Legge 11 settembre 2020 n.120 – Convertito in legge, con significative modifiche, il Decreto-legge 16 luglio 2020, n.76 “Semplificazioni”

a cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

E’ purtroppo frequente  assistere  a “ribaltoni” nei contenuti,  in sede di conversione dei decreti legge. Un effetto è quello di complicare, con l’accavallarsi di disposizioni diverse,  l’attività degli operatori. La conversione  in legge del D.L. n. 76/2020 non sfugge alla regola.  A proposito di “semplificazione”.

Si riporta il testo coordinato del DL con la legge di conversione, relativamente alle principali disposizioni che riguardano forniture e servizi – in vigore dal 14-9-2020

Art. 1   Procedure per l’incentivazione degli investimenti pubblici durante il periodo emergenziale in relazione all’aggiudicazione dei contratti pubblici sotto soglia

1.  Al fine di incentivare gli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture e dei servizi pubblici, nonche’ al fine di far fronte alle ricadute economiche negative a seguito delle misure di contenimento e dell’emergenza sanitaria globale del COVID-19, in deroga agli articoli 36, comma 2, e 157, comma 2, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante Codice dei contratti pubblici, si applicano le procedure di affidamento di cui ai commi 2, 3 e 4, qualora la determina a contrarre o altro atto di avvio del procedimento equivalente sia adottato entro il 31 dicembre 2021. In tali casi, salve le ipotesi in cui la procedura sia sospesa per effetto di provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria, l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente avviene entro il termine di due mesi dalla data di adozione dell’atto di avvio del procedimento, aumentati a quattro mesi nei casi di cui al comma 2, lettera b). Il mancato rispetto dei termini di cui al secondo periodo, la mancata tempestiva stipulazione del contratto e il tardivo avvio dell’esecuzione dello stesso possono essere valutati ai fini della responsabilita’ del responsabile unico del procedimento per danno erariale e, qualora imputabili all’operatore economico, costituiscono causa di esclusione dell’operatore dalla procedura o di risoluzione del contratto per inadempimento che viene senza indugio dichiarata dalla stazione appaltante e opera di diritto.

2. Fermo quanto previsto dagli articoli 37 e 38 del decreto legislativo n. 50 del 2016, le stazioni appaltanti procedono all’affidamento delle attivita’ di esecuzione di lavori, servizi e forniture, nonche’ dei servizi di ingegneria e architettura, inclusa l’attivita’ di progettazione, di importo inferiore alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 50 del 2016 secondo le seguenti modalita’: a) affidamento diretto per lavori di importo inferiore a 150.000 euro e per servizi e forniture, ivi compresi i servizi di ingegneria e architettura e l’attivita’ di progettazione, di importo inferiore a 75.000 euro; b) procedura negoziata, senza bando, di cui all’articolo 63 del decreto legislativo n. 50 del 2016, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, che tenga conto anche di una diversa dislocazione territoriale delle imprese invitate, individuati in base ad indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, per l’affidamento di servizi e forniture, ivi compresi i servizi di ingegneria e architettura e l’attivita’ di progettazione, di importo pari o superiore a 75.000 euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 50 del 2016 e di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro, ovvero di almeno dieci operatori per lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a un milione di euro, ovvero di almeno quindici operatori per lavori di importo pari o superiore a un milione di euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 50 del 2016. Le stazioni appaltanti danno evidenza dell’avvio delle procedure negoziate di cui alla presente lettera tramite pubblicazione di un avviso nei rispettivi siti internet istituzionali. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento, la cui pubblicazione nel caso di cui alla lettera a) non e’ obbligatoria per affidamenti inferiori ad euro 40.000, contiene anche l’indicazione dei soggetti invitati.

3. Gli affidamenti diretti possono essere realizzati tramite determina a contrarre, o atto equivalente, che contenga gli elementi descritti nell’articolo 32, comma 2, del decreto legislativo n. 50 del 2016. Per gli affidamenti di cui al comma 2, lettera b), le stazioni appaltanti, fermo restando quanto previsto dall’articolo 95, comma 3, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nel rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di parita’ di trattamento, procedono, a loro scelta, all’aggiudicazione dei relativi appalti, sulla base del criterio dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa ovvero del prezzo piu’ basso. Nel caso di aggiudicazione con il criterio del prezzo piu’ basso, le stazioni appaltanti procedono all’esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia individuata ai sensi dell’articolo 97, commi 2, 2-bis e 2-ter, del decreto legislativo n. 50 del 2016, anche qualora il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a cinque.

4. Per le modalita’ di affidamento di cui al presente articolo la stazione appaltante non richiede le garanzie provvisorie di cui all’articolo 93 del decreto legislativo n. 50 del 2016, salvo che, in considerazione della tipologia e specificita’ della singola procedura, ricorrano particolari esigenze che ne giustifichino la richiesta, che la stazione appaltante indica nell’avviso di indizione della gara o in altro atto equivalente. Nel caso in cui sia richiesta la garanzia provvisoria, il relativo ammontare e’ dimezzato rispetto a quello previsto dal medesimo articolo 93.

5. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle procedure per l’affidamento dei servizi di organizzazione, gestione e svolgimento delle prove dei concorsi pubblici di cui agli articoli 247 e 249 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, di seguito citato anche come «decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34», fino all’importo di cui alla lettera d), comma 1, dell’articolo 35 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

5-bis. All’articolo 36, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «. La pubblicazione dell’avviso sui risultati della procedura di affidamento non e’ obbligatoria». equivalente. Nel caso in cui sia richiesta la garanzia provvisoria, il relativo ammontare e’ dimezzato rispetto a quello previsto dal medesimo articolo 93.

Art. 2   Procedure per l’incentivazione degli investimenti pubblici in relazione all’aggiudicazione dei contratti pubblici sopra soglia

1. Al fine di incentivare gli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture e dei servizi pubblici, nonche’ al fine di far fronte alle ricadute economiche negative a seguito delle misure di contenimento e dell’emergenza sanitaria globale del COVID-19, si applicano le procedure di affidamento e la disciplina dell’esecuzione del contratto di cui al presente articolo qualora la determina a contrarre o altro atto di avvio del procedimento equivalente sia adottato entro il 31 dicembre 2021. In tali casi, salve le ipotesi in cui la procedura sia sospesa per effetto di provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria, l’aggiudicazione o l’individuazione definitiva del contraente avviene entro il termine di sei mesi dalla data di adozione dell’atto di avvio del procedimento. Il mancato rispetto dei termini di cui al periodo precedente, la mancata tempestiva stipulazione del contratto e il tardivo avvio dell’esecuzione dello stesso possono essere valutati ai fini della responsabilita’ del responsabile unico del procedimento per danno erariale e, qualora imputabili all’operatore economico, costituiscono causa di esclusione dell’operatore dalla procedura o di risoluzione del contratto per inadempimento che viene senza indugio dichiarata dalla stazione appaltante e opera di diritto.

2. Salvo quanto previsto dal comma 3, le stazioni appaltanti procedono all’affidamento delle attivita’ di esecuzione di lavori, servizi e forniture nonche’ dei servizi di ingegneria e architettura, inclusa l’attivita’ di progettazione, di importo pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50, mediante la procedura aperta, ristretta o, previa motivazione sulla sussistenza dei presupposti previsti dalla legge, la procedura competitiva con negoziazione di cui agli articoli 61 e 62 del decreto legislativo n. 50 del 2016 o il dialogo competitivo di cui all’articolo 64 del decreto legislativo n. 50 del 2016, per i settori ordinari, e di cui agli articoli 123 e 124, per i settori speciali, in ogni caso con i termini ridotti di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c), del presente decreto.

3. Per l’affidamento delle attivita’ di esecuzione di lavori, servizi e forniture nonche’ dei servizi di ingegneria e architettura, inclusa l’attivita’ di progettazione, di opere di importo pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50, la procedura negoziata di cui all’articolo 63 del decreto legislativo n. 50 del 2016, per i settori ordinari, e di cui all’articolo 125, per i settori speciali, puo’ essere utilizzata, previa pubblicazione dell’avviso di indizione della gara o di altro atto equivalente, nel rispetto di un criterio di rotazione, nella misura strettamente necessaria quando, per ragioni di estrema urgenza derivanti dagli effetti negativi della crisi causata dalla pandemia da COVID-19 o dal periodo di sospensione delle attivita’ determinato dalle misure di contenimento adottate per fronteggiare la crisi, i termini, anche abbreviati, previsti dalle procedure ordinarie non possono essere rispettati. La procedura negoziata di cui all’articolo 63 del decreto legislativo n. 50 del 2016, per i settori ordinari, e di cui all’articolo 125, per i settori speciali, puo’ essere utilizzata altresi’ per l’affidamento delle attivita’ di esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 50 del 2016, anche in caso di singoli operatori economici con sede operativa collocata in aree di preesistente crisi industriale complessa ai sensi dell’articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, che, con riferimento a dette aree ed anteriormente alla dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria da COVID-19 del 31 gennaio 2020, abbiano stipulato con le pubbliche amministrazioni competenti un accordo di programma ai sensi dell’articolo 252-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

5. Per ogni procedura di appalto e’ nominato un responsabile unico del procedimento che, con propria determinazione adeguatamente motivata, valida ed approva ciascuna fase progettuale o di esecuzione del contratto, anche in corso d’opera.

6. Gli atti delle stazioni appaltanti adottati ai sensi del presente articolo sono pubblicati e aggiornati nei rispettivi siti internet istituzionali, nella sezione «Amministrazione trasparente» e sono soggetti alla disciplina di cui al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. Nella medesima sezione, e sempre ai sensi e per gli effetti del predetto decreto legislativo n. 33 del 2013, sono altresi’ pubblicati gli ulteriori atti indicati all’articolo 29, comma 1, del decreto legislativo n. 50 del 2016. Il ricorso ai contratti secretati di cui all’articolo 162 del decreto legislativo n. 50 del 2016 e’ limitato ai casi di stretta necessita’ e richiede una specifica motivazione.

Art. 2 – bis    Raggruppamenti temporanei di imprese

Alle procedure di affidamento di cui agli articoli 1 e 2 gli operatori economici possono partecipare anche in forma di raggruppamenti temporanei di cui all’articolo 3, comma 1, lettera u), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Art. 3        Verifiche antimafia e protocolli di legalita’

1. Al fine di potenziare e semplificare il sistema delle verifiche antimafia per corrispondere con efficacia e celerita’ alle esigenze degli interventi di sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo conseguenti all’emergenza sanitaria globale del COVID-19, fino al 31 dicembre 2021, ricorre sempre il caso d’urgenza e si procede ai sensi dell’articolo 92, comma 3, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nei procedimenti avviati su istanza di parte, che hanno ad oggetto l’erogazione di benefici economici comunque denominati, erogazioni, contributi, sovvenzioni, finanziamenti, prestiti, agevolazioni e pagamenti da parte di pubbliche amministrazioni, qualora il rilascio della documentazione non sia immediatamente conseguente alla consultazione della banca dati di cui all’articolo 96 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, fatto salvo quanto previsto dagli articoli 1-bis e 13 del decreto-legge 8 aprile 2020, n.23, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40, nonche’ dagli articoli 25, 26 e 27 del decreto- legge 19 maggio 2020, n.34.

2. Fino al 31 dicembre 2021, per le verifiche antimafia riguardanti l’affidamento e l’esecuzione dei contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture, si procede mediante il rilascio della informativa liberatoria provvisoria, immediatamente conseguente alla consultazione della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia ed alle risultanze delle banche dati di cui al comma 3, anche quando l’accertamento e’ eseguito per un soggetto che risulti non censito, a condizione che non emergano nei confronti dei soggetti sottoposti alle verifiche antimafia le situazioni di cui agli articoli 67 e 84, comma 4, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. L’informativa liberatoria provvisoria consente di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti relativi a lavori, servizi e forniture, sotto condizione risolutiva, ferme restando le ulteriori verifiche ai fini del rilascio della documentazione antimafia da completarsi entro sessanta giorni.

3. Al fine di rafforzare l’effettivita’ e la tempestivita’ degli accertamenti di cui ai commi 1 e 2, si procede mediante la consultazione della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia nonche’ tramite l’immediata acquisizione degli esiti delle interrogazioni di tutte le ulteriori banche dati disponibili.

4. Nei casi di cui al comma 2, qualora la documentazione successivamente pervenuta accerti la sussistenza di una delle cause interdittive ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, i soggetti di cui all’articolo 83, commi 1 e 2, del medesimo decreto legislativo recedono dai contratti, fatti salvi il pagamento del valore delle opere gia’ eseguite e il rimborso delle spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilita’ conseguite fermo restando quanto previsto dall’articolo 94, commi 3 e 4, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e dall’articolo 32, comma 10, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114.

Art. 4    Conclusione dei contratti pubblici e ricorsi giurisdizionali

1. All’articolo 32, comma 8, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo, le parole «ha luogo» sono sostituite dalle seguenti: «deve avere luogo»; dopo le parole «espressamente concordata con l’aggiudicatario» sono aggiunte le seguenti: «, purche’ comunque giustificata dall’interesse alla sollecita esecuzione del contratto»; b) dopo il primo periodo sono aggiunti i seguenti: «La mancata stipulazione del contratto nel termine previsto deve essere motivata con specifico riferimento all’interesse della stazione appaltante e a quello nazionale alla sollecita esecuzione del contratto e viene valutata ai fini della responsabilita’ erariale e disciplinare del dirigente preposto. Non costituisce giustificazione adeguata per la mancata stipulazione del contratto nel termine previsto, salvo quanto previsto dai commi 9 e 11, la pendenza di un ricorso giurisdizionale, nel cui ambito non sia stata disposta o inibita la stipulazione del contratto. Le stazioni appaltanti hanno facolta’ di stipulare contratti di assicurazione della propria responsabilita’ civile derivante dalla conclusione del contratto e dalla prosecuzione o sospensione della sua esecuzione.».

2. In caso di impugnazione degli atti relativi alle procedure di affidamento di cui agli articoli 1 e 2, comma 2, del presente decreto, qualora rientranti nell’ambito applicativo dell’articolo 119, comma 1, lettera a), del codice del processo amministrativo, approvato con il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, si applica l’articolo 125, comma 2, del medesimo codice.

3. In caso di impugnazione degli atti relativi alle procedure di affidamento di cui all’articolo 2, comma 3, si applica l’articolo 125 del codice del processo amministrativo, approvato con il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.

