particolare operatore economico e comunque un segnale di restringimento del grado di concorrenza potenziale. L’indicatore potrebbe essere utilizzato solo per quelle procedure per la quali non sono previsti termini tassativi indicati dalla norma.

ix. Indicatore sul numero di procedure con un’unica offerta

L’indicatore consiste in un semplice conteggio di bandi per i quali è stata ricevuta una sola offerta. Questo indicatore andrebbe valutato guardando il mercato di riferimento del servizio/prodotto.

x. Indicatore sul numero medio di offerte escluse alla partecipazione

L’indicatore è utile a verificare per ciascun mercato di riferimento la percentuale di offerte escluse alla partecipazione. L’indicatore fornisce un supporto per comprendere quanto una stazione appaltante restringa la partecipazione alle gare rispetto al numero potenziale di concorrenti. Il valore dell’indicatore, a parità di prodotto e di classe di importo, andrebbe confrontato a livello di più stazioni appaltanti.

xi. Indicatore di procedure annullate

Il presente indicatore ha lo scopo di valutare se una determinata amministrazione, in un ben definito arco temporale, ha aggiudicato dei contratti relativi a procedure precedentemente annullate. L’indicatore andrebbe calcolato per prodotti o servizi ritenuti omogenei e per classi di importo simili.

xii. Indicatore di concentrazione delle imprese aggiudicatarie

L’indicatore di concentrazione CR4 può essere facilmente calcolato dalla singola stazione appaltante per valutare la quota di appalti aggiudicati dai primi quattro operatori economici al tempo t.

xiii. Indicatore di ricorrenza temporale dell’aggiudicazione

Il presente indice ha lo scopo di confrontare quanto in due distinti archi temporali gli operatori economici siano distinti. L’indicatore può essere calcolato come il numero dei codici fiscali delle imprese aggiudicatarie di procedure attivate dalla i-esima stazione appaltante al tempo t+1 uguali ai codici fiscali delle imprese aggiudicatarie dalla stessa stazione appaltante al tempo t. Quanto più l’indicatore è vicino a uno tanto maggiore è la ricorrenza temporale delle stesse imprese agli appalti dell’amministrazione i-esima.

xiv. Indicatore del numero di contratti aggiudicati e modificati per effetto di varianti

L’indicatore rappresenta una misura sul numero di contratti che in fase di esecuzione sono interessati da varianti in corso d’opera. L’indicatore può effettivamente segnalare una patologia in determinate circostanze ad esempio nei casi di varianti necessarie a superare possibili errori progettuali.

xv. Indicatore dei contratti aggiudicati prorogati

L’indicatore può segnalare una vera e propria patologia quella cioè di contratti prorogati non per motivi tecnici (le proroghe tecniche possono essere consentite in alcune circostanze ad esempio per dare modo alla stazione appaltante di aderire ad un accordo quadro in via di definizione o nelle more di indizione di una nuova gara). Al di fuori di casistiche ben definite, le proroghe non sono consentite e si configurano come veri e propri rinnovi contrattuali affidati senza alcuna forma di pubblicità né tanto meno di confronto concorrenziale.

xvi. Indicatore di scostamento dei costi di esecuzione

L’indicatore può essere utile a valutare eventuali comportamenti di “moral hazard” in corso di esecuzione del contratto. Può accadere, infatti, che alcuni operatori economici facciano ribassi molto forti in sede di aggiudicazione vincendo un determinato contratto per poi recuperare lo sconto dichiarato durante l’esecuzione. L’aumento dei costi di esecuzione rispetto a quelli inizialmente previsti può essere legato a circostanze impreviste ed imprevedibili ed essere pertanto giustificato ma potrebbe anche essere legato ad una connivenza tra operatore economico e stazione appaltante per aumentare artificiosamente i costi dell’appalto.

xvii. Indicatore di scostamento dei tempi di esecuzione

Analogamente all’indicatore sullo scostamento dei costi di esecuzione, l’indicatore di scostamento dei tempi ha la finalità di valutare comportamenti opportunistici da parte dell’operatore economico assecondati dalla stazione appaltante. Anche questo indicatore, come il precedente, deve essere letto con prudenza. Infatti, eventuali scostamenti tra tempi di realizzazione previsti e tempi effettivi possono essere giustificati da sospensioni legittime.

xviii. Indicatore numero medio riserve definite

Gli indicatori presentati di seguito hanno lo scopo di valutare il grado di “litigiosità” negli appalti. In particolare può essere interessante comprendere il livello delle transazioni che avvengono tra stazione appaltante ed operatore economico. Come per gli altri casi il risultato degli indicatori presentati di seguito è solo un segnale per inquadrare l’attività della stazione appaltante anche con riferimento al grado di contenzioso e delle soluzioni delle controversie

xix. Indicatore valore medio riserve definite

L’indicatore è analogo al precedente con l’unica differenza che considera il valore delle riserve definite in relazione al valore richiesto.

