Politica industriale e procurement di beni sanitari all’epoca del Coronavirus

Mancano respiratori salva vita e mascherine salva contagio.  L’emergenza coronavirus ha messo a nudo le criticità e le contraddizioni della globalizzazione e del rapporto stato-mercato.

E’ cominciata quindi una  tardiva ma salutare riflessione sugli effetti della globalizzazione industriale e commerciale, sul ruolo dello stato nell’economia, sulle politiche (o non-politiche) industriali. E, a cascata, sul procurement pubblico.

Appunti per il cambiamento

All’epoca del coronavirus saltano ideologie e schemi. E’ crollato il feticcio della “libera circolazione delle merci” (e delle persone). Dal liberismo economico siamo passati all’autarchia produttiva.  Lo stato incentiva la riconversione industriale e diventa co-produttore di respiratori e mascherine.  Un impensabile sino a ieri revival della “pianificazione”  di sovietica memoria.

Ma tant’è.  Alla prova del coronavirus, non funziona un liberismo senza vincoli che lasci all’autoregolamentazione spontanea del mercato la decisione di che cosa produrre, quando  e dove.  Alla prova dell’economia globalizzata  non  funziona nemmeno un assetto  in cui il “pubblico” si limiti a svolgere una funzione “regolatoria”, e si trovi però a dove interviene per rimediare (a carico della collettività) agli effetti  distorsivi che si determinano (vedi crisi finanziaria del 2008).

Restringendo il campo ai fattori di produzione per la sanità, emergono, nel dibattito che si va formando,  alcuni punti di attacco.

  • Determinati dispositivi medici a valenza “salvavita” potrebbero venire  assoggettati ad un regime regolatorio e di commercializzazione simile a quello dei farmaci.  Con una contrattazione di prezzo in convenzione, come per il farmaco,  sul “valore” del prodotto, in termini di compliance e innovatività.
  • In generale, sottrarre beni strategici per la salute alla competizione esasperata sul prezzo, attraverso procedure di acquisto che valorizzino la qualità del prodotto e l’affidabilità del fornitore. Tra le cause dell’assenza di un’industria nazionale per determinate produzioni vi è infatti anche una spirale ribassista dei prezzi, a volte  a discapito della qualità,   che rende non profittevole la produzione in ambito nazionale . Ciò anche a causa degli acquisti centralizzati, ormai preponderanti, appiattiti su  una mera logica di spending review. Contratti pluriennali di grandi volumi,  poi,  riducono drasticamente le occasioni di fornitura, determinando l’assottigliamento dell’offerta. L’esigenza delle imprese di comprimere i costi per mantenere competitività porta a delocalizzare parzialmente o totalmente i processi produttivi e a impostare una produzione on demand, per ridurre gli oneri finanziari. Da qui anche l’impossibilità di far fronte a una massiccia domanda non prevista.
  • Considerare la domanda pubblica di beni e servizi esercitata sui mercati non come spesa improduttiva ma come  come strumento strategico di politica industriale.  In tema di politica industriale  lo stato dovrebbe diventare “interventista”, stabilendo la direzione del cambiamento, finanziando ricerca e sviluppo, stimolando e supportando quell’innovazione che qualifica le produzioni e crea competitività per le imprese.
  • “Accompagnare” e orientare lo sviluppo del mercato interno secondo i bisogni del sistema pubblico,  con relazioni stabili pubblico-priv ato  impostate per il medio-lungo periodo.
  • Utilizzare, in materia di ricerca e sviluppo, con condivisione di rischi e benefici e apporto congiunto di competenze,  anche strumenti di rapporto pubblico-privato  già previsti dall’ordinamento, ma poco o nulla praticati, quali  il partenariato per l’innovazione e  l’appalto pre-commerciale. Stimolare il mercato nella ricercare di soluzioni  innovative non solo sotto il profilo tecnico, ma anche di contrattualistica e finanza collegata, utilizzando anche il “dialogo competitivo”, pure previsto dalla normativa europea.
  • Stimolare una politica europea comune di domanda e base produttiva. Il mercato nazionale dei dispositivi medici è rappresentato per l’80% da piccole e medie imprese, non in grado di competere con le grandi aziende multinazionali, se  non in settori di nicchia, non caratterizzati da grandi volumi.  La massa critica necessaria per competere e  pesare sui mercati globali, dal lato dell’offerta e della domanda, in termini di investimenti, ricerca, potere contrattuale,  può essere raggiunta solo su scala europea.  Un timido esempio imposto dall’emergenza riguarda le azioni messe in campo di recente per acquisizioni comuni con i paesi dell’UE di dispositivi di protezione.
  • Qualificare il procurement pubblico, rendendolo anche strumento di politica industriale, attraverso azioni diverse:
  • Relativamente ai volumi di acquisto, anni di sottofinanziamento reale del SSN hanno compresso anche la domanda di beni e servizi, riducendo, per conseguenza,  i livelli prestazionali del SSN. Si impone quindi, per il mantenimento dell’universalità e qualità dell’assistenza, anche a fronte di bisogni crescenti,  un’inversione di tendenza nel finanziamento del sistema e nei volumi di acquisto  dei fattori di produzione
  • Resettare il sistema multilivello degli acquisti e i meccanismi di raccordo orizzontale e verticale sui piani istituzionale e organizzativo tra i diversi attori, in ottica di rete non burocratica,  con piani predefiniti di integrazione spinta in caso di emergenza di fabbisogno.
  • Qualificare la domanda attraverso un approccio all’acquisto modulato sul valore  (value for money) complessivamente immesso nel processo produttivo aziendale, considerando per i beni durevoli  il ciclo di vita del prodotto e  definendo, se del caso, tra i livelli di servizio necessari o a base premiale la capacità  produttiva  disponibile per picchi imprevedibili di domanda
  • Professionalizzare i buyer pubblici su competenze evolute non solo di ambito giuridico-amministrativo, ma anche  di carattere strategico-manageriale. In particolare a livello delle grandi centrali di acquisto.
  • Semplificare e velocizzare i processi decisionali e amministrativi in materia di acquisto, anche con interventi normativi. Stimolare l’innovatività  procedimentale, tutelando i buyer rispetto al rischio professionale
  • Misurare le performances dei soggetti aggregatori sulla qualificazione della domanda, non sui volumi di transato o sulla riduzione dei prezzi ottenuta
  • Monitorare adeguatamente e misurare le performances dei fornitori nella fase esecutiva dei contratti.
  • Costruire e alimentare banche dati sull’affidabilità dei fornitori, da utilizzare in fase di prequalifica e in gara.  Attuare il rating di impresa previsto dal Codice dei contratti.