4. All’articolo 120 del codice del processo amministrativo, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 6, primo periodo, le parole «, ferma la possibilita’ della sua definizione immediata nell’udienza cautelare ove ne ricorrano i presupposti,» sono sostituite dalle seguenti: «, qualora le parti richiedano congiuntamente di limitare la decisione all’esame di un’unica questione, nonche’ in ogni altro caso compatibilmente con le esigenze di difesa di tutte le parti in relazione alla complessita’ della causa, e’ di norma definito, anche in deroga al comma 1, primo periodo dell’articolo 74, in esito all’udienza cautelare ai sensi dell’articolo 60, ove ne ricorrano i presupposti, e, in mancanza,»; b) al comma 9, le parole «Il Tribunale amministrativo regionale» sono sostituite dalle seguenti: «Il giudice» e quelle da «entro trenta» fino a «due giorni dall’udienza» sono sostituite dalle seguenti: «entro quindici giorni dall’udienza di discussione. Quando la stesura della motivazione e’ particolarmente complessa, il giudice pubblica il dispositivo nel termine di cui al primo periodo, indicando anche le domande eventualmente accolte e le misure per darvi attuazione, e comunque deposita la sentenza entro trenta giorni dall’udienza.».

Art. 4 – bis     Ulteriori misure in materia di contratti pubblici

1. In considerazione dell’incremento dei costi derivanti dall’adeguamento alle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nell’erogazione dei servizi di pulizia o di lavanderia in ambito sanitario o ospedaliero, nel caso in cui detto adeguamento determini un incremento di spesa di importo superiore al 20 per cento del prezzo indicato nel bando di gara o nella lettera di invito, le stazioni appaltanti, in relazione alle procedure di affidamento aggiudicate in data anteriore al 31 gennaio 2020, possono procedere, qualora non abbiano gia’ provveduto alla stipulazione del contratto e l’aggiudicatario non si sia gia’ avvalso della facolta’ di cui all’articolo 32, comma 8, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, alla revoca dell’aggiudicazione, ai sensi dell’articolo 21-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241. In tal caso, il provvedimento di revoca e’ comunicato all’aggiudicatario entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

2. In relazione ai contratti dei servizi di pulizia o di lavanderia in ambito sanitario o ospedaliero, in corso di esecuzione alla data del 31 gennaio 2020 ed ancora efficaci alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le stazioni appaltanti possono procedere alla risoluzione degli stessi, ai sensi dell’articolo 108 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nel caso in cui dall’adeguamento alle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 derivi un incremento di prezzo superiore al 20 per cento del valore del contratto iniziale. La risoluzione del contratto di appalto e’ dichiarata dalla stazione appaltante entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

3. In relazione ai contratti di cui al comma 2, resta ferma la possibilita’ di procedere alla loro modifica nei limiti e secondo le modalita’ di cui all’articolo 106 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Art. 8     Altre disposizioni urgenti in materia di contratti pubblici

1. In relazione alle procedure pendenti disciplinate dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, i cui bandi o avvisi, con i quali si indice una gara, sono gia’ stati pubblicati alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonche’, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla medesima data, siano gia’ stati inviati gli inviti a presentare le offerte o i preventivi, ma non siano scaduti i relativi termini, e in ogni caso per le procedure disciplinate dal medesimo decreto legislativo avviate a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla data del 31 dicembre 2021:

a) e’ sempre autorizzata la consegna dei lavori in via di urgenza e, nel caso di servizi e forniture, l’esecuzione del contratto in via d’urgenza ai sensi dell’articolo 32, comma 8, del decreto legislativo n. 50 del 2016, nelle more della verifica dei requisiti di cui all’articolo 80 del medesimo decreto legislativo, nonche’ dei requisiti di qualificazione previsti per la partecipazione alla procedura;

b) le stazioni appaltanti possono prevedere, a pena di esclusione dalla procedura, l’obbligo per l’operatore economico di procedere alla visita dei luoghi, nonche’ alla consultazione sul posto dei documenti di gara e relativi allegati ai sensi e per gli effetti dell’articolo 79, comma 2, del decreto legislativo n. 50 del 2016 esclusivamente laddove detto adempimento sia strettamente indispensabile in ragione della tipologia, del contenuto o della complessita’ dell’appalto da affidare; c) in relazione alle procedure ordinarie, si applicano le riduzioni dei termini procedimentali per ragioni di urgenza di cui agli articoli 60, comma 3, 61, comma 6, 62 comma 5, 74, commi 2 e 3, del decreto legislativo n. 50 del 2016. Nella motivazione del provvedimento che dispone la riduzione dei termini non e’ necessario dar conto delle ragioni di urgenza, che si considerano comunque sussistenti; d) le procedure di affidamento di lavori, servizi e forniture possono essere avviate anche in mancanza di una specifica previsione nei documenti di programmazione di cui all’articolo 21 del decreto legislativo n. 50 del 2016, gia’ adottati, a condizione che entro trenta giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto si provveda ad un aggiornamento in conseguenza degli effetti dell’emergenza da COVID-19.

2. In relazione alle procedure disciplinate dal decreto legislativo n. 50 del 2016, per le quali sia scaduto entro il 22 febbraio 2020 il termine per la presentazione delle offerte, le stazioni appaltanti, fermo quanto previsto dall’articolo 103 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, provvedono all’adozione dell’eventuale provvedimento di aggiudicazione entro la data del 31 dicembre 2020.

3. In relazione agli accordi quadro di cui all’articolo 54 del decreto legislativo n. 50 del 2016, efficaci alla data di entrata in vigore del presente decreto, le stazioni appaltanti, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e fermo quanto previsto dall’articolo 103 del decreto-legge n. 18 del 2020 provvedono, entro la data del 31 dicembre 2020, all’aggiudicazione degli appalti basati su tali accordi quadro ovvero all’esecuzione degli accordi quadro nei modi previsti dai commi da 2 a 6 del medesimo articolo 54.

5. Al decreto legislativo n. 50 del 2016 sono apportate le seguenti modificazioni:

0a) all’articolo 30, comma 8, dopo le parole: «e alle altre attivita’ amministrative in materia di contratti pubblici» sono inserite le seguenti: «nonche’ di forme di coinvolgimento degli enti del Terzo settore previste dal titolo VII del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117»;

0a-bis) all’articolo 36, comma 1, le parole: «Le stazioni appaltanti possono, altresi’, applicare le disposizioni di cui all’articolo 50» sono sostituite dalle seguenti: «Le stazioni appaltanti applicano le disposizioni di cui all’articolo 50»;

a) all’articolo 38: 1) al comma 1, secondo periodo, le parole «agli ambiti di attivita’,» sono soppresse;

2) al comma 2, primo periodo, le parole «sentite l’ANAC e la Conferenza Unificata,» sono sostituite dalle seguenti: «di intesa con la Conferenza unificata e sentita l’ANAC,»;

3) al comma 3:

3.1) sono premesse le seguenti parole: «Fatto salvo quanto previsto dal comma 3-bis»; 3.2) alla lettera a), le parole «programmazione e» sono soppresse; 3.3) dopo il comma 3, e’ inserito il seguente: «3-bis. Le centrali di committenza e i soggetti aggregatori sono qualificati almeno negli ambiti di cui al comma 3, lettere a) e b). Nelle aggiudicazioni relative all’acquisizione di beni, servizi o lavori effettuati dalle centrali di committenza, ovvero dai soggetti aggregatori, le attivita’ correlate all’ambito di cui al comma 3, lettera c) possono essere effettuate direttamente dai soggetti per i quali sono svolte le suddette aggiudicazioni purche’ qualificati almeno in detto ambito secondo i criteri individuati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 2.»; 4) al comma 4, lettera a), dopo il numero 5-ter) e’ aggiunto il seguente: «5-quater) disponibilita’ di piattaforme telematiche nella gestione di procedure di gara;»; 5) al comma 4, lettera b), il numero 3 e’ soppresso; a-bis) all’articolo 46, comma 1, lettera a), dopo le parole: «gli archeologi» sono aggiunte le seguenti: «professionisti, singoli e associati, e le societa’ da essi costituite»; a-ter) all’articolo 48, comma 7, secondo periodo, dopo le parole: «per quali consorziati il consorzio concorre;» sono inserite le seguenti: «qualora il consorziato designato sia, a sua volta, un consorzio di cui all’articolo 45, comma 2, lettera b), e’ tenuto anch’esso a indicare, in sede di offerta, i consorziati per i quali concorre;»; a-quater) all’articolo 59, comma 1, sono premesse le seguenti parole: «Fermo restando quanto previsto dal titolo VII del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117,»; b) all’articolo 80,comma 4, il quinto periodo e’ sostituito dai seguenti: «Un operatore economico puo’ essere escluso dalla partecipazione a una procedura d’appalto se la stazione appaltante e’ a conoscenza e puo’ adeguatamente dimostrare che lo stesso non ha ottemperato agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali non definitivamente accertati qualora tale mancato pagamento costituisca una grave violazione ai sensi rispettivamente del secondo o del quarto periodo. Il presente comma non si applica quando l’operatore economico ha ottemperato ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe, ovvero quando il debito tributario o previdenziale sia comunque integralmente estinto, purche’ l’estinzione, il pagamento o l’impegno si siano perfezionati anteriormente alla scadenza del termine per la presentazione delle domande.»; c) all’articolo 83, dopo il comma 5 e’ inserito il seguente: «5-bis. In relazione al requisito di cui al comma 4, lettera c), l’adeguatezza della copertura assicurativa offerta viene valutata sulla base della polizza assicurativa contro i rischi professionali posseduta dall’operatore economico e in corso di validita’. In relazione alle polizze assicurative di importo inferiore al valore dell’appalto, le stazioni appaltanti possono richiedere che l’offerta sia corredata, a pena di esclusione, dall’impegno da parte dell’impresa assicuratrice ad adeguare il valore della polizza assicurativa a quello dell’appalto, in caso di aggiudicazione.»;

6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi, con i quali si indice una gara, sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonche’, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui, alla medesima data, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte o i preventivi.

8. Il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, di cui all’articolo 122 del decreto-legge 17 marzio 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, fino alla scadenza del predetto stato di emergenza, procede, nell’ambito dei poteri conferitigli e con le modalita’ previste dalla suddetta norma, all’acquisizione e distribuzione delle apparecchiature e dei dispositivi di protezione individuale, nonche’ di ogni necessario bene strumentale, compresi gli arredi scolastici, utile a garantire l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020-2021, nonche’ a contenere e contrastare l’eventuale emergenza nelle istituzioni scolastiche statali. Il Commissario, per l’attuazione di quanto previsto dal primo periodo, provvede nel limite delle risorse assegnate allo scopo con delibera del Consiglio dei ministri a valere sul Fondo emergenze nazionali di cui all’articolo 44 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1; le risorse sono versate sull’apposita contabilita’ speciale intestata al Commissario. A tale scopo, le procedure di affidamento dei contratti pubblici, necessarie per dare attuazione al primo periodo, possono essere avviate dal Commissario anche precedentemente al trasferimento alla contabilita’ speciale delle suddette risorse.

9. Le procedure di affidamento dei contratti pubblici necessari per dare attuazione ai piani di riorganizzazione della rete ospedaliera e di quella territoriale per il contrasto dell’emergenza da COVID-19, possono essere avviate dal Commissario straordinario di cui all’articolo 122 del decreto-legge n. 18 del 2020 anche precedentemente al trasferimento alla contabilita’ speciale intestata al Commissario straordinario degli importi autorizzati ai sensi delle vigenti disposizioni. 10. In ogni caso in cui per la selezione del contraente o per la stipulazione del contratto relativamente a lavori, servizi o forniture previsti o in qualunque modo disciplinati dal presente decreto, e’ richiesto di produrre documenti unici di regolarita’ contributiva di cui al decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 30 gennaio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 125 del 1° giugno 2015, ovvero di indicare, dichiarare o autocertificare la regolarita’ contributiva ovvero il possesso dei predetti documenti unici, non si applicano le disposizioni dell’articolo 103, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, relative alla proroga oltre la data del 31 luglio 2020 della validita’ dei documenti unici di regolarita’ contributiva in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020.

10-bis. Al Documento unico di regolarita’ contributiva e’ aggiunto quello relativo alla congruita’ dell’incidenza della manodopera relativa allo specifico intervento, secondo le modalita’ indicate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Sono fatte salve le procedure i cui bandi o avvisi sono pubblicati prima della data di entrata in vigore del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di cui al periodo precedente.

Art. 8 – bis Modifica al decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60

1. All’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60, le parole: «di centrali di committenza di altre regioni» sono sostituite dalle seguenti: «dalla centrale di committenza della regione Calabria».

Pagamenti della PA: il ritardo mette a rischio le imprese

La puntualità dei pagamenti fa sì che le imprese dispongano di un flusso di cassa sano e della liquidità necessaria per le loro operazioni commerciali. Per questo è fondamentale che la Pa saldi i suoi debiti nei termini stabiliti.

I ritardi della pubblica amministrazione

Il ritardo con cui la pubblica amministrazione effettua i pagamenti è un fenomeno diffuso in Europa. È particolarmente marcato in Italia, dove rappresenta una quota considerevole di passività per le società non finanziarie e può avere ripercussioni gravi per l’intera economia, soprattutto nel caso delle piccole e medie imprese. L’abuso di ritardo nei pagamenti infatti espone i fornitori a ingenti rischi di liquidità, compromettendo così non solo la capacità di investimento, ma anche la crescita dell’occupazione e, in ultima analisi, la stessa sopravvivenza dell’impresa creditrice. Tutto ciò si è acuito dopo la crisi finanziaria del 2008, sino a divenire insostenibile durante la successiva crisi del debito sovrano nel 2012, quando migliaia di imprese sono fallite proprio a causa dei ritardi nei pagamenti da parte della Pa.

Gli effetti della direttiva europea del 2011

Per garantire pagamenti certi e uniformare la normativa in Europa, la Commissione europea ha adottato nel 2011 la “direttiva contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali” (2011/7/UE). Le principali novità rispetto al passato introdotte dalla direttiva si possono sintetizzare in tre punti: i) armonizzazione dei termini di pagamento delle amministrazioni pubbliche che devono regolare i propri acquisti di beni e servizi entro 30 giorni (entro 60 giorni in circostanze eccezionali); ii) libertà contrattuale nelle transazioni commerciali tra imprese (con limite massimo previsto di 60 giorni); iii) calcolo di interessi di mora e risarcimento forfettario delle spese di recupero a beneficio delle imprese che esigono un pagamento di un credito.

A quasi dieci anni dalla sua entrata in vigore, vale la pena chiedersi se la norma ha prodotto effetti.

Per rispondere alla domanda ricorriamo ai risultati emersi da un recente studio, in cui abbiamo analizzato l’impatto dell’entrata in vigore della direttiva su indicatori chiave per settore industriale: il tasso di uscita delle imprese dal mercato, il livello occupazionale e il tasso di investimenti. L’analisi si concentra sui rapporti commerciali tra la Pa e le imprese e utilizza dati su 38 settori industriali in 24 stati membri dell’Unione europea, nel periodo 2008-2015. Per identificare l’effetto della direttiva, considerato che influenza (potenzialmente) tutti i settori economici, ci siamo concentrati sul grado di “intensità” delle transazioni commerciali tra i settori industriali e la pubblica amministrazione, misurate in un anno precedente l’approvazione della direttiva. Abbiamo ipotizzato che i settori le cui vendite di beni e servizi verso la Pa rappresentano una componente ragguardevole del loro fatturato sono quelli che potenzialmente traggono maggiore beneficio dall’applicazione della direttiva. Lo studio esamina principalmente se differenze tra i settori in termini di tasso di uscita delle imprese dal mercato, osservate nel periodo precedente e successivo all’attuazione della direttiva, siano conseguenza di quest’ultima.