Questi indicatori – alcuni più significativi, altri meno – analizzando la quantità dei fenomeni, possono determinate degli alert per individuare situazioni di corruzione potenziale seriale, ma non consentono di isolare corruzione su singole situazioni, ancorchè rilevanti, ad esempio per il caso di capitolati “cuciti su misura” per qualche concorrente, così come far emergere il sotterraneo “traffico di influenze” con cui si cerca di condizionale i livelli decisionali delle amministrazioni.

Ancora una volta, ad una questione “politica” si tende a fornire una risposta burocratica. Il rischio corruttivo trattato come quello ambientale o della sicurezza sul lavoro.

Vale quanto dichiarato recentemente dal Raffaele Cantone: “Per battere la corruzione via i politici da gare e appalti”.

articolo a cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market.

La sentenza del Consiglio di Stato sull’associazione temporanea d’impresa

Il Consiglio di Stato, Sez. VI, con la sentenza n. 773 del 21 febbraio 2017, è intervenuto sul caso di un’associazione temporanea d’impresa, evidenziando l’obbligo, negli appalti di servizi e forniture, di indicare nell’offerta le parti del servizio o della fornitura che saranno eseguiti dai singoli operatori economici riuniti o consorziati… I concorrenti riuniti in raggruppamento temporaneo devono eseguire le prestazioni nella percentuale corrispondente alla quota di partecipazione al raggruppamento.

I giudici sostengono che va esclusa dalla gara per l’aggiudicazione di un servizio od una fornitura una riunione temporanea d’imprese che non ha indicato ovvero ha erroneamente indicato le parti del servizio o della fornitura che saranno eseguite dai singoli operatori economici riuniti o consorziati.

Nel caso in esame, infatti, erano state dichiarate, in modo errato, quote di partecipazione che, cumulativamente, non conseguivano il 100%.

Documenti correlati: Sentenza Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 773 del 21 febbraio 2017

Il Tar Campania interviene sul soccorso istruttorio

Il TAR Campania – Napoli, Sez. VII, con la sentenza n. 685 del 1° febbraio 2017, si è pronunciato sul soccorso istruttorio, nel caso della modifica di dati relativi a un requisito di partecipazione, da parte di una ditta, in sede di soccorso istruttorio.

Secondo il Tar è legittimo il provvedimento con il quale un Comune ha escluso una ditta da una gara di appalto di servizi che sia motivato con riferimento al fatto che, attraverso le dichiarazioni rese in sede di soccorso istruttorio accordato dalla stazione appaltante, la ditta interessata ha modificato un elemento afferente ad un requisito di partecipazione alla gara non posseduto al termine di scadenza dell’offerta.

Nel caso di specie, non appare rispettata la finalità del soccorso istruttorio, anche nella nuova configurazione di cui all’art. 83, comma 9, del D.lgs. n. 50/2016. Le nuove dichiarazioni fornite in sede di soccorso istruttorio, infatti, andavano a incidere sugli elementi attinenti proprio all’offerta, con conseguente vanificazione del canone generale della parità di trattamento e dell’essenza stessa della procedura selettiva, il cui fondamento volontaristico, finalizzato alla conclusione del contratto posto a gara, rende le offerte immodificabili una volta presentate nei termini previsti dalla lex specialis (cfr. Cons. Stato,V, 2.8.2016 n. 3481).

Documenti correlati: TAR Campania – Napoli, Sez. VII, sentenza n. 685, 1° febbraio 2017

Omesso sopralluogo nell’appalto di ristorazione scolastica, la sentenza del Tar di Catania

La sentenza emessa dal Tar di Catania, sez. III, n. 234 del 2 febbraio 2017, sostiene che il concorrente ad una gara pubblica per l’affidamento di un appalto di servizi di refezione scolastica non può essere escluso per non avere effettuato il sopralluogo, anche se tale sopralluogo è stato previsto a pena di esclusione dalla lex specialis di gara con clausola che è quindi nulla ai sensi del art. 83, comma 8, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 non essendo riconducibile alle cause tassative di esclusione.