Codice Appalti, nuove modalità operative per calcolo soglia di anomalia

Per assicurare uniformità ed omogeneità di comportamenti, la Direzione generale per la regolazione e i contratti pubblici del Mit ha emanato la circolare n. 8 del 24 ottobre 2019 con l’obiettivo di fornire alle stazioni appaltanti indicazioni e modalità operative relativamente alle modalità di calcolo per l’individuazione della soglia di anomalia nei casi di aggiudicazione con il criterio del prezzo più basso.

Nella circolare – in conformità all’articolo 97, commi 2 e 2-bis del codice dei contratti, che introduce delle variabili tese ad impedire che siano predeterminabili dagli offerenti i parametri di riferimento per il calcolo della soglia di anomalia – sono sviluppati esempi di calcolo a seconda del numero delle offerte ammesse (rispettivamente pari o superiore a 15 ovvero inferiore a 15) e, nel caso in cui le offerte ammesse siano in numero inferiore a 15, è stata esplicitata la variazione della metodologia di calcolo connessa al valore risultante dal rapporto tra lo scarto medio aritmetico e la media aritmetica dei ribassi delle offerte ammesse.

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

DIPARTIMENTO PER LE INFRASTRUTTURE, I SISTEMI INFORMATIVI E STATISTICI

CIRCOLARE

OGGETTO: Modalità operative per l’applicazione del calcolo per l’individuazione della soglia di anomalia nei casi di aggiudicazione con il criterio del prezzo più basso a seguito delle disposizioni di cui all’articolo 1 del decreto legge 18 aprile 2019, n. 32 convertito dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici.”