I risultati suggeriscono che a seguito dell’entrata in vigore della direttiva comunitaria, il tasso di uscita dal mercato è significativamente inferiore per i settori più connessi alla Pa rispetto a quello osservato per i settori che lo sono meno . Per fare un esempio, la riduzione del tasso di uscita dal mercato è pari a 0,7 punti percentuali considerando una variazione nel livello di transazioni corrispondente al passaggio dal settore “commercio all’ingrosso”, le cui vendite verso la Pa rappresentano lo 0,86 per cento del totale, al settore “magazzinaggio e attività di supporto per il trasporto”, le cui transazioni con la Pa equivalgono al 9,5 per cento del totale. L’effetto non è per nulla trascurabile se si considera che in media il tasso di uscita dal mercato è pari all’8 per cento. I risultati suggeriscono poi che l’impatto della direttiva è stato maggiore laddove la Pa era solita effettuare i pagamenti con eccessivo ritardo prima dell’attuazione della direttiva (come ad esempio in Italia, Grecia e Spagna) e nei settori composti prevalentemente da piccole e medie imprese. Infine, lo studio individua un effetto positivo sull’occupazione e sul tasso di investimenti, sebbene quest’ultimo risulti essere debolmente significativo.

L’importanza della puntualità

La puntualità dei pagamenti fa sì che le imprese dispongano di un flusso di cassa sano e della liquidità necessaria per la gestione ordinaria delle operazioni commerciali e per la creazione di valore. Saldare tempestivamente quanto dovuto dovrebbe essere la norma, soprattutto in momenti come quello attuale di riduzione della crescita causata dalle misure restrittive per la gestione della pandemia di Covid-19: l’impiego di politiche fiscali contro-cicliche volte a generare maggiore liquidità può stimolare l’avvio della ripresa economica. In questo senso, l’approvazione del decreto Rilancio, mirato al pagamento di circa 12 miliardi di pagamenti inevasi, rappresenta una prima concreta azione per fornire liquidità alle imprese e quindi contribuire alla loro ripresa. (Lavoce.info)

Le gare telematiche sono divenute procedure “ordinarie”

a cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

Non può più essere invocata la “complessità” della procedura o la mancanza di competenze informatiche,  per richiedere  soccorso istruttorio. Gli operatori economici  devono dotarsi di adeguate professionalità.

Innestata la retromarcia per forniture e servizi.  L’affidamento diretto passa dal limite di 150.000 euro a 75.000 euro.  Obbligo di avviso sull’avvio della procedura nel sito internet  della stazione appaltante per contratti superiori a 75.000 euro.  Stop all’alternatività  tra i criteri di aggiudicazione, prevista nel sottosoglia.

Il primo pronunciamento (Consiglio di Stato, sez. III, 29.07.2020 n. 4811)  è confermativo di orientamenti consolidati, in ordine alle garanzie da fornire agli operatori economici nel caso di malfunzionamento del sistema informatico, tale da impedire il caricamento delle offerte nei termini previsti.  La riapertura dei termini è dovuta sia per malfunzionamenti parziali (che comunque possano aver inciso sulla fruibilità della piattaforma), sia quando non vi è certezza sulle cause tecniche del mancato caricamento nei termini dell’offerta. Prevale infatti la tutela dell’interesse a partecipare all’appalto.  

Ne consegue che appare corretta ladecisione da parte della stazione appaltante di riaprire il termine di presentazione delle offerte.  Sussistono valide ragioni per fare applicazione, pertanto, dell’orientamento interpretativo, di recente ribadito anche da questa sezione, secondo il quale “..non può essere escluso dalla gara un concorrente che abbia curato il caricamento della documentazione di gara sulla piattaforma telematica entro l’orario fissato per tale operazione, ma non è riuscito a finalizzare l’invio a causa di un malfunzionamento del sistema, imputabile al gestore” (Cons. Stato, sez. V, n. 7922/2019 e Cons. Stato, sez. III, n. 86/2020).

Nel medesimo senso si è chiarito, con statuizione di principio pienamente traslabile nel caso di specie, che “se rimane impossibile stabilire con certezza se vi sia stato un errore da parte del trasmittente o, piuttosto, la trasmissione sia stata danneggiata per un vizio del sistema, il pregiudizio ricade sull’ente che ha bandito, organizzato e gestito la gara (cfr., ex plurimis, Cons. St., sez. III, 25 gennaio 2013, n. 481)” (Cons. Stato, sez. III, n. 86/2020).”

La decisone assunta dal Consiglio di stato con sentenza  sez. III, 28.07.2020 n. 4795, confermativa della  sentenza del TAR Piemonte n. 99/2020, verte su errori dell’operatore economico in fase di caricamento dell’offerta.  In nome dei principi di responsabilità e diligenza professionale  –  sentenzia il C. di S.  –  l’errore dovuto d imperizia o ad asserita  “complessità” della procedura informatica non è più scusabile.

L’esclusione di – omissis-    dalla gara  telematica  è dipesa dal fatto che l’impresa ha inserito nel sistema, quale numero seriale di marcatura temporale indicante la sigillatura dell’offerta economica, il codice “125”, mentre poi è emerso che detto codice non corrispondeva al codice alfa-numerico dell’offerta economica caricata sul “server” della stazione appaltante.

La società si è difesa (e lo fa ancora nell’appello) lamentando di essere stata tratta in inganno dalla formulazione equivoca della legge di gara e di aver perciò indicato il numero “125”, quale primo dato che nel certificato di firma è denominato come “seriale”.

Il T.A.R. ha, però, respinto il ricorso, evidenziando preliminarmente come la marcatura temporale sia un procedimento che si attua attraverso la generazione, ad opera di un soggetto terzo, di una firma digitale del documento, cui si associa l’informazione circa la data e l’ora (certe). L’apposizione della marca temporale, perciò, consente di stabilire l’esistenza di un documento informatico a partire da un certo istante, e di garantirne validità e intangibilità nel tempo.

Nella gara per cui è causa, la marcatura temporale consentiva di stabilire che l’offerta economica predisposta dal concorrente sarebbe stata chiusa, sigillata e resa immodificabile alla stessa data in cui anche la documentazione amministrativa e l’offerta tecnica venivano caricate sulla piattaforma della stazione appaltante. Il numero di serie garantiva l’identità di quella data offerta, chiusa e sigillata – ma conservata nel computer del concorrente – con l’offerta che poi il concorrente medesimo avrebbe caricato in un secondo momento sulla piattaforma.

Ma, allora, la difformità tra il numero seriale inserito dalla  – omissis  –  e quello che poi è risultato il codice alfa-numerico di marcatura temporale della sua offerta economica, ha impedito di accertare la prescritta identità tra l’offerta economica “chiusa” e sigillata e l’offerta che poi è stata effettivamente presentata dall’impresa.   Ne discende – conclude il T.A.R. – la legittimità dell’esclusione dalla gara dell’offerta di  – omissis  – , non essendovi alcuna certezza che tale offerta, caricata dall’impresa sulla piattaforma della   –  omissis  – , fosse proprio quella che la ditta aveva chiuso e sigillato alla data indicata dal bando e poi conservato nel suo computer.

Nella sentenza dl Consiglio di Stato si legge poi che “ la procedura oggetto di contenzioso rientrava tra le gare telematiche, le quali – come già ricordato da questa Sezione (3 ottobre 2016, n. 4050) – si caratterizzano rispetto alle tradizionali gare d’appalto per “l’utilizzo di una piattaforma on-line di e-procurement e di strumenti di comunicazione digitali (firma digitale e PEC), che di fatto rendono l’iter più efficiente, veloce e sicuro rispetto a quello tradizionale, basato sull’invio cartaceo della documentazione e delle offerte.
Le fasi di gara seguono una successione temporale che offre garanzia di corretta partecipazione, inviolabilità e segretezza delle offerte: la firma digitale garantisce infatti la certezza del firmatario dell’offerta e la marcatura temporale ne garantisce la data certa di firma e l’univocità della stessa.
Attraverso l’apposizione della firma e marcatura temporale, da effettuare inderogabilmente prima del termine perentorio fissato per la partecipazione, e la trasmissione delle offerte esclusivamente durante la successiva fase di finestra temporale, si garantisce la corretta partecipazione e inviolabilità delle offerte.
I sistemi provvedono, infatti, alla verifica della validità dei certificati e della data e ora di marcatura: l’affidabilità degli algoritmi di firma digitale e marca temporale garantiscono la sicurezza della fase di invio/ricezione delle offerte in busta chiusa.
Nella gara telematica la conservazione dell’offerta è affidata allo stesso concorrente, garantendo che questa non venga, nelle more, modificata proprio attraverso l’imposizione dell’obbligo di firma e marcatura nel termine fissato per la presentazione delle offerte.
Firma e marcatura corrispondono alla “chiusura della busta”.
Il Timing di gara indica all’impresa non solo il termine ultimo perentorio di “chiusura della busta”, ma anche il periodo e relativo termine ultimo di upload (trasferimento dei dati sul server dell’Azienda appaltante).
Alla chiusura del periodo di upload, le offerte in busta chiusa sono disponibili nel sistema; al momento dell’apertura delle offerte il sistema redige in automatico la graduatoria, tenendo conto anche dei punteggi tecnici attribuiti dalla Commissione, graduatoria che viene pubblicata con l’indicazione delle offerte pervenute, del punteggio tecnico ed economico complessivo attribuito e del miglior prezzo.
Inoltre, nessuno degli addetti alla gestione della gara potrà accedere ai documenti dei partecipanti, fino alla data ed all’ora di seduta della gara, specificata in fase di creazione della procedura” (cfr., nello stesso senso, C.d.S., Sez. V, 21 novembre 2017, n. 538; Sez. III, 25 novembre 2016, n. 4990; T.A.R. Emilia Romagna, Bologna, Sez. II, 14 giugno 2017, n. 450).
I passi ora riportati del precedente di questa Sezione danno conto dell’infondatezza dei motivi rivolti a censurare l’esclusione di -Omissis- dalla procedura: motivi dai quali – per ragioni di opportunità – conviene principiare la disamina e che, per le loro connessioni logiche e giuridiche, è utile trattare congiuntamente.

Ed invero, il T.A.R. ha ben evidenziato quale fosse il rischio che la contestata procedura di marcatura temporale (id est: di attribuzione di un protocollo informatico univoco all’offerta economica, al fine di sigillarne e cristallizzarne i contenuti nelle more del suo caricamento o “upload” nel sistema della stazione appaltante) intendeva evitare: quello che un operatore economico predisponesse una pluralità di offerte economiche, firmandole digitalmente ed apponendo, così, una marca temporale a ciascuna di esse, senza, però, inserire nella piattaforma della stazione appaltante – al momento del caricamento in essa della documentazione amministrativa e dell’offerta tecnica – l’esatto numero seriale di alcuna delle offerte predisposte; quindi, dopo averle conservate tutte nel suo computer, procedesse, all’atto di caricare l’offerta economica sulla piattaforma, a scegliere tra di esse l’offerta che a quel momento meglio gli aggradava.
La procedura di presentazione delle offerte prevista dalla legge di gara, dunque, ha una sua ragione giustificativa tutt’altro che peregrina, e ciò vale di per sé a confutare le doglianze con cui si contesta che detta procedura sarebbe farraginosa ed artificiosa e violerebbe i principi di semplificazione e di efficacia, oltre che quelli del legittimo affidamento dei concorrenti e di proporzionalità, nonché quelli di massima concorrenza e partecipazione alle gare.
La circostanza che si tratti di una procedura complessa – alla cui osservanza, peraltro, sono chiamati operatori qualificati (v.infra) – nulla toglie al fatto che con detta procedura la lex specialis persegue il fine – conforme alla legge – della garanzia della presentazione di offerte inviolabili, immodificabili ed univoche (C.d.S., Sez. III, n. 4050/2016, cit.).
È, infatti, evidente che, in difetto dell’esatta indicazione del numero seriale di marcatura temporale, l’offerta economica del concorrente (qui: l’offerta di -Omissis-) risulti affetta da un vizio radicale, non essendo la stessa neppure univocamente identificabile:  con il ché, si supera anche il motivo basato sulla violazione del principio di tassatività delle cause di esclusione, dovendo rinvenirsi la norma di legge che in ipotesi del genere impone l’esclusione del concorrente nell’art. 83, comma 9, del Codice, lì dove prevede l’impossibilità del soccorso istruttorio per sanare le irregolarità essenziali dell’offerta economica (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 27 gennaio 2020 n. 680; Sez. VI, 9 aprile 2019, n. 2344; C.G.A.R.S., Sez. Giur., 5 novembre 2018, n. 701); e nel caso in esame ci si trova certamente dinanzi ad un’irregolarità essenziale dell’offerta economica, poiché essa è tale da non consentire neppure di identificare l’offerta medesima.
La maggiore sicurezza nella conservazione dell’integrità delle offerte, la garanzia dell’impossibilità di modificare le offerte stesse, la tracciabilità di ogni operazione compiuta sono, dunque, i vantaggi propri della gestione telematica delle gare pubbliche (C.d.S., Sez. V, n. 5388/2017; cit.; Sez. III, nn. 4990/2016 e 4050/2016, citt.) che nel caso di specie hanno giustificato l’utilizzo, da parte Di – omissis – , dell’iter procedurale descritto dall’art. 7 del disciplinare telematico, cosicché sono prive di fondamento le censure sollevate da -omissis- avverso tale iter. Non coglie nel segno nemmeno la doglianza per cui sarebbe illegittimo porre a carico del concorrente l’obbligo di conservare l’offerta economica, essendo agevole obiettare, sul punto, che trattasi di una previsione della legge di gara che avrebbe dovuto essere immediatamente impugnata, ove si fosse ritenuto che la stessa rendesse troppo difficoltosa la partecipazione alla gara, ovvero gravasse la ditta concorrente di un obbligo contra jus (cfr., ex plurimis, C.d.S., A.P., 26 aprile 2018, n. 4; Sez. V, 21 febbraio 2020, n. 1329, 25 novembre 2019, n. 8014 e 18 luglio 2019, n. 5057; Sez. III, 1° giugno 2018, n. 3299). (…..)