Nelle gare d’appalto l’obbligo di dichiarare l’assenza dei “pregiudizi penali” è da considerarsi assolto dal legale rappresentante dell’impresa anche riguardo ai terzi, compresi i soggetti cessati dalla carica, specie quando la legge di gara non richieda la dichiarazione individuale di detti soggetti; l’omessa dichiarazione costituisce irregolarità rispetto alla quale opera il c.d. soccorso istruttorio, non essendo in presenza di un vizio tale da non consentire l’individuazione del contenuto o del soggetto responsabile della documentazione ai sensi del citato comma 9 dell’art. 83, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50.

Documenti correlati: Tar Catania, sez. III, 2 febbraio 2017, n. 234

Regolamento governativo sugli appalti dei beni culturali, interviene il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha reso parere favorevole sul Regolamento governativo in merito alla disciplina di dettaglio degli appalti dei lavori concernenti beni culturali, in attuazione degli artt. 146 ss., d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50.

Di seguito il testo riportato da www.giustizia-amministrativa.it

Il Regolamento realizza un passo avanti verso l’obiettivo di un testo organico ed unitario per gli appalti dei beni culturali, che dev’essere ulteriormente perseguito – si legge nel parere – attraverso l’attuazione, se non contestuale, almeno coordinata, anche di altre parti del Codice relative ai beni culturali.

Nel parere favorevole allo schema di decreto, il Consiglio di Stato ha sottolineato anche l’opportunità di una disciplina ad hoc e ancora più snella per i lavori sotto i 40.000 euro. In tali casi, si dovrebbe consentire che il certificato di buon esito dei lavori possa essere rilasciato, oltre che dalla soprintendenza, anche dall’amministrazione aggiudicatrice.

Nel parere del Consiglio di Stato, inoltre, si esprime parere favorevole su una delle principali novità previste dallo schema di Regolamento, e cioè sulla “possibilità di omettere, in situazioni particolari, il progetto esecutivo e di affidare i lavori sulla base del progetto definitivo”, e si sottolinea che “per prevenire il contenzioso occorre validare definitivamente la scelta con previsioni ad hoc un sede di decreti correttivi al codice appalti”.

Documenti correlati: Consiglio di Stato, commissione speciale, 30 gennaio 2017, n. 263

Appalti, rimane in vigore l’obbligo di pubblicazione sui quotidiani

Avvisi e bandi di gara continueranno ad essere pubblicati anche sui quotidiani cartacei, con modalità differenziate a seconda dell’oggetto e dell’importo. L’obbligo di pubblicazione sulle testate giornalistiche aveva come scadenza il 31 dicembre 2016, ma il decreto “Milleproroghe” (DL 244/2016) l’ha fatto slittare fino a quando non saranno definite le nuove modalità di pubblicazione online.

La proroga dell’obbligo non contiene infatti una scadenza temporale predefinita, ma è legata all’approvazione del decreto ministeriale, previsto dal nuovo codice appalti (dlgs n. 50/2016) che dovrà definire, come dispone l’art. 73 comma 4 del codice, «gli indirizzi generali di pubblicazione dei bandi al fine di garantire adeguati livelli di trasparenza e di conoscibilità, anche con l’utilizzo della stampa quotidiana maggiormente diffusa nell’area interessata». Fino alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale, dunque, gli avvisi e i bandi dovranno essere pubblicati oltre che sui quotidiani nazionali e locali anche sulla Gazzetta Ufficiale. Le spese per la pubblicazione dovranno essere rimborsate alla stazione appaltante dall’aggiudicatario entro il termine di sessanta giorni dall’aggiudicazione.

Per gli avvisi e i bandi di importo superiore alla soglia di cui all’art. 35, comma 1, lettera a) del codice (ossia 5,2 milioni di euro per i lavori, 209.000 euro per servizi e forniture), è richiesta la pubblicazione per estratto su almeno due dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno due a maggiore diffusione locale nel luogo ove si eseguono i contratti.