Premessa

La presente circolare, al fine di assicurare uniformità ed omogeneità di comportamenti, fornisce alle stazioni appaltanti indicazioni e modalità operative per l’affidamento dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture alla luce delle recenti disposizioni di cui all’articolo 1 del decreto legge 18 aprile 2019 n. 32, convertito dalla legge 14 giugno 2019, n. 55 (di seguito decreto “sblocca cantieri”), con particolare riferimento alle modalità di calcolo per l’individuazione della soglia di anomalia nei casi di aggiudicazione con il criterio del prezzo più basso.

La disciplina relativa al calcolo per l’individuazione della soglia di anomalia

L’articolo 1, comma 20, lettera u), del decreto “sblocca cantieri” modifica l’articolo 97 del codice dei contratti pubblici (di seguito codice) in tema di offerte anomale con particolare riferimento al calcolo della soglia di anomalia nei casi di aggiudicazione con il criterio del prezzo più basso, sostituendo i precedenti cinque metodi di calcolo con due distinte modalità di calcolo utilizzabili a seconda del numero delle offerte ammesse (rispettivamente pari o superiore a 15 oppure inferiore a 15) e introducendo delle variabili tese ad impedire che siano predeterminabili dagli offerenti i parametri di riferimento per il richiamato calcolo della soglia di anomalia. Ai sensi del comma 3-bis, dell’articolo 97, del codice, il calcolo della soglia di anomalia è effettuato ove il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a cinque. E’ necessario che nel bando di gara o nella lettera di invito ovvero nel disciplinare di gara siano fissate le modalità per la formulazione dei ribassi percentuali delle offerte da parte degli operatori economici e il numero di cifre decimali dopo la virgola che saranno prese in considerazione ai fini delle operazioni di calcolo della soglia di anomalia, specificando, in particolare, se si procederà  mediante arrotondamento (per difetto o per eccesso) ovvero mediante troncamento dell’ultima cifra decimale considerata. Inoltre, ai fini della determinazione del rapporto (R) di cui all’articolo 97, comma 2-bis, del codice, tra lo scarto medio aritmetico e la media aritmetica dei ribassi percentuali delle offerte ammesse al netto del taglio delle ali, si ritiene che tale valore (R) debba essere considerato senza arrotondamenti o troncamenti e, come tale, verificato se risulti inferiore, pari o superiore a 0,15. Negli esempi che seguono è stato applicato l’arrotondamento alla terza cifra decimale.

Caso in cui le offerte ammesse siano in numero pari o superiore a 15 (articolo 97, comma 2, del codice)

L’algoritmo per il calcolo della soglia di anomalia, nel caso in cui le offerte ammesse siano in numero pari o superiore a 15, presenta una formulazione che ha la funzione di rendere non predeterminabile ex ante la soglia di anomalia. Di seguito si illustra il metodo di calcolo mediante un esempio esplicativo, ipotizzando 20 offerte ammesse e disponendo i relativi ribassi in ordine crescente:

1) 10,011

2) 11,110

3) 11,110

4) 11,431

5) 11,691

 6) 12,751

7) 12,961

8) 13,471

9) 13,581

10) 13,910

11) 14,721

12) 14,812

13) 15,220

14) 15,627

15) 16,142

16) 16,352

17) 16,460

18) 16,752

19) 16,875

20) 16,992

Ai sensi del comma 2, lettera a), dell’articolo 97 del codice si effettua il taglio delle ali ovvero l’accantonamento del 10%, arrotondato all’unità superiore, rispettivamente delle offerte di maggior ribasso e quelle di minor ribasso, tenendo conto che le offerte con uguale valore di ribasso vanno prese in considerazione distintamente nei loro singoli valori e che, se nell’effettuare il calcolo del 3 dieci per cento sono presenti offerte di eguale valore rispetto alle offerte da accantonare, le stesse sono da accantonare. Pertanto si accantonano le seguenti 3 offerte di minor ribasso:

1) 10,011

2) 11,110

3) 11,110

e le 2 offerte di maggior ribasso:

19) 16,875

20) 16,992

All’esito di detta operazione risulta che le offerte (al netto del taglio delle ali) da prendere in considerazione ai fini del calcolo della somma e della media aritmetica dei ribassi percentuali sono in totale 15 (20 – 5) e precisamente:

4) 11,431

5) 11,691

6) 12,751

 7) 12,961

8) 13,471

9) 13,581

10) 13,910

11) 14,721

12) 14,812

13) 15,220

14) 15,627

15) 16,142

16) 16,352

17) 16,460

18) 16,752

Si procede quindi a calcolare la somma delle suddette 15 offerte (al netto del taglio delle ali), che risulta pari a (∑) 215,882, e a calcolare poi la media dei ribassi (M) che risulta pari a 14,392 (215,882/15).

Ai sensi del comma 2, lettera b), dell’articolo 97 del codice si procede a calcolare lo scarto medio aritmetico dei ribassi percentuali che superano la media (M), calcolata in precedenza ai sensi della lettera a) del medesimo comma 2, senza tener conto delle offerte accantonate a seguito del taglio delle ali. All’esito di detta operazione le offerte che superano la media (M) risultano 8 e precisamente:

11) 14,721 scarto: 0,329

12) 14,812 scarto: 0,420

13) 15,220 scarto: 0,828

14) 15,627 scarto: 1,235

15) 16,142 scarto: 1,750

16) 16,352 scarto: 1,960

17) 16,460 scarto: 2,068

18) 16,752 scarto: 2,360

 totale: 10,950

Lo scarto medio aritmetico (Sc) risulta pari a 1,369 (10,950/8)

 Ai sensi del comma 2, lettera c), dell’articolo 97 del codice si procede al calcolo della soglia come somma della media aritmetica e dello scarto medio aritmetico dei ribassi di cui alla lettera b).

All’esito di detta operazione risulta:

M + Sc= S ovvero 14,392 + 1,369 = 15,761 (S)

Ai sensi del comma 2, lettera d), dell’articolo 97 del codice si procede ora a decrementare la soglia, calcolata in precedenza ai sensi della lettera c) del medesimo comma 2, di un valore percentuale pari al prodotto delle prime due cifre dopo la virgola della somma dei ribassi di cui alla lettera a), applicato allo scarto medio aritmetico di cui alla lettera b):

– le prime due cifre dopo la virgola della somma dei ribassi ( ∑ ) 215,882 sono 8 e 8, il cui prodotto è pari a 64 (8 * 8);

– si procede, quindi, ad applicare tale valore percentuale (64%) allo scarto (Sc) 1,369; il risultato X è 0,876 (1,369 * 64 / 100)

 – si procede poi a decrementare la soglia S (15,761) del valore X (0,876) All’esito di detta operazione la soglia di anomalia Sa risulta pari a 14,885 (15,761 – 0,876).

In sintesi l’algoritmo di cui al comma 2 dell’articolo 97 si può esprimere come segue:

Sa = M + Sc – Sc * (C1 * C2/100) dove: M è la media dei ribassi percentuali – senza tener conto dell’accantonamento del 10% arrotondato all’unità superiore rispettivamente delle offerte di maggior ribasso e di quelle di minor ribasso;

Sc è lo scarto medio aritmetico dei ribassi percentuali (senza tener conto delle offerte accantonate) che superano la media sopra calcolata; C1 e C2 sono la prima e la seconda cifra dopo la virgola della somma dei ribassi percentuali calcolata senza tener conto delle offerte accantonate.

Caso in cui le offerte ammesse siano in numero inferiore a 15 (articolo 97, comma 2-bis)

L’algoritmo per il calcolo della soglia di anomalia nel caso in cui le offerte ammesse siano in numero inferiore a 15 (e, precisamente, comprese tra 5 e 14 ai sensi del combinato disposto di cui 5 all’articolo 97, commi 2-bis e 3-bis, del codice) prevede una variazione della metodologia di calcolo legata al valore risultante dal rapporto (R) tra lo scarto medio aritmetico (Sc) e la media aritmetica dei ribassi (M). Con riguardo alle operazioni di calcolo di cui alle lettere a) e b), del comma 2-bis, si rinvia alle operazioni sopra effettuate in ordine alle lettere a) e b), del comma 2 relativamente al taglio delle ali, al calcolo della media aritmetica dei ribassi percentuali delle offerte ammesse (al netto delle offerte accantonate in virtù del taglio delle ali) e al calcolo dello scarto medio aritmetico dei ribassi percentuali delle offerte (al netto delle offerte accantonate in virtù del taglio delle ali) che superano detta media. Ai sensi del comma 2-bis, lettera c), dell’articolo 97 del codice si procede poi a calcolare il rapporto tra lo scarto medio aritmetico di cui alla lettera b) del medesimo comma 2-bis e la media aritmetica di cui alla lettera a) dello stesso comma 2-bis.