Pretestuosa – è la tesi che l’errore commesso sarebbe scusabile perché -omissis- non sarebbe un operatore esperto del settore informatico: sul punto vanno, infatti, richiamati i principi di autoresponsabilità e di diligenza professionale connessi alla partecipazione di un operatore economico ad una procedura di affidamento di contratti pubblici (cfr. C.d.S., Sez. V, 12 marzo 2020, n. 1780, 5 giugno 2018, n. 3384, 7 novembre 2016, n. 4645 e 15 febbraio 2016, n. 627: sul principio di autoresponsabilità v. subito infra). (…)
Del pari, è pretestuoso sostenere che la sentenza appellata, lì dove sottolinea i rischi che il sistema di marcatura temporale è rivolto a scongiurare, ipotizzerebbe condotte patologiche e quasi criminose, che non sarebbe giusto porre a carico della concorrente. Si è già visto, infatti, che il T.A.R. delinea, in risposta a una specifica censura di  — omissis  –  , le ragioni per cui il sistema di marcatura approntato dalla stazione appaltante non è un’inutile complicazione procedurale, ma anzi è ragionevole, fornendo esso maggiori garanzie di intangibilità delle offerte.
Ovviamente, trattandosi di vizio dell’offerta economica, per esso – come già detto – l’art. 83, comma 9, del Codice non consentiva l’esperimento del soccorso istruttorio, cosicché anche la doglianza di difetto di istruttoria, per la mancata concessione alla ditta della possibilità di “regolarizzare” il numero seriale in un momento anteriore all’apertura delle buste, è priva di fondamento.
Sul punto va precisato che, secondo la giurisprudenza, il rimedio del soccorso istruttorio è volto sì a dare rilievo ai principi del favor participationis e della semplificazione, all’interno, però, di limiti rigorosamente determinati, come quello discendente dal principio generale dell’autoresponsabilità dei concorrenti, secondo cui ciascuno di essi sopporta le conseguenze degli eventuali errori commessi nella formulazione dell’offerta e nella presentazione della documentazione: “nelle gare pubbliche la radicalità del vizio dell’offerta non consente l’esercizio del soccorso istruttorio che va contemperato con il principio della parità tra i concorrenti, anche alla luce dell’altrettanto generale principio dell’autoresponsabilità dei concorrenti” (C.d.S., Sez. V, nn. 4645/2016 e 627/2016, citt.).
In particolare, nel caso de quo quello in cui è incorsa -Omissis- non è per nulla – contrariamente a quanto la società stessa sostiene – un errore materiale o refuso, riconoscibile ictu oculi e rettificabile a seguito dell’intervento della stazione appaltante.
L’errore materiale, infatti, “consiste in una fortuita divergenza fra il giudizio e la sua espressione letterale, cagionata da mera svista o disattenzione nella redazione dell’offerta che deve emergere ictu oculi”. Insomma, “l’errore materiale non esige alcuna attività correttiva del giudizio, che deve restare invariato, dovendosi semplicemente modificare il testo in una sua parte, per consentire di riallineare in toto l’esposizione del giudizio alla sua manifestazione” (v. C.d.S., Sez. V, n. 627/2016, cit.). Ma quello in cui è incorsa l’appellante è, invece, un errore concettuale.
Infatti, è la stessa -Omissis- ad affermare nell’appello di aver inserito il codice “125” per esprimere il “numero di serie della marcatura temporale”, richiesto dal disciplinare telematico, poiché “125” è il primo dato numerico che nel certificato di firma è denominato come “seriale”. L’errore è, dunque, consistito nell’avere inteso per “numero di serie della marcatura temporale” il primo dato numerico definito “seriale” nel certificato di firma.
A questo riguardo, l’appellante torna ad invocare la scusabilità dell’errore commesso, anche in virtù del fatto che solamente nel giorno stesso di scadenza del termine per il trasferimento sul server della documentazione amministrativa e tecnica e del “codice seriale della marcatura temporale apposta”, la stazione appaltante ha chiarito il significato di tale ultimo concetto. Ma neppure sotto questo profilo la tesi della scusabilità dell’errore convince, poiché i già richiamati principi di autoresponsabilità e di diligenza professionale fanno ritenere che -Omissis- dovesse dotarsi di personale munito di adeguate conoscenze informatiche e, perciò, in grado di comprendere il significato del concetto in questione e di curare gli adempimenti descritti dall’art. 7 del disciplinare telematico.

Le complicazioni del Decreto “Semplificazioni”

a cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

Si chiama DL “Semplificazioni”, ma rischia di creare maggiori complicazioni nell’attività della PA.

Lo afferma l’Osservatorio sulla Semplificazione Amministrativa (OSA) promosso da ASMEL, l’Associazione che raccoglie oltre 3300 Comuni in tutt’Italia). I tempi di realizzazione delle opere ( da 2 anni in su) non dipendono dalla durata delle gare ( 90 giorni ) – su cui interviene il decreto semplificazioni – ma alla durata delle fasi pre e post gara e dalle troppe leggi che appesantiscono l’azione amministrativa. Gli emendamenti al DL n. 76/2020 proposti da ASMEL.

Il gruppo di lavoro dell’Osservatorio, coordinato dall’ing. Donato Carlea, presidente emerito del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ha elaborato un rapporto dettagliato sulle criticità presenti nel Decreto che, invece di semplificare, appesantiscono l’azione amministrativa.

Secondo l’OSA per semplificare occorre tagliare le troppe leggi e non aggiungerne altre, che intervengono per creare sospensioni e nuovi adempimenti validi fino al 31 luglio 2021. Con l’aggravante di dover interpretare il “combinato disposto” di vecchie e nuove norme. Sarebbe bastato scrivere: “fino al 31 luglio 2021 è possibile derogare al Codice Appalti vigente e far riferimento alle direttive europee”.

Formula che ha già dato ottima prova di sé con il Decreto per il Ponte di Genova, portato a termine in tempi record. Peraltro, le norme europee, già oggi sono inderogabili perché di rango superiore a quelle italiane e sono scritte in italiano chiaro e semplice. A differenza del bizantino linguaggio in uso nel nostro Codice, tipica espressione del nostro bigottismo normativo, basato sulla cultura del sospetto.

L’insieme dei rilievi è stato sintetizzato in quella che è stata provocatoriamente battezzata come “TABELLA COMPLICAZIONI”, che prende di mira le modifiche al Codice Appalti. Tutte miranti,  sostiene l’OSA,  a ridurre i tempi di espletamento delle gare.

Che sono piccola cosa rispetto ai tempi necessari per portare a termine gli appalti. La cui durata media – secondo i dati elaborati dall’Agenzia della Coesione della Presidenza del Consiglio – si aggira attorno ai 2 anni e tre mesi per importi sotto i 100mila euro, per salire fino a 15 anni e 8 mesi per le grandi opere.

Le gare, invece, possono tranquillamente espletarsi in 90 giorni, secondo ASMEL, che cita la durata media delle 5.000 gare espletate dalla propria Centrale di committenza. Provare a ridurre ulteriormente i tempi di gara non solo è irrilevante rispetto alla durata dell’appalto, ma rischia di produrre l’effetto opposto per i dubbi e le incertezze ingerente da nuove norme che vanno a complicare ancor più un Codice, ormai definito come “manuale di enigmistica giuridica, a risposte multiple”.

“Semplificare vuol dire rendere il più semplice possibile – sostiene il Presidente Carlea – coniugando così le esigenze di trasparenza e di efficienza dell’azione amministrativa. Occorre eliminare le troppe e complicate norme che vanificano i migliori intendimenti, mettendo nell’angolo le eccellenze che ci sono e operano con impegno, anzi rischiando di allontanare dalla pubblica amministrazione le migliori energie e i migliori talenti”.

RACCOLTA PROPOSTE DI EMENDAMENTI

Ddl AS 1883-  Conversione in legge del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76 recante misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale

All’articolo 1, comma 1, del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, le parole “si applicano le procedure di affidamento di cui ai commi 2, 3 e 4”, sono sostituite le parole “si possono applicare le procedure di affidamento di cui ai commi 2, 3 e 4”.

Relazione

La norma, così come scritta, suscita problemi interpretativi. Infatti, sul piano oggettivo essa è certamente una deroga alle previsioni del d.lgs. 50/2016 e, come tale, non può certo essere vincolante, dal momento che la deroga non abolisce la norma derogata. Tuttavia, il verbo applicare utilizzato all’indicativo presente impersonale, nel lessico giuridico assume valore imperativo. La formulazione attuale, quindi, potrebbe essere intesa nel senso che le PA sono obbligate a derogare alle previsioni del codice dei contratti. Si tratterebbe di una conclusione, però erronea. Sono evidenti, allora, i rischi di contenzioso e quelli derivanti dall’allungamento dei tempi di istruttoria di istruttoria, del tutto contrastanti con le finalità di semplificazione perseguite dal decreto. Sicché è opportuno chiarire che si tratta di opportunità e non di obbligo.


All’articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, dopo le parole “per lavori” le parole “, servizi e forniture” sono abrogate. È altresì abrogata la parola “comunque,”.

Relazione

La formulazione attuale del testo afferma che l’affidamento diretto: a) sia possibile per lavori servizi e forniture di importo inferiore a 150.000 euro; b) sia, però, anche possibile per servizi e forniture nei limiti delle soglie dell’articolo 35, e cioè fino alle soglie comunitarie, che:

1. per servizi e forniture delle amministrazioni non statali sono superiori a 150.000 euro (214.000);

2. per servizi e forniture delle amministrazioni statali sono inferiori a 150.000 euro (139.000). Occorre un coordinamento delle previsioni normative, allo scopo di evitare equivoci. Con questa modifica si superano i problemi interpretativi.


All’articolo 1, comma 2, lettera b), del decreto legge 16 luglio 2020 dopo le parole «ove esistenti» sono soppresse le parole «nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, che tenga conto anche di una diversa dislocazione territoriale delle imprese invitate,».

Relazione

La procedura negoziata disciplinata alla all’art. 1, comma 2 lett.b), conferma le soglie già in vigore per le procedure negoziate, ma inserisce, in maniera inopportuna, quale criterio da seguire oltre che la rotazione degli inviti anche la previsione di una “diversa dislocazione territoriale delle imprese invitate”. Tale obbligo rischia di compromettere l’efficienza dell’affidamento e l’effettiva contendibilità dell’appalto che è presupposto di un’efficace concorrenza. Per alcune tipologie di servizi (es. Refezione scolastica, trasporto scolastico ecc.) l’ambito territoriale di operatività delle imprese è determinante per la concorrenzialità delle offerte, viceversa si rispetterebbe soltanto formalmente l’apertura al libero mercato e non da un punto di vista sostanziale.uro (139.000). Occorre un coordinamento delle previsioni normative, allo scopo di evitare equivoci. Con questa modifica si superano i problemi interpretativi.


All’articolo 2 comma 1, del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, sostituire le parole “si applicano le procedure di affidamento e la disciplina dell’esecuzione del contratto di cui al presente articolo qualora la determina a contrarre o altro atto di avvio del procedimento equivalente sia adottato entro il 31 luglio 2021” con le parole “si applicano direttamente le disposizioni contenute nelle Direttive 2014/23/Ue, 2014/24/UE, 2014/25/UE qualora la determina a contrarre o altro atto di avvio del procedimento equivalente sia adottato entro il 31 luglio 2021. Per ogni procedura di appalto è nominato un responsabile unico del procedimento che, con propria determinazione adeguatamente motivata, valida ed approva ciascuna fase progettuale o di esecuzione del contratto, anche in corso d’opera.”.

Relazione

La norma, così come scritta, suscita problemi interpretativi e produce una burocratizzazione delle procedure che non risponde ai principi di efficienza e celerità propri delle Direttive europee. La soluzione proposta, integrata esclusivamente con le disposizioni di cui all’art.3 del decreto legge 16 luglio 2020, n.76, produce con effetto immediato l’adozione nell’ordinamento nazionale delle prescrizioni europee valide per la disciplina degli appalti sopra soglia UE.


All’articolo 2 i commi 2, 3, 4, 5, 6, del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, sono soppressi.

Relazione

La norma, così come scritta, suscita problemi interpretativi e produce una burocratizzazione delle procedure che non risponde ai principi di efficienza e celerità propri delle Direttive europee. La soluzione proposta, integrata esclusivamente con le disposizioni di cui all’art.3 del decreto legge 16 luglio 2020, n.76, produce con effetto immediato l’adozione nell’ordinamento nazionale delle prescrizioni europee valide per la disciplina degli appalti sopra soglia UE.


All’articolo 4 del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76, al comma 1, inserire la seguente lettera c): Dopo l’ultimo periodo inserire il seguente: “Il contratto può essere sempre sottoscritto, anche nella forma pubblica amministrativa, da remoto, mediante scambio di firma digitale sul documento contrattuale. Nel caso della forma dell’atto pubblico, l’ufficiale rogante riconosce l’identità dei sottoscriventi tramite esibizione del documento di identità a video e verifica della validità dell’efficacia della firma digitale.”.

Relazione

Occorre consentire, finalmente, la sottoscrizione dei contratti, anche nella forma dell’atto pubblico, da remoto, come ormai consente la tecnologia, evitando inutili e costosi spostamenti da parte dei rappresentanti degli operatori economici.


L’articolo 6 del decreto legge 16 luglio 2020, n.76 è sostituito dal seguente “Fino al 31 luglio 2021 l’attività di verifica e validazione di cui all’art.26 del Decreto Legislativo 19 aprile 2016, n.50 e s.m. e i. è autocertificata dal progettista o dai progettisti firmatari della progettazione esecutiva”.

Relazione

Il Collegio Tecnico Consultivo comporta l’ennesimo aumento della burocrazia. È più giusto chiedere al progettista o al gruppo dei progettisti di assumersi tutte le responsabilità di quello che hanno progettato; ciascuno per quanto di propria competenza. In questa fase emergenziale è necessario escludere la verifica e la validazione in capo al RUP, per poi procedere ad una disciplina a regime che risponda alla medesima logica. La validazione deve essere in capo al progettista che se ne assume tutte le responsabilità.


All’articolo 8, comma 5, lettera a) del decreto legge 16 luglio 2020 il punto 2 è soppresso.

Relazione

Il comma 5 dell’art.8 del DL Semplificazioni, nel definire i criteri di qualificazione di cui all’art.38 del D.Lgs. n.50/2016 dispone che al comma 2, primo periodo, le parole «sentite l’ANAC e la Conferenza Unificata» siano sostituite dalle seguenti: «di intesa con la Conferenza unificata e sentita l’ANAC». Tenuto conto del difetto di legittimazione della conferenza unificata in cui non sono adeguatamente rappresentati tutti i soggetti rappresentativi dei Comuni appare inopportuno accrescere il valore di tale consultazione prevedendo una “intesa” propedeutica all’emanazione del provvedimento.


L’articolo 23 del decreto legge 16 luglio 2020, n. 76 è abrogato.

Relazione

La nuova formulazione del reato non farebbe altro che aumentare il potere di pressione politica e lobbistica sull’apparato amministrativo.

FARMACI. AIFA: “Nelle regioni in piano di rientro spesa e prezzi più alti”

Uno degli obiettivi dell’AIFA è quello di garantire che l’assistenza farmaceutica sia uniforme e ottimale su tutto il territorio nazionale; il farmaco rappresenta uno strumento di tutela della salute e, come tale, la sua erogazione deve essere garantita in modo equo.