Per i lavori o concessioni di importo inferiore alla soglia (5,2 milioni di euro), ma superiore a 500.000 euro, è sufficiente pubblicare il bando o l’avviso, sempre per estratto, su almeno uno dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno uno a maggiore diffusione locale.

Per gli altri affidamenti (lavori di importo inferiore a 500.000 euro, servizi e forniture di importo inferiore a 209.000 euro), sarà un successivo decreto a disciplinare le modalità di pubblicazione; nel frattempo, continuerà ad applicarsi la disciplina attuale, che non impone la pubblicità sui quotidiani.

La pubblicazione sui giornali dovrà avvenire dopo 12 giorni dalla trasmissione alla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee, ovvero dopo cinque giorni da detta trasmissione in caso di riduzione dei termini di cui agli articoli da 60 a 63 del codice, e, per gli appalti di lavori di importo compreso fra 500.000 e 5,2 milioni di euro, entro cinque giorni dalla pubblicazione avente valore legale.

Anomalia dell’offerta e costo del personale, la pronuncia del Tar Lazio

Il Tar Lazio – Roma, Sez. I-ter, con la sentenza n. 12873 del 30 dicembre 2016, si è espresso sull’illegittimità dell’aggiudicazione di una gara a una ditta, per anomalia dell’offerta, in riferimento al costo del personale.

Secondo il TAR “è da ritenere anomala un’offerta in un appalto di servizi nel caso in cui la ditta interessata abbia giustificato il considerevole scostamento dai costi medi tabellari del lavoro e/o il relativo abbattimento, tra l’altro, attraverso il ricorso al lavoro supplementare, per un considerevole numero di ore”.

La disposizione dettata dall’art. 97, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 in tema di valutazione della anomalia dell’offerta presentata in sede di gara pubblica appare erroneamente formulata laddove, alla lett. d) del comma 5, afferma che l’offerta è anormalmente bassa e, quindi, deve essere esclusa, quando “il costo del personale è inferiore ai minimi salariali retributivi indicati nelle apposite tabelle” di cui all’art. 23, comma 16, dello stesso Codice dei contratti pubblici; dette tabelle, infatti, non sono altro che quelle già previste, con disposizione perfettamente sovrapponibile, dall’art. 86, comma 3 bis, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, che ha individuato la modalità di determinazione del costo del lavoro con riferimento alle tabelle del Ministero del lavoro.

In tema di valutazione della anomalia dell’offerta anche nella vigenza del nuovo Codice dei contratti pubblici vige il principio secondo cui i costi medi della manodopera, indicati nelle tabelle ministeriali, non assumono valore di parametro assoluto ed inderogabile, ma svolgono una funzione indicativa, suscettibile di scostamento in relazione a valutazioni statistiche ed analisi aziendali evidenzianti una particolare organizzazione in grado di giustificare la sostenibilità di costi inferiori; esprimendo solo una funzione di parametro di riferimento è allora possibile discostarsi da tali costi, in sede di giustificazioni dell’anomalia, sulla scorta di una dimostrazione puntuale e rigorosa.

In sede di valutazione della anomalia dell’offerta illegittimamente la commissione di gara ha reputato congrua l’offerta economica del concorrente giustificata, per una parte rilevante, attraverso il ricorso al lavoro supplementare, trattandosi di un elemento aleatorio, ben diverso dal lavoro straordinario.

Documenti correlati: Tar Lazio – Roma, Sez. I-ter, 30 dicembre 2016, sentenza n. 12873

 

 

L’avvalimento di garanzia nella sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato, Sez. V, nella sentenza n. 5423 del 22 dicembre 2016, affronta il tema del contratto di avvalimento di garanzia.

Nel testo della sentenza viene affermato che “Nelle gare pubbliche, allorquando un’impresa intenda avvalersi, mediante stipula di un contratto di avvalimento, dei requisiti finanziari di un’altra (cd. avvalimento di garanzia), la prestazione oggetto specifico dell’obbligazione è costituita non già dalla messa a disposizione da parte dell’impresa ausiliaria di strutture organizzative e mezzi materiali, ma dal suo impegno a garantire con le sue complessive risorse economiche, il cui indice è costituito dal fatturato, l’impresa ausiliata munendola, così, di un requisito che altrimenti non avrebbe e consentendole di accedere alla gara nel rispetto delle condizioni poste dal bando”.

Documenti correlati: Sentenza Consiglio di Stato, Sez. V, n. 5423 del 22 dicembre 2016

Adesione postuma, i chiarimenti dell’Autorità Garante della Concorrenza e dell’Anticorruzione

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) hanno adottato un comunicato congiunto per stigmatizzare l’affidamento di appalti pubblici mediante la cosiddetta “adesione postuma”, consistente nell’adesione successiva, disposta da una stazione appaltante senza confronto competitivo, agli esiti di una gara pubblica bandita da altra amministrazione.

Le due Autorità forniscono indicazioni, in coerenza con gli orientamenti interpretativi resi in merito dalla giurisprudenza amministrativa, al fine di evitare che tale modalità di affidamento possa dar luogo ad elusioni dei principi di tutela della concorrenza e delle disposizioni in materia di affidamento di contratti pubblici.

Ai fini del legittimo ricorso a tale strumento sono necessari una corretta programmazione dei fabbisogni da soddisfare mediante l’affidamento e la puntuale definizione del valore dell’appalto oggetto di gara, che deve includere anche gli eventuali rinnovi o adesioni successive.

Inoltre, la clausola di adesione postuma prevista nella documentazione di gara deve essere circoscritta e ben determinata sia sotto il profilo soggettivo (stazioni appaltanti che potranno aderire alla gara) che oggettivo (valore massimo di affidamento postumo consentito).

Viene, infine, evidenziato come l’adesione postuma non debba, in ogni caso, dar luogo a rinegoziazione dell’oggetto del contratto, sotto il profilo sia della tipologia di attività da eseguire che delle condizioni economiche da applicare.

Solo se vengono rispettate in maniera rigorosa tutte le predette condizioni, il meccanismo di adesione postuma può legittimamente utilizzarsi come strumento aggregativo della domanda al fine di conseguire eventuali risparmi di spesa.

da www.anticorruzione.it

Documenti correlati: Comunicato congiunto AGCM e ANAC

Net4market Business: in un click l’accesso a gare e albi fornitori

Vuoi inaugurare il 2017 all’insegna del Business? C’è il servizio di Net4market, che offre la possibilità di effettuare iscrizioni centralizzate agli albi fornitori, ricerca di bandi e abilitazione alle gare. Tutto questo in un unico pacchetto, Net4market Business. Con un’occasione imperdibile: la possibilità di acquistare il servizio a prezzo scontato.

Continua infatti sino al 31 gennaio 2017 la promozione per usufruire del pacchetto Business, che consente di aumentare la propria visibilità, essere tempestivamente informati sulle gare in corso e accedere in modo più semplice e diretto agli albi di tutti gli enti presenti sulla piattaforma Net4market Plus.

Quali sono i vantaggi di Net4market Business?

  • Accesso diretto agli albi, senza dover effettuare una doppia procedura di autenticazione (al Plus e a ogni singolo albo) grazie all’utilizzo di credenziali uniche.
  • Iscrizione centralizzata agli albi fornitori, per esportare (e aggiornare) i propri dati aziendali in modo automatico, con un semplice click, in tutti gli Albi fornitori Net4market, senza dover ripetere manualmente l’operazione.
  • Avvisi di gara notificati quotidianamente via email: Net4market eroga il servizio Ted alert, ovvero avvisa i fornitori iscritti a Net4market Business, tramite una email, delle nuove gare pubblicate in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea relative alle classi merceologiche e ai Paesi europei di interesse.
  • Assistenza telefonica protratta: dalle 8.30 alle 17.30, anziché il consueto orario 8.30 – 12.30.

Come accedere al servizio?

Con una semplice registrazione, veloce e gratuita, all’area Net4market Plus, che racchiude tutti i servizi per aziende e liberi professionisti. All’interno di questo nuovo ambiente, è possibile effettuare l’acquisto del pacchetto Net4market Business con pochi e semplici click, accedendo nel menù a sinistra alla sezione Servizi -> Vetrina e aggiungendo nel carrello il pacchetto Net4market Business. Dopo aver selezionato la fascia di fatturato, accedete al Carrello e procedete nell’acquisto inserendo i dati di fatturazione e selezionando la modalità di pagamento, carta di credito o bonifico bancario. Riceverete la conferma e le istruzioni di attivazione del servizio via email.

Per informazioni su prezzi e sconti, vai al sito www.net4market.com

Per ulteriori dettagli scrivi una mail a info@net4market.com

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