A partire dal 2001, un’attenzione maggiore è stata posta al controllo della spesa farmaceutica che tuttavia non va disgiunta da un’accorta valutazione della qualità dell’assistenza misurata in termini di appropriatezza prescrittiva.

La modifica del Titolo V, inoltre, introducendo una maggiore autonomia delle Regioni, non accompagnata da un potenziamento delle istituzioni centrali, potrebbe aver contribuito all’instaurarsi di differenze territoriali marcate, determinando così maggiori criticità economiche e assistenziali proprio nelle Regioni più indebitate. In questo quadro già complesso, le Regioni che nel corso del tempo hanno incontrato maggiori difficoltà sono quelle che hanno dovuto fronteggiare tutte le complessità e i vincoli legati ai Piani di Rientro.

Soprattutto le Regioni del centro‐sud, maggiormente gravate dai disavanzi sanitari, una volta entrate in Piano di Rientro, hanno dovuto perseguire il duplice obiettivo di garantire un’assistenza sanitaria adeguata e di riqualificare rapidamente le spese di gestione.

Questo primo Rapporto sulle politiche di assistenza farmaceutica delle Regioni in Piano di Rientro nasce dall’idea di analizzare le misure poste in essere, anche al fine di tracciare i drivers adottati per il risanamento ed evidenziare i determinanti della spesa e le possibili strategie in grado di fornire i migliori risultati. Il Rapporto include specifiche analisi di consumo e spesa, che hanno permesso di confrontare direttamente le Regioni in Piano di Rientro e non, e di evidenziare le possibili differenze che nel corso degli anni si sono instaurate.

Partendo da queste premesse, l’utilizzo di alcuni indicatori specifici, combinato con la valutazione del possibile effetto della componente demografica, ha permesso di andare oltre il semplice controllo della spesa e del consumo e ha consentito un’analisi dei risultati più vicina agli esiti clinici attesi.

Il Rapporto fornisce un quadro nazionale che permette di analizzare e comprendere meglio le molte differenze regionali. Uno sforzo fatto è stato quello di proporre alle Regioni il superamento dell’impegno formale della compilazione dei documenti o della semplice emanazione di delibere e di facilitare l’adozione di strumenti più oggettivi di valutazione, che possano tangibilmente quantificare gli eventuali effetti delle decisioni prese.

Questo Rapporto si inserisce pertanto tra le attività condotte dall’AIFA per supportare le Regioni nell’ambito della governance della spesa e dell’assistenza farmaceutica. L’Agenzia intende sempre più agevolare lo scambio di informazioni tra le Regioni (ad esempio, sulle buone pratiche) e fornire strumenti utili (quali il benchmarking) anche per favorire la diffusione di interventi maggiormente evidence‐based in grado di promuovere l’accesso equo ai farmaci rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale.

Il Rapporto nasce con l’intento di descrivere e valutare le azioni previste e attuate dalle Regioni in Piano di Rientro, per poter individuare quali interventi si siano dimostrati maggior‐ mente efficaci nel riqualificare la spesa farmaceutica e favorire l’uso appropriato dei farmaci. Se da un lato la sostenibilità economica, in un sistema universalistico come quello italiano, richiede che l’allocazione delle risorse sia la più equa ed efficiente possibile, dall’altro il farmaco rappresenta un vero e proprio strumento di tutela della salute e come tale la sua disponibilità deve essere garantita, rientrando a pieno titolo nei Livelli Essenziali di Assistenza (DPMC del 12 gennaio 2017).

Per assicurare che ci sia uniformità in tutto il Paese, sono stati adottati dei sistemi di valutazione, basati su specifici adempimenti, per i quali il Tavolo di verifica e il Comitato LEA esaminano l’andamento regionale di servizi e spesa. Proprio il tema del finanziamento della spesa sanitaria, l’accesso a una quota premiale e l’eccessivo disavanzo in alcune Regioni hanno determinato la nascita dei Piani di Rientro (PdR), la cui origine è infatti legata a una legislazione di emergenza, che ne ha previsto l’introduzione tramite leggi finanziarie, prima nel tentativo di disciplinare il patto di stabilità interna nell’ottica della realizzazione del federalismo fiscale (L. 448/1998) e successivamente nell’ufficializzazione vera e propria, quali strumenti di riequilibrio sanitario ed economico (L. 311/2004 – Finanziaria 2005).

L’attuazione del Piano di Rientro dal disavanzo prevede una fase di pianificazione tramite i Programmi Operativi (PO), in cui vengono individuate le scelte da operare per assicurare una maggiore sostenibilità economica, scandire la cronologia degli interventi previsti, pur garantendo al contempo l’assistenza sanitaria. La concretizzazione vera e propria, tuttavia, procede con l’attuazione dei decreti regionali, con l’elaborazione di report periodici e attraverso la verifica trimestrale e annuale, effettuata in seduta congiunta dal Tavolo adempimenti con il Comitato LEA.

Dal 2007 sono sette le Regioni che hanno sottoscritto i PdR: Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Molise, Sicilia e Sardegna. Nel 2009 Liguria e Sardegna hanno concluso il PdR, mentre lo hanno iniziato Calabria, Puglia e Piemonte. Quest’ultimo, a sua volta, è riuscito a risanare il proprio bilancio nel 2017 e oggi sono sette le Regioni interessate, di cui quattro commissariate (Calabria, Campania, Lazio, Puglia).

Nel presente Rapporto sono stati dunque analizzati i Programmi Operativi 2016 – 2018, per evidenziare le principali aree di intervento, i singoli obiettivi e le azioni pianificate e attuate. L’analisi, sia dei Programmi Operativi che degli stati di attuazione, ha previsto una categorizzazione degli obiettivi e delle azioni in base al tipo di intervento e all’area di impatto, nel tentativo di semplificare uno scenario complesso. Sono state individuate, infatti, due macroaree: appropriatezza prescrittiva e razionalizzazione della spesa, entrambe in grado di incidere sul rientro dal disavanzo. Per ciascuna di queste aree sono state individuate a loro volta specifiche sottocategorie, necessarie per identificare maggiormente il potenziale effetto degli atti normativi a supporto. L’appropriatezza è stata dunque distinta in cinque sottogruppi (Biosimilari e Generici, Piani Terapeutici/Note AIFA/ Registri, Prontuari Terapeutici Regionali, Formazione, Percorsi Diagnostico‐Terapeutici Assistenziali), mentre la razionalizzazione in sei (Controllo su consumi e spesa, Soglie prescrittive e budget, Canale distributivo, Organizzazione e logistica, Gare d’appalto, Gestione dei payback e delle rimborsabilità condizionate). Un ulteriore approfondimento ha previsto invece analisi relative ai dati di consumo e spesa, focalizzate sul confronto tra le Regioni in PdR e le Regioni non in PdR, utilizzando alcuni degli indicatori maggiormente adoperati per la valutazione dell’assistenza farmaceutica.

Nel complesso, quanto evidenziato dall’analisi dei Programmi Operativi ha mostrato come le Regioni si siano maggiormente concentrate sul tema della razionalizzazione della spesa e in modo particolare sul potenziamento del monitoraggio prescrittivo e sulla promozione delle procedure di acquisti centralizzati attraverso la definizione di fabbisogni regionali. Altrettanto importante è stata considerata la gestione del canale distributivo da utilizzare per garantire l’accesso al farmaco, nell’ottica della continuità ospedale‐territorio, mentre risultano marginali gli altri obiettivi. La successiva disamina degli stati attuativi dei Programmi Operativi ha evidenziato l’effettiva differenza tra gli interventi programmati e i risultati realmente ottenuti, mostrando come la maggior parte dei Decreti regionali abbia riguardato il potenziamento del canale di Distribuzione Diretta (DD) e per Conto (DPC), l’utilizzo di piattaforme informatiche, l’attuazione di percorsi diagnostico‐terapeutici specifici e l’assegnazione di soglie e budget ai medici, spesso correlate a un sistema premiante. Il capitolo relativo alle analisi sui consumi e la spesa, invece, ha permesso di avviare una valutazione più quantitativa dell’efficacia delle azioni. Utilizzando gli appositi flussi informativi sono stati infatti effettuati dei confronti tra Regioni in PdR e Regioni non in PdR (Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria, Veneto, Friuli Ve‐ nezia Giulia, P.A. Trento e Bolzano, Valle d’Aosta e Sardegna), relativamente a spesa pro capite, prezzo medio per confezione e consumo espresso in DDD, sia per i medicinali acquistati di‐ rettamente dalle strutture sanitarie che per quelli relativi alla farmaceutica convenzionata.

I risultati relativi agli acquisti diretti dei farmaci da parte delle strutture sanitarie pubbliche evidenziano una spesa pro capite maggiore per le Regioni interessate dai PO, un consumo più basso e un prezzo medio superiore rispetto a quanto riportato dalle Regioni non in PdR. Il trend delle curve della spesa e dei consumi, per le due categorie regionali, sembrerebbe indicare una sostanziale sovrapponibilità, evidenziando un’omogeneità territoriale del fabbisogno farmaceutico, che rende inevitabile l’effettivo acquisto dei prodotti. I diversi andamenti osservati per i due gruppi confrontati (Regioni PdR vs Regioni non in PdR) è con ogni probabilità attribuibile all’effettivo espletamento delle gare di acquisto e all’utilizzo del canale distributivo più vantaggioso. A questa interpretazione dei dati per i medicinali acquistati di‐ rettamente dalle strutture sanitarie pubbliche si accompagna un andamento più complesso per il canale della farmaceutica convenzionata; in questo caso si registrano spesa, consumi e prezzo superiori per le Regioni in PdR, presumibilmente riconducibili a un diverso atteggiamento dei medici prescrittori e a una maggiore necessità sanitaria. Nel tentativo di approfondire le possibili cause implicate in queste differenze, sono state effettuate ulteriori analisi su tre categorie di farmaci tipici delle patologie croniche: statine, antipertensivi e antidepressivi. Nello specifico, sono state indagate aderenza e persistenza nella popolazione, nonché incidenza e prevalenza d’uso degli utilizzatori totali e in quelli con una sola prescrizione. I risultati indicano che, a fronte di valori di aderenza e persistenza pressoché identici tra i due gruppi di Regioni, corrisponde una prevalenza d’uso simile, per antipertensivi e statine. Un andamento diverso registrano invece gli antidepressivi, che possono essere abbandonati ai primi miglioramenti sintomatologici e dunque sembrano avere un trend di utilizzo generalmente meno costante. Proprio nelle Regioni soggette ai PdR si riscontra una maggiore percentuale di utilizzatori con una sola prescrizione di antidepressivi. La stratificazione per età del tasso di incidenza per i nuovi utilizzatori, invece, sembra indicare un’insorgenza anticipata di tutte e tre le patologie croniche considerate nelle Regioni in PdR, che potrebbe spiegare il diverso andamento osservato per spesa e consumi. Più dubbia risulta invece l’interpretazione del prezzo medio per confezione, risultato più alto per le Regioni con PO. Ciò potrebbe essere legato all’atteggiamento prescrittivo dei medici che ricorrono a confezioni/molecole più costose.

Per la stesura del Rapporto è stato analizzato materiale informativo vasto, complesso e non strutturato. Le difficoltà principali nella conduzione degli approfondimenti hanno riguardato la sistematizzazione delle informazioni raccolte, dettate dalla varietà e disomogeneità dei contenuti presentati nei Programmi Operativi. Un unico modello utilizzato da tutte le Regioni, sia nella fase di programmazione che in quella di attuazione, potrebbe essere utile per ottenere un quadro più chiaro e puntuale delle azioni poste in essere in ambito farmaceutico e consentire un monitoraggio efficace e rapido delle azioni programmate. Inoltre, la necessaria rendicontazione dell’andamento della spesa e del bilancio dei Servizi Sanitari Regionali (SSR) è raramente accompagnata da una programmazione economica dettagliata, che permetta di capire come le Regioni stimino le previsioni dell’impatto economico degli interventi relativi all’assistenza farmaceutica che saranno messi in atto. Ancora, di frequente le attuazioni dei Programmi Operativi sono valutate dalle Regioni in termini di decreti adottati; tuttavia tali decreti non contengono elementi chiari su come si intende ottemperare agli impegni previsti. In sintesi, l’attenzione deve rimanere alta sull’andamento generale dei consumi e sulla capacità regionale di attuare una corretta assistenza farmaceutica del paziente, sia in caso di patologie complesse e farmaci ad alto costo, sia nel contesto della cronicità. Gli indicatori attualmente utilizzati vanno potenziati per cogliere pienamente la complessità dei fenomeni legati all’assistenza farmaceutica; soprattutto è importante utilizzarne anche altri, non esclusivamente focalizzati sulla spesa, ma improntati a una maggiore misurazione dell’appropriatezza così da garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, sia in termini clinici che in termini economici. L’esistenza di un sistema che possa garantire cure sicure, efficaci, tempestive e conformi ai bisogni sanitari espressi dalla popolazione, rispettando tuttavia la sostenibilità economico‐finanziaria, richiede necessariamente la presenza di una valutazione della performance perché, come affermava Lowenstein analizzando il sistema americano, «solo ciò che si misura può essere amministrato».

La Ministra De Micheli: “Il modello Genova non è replicabile, no all’abolizione del Codice degli Appalti”

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli chiude la porta a una riforma delle regole delle opere pubbliche che preveda l’abolizione del Codice degli Appalti e l’estensione del cosiddetto “Modello Genova” per la realizzazione delle infrastrutture. “Genova è stata una grandissima operazione e di soddisfazione per quella città e per tutto il Paese – ha detto, partecipando a un dibattito online organizzato dalla Fillea-Cgil – mi auguro che non sia replicabile perché è nato da una tragedia”.

Quanto al Codice degli Appalti la ministra ha sottolineato che contiene “già strumenti per fare gare veloci”. Per De Micheli, “dobbiamo arrivare prima che accada una cosa come Genova, dobbiamo provare a mettere un freno a queste infrastrutture vecchie e dove la manutenzione non è stata fatta per tanto tempo”.

“Le opere bloccate? Molte senza progetti o finanziamenti”

Dunque, dal ministro arriva un deciso no a una revisione drastica delle procedure per le infrastrutture. Anche perché non esistono, ha spiegato la ministra, grandi opere bloccate per motivi direttamente imputabili alla Pubblica Amministrazione in senso esteso: “prima dell’emergenza Covid  abbiamo fatto la mappatura delle opere che non erano partite, e abbiamo trovato opere bloccate per motivi politici locali o nazionali; opere bloccate perché da 5 anni le stazioni appaltanti non sono in grado di fare i progetti; per stratificazione di giudizi e sentenze; e infine tante opere che non sono finanziate, sono solo parzialmente finanziate, o addirittura sono state definanziate”.

Prorogato lo stato d’emergenza

Sicuramente, a sentire De Micheli, sono però in vista diverse misure per accelerare i tempi. Del pacchetto non farà parte (oltre allo stop al Codice degli Appalti) l’abolizione del Cipe, che pure verrà riformato, idea espressa personalmente dal premier Giuseppe Conte. E neanche la generalizzazione del ruolo dei commissari straordinari: ”lo abbiamo pensato come strumento del governo per realizzare opere che hanno progetti e contenzioni che si sono stratificati. Il resto si può andare per gare e ordinaria amministrazione”, ha detto la ministra. Si punta invece alla possibilità di ”prorogare lo stato di emergenza fine alla fine dell’anno’’, per semplificare e velocizzare le procedure in base a quanto già consentito dal codice degli appalti. Una proposta approvata anche dal presidente dell’Anac, Francesco Merloni.

L’Anac chiede la riduzione delle stazioni appaltanti

Sempre Merloni chiede invece la digitalizzazione e la riduzione del numero delle stazioni appaltanti, che permetterebbe di gestire le gare e fare le verifiche degli operatori economici in tempi veloci, e controlli successivi a campione per garantire legalità e trasparenza. “Questo sarebbe un presidio vero contro i rischi di irregolarità e infiltrazioni – ha spiegato il numero uno dell’Autorità anticorruzione – l’investimento per 100 stazioni appaltanti non costerebbe più di 600 milioni di euro. Sarebbe una riforma strutturale che va al sodo del problema di evitare il collo di bottiglia della pubblica amministrazione”.

La posizione di sindacati e imprese

Critico sul modello Genova anche Gabriele Buia, presidente dei costruttori dell’Ance. “Non è replicabile – ha detto – lo abbiamo contestato e non ci va bene, perché non si può derogare al codice degli appalti e il commissario serve solo per sbloccare la gara. Noi vogliamo fare le gare e vogliamo la competitività tra le imprese”. Per Buia, potrebbe essere accettato e utilizzato solo nel cratere terremoto nel Centro Italia, dove ci sono ancora macerie.  Della stessa opinione è Alessandro Genovesi, leader del sindacato degli edili della Cgil. ”Siamo tutti orgogliosi del ponte di Genova, ma non è replicabile perché un conto fare è fare un ponte precostruito e di cui non si sono pagati i costi di progettazione. Questo non accade tutti i giorni”. Per il sindacalista, chi parla di contratto europeo e modello Genova “non sa cosa dice, va bene semplificare, ma il Codice italiano è applicabile per efficienza e legalità, e già sta dando risultati. Discutiamo se i commissari servono, ma no allo sceriffo che fa tutto, e no alla guerra santa che non farà aprire un cantiere in più’’.   (fonte: La Stampa)

Generici e biosimilari: presentato alle istituzioni il “manifesto per la ripartenza”.

Assogenerici.  Ripartire dall’esperienza covid per ripensare l’intero comparto, superare le criticità di settore e definire nuove soluzioni. Il manifesto dell’associazione in 10 punti

L’emergenza nazionale da Sars Cov-2 ha messo in luce l’importanza di avere modelli sanitari in grado di adattarsi velocemente alle crisi e di offrire soluzioni rapide capaci di rispondere prontamente e in modo efficace a crescenti bisogni di cura. Per fronteggiare al meglio lo scenario, nei mesi scorsi è stato necessario ripensare velocemente alla riorganizzazione dei servizi assistenziali, così come al ruolo dei principali attori coinvolti in prima linea nella fornitura di prodotti necessari ad assicurare la tutela della salute dei cittadini. Un ruolo chiave è stato svolto dalle aziende farmaceutiche, che sono state in grado di garantire l’erogazione costante e continuativa di un servizio essenziale per l’intera collettività, attraverso la prosecuzione, o l’implementazione, delle proprie attività di produzione e distribuzione dei farmaci su tutto il territorio nazionale. Un risultato importante frutto di un’attività corale, portata avanti in sinergia con l’Agenzia Italiana del Farmaco, grazie alla quale è stato possibile risolvere questioni di primaria importanza come l’adozione, mediante nuove procedure, di provvedimenti in grado di garantire la disponibilità, in tempi rapidi, di farmaci sicuri ed efficaci per la terapia dei pazienti Covid-19.

La centralità del comparto dei farmaci off patent: l’impegno delle aziende durante l’emergenza

Sin dall’inizio dell’emergenza nazionale, tutte le aziende associate, produttrici di farmaci equivalenti, biosimilari e value added, sono scese in campo per garantire il giusto approvvigionamento di farmaci essenziali. Basti pensare che circa il 70% dei prodotti utilizzati per gestire i pazienti ricoverati nelle terapie intensive è stato generico. Numeri rilevanti, derivanti da uno sforzo di settore che, per far fronte ad una crescita esponenziale della domanda, ha attivato anche il proprio network produttivo internazionale, incrementando le produzioni, trasformando le linee produttive ed effettuando importazioni da altri Paesi europei in tempi molto rapidi. Il necessario ripensamento del settore a livello globale: l’iniziativa europea contro la carenza di farmaci Il Coronavirus non ha solo evidenziato la necessità di ripensare la struttura di distribuzione del farmaco nel mercato interno, ma ha dato il via a una riflessione sul concetto di globalizzazione della produzione farmaceutica, ed ai rischi legati alla mancanza o alla difficile reperibilità di prodotti in caso di crisi. A questo riguardo, la Commissione Europea ha pubblicato un Temporary Framework per fornire una copertura Antitrust alle aziende che vorranno partecipare ad un progetto, nato da un’iniziativa di Medicines for Europe, che punta alla modellizzazione dei fabbisogni a livello europeo e a una reale collaborazione tra i vari Paesi, attraverso una serie di attività, come la fornitura incrociata delle materie prime, l’individuazione congiunta dei siti per la produzione di determinati prodotti o la redistribuzione concordata dell’eccesso di offerta.

Ora è necessario fare tesoro dell’esperienza vissuta in questi mesi ed è importante cogliere l’occasione per immaginare un nuovo modello di Sanità, imparando dagli errori e tenendo conto delle esperienze positive fatte durante il periodo emergenziale, al fine di ripartire adottando nuove strategie pubbliche in grado di garantire sostenibilità a tutto il comparto.

Per questo motivo Assogenerici ha deciso di predisporre un Manifesto per la ripartenza attraverso il quale vuole condividere, in 10 punti, le priorità del settore, le criticità che è importante superare, offrendo al contempo possibili soluzioni in grado di migliorare non solo il settore di riferimento, ma l’intero SSN.

GOVERNANCE NAZIONALE.  LE PROPOSTE DI ASSOGENERICI PER LA RIPARTENZA DEL SETTORE

Riforma complessiva della governance del farmaco, a partire dalla revisione dei tetti di spesa, delle forme di distribuzione di diverse categorie di farmaci fuori brevetto e dai meccanismi di prezzo e rimborso, soprattutto per i prodotti di vecchia generazione, alcuni dei quali sono stati fondamentali per fronteggiare l’emergenza sanitaria. In un’ottica di rilancio dell’intero comparto, appare necessario reinvestire nella farmaceutica i risparmi derivanti dall’utilizzo di equivalenti e biosimilari, anche attraverso meccanismi di gain sharing (oggi è possibile tracciare questi risparmi grazie agli strumenti di monitoraggio del Ministero della Salute, Regioni e AIFA, ma a ciò non corrisponde sempre un reinvestimento nel capitolo del farmaco). È importante altresì evidenziare che un’eventuale revisione del prontuario, orientata unicamente a logiche di risparmio, non dovrebbe essere focalizzata sui farmaci fuori brevetto, grazie ai quali, invece, il meccanismo concorrenziale produce continuativamente i suoi effetti, attraverso gli strumenti di governo della spesa convenzionata e per acquisti diretti (liste di trasparenza e procedure di gara). È urgente invece una revisione del prontuario della continuità assistenziale ospedale-territorio (PHT) che dovrebbe prevedere il trasferimento di talune categorie di farmaci off patent, per i quali siano cessate le esigenze di controllo ricorrente da parte della struttura pubblica, dalla distribuzione diretta / DPC alla convenzionata. Potenziamento della medicina territoriale e degli strumenti offerti dalla rete di farmacie, grazie alle quali è stato possibile, soprattutto durante i periodi più complessi della pandemia, fronteggiare i crescenti bisogni di cura e offrire, in maniera efficace, servizi essenziali legati alla medicina specialistica e ambulatoriale (come la telemedicina e il telemonitoraggio). In quest’ottica, si ritiene necessario definire nuovi modelli di presa in carico dei pazienti, attraverso i quali sia possibile garantire un servizio di assistenza della grande cronicità a bassa complessità direttamente sul territorio. Parallelamente, si ritiene importante una riflessione legata allo sviluppo delle attività in remoto connesse sia alla diagnosi della patologia che alla prescrizione e dispensazione della terapia farmacologica. Avvio di una nuova politica industriale capace di garantire sostenibilità del comparto farmaceutico nel lungo periodo, con l’obiettivo di riportare l’Europa alla sua posizione di leader mondiale nella produzione di farmaci ed API, con un chiaro impatto positivo anche per l’Italia, ad oggi tra i primi produttori in Europa. Una politica industriale efficace per il settore dovrebbe, infatti, svilupparsi su tre diverse direttrici, ossia: salvaguardare e incrementare la produzione europea al fine di scongiurare carenze di approvvigionamento in caso di possibili future crisi; assicurare un sistema regolatorio reattivo ed efficiente; pianificare un modello di prezzi e rimborso così come meccanismi di gara più sostenibili nel tempo. La formula vincente è fare sistema e condividere le problematiche per permettere di anticipare le soluzioni tra tutte le parti, al fine di prevedere un percorso comune di regole chiare, certe e semplificate.

Sviluppo del settore dei farmaci a brevetto scaduto, con un ampliamento a favore dei farmaci off patent, che hanno dimostrato la loro centralità soprattutto nel periodo più critico di emergenza sanitaria nazionale. Allo stesso modo, è importante evidenziare il carattere di innovatività della Value Added Medicine, ossia un aspetto della medicina di precisione in grado di rispondere a bisogni insoddisfatti di salute attraverso una grande varietà di prodotti off patent modificati o combinati. La valorizzazione di tali strumenti permetterebbe non solo una serie di miglioramenti continui e graduali (come una migliorata qualità della vita o una maggiore sicurezza delle risorse professionali sanitarie), ma comporterebbe soprattutto un supporto al SSN attraverso un cambio di paradigma nella gestione delle malattie, a beneficio di pazienti, operatori e sistemi sanitari. Semplificazione dei processi burocratici con la PA, passando da un’attività di cooperazione emergenziale ad una nuova fase di programmazione dei bisogni. L’auspicio è, infatti, quello che si possa far tesoro dell’importante attività istituzionale portata avanti sinergicamente durante la pandemia, puntando alla dematerializzazione dei processi e ad una maggiore flessibilità regolatoria, anche in vista di possibili futuri picchi di emergenze sanitarie. Il principio di certezza dei tempi e la velocità di esecuzione dei procedimenti autorizzativi, dovrebbero essere parte integrante di un ambiente regolatorio favorevole alla nuova politica industriale. Ripensamento delle politiche di acquisto pubblico per i farmaci fuori brevetto, passando dal principio di prezzo minimo al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e definendo, per ogni lotto, una quantità minima e una massima, al fine di non compromettere la sostenibilità della spesa ospedaliera e la fuoriuscita dal mercato di molte imprese, soprattutto PMI. In particolare, si ritiene importante introdurre adeguati correttivi nel sistema delle gare ospedaliere, al fine di evitare l’implementazione di un tipo di sistema (che ha trovato terreno fertile durante la pandemia), orientato a sfruttare l’effetto risparmio derivante dai generici e biosimilari e a ridurre la concorrenza a pochi player. Alla luce dell’esperienza fatta, è evidente quanto sia necessario sfruttare l’occasione per ripensare tali meccanismi ed evitare la definizione di un mercato dominato da pochi soggetti monopolisti. Snellimento delle procedure di gara, attraverso il sostegno alle gare multi-aggiudicatarie, come strumento di maggiore sostenibilità dell’offerta di farmaci, la riduzione alle sole informazioni essenziali per la partecipazione e la completa digitalizzazione delle procedure, al fine di ridurre i costi e velocizzare le comunicazioni, a garanzia di risposte più efficienti in caso di nuova emergenza. Per raggiungere tale finalità, si ritiene importante attuare accordi per obiettivi, in modo tale da incentivare dinamiche di mercato più sostenibili ed una maggiore concorrenza nel lungo periodo, con maggiori benefici sia per clinici, che per pazienti.

POLITICHE DI ACQUISTO

Valorizzazione dell’attività di coordinamento tra le istituzioni europee e l’industria del farmaco, assicurando un confronto aperto e trasparente con tutte le parti interessate, come avvenuto durante la pandemia. Al di là dell’emergenza, si ritiene necessario un dialogo continuo per garantire la migliore costruzione delle future strategie di politica farmaceutica. In particolare, si ritiene importante muoversi attraverso le seguenti direttrici: promozione dell’industria dei farmaci generici, biosimilari e a valore aggiunto, in quanto vitale per i sistemi sanitari europei; istituzione di meccanismi per stimolare gli investimenti nella produzione di medicinali in Europa; incentivazione di investimenti in R&S, attraverso la definizione di obiettivi chiari da raggiungere e di politiche di accesso eque. Mantenimento dei flussi di comunicazione telematici e modernizzazione dei sistemi di regolamentazione dei farmaci, al fine di facilitare la circolazione dei medicinali all’interno dei confini UE in caso di nuova necessità e favorire soluzioni pragmatiche per reagire rapidamente alle esigenze derivanti non solo da situazioni di crisi, ma anche in caso di difficoltà di approvvigionamento. Per questa ragione, diventa ancora più urgente mantenere e valorizzare la flessibilità regolatoria introdotta durante la pandemia, proseguendo l’ottimizzazione dei processi amministrativi, dematerializzati durante l’emergenza sanitaria, e favorendo una nuova strategia digitale telematica. Costruzione di catene di approvvigionamento resilienti, messe a dura prova durante l’emergenza sanitaria. In particolare, l’auspicio è quello di promuovere una politica favorevole a nuovi insediamenti produttivi della catena manifatturiera dei medicinali e capace di rendere l’industria europea del farmaco più competitiva rispetto agli altri mercati, non solo attraverso incentivi – fiscali e non – mirati ai produttori, ma anche in grado di garantire una competizione ad armi pari con i grandi hub produttivi extra-europei. Quest’ultimo risultato potrà essere raggiunto sia attraverso meccanismi di rimborso e acquisto sostenibili per le imprese, sia attraverso un rafforzamento delle capacità ispettive delle Autorità Regolatorie europee.

La spesa farmaceutica nel 2019 – in crescita gli acquisti diretti

a cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

L’AIFA ha pubblicato i dati del monitoraggio della spesa farmaceutica 2019.  Nel complesso, si registra un incremento di 600 mln rispetto al  2018. Per la ‘Diretta’ rosso in tutte le Regioni e budget sfondato per 2,71 miliardi. ‘Convenzionata’ in attivo di 913,9 mln,  con l’eccezione di  Abruzzo e Campania.

A livello nazionale la spesa complessiva nel 2019 si è attestata a 18.702,8 mln di euro, evidenziando uno scostamento assoluto rispetto alle risorse complessive del 14,85% (16.898,1 mln di euro) pari a +1.804,7 mln di euro, corrispondente ad un’incidenza percentuale sul FSN del 16,44%.

Numeri in continua crescita: rispetto al 2018 la spesa totale è di circa 600 mln in più (spesa 2018 era di 18,1 mld) e lo sforamento del tetto complessivo è di 400 mln superiore rispetto all’anno precedente quando era stato di 1,4 mld, nonostante il contenimento della convenzionata, segmento che comunque tende a stabilizzarsi, avendo già beneficiato  degli effetti di “genericazioni” importanti.

La spesa farmaceutica convenzionata, anche nel 2019, si è attestata al di sotto del tetto di spesa programmato (7,96% del FSN), con uno scostamento di -913,71 milioni di euro.

Prosegue invece l’aumento  della spesa farmaceutica per acquisti diretti da parte delle strutture pubbliche che, nel 2019, ha fatto registrare uno sforamento di 2,7 miliardi (9,07%) rispetto al tetto del 6,69%, attribuibile anche all’incremento della “distribuzione per conto”.

La farmaceutica convenzionata

La spesa farmaceutica convenzionata netta SSN ha fatto registrare un calo del -0,2% rispetto al 2018. Prosegue quindi il trend di riduzione della spesa per farmaci erogati dalle farmacie nel normale regime convenzionale, con un andamento mensile, però, differenziato nell’ambito del semestre e a livello regionale Nel 2019, il calo complessivo medio della spesa è stato determinato da una diminuzione del -0,9% del numero delle ricette SSN, parzialmente compensato da un incremento del valore medio della ricetta (netto +0,8%; lordo +0,5%), conseguente a un incremento del prezzo medio dei farmaci prescritti in regime convenzionale (+0,5%).
Nel 2019 le ricette sono state oltre 570 milioni, pari in media a 9,46 ricette per ciascun cittadino. Le confezioni di medicinali erogate a carico del SSN sono state quasi un miliardo e 100 milioni (-0,9% rispetto al 2018). Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 18,2 confezioni di medicinali a carico del SSN, di prezzo medio pari a 9,26 euro.

In particolare, la spesa farmaceutica convenzionata netta a carico del SSN nel periodo Gennaio-Dicembre 2019 calcolata al netto degli sconti, della compartecipazione totale (ticket regionali e compartecipazione al prezzo di riferimento) e del payback 1,83% versato alle Regioni dalle aziende farmaceutiche, si è attestata a 7.765,3 milioni di Euro, evidenziando un decremento rispetto all’anno precedente (-16,2 milioni di Euro). I consumi, espressi in numero di ricette (570,3 milioni di ricette), mostrano una riduzione (- 1,0%) rispetto al 2018; anche l’incidenza del ticket totale si riduce (-1,6% ). Parallelamente si osserva un incremento dello +0,7% (+154,6 milioni) delle dosi giornaliere dispensate.

Lo scostamento della spesa farmaceutica convenzionata al netto dei payback vigenti rispetto al tetto del 7,96% (9.057,8 milioni di Euro) pari a 8.144,1 milioni di Euro  incide sul FSN per il 7,16% generando un avanzo di 913,8 milioni di Euro.

Il contributo delle farmacie al pubblico

Le farmacie contribuiscono al contenimento della spesa – oltre che con la diffusione degli equivalenti e la fornitura gratuita di tutti i dati sui farmaci SSN – con lo sconto per fasce di prezzo, che ha determinato nel 2019 un contenimento della spesa netta di oltre 320 milioni di euro, ai quali vanno sommati oltre 64 milioni di euro derivanti dalla quota dello 0,64% di cosiddetto pay-back, posto a carico delle farmacie a partire dal 1° marzo 2007 e sempre prorogato, volto a compensare la mancata riduzione del 5% del prezzo di una serie di medicinali. A tali oneri si è aggiunta, dal 31 luglio 2010, la trattenuta dell’1,82% sulla spesa farmaceutica, aumentata, da luglio 2012, al 2,25%. Tale trattenuta aggiuntiva ha comportato, per le farmacie, un onere quantificabile nel 2019 in oltre 181 milioni di euro. Complessivamente, quindi, il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa, nel 2019, è stato di oltre 566 milioni di euro.

Le quote di partecipazione a carico dei cittadini

Le quote di partecipazione a carico dei cittadini sono calate del -1,6% rispetto al 2018, con un’incidenza media del 15,3% sulla spesa lorda, con punte che arrivano fino al 19,6% della Campania e al 19,2% del Veneto.
Complessivamente i cittadini hanno pagato più di 1.500 milioni di euro di quote di partecipazione sui farmaci, di cui oltre  il 70% dovuto alla differenza di prezzo rispetto al valore di rimborso, avendo richiesto un farmaco più costoso.

Incidenza delle liste di riferimento e dei generici

Rimane sostanzialmente stabile a livello medio nazionale l’incidenza dei farmaci inseriti nelle liste di riferimento AIFA a seguito della scadenza del brevetto del farmaco di marca. A livello nazionale l’incidenza delle confezioni di farmaci a brevetto scaduto sul totale delle confezioni erogate in regime di SSN, nel mese di dicembre 2019, è stata pari all’82,4% (era l’82,5% nel dicembre 2018), mentre la relativa spesa è stata pari al 66,6%% del totale (66,68% nel dicembre 2018).

È leggermente aumentata, invece, l’incidenza delle confezioni di generici, è pari al 30,3% (29,9% nel dicembre 2018) del totale per una spesa pari al 21,2% del totale (20,5% nel dicembre 2018), con notevoli differenze a livello regionale.

Assogenerici ha elaborato un’analisi specifica del mercato italiano dei farmaci generici relativamente al periodo  gennaio-settembre 2019

Per quanto riguarda i consumi rimborsati, le confezioni dispensate a carico del SSN sono diminuite dello 0,6% rispetto ai primi 9 mesi del 2018. A perdere terreno sono stati i prodotti coperti da brevetto (- 5,2% a unità rispetto allo stesso periodo del 2018) mentre cresce, lentamente, il segmento dei farmaci equivalenti (generici puri), con un aumento dell’1,8% rispetto a gennaio-settembre 2018. Sul fronte della spesa rimborsata – sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2018 – i prodotti sotto brevetto hanno registrato una flessione del 6,5%, mentre gli equivalenti hanno quotato una crescita del 7,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Equivalenti: mercato tutto in classe A, con un differenziale da 829 milioni (a carico dei cittadini)

Entrando nel dettaglio, il giro d’affari degli equivalenti risulta focalizzato in classe A, dove si concentra l’89% delle confezioni vendute (su un totale di 309 milioni) e l’82% del fatturato realizzato (su un totale di 1,1 miliardo), mentre resta decisamente più contenuta l’incidenza dei prodotti in classe C (10% a volumi; 17% a valori) e nell’area dell’automedicazione (1% sia a volumi che a valori).

Complessivamente nel canale farmacia a giocare la parte del leone sono i prodotti fuori brevetto che assorbono il 74% delle confezioni vendute nel canale, senza distinzione di classe (61% a valori), ma con una netta predominanza dei brand a brevetto scaduto, che quotano il 70% a volumi e il 76% a valori del relativo mercato fuori brevetto.

Per quanto riguarda l’analisi dei consumi per area geografica, da gennaio a settembre 2019 il consumo degli equivalenti di classe A è risultato concentrato come sempre al Nord (37,3% a unità; 29,1% a valori), che distanzia decisamente il Centro (27,9%; 22,5%) che il Sud Italia (22,4%; 18,1%), a fronte di una media Italia del 30,2% a volumi e del 24,1% a valori. A separare Nord da Sud sono ancora 14,9 punti percentuali a unità e 11 punti percentuali a valori.

In particolare, a guidare la classifica dei consumi di equivalenti è la Provincia Autonoma di Trento (43% sul totale delle unità rimborsate SSN a fronte di una incidenza degli off patent sul totale dell’84,2%), seguita da Lombardia (39,3% sull’81,6% di off patent), Friuli Venezia Giulia (37,2% sull’83% di off patent) ed Emilia Romagna (37% sull’84% di off patent). Ultima in classifica la Calabria (20,6% di equivalenti sull’83,4% di off patent rimborsati SSN nei primi 9 mesi del 2019). Poco sopra Basilicata, Campania e Sicilia.

Ammonta infine a 829,3 milioni di euro il totale del differenziale di prezzo pagato di tasca propria dai cittadini nei primi nove mesi del 2019 per ottenere il branded a brevetto scaduto invece del generico.

Il mercato ospedaliero

Equivalenti in crescita, infine, nel mercato ospedaliero in classe A e H, con i volumi che si attestano nei primi nove mesi dell’anno al 29,5% del totale e valori ex factory che si attestano al 6,7%: un dato tuttavia “teorico” che realisticamente corrisponde al 2,4% in valori al prezzo medio delle forniture ospedaliere, notoriamente effettuate solo per bandi di gara.

Anche nel mercato ospedaliero dominano i medicinali senza brevetto, che assorbono complessivamente il 67,7% a volumi e uno striminzito 8,4% a valori, mentre i farmaci in esclusiva (protetti da brevetto o privi di generico corrispondente), assorbono il 32,3% a unità e il 91,6% a valori (prezzo medio).

Gli acquisti diretti

Verifica del Tetto della spesa farmaceutica 2019 per acquisti diretti al netto dei gas medicinali (6,69% del fabbisogno sanitario nazionale)

Il valore della spesa per acquisti diretti al netto dei gas medicinali  è stato di 10.323,2 milioni di Euro (9,07 % sul FSN) , con  uno  scostamento assoluto  di 2.710,5 milioni di Euro,  rispetto al tetto del 6,69%, della spesa per acquisti diretti al netto dei gas medicinali (7.612,7 milioni di Euro).

Per medicinali inseriti nel fondo per i medicinali innovativi oncologici previsto ai sensi dell’art.1, commi 402, 403 e 404 della L. 11 dicembre 2016, n.232, la spesa Gennaio- Dicembre al netto dei Pay Back è pari a 412,6 milioni di Euro.

Verifica del Tetto della spesa farmaceutica 2019 per acquisti diretti relativi ai gas medicinali (0,2% del fondo sanitario nazionale)

Lo scostamento assoluto rispetto al tetto dello 0,20% della spesa per acquisti diretti per gas medicinali  è di +7,9 milioni di Euro (0,21%).

La verifica del tetto complessivo programmato della spesa farmaceutica per acquisti diretti del 6,89% (nell’ipotesi di un tetto unico) al netto dei payback vigenti e dei fondi per gli innovativi non oncologici e innovativi oncologici evidenzia un totale di 10.558,7 milioni, per un’incidenza del 9,28%, pari ad un disavanzo rispetto alla spesa programmata (7.040,3 milioni) di +2.718,4 milioni di Euro.

Per quanto riguarda la spesa per farmaci al netto dei gas medicinali, la verifica del tetto programmato della spesa farmaceutica per acquisti diretti del 6,69%, al netto dei payback vigenti e dei fondi per gli innovativi non oncologici e innovativi oncologici evidenzia un’incidenza del 9,07%, pari ad un disavanzo rispetto alla spesa programmata di +2.710,5 milioni di Euro. La spesa per farmaci innovativi Oncologici e non Oncologici è interamente coperta dai rispettivi fondi.

Per quanto riguarda la spesa per gas medicinali, la verifica del tetto programmato della spesa farmaceutica per acquisti diretti dello 0,20% evidenzia un’incidenza dello 0,21%, pari ad un disavanzo rispetto alla spesa programmata di +7,9 milioni di Euro.

Spesa complessiva

A livello nazionale la spesa complessiva del periodo Gennaio-Dicembre 2019 si è attestata a +18.702,8 milioni di Euro, evidenziando uno scostamento assoluto rispetto alle risorse complessive del 14,85% (16.898,1 milioni di Euro) pari a +1.804,7 milioni di Euro, corrispondente ad un’incidenza percentuale sul FSN del 16,44% (7,96% per la spesa convenzionata, 0,20% per gas medicinali e 6,69% per la spesa per acquisti diretti).

La spesa farmaceutica per la distribuzione diretta di fascia A nel periodo Gennaio-Dicembre 2019  si è attestata a 4.480,9 mln di € evidenziando un decremento, rispetto all’anno precedente, pari a 142,1 milioni di Euro (-3,1%).

I consumi SSN di farmaci nel 2019

Anche nel 2019 i farmaci per il sistema cardiovascolare si sono confermati la categoria a maggior spesa, pur facendo segnare un calo di spesa (-2,6%), a fronte di un limitato aumento dei consumi (+0,6%), a seguito della prescrizione di farmaci mediamente meno costosi, in quanto a brevetto scaduto.
Tra le 10 categorie di farmaci più prescritte anche nel 2019 si collocano al primo posto gli inibitori della pompa acida (farmaci per gastrite, ulcera, reflusso gastrico), pur facendo registrare un notevole calo dei consumi (-10,8% rispetto al 2018). All’interno della categoria dei farmaci antipertensivi in aumento soprattutto le prescrizioni di betabloccanti (+5,6%). Rallenta, invece, la crescita del consumo di vitamina D (+0,4% rispetto al 2018).
La specialità medicinale più prescritta continua a essere la cardioaspirina® (farmaco antiaggregante; -0,7% rispetto al 2018), seguita dal dibase® (farmaco per le carenze di vitamina D; -8,2%). In sensibile calo i consumi di farmaci di marca per l’apparato gastrointestinale (pantorc® -9%), mentre sono in aumento quelli di Bisoprolo (+21,9%)e di cardicor® (+7,5%), entrambi betabloccanti.

L’analisi  IQVIA  (fonte: Aboutpharma)

“La spesa farmaceutica nel 2019 è fortemente cresciuta, superando il tetto imposto per legge di oltre 2,7 miliardi euro. Pertanto – dichiara Sergio Liberatore, Amministratore delegato di Iqvia Italia – anche quest’anno lo sfondamento impatterà sui bilanci delle aziende farmaceutiche, infatti saranno chiamate a ripianare, con il payback, la metà di tale disavanzo deciso unilateralmente. La restante parte verrà invece ripianata dalle Regioni in base al loro superamento del budget assegnato.

Il fabbisogno totale del 2019

Per il 2019, il finanziamento totale del fabbisogno sanitario era stato fissato a 114,4 miliardi di euro, circa un miliardo in più rispetto all’anno precedente (+0,9%). Per quanto riguarda la spesa per  acquisti diretti di farmaci (compresi quelli acquistati in distribuzione diretta e per conto), per il 2019, a seguito dello scorporo della spesa per i gas medicinali, il tetto di spesa era stato ridotto dal 6,89% al 6,69% del totale fabbisogno, pari a 7,6 miliardi di euro. In realtà, questa spesa è arrivata a 10,4 miliardi di euro (+6,5% rispetto al 2018). Sono esclusi da questo computo i farmaci innovativi e innovativi oncologici che rientrano in due fondi da 500 milioni di euro ciascuno.

Continua la corsa dei farmaci ospedalieri

La spesa diretta per acquisti di farmaci di classe H (farmaci somministrati soltanto in ospedale), al netto dei farmaci innovativi, continua la sua corsa anche nel 2019 (+7,9%). Su questo aumento ha inciso il fatto che durante l’anno alcuni farmaci oncologici hanno perso lo status e i benefici dell’innovatività, che dura tre anni.

Oncologici e convenzionata e classe A

Relativamente agli acquisti diretti di farmaci di classe A, si prevede un trend in forte aumento (+6,1%), soprattutto a causa della crescita del canale Dpc.  Nel 2019 non si è verificato alcuno sfondamento dei due fondi da 500 milioni per i farmaci innovativi oncologici e non-oncologici. Riguardo alla spesa convenzionata (ricetta rossa), nel 2019, esaurito l’effetto delle genericazioni più importanti, si è mantenuta stabile (-0,4%), portando un risparmio rispetto al tetto di spesa di 921 milioni di euro.

Serve un cambio di rotta

“È sempre più evidente che la spesa farmaceutica è sottofinanziata e che è importante che torni a essere una priorità della politica”, prosegue Liberatore. “Questo sarà vero, a maggior ragione, dopo questa crisi sanitaria quando ci sarà un bisogno ulteriore di farmaci innovativi. È improprio fissare un tetto di spesa farmaceutico così basso quando si sa che verrà sfondato per oltre due miliardi di euro. Inoltre, bisogna urgentemente varare un piano per la trasformazione digitale della sanità per non farci trovare impreparati in futuro”.

Anac: ancora sulla “rotazione”

Non sussiste un obbligo di esclusione dalla gara del concorrente che intende indicare come subappaltatore l’operatore economico che ha in essere un contratto con la medesima stazione appaltante

ANAC  –  Delibera numero 344 del 22 aprile 2020

Linee guida n. 4 recanti “Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici”. Parere in materia di rotazione degli inviti e degli affidamenti.

Riferimenti normativi: articolo 36 del d.lgs. 50/2016; Linee guida n. 4 recanti “Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici”.

Massima: Non sussiste un obbligo di esclusione dalla gara del concorrente che intende indicare come subappaltatore l’operatore economico che ha in essere un contratto con la medesima stazione appaltante avente ad oggetto lavori appartenenti alla stessa categoria dei lavori oggetto di affidamento. Il contraente uscente non può essere invitato alla nuova procedura di affidamento ex articolo 36, comma 2, lettera b), del Codice dei contratti pubblici, avente ad oggetto la medesima categoria di lavori, sia in forma singola che associata.

Il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione
nell’adunanza del 22 aprile 2020;

VISTA la richiesta di parere formulata dalla Città di Castellanza con comunicazione protocollo n. 6067 del 6.3.2020, assunta in pari data al protocollo dell’Autorità n 19358, in merito all’applicazione del principio della rotazione nell’ambito della procedura di affidamento diretto di cui all’art. 36, comma 2, lettera b), del Codice dei contratti pubblici, con invito rivolto a tre operatori economici estrapolati dall’elenco fornitori del sistema di intermediazione telematica, il cui aggiudicatario ha presentato richiesta di subappalto nei confronti dell’impresa esecutrice di un precedente contratto;

VISTA la seconda richiesta di parere contenuta nella medesima nota in merito alla necessità di escludere un’associazione temporanea di imprese da una procedura di gara qualora uno dei componenti della stessa sia il precedente affidatario;

VISTO il Codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e ss.mm.ii., e, in particolare l’articolo 36 che definisce le modalità di aggiudicazione degli appalti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie, nel rispetto, tra l’altro, del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti;

VISTE le Linee guida n. 4 recanti “Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici”, approvate dal Consiglio dell’Autorità con delibera n. 1097 del 26 ottobre 2016, aggiornate al decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 con delibera del Consiglio dell’Autorità n. 206 del 1 marzo 2018 e, da ultimo, aggiornate al decreto legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito con legge 14 giugno n. 55, con delibera del Consiglio n. 636 del 10 luglio 2019, limitatamente ai punti 1.5, 2.2, 2.3 e 5.2.6;

VISTO, in particolare, il punto 3.6 delle richiamate Linee guida n. 4 ove si afferma che il principio di rotazione si applica «con riferimento all’affidamento immediatamente precedente a quello di cui si tratti, nei casi in cui i due affidamenti, quello precedente e quello attuale, abbiano ad oggetto una commessa rientrante nello stesso settore merceologico, ovvero nella stessa categoria di opere, ovvero ancora nello stesso settore di servizi» e «comporta, di norma, il divieto di invito a procedure dirette all’assegnazione di un appalto, nei confronti del contraente uscente e dell’operatore economico invitato e non affidatario nel precedente affidamento»;

CONSIDERATO che, ai sensi dell’articolo 105, comma 8, del Codice dei contratti pubblici, il contraente principale è responsabile in via esclusiva nei confronti della stazione appaltante e che, pertanto, il subappaltatore riveste un ruolo secondario nell’appalto rispetto a quello assunto dall’appaltatore;

CONSIDERATO quanto affermato dalla Corte di giustizia europea nella sentenza 22 ottobre 2015, C-425/14 (Impresa Edilux e SICEF), punto 39, in relazione alla dichiarazione di un protocollo di legalità inerente l’impegno a non subappaltare lavorazioni di alcun tipo ad altre imprese partecipanti alla gara, che «implica una presunzione irrefragabile secondo la quale l’eventuale subappalto da parte dell’aggiudicatario, dopo l’aggiudicazione dell’appalto, a un altro partecipante alla stessa gara d’appalto derivi da una collusione tra le due imprese interessate, senza lasciare loro la possibilità di dimostrare il contrario. Così, una siffatta dichiarazione eccede quanto necessario al fine di prevenire comportamenti collusivi»;

DELIBERA

di ritenere che non sussiste un obbligo di esclusione dalla gara del concorrente che intende indicare come subappaltatore l’operatore economico che ha in essere un contratto con la medesima stazione appaltante avente ad oggetto lavori appartenenti alla stessa categoria dei lavori oggetto di affidamento;

di specificare che, in aderenza a quanto indicato nelle Linee guida n. 4, ai fini del rispetto del principio di rotazione, il contraente uscente non può essere invitato alla nuova procedura di affidamento ex articolo 36, comma 2, lettera b), del Codice dei contratti pubblici, avente ad oggetto lavori nella medesima categoria, sia in forma singola che associata.

Il Presidente f.f.
Francesco Merloni

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 28 aprile 2020

Il Segretario, Rosetta Greco
(firmato digitalmente)

Provincia autonoma di Trento – Il governo impugna la legge provinciale 2/2020 con riferimento alle norme sulla contrattualistica pubblica

Per il governo, che nella seduta dello scorso 21 maggio ha deciso l’impugnativa, la legge della provincia autonoma di Trento n. 2 del 23 marzo 2020 reca disposizioni non in linea con la normativa nazionale in materia di affidamenti di lavori pubblici e di servizi e forniture.

MOTIVI DI IMPUGNAZIONE
L’articolo 2, comma 1, dispone per affidamenti di lavori pubblici e di servizi e forniture mediante la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara, a prescindere dalla sussistenza delle condizioni specifiche dettate dall’articolo 63 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e, in particolare, dalla condizione di cui alla lettera c) della disposizione medesima, che consente l’uso della suddetta procedura “nella misura strettamente necessaria quando, per ragioni di estrema urgenza derivanti da eventi imprevedibili dall’amministrazione aggiudicatrice, i termini per le procedure aperte o per le procedure ristrette o per le procedure competitive con negoziazione non possono essere rispettati. Le circostanze invocate per giustificare l’estrema urgenza non sono in alcun caso imputabili alle amministrazioni aggiudicatrici”. Tale disposizione della legge provinciale contrasta, quindi, con la sopra richiamata norma, nel momento in cui prevede l’uso delle suddetta procedura al di là dei casi previsti.

L’uso, sia pur circoscritto temporalmente alla durata del periodo di emergenza, della procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara per tutti gli affidamenti e, quindi, a prescindere dalla condizione di cui alla lettera c) dell’articolo 63, comma 2, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 contrasta con il principio comunitario della concorrenza.
Si ritiene quindi di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l’articolo 2, comma 1, della legge della provincia autonoma di Trento n. 2 del 2020, in quanto non coerente con le norme statali fondamentali delle riforme economico-sociali e dell’ordine pubblico, con violazione dell’articolo 117, primo comma e secondo comma, lettera e), della Costituzione, in relazione all’articolo 63 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Il comma 3 dell’articolo 2, nel disporre l’uso del criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, dispone che l’offerta tecnica debba essere valutata sulla base di determinati elementi, puntualmente individuati nella disposizione, da tradurre in criteri di natura quantitativa o tabellare. Tale previsione si discosta dalle norme statali secondo cui i criteri di valutazione dell’offerta devono essere criteri oggettivi, quali gli aspetti qualitativi, ambientali o sociali, connessi all’oggetto dell’appalto. Al riguardo si rileva che gli elementi di valutazione individuati nella disposizione della legge provinciale in esame, quali gli “impegni” elencati nelle lettere a), b) e c), non soddisfano detti requisiti di oggettività attinenti agli aspetti qualitativi, ambientali o sociali.

Anche con riferimento all’obbligo fissato nel comma 4 di adozione del metodo ivi indicato per la valutazione dell’elemento prezzo, la disposizione contrasta con le norme statali sopra richiamate, in quanto prescinde dalla considerazione dello specifico oggetto dell’appalto.
Parimenti, la previsione del comma 7 del medesimo articolo 2 contrasta con quanto previsto dal codice dei contratti secondo cui i criteri di valutazione dell’offerta devono essere sempre criteri oggettivi, quali gli aspetti qualitativi, ambientali o sociali, connessi all’oggetto dell’appalto e non “criteri di valutazione di natura discrezionale e solo se necessario in ragione della natura, oggetto e caratteristiche del contratto”.

La previsione di cui al successivo comma 8 contrasta con l’art. 97, commi 2, 2-bis, 2-ter e 3, del codice dei contratti, che, al fine di assicurare uniformità ed omogeneità di comportamenti sull’intero territorio nazionale, detta disposizioni relativamente alle modalità di calcolo per l’individuazione della soglia di anomalia nei casi di aggiudicazione con il criterio del prezzo più basso e dell’offerta economicamente più vantaggiosa. In particolare, riguardo al prezzo più basso, al fine di non rendere nel tempo predeterminabili dagli offerenti i parametri di riferimento per il calcolo della suddetta soglia, è demandata allo Stato, con decreto ministeriale, l’eventuale rideterminazione delle modalità di calcolo. Ciò in quanto i criteri per l’individuazione delle offerte anomale, impattando sulla concorrenza e par condicio degli operatori economici, non possono che essere demandati alla legislazione statale al fine di assicurare uniformità ed omogeneità di comportamenti sull’intero territorio nazionale e non possono essere demandati ad un futuro regolamento della provincia autonoma.

Si ritiene quindi di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l’articolo 2, commi 3, 4, 7 e 8, della legge della provincia autonoma di Trento n. 2 del 2020, in quanto tali disposizioni disciplinano criteri di aggiudicazione e modalità di calcolo per l’individuazione della soglia di anomalia, impattando sulla concorrenza ed investendo quindi le materie trasversali della tutela della concorrenza, delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali e dell’ordine pubblico, con violazione dell’articolo 117, primo comma e secondo comma, lettera e), della Costituzione, in relazione agli articoli, 95, comma 6, e 97, commi 2, 2-bis, 2-ter e 3, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

L’articolo 3 interviene sulle procedure di appalto dei lavori pubblici di importo inferiore alla soglia europea, recando disposizioni in contrasto con quanto previsto dall’articolo 36 del codice dei contratti, per le quali valgono le stesse osservazioni svolte con riferimento all’articolo 2, comma 1, della medesima legge provinciale.

Si ritiene quindi di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l’articolo 3 della legge della provincia autonoma di Trento n. 2 del 2020, che reca disposizioni che, impattando sulla concorrenza, investono le materie trasversali della tutela della concorrenza, delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali, e dell’ordine pubblico, con violazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, in relazione a quanto previsto dall’articolo 36 del codice dei contratti.

L’articolo 4 reca disposizioni sulle procedure di affidamento che, consentendo la partecipazione degli operatori economici a prescindere sia dalla dichiarazione da parte degli stessi dell’assenza di motivi di esclusione, sia dalla verifica dell’assenza di tali motivi, si pongono in forte contrasto con l’articolo 80 del d.lgs. n. 50/2016 le cui disposizioni sono finalizzate a garantire una reale concorrenza nel mercato, impedendo la partecipazione alle procedure di gara a operatori economici non idonei, per i quali sussistono i motivi di esclusione ivi individuati. In particolare si rileva che la previsione secondo cui “la partecipazione alle procedure equivale a dichiarazione di insussistenza dei motivi di esclusione e di possesso dei criteri di selezione specificati dal bando di gara o dalla lettera di invito”, non è in linea con il codice dei contratti.

Si ritiene quindi di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l’articolo 4 della legge della provincia autonoma di Trento n. 2 del 2020, che reca disposizioni che impattano sulle le materie trasversali della tutela della concorrenza, delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali e dell’ordine pubblico, oltre che afferenti all’ordinamento civile per la conclusione ed esecuzione del contratto, con violazione dell’articolo 117, primo comma e secondo comma, lettere e) ed l), della Costituzione, in relazione all’articolo 80 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

L’articolo 6, su affidamenti di incarichi tecnici di importo inferiore alla soglia europea, nel richiamare quanto sopra osservato in merito agli artt. 2 e 3, reca disposizioni che contrastano con il codice dei contratti, laddove disciplina i criteri di aggiudicazione (prezzo più basso o offerta economicamente più vantaggiosa) in maniera diversa e laddove detta indicazioni riguardanti l’affidamento diretto e la congruità dell’offerta. Si determina di fatto una disomogeneità di comportamenti all’interno del territorio nazionale obbligando le stazioni appaltanti ad una valutazione di congruità secondo criteri e parametri imposti e, comunque, diversi da quelli individuati a livello nazionale.

Si ritiene quindi di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l’articolo 6 della legge della provincia autonoma di Trento n. 2 del 2020, che reca disposizioni che, invadendo le materie trasversali della tutela della concorrenza, delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali, e dell’ordine pubblico, risultano in violazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera e), in relazione a quanto previsto dagli articoli 36 e 95 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Per quanto sopra, si ritiene di impugnare la legge regionale ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.

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