  1. Caso in cui il valore del rapporto “R” tra lo scarto medio aritmetico e la media aritmetica dei ribassi percentuali delle offerte ammesse al netto del taglio delle ali è ≤ 0,15

Di seguito si illustra l’algoritmo per il calcolo della soglia di anomalia nel caso in cui le offerte ammesse siano in numero inferiore a 15, ai sensi dell’articolo 97, comma 2-bis del codice, in cui il valore del rapporto “R” tra lo scarto medio aritmetico e la media aritmetica dei ribassi percentuali delle offerte ammesse al netto del taglio delle ali è ≤ 0,15. Si descrive il metodo di calcolo mediante un esempio esplicativo ipotizzando 10 offerte ammesse e disponendo i relativi ribassi in ordine crescente:

1) 10,011

 2) 11,110

 3) 11,213

4) 11,431

5) 11,541

6) 12,751

 7) 12,961

8) 13,471

9) 13,581

10) 13,910

Ai sensi del comma 2-bis, lettera a) dell’articolo 97 del codice si effettua il taglio delle ali ovvero l’accantonamento del 10%, arrotondato all’unità superiore, rispettivamente delle offerte di maggior ribasso e quelle di minor ribasso. Pertanto si accantonano le 2 offerte di minor e maggior ribasso:

1) 10,011

10) 13,910

All’esito di detta operazione risulta che le offerte (al netto del taglio delle ali) da prendere in considerazione ai fini del calcolo della somma e della media aritmetica dei ribassi percentuali sono in totale 8 (10 – 2) e precisamente:

2) 11,110

3) 11,213

4) 11,431

5) 11,541

6) 12,751

7) 12,961

8) 13,471

9) 13,581

Si procede quindi a calcolare la somma delle suddette offerte (al netto del taglio delle ali), che risulta pari a ( ∑ ) 98,059 e a calcolare poi la media dei ribassi (M) che risulta pari a 12,257 (98,059/8). Ai sensi del comma 2-bis, lettera b), dell’articolo 97 del codice si procede a calcolare lo scarto medio aritmetico dei ribassi percentuali che superano la media (M), calcolata in precedenza ai sensi della lettera a) del medesimo comma 2-bis, senza tener conto delle offerte accantonate a seguito del taglio delle ali. All’esito di detta operazione, le offerte che superano la media (M) risultano 4 e precisamente:

6) 12,751 scarto: 0,494

7) 12,961 scarto: 0,704

8) 13,471 scarto: 1,214

9) 13,581 scarto: 1,324

 totale: 3,736

Lo scarto medio aritmetico (Sc) è pari a 0,934 (3,736/4)

Ai sensi del comma 2-bis, lettera c), dell’articolo 97 del codice si procede poi a calcolare il rapporto (R) tra lo scarto medio aritmetico (Sc), di cui alla lettera b) del medesimo comma 2-bis, e la media aritmetica (M), di cui alla lettera a) dello stesso comma 2-bis. All’esito di detta operazione risulta:

R = Sc / M ovvero 0,934/12,257=0,076

Ai sensi del comma 2-bis, lettera d), dell’articolo 97 del codice poiché il rapporto sopra calcolato è inferiore a 0,15, la soglia di anomalia è pari al valore della media aritmetica, di cui alla precedente lettera a), incrementata del 20% della medesima media aritmetica. All’esito di detta operazione la soglia di anomalia Sa risulta pari a: 7 12,257 + (12,257 * 20/100) = 14,708 In sintesi, l’algoritmo di cui al comma 2-bis dell’articolo 97 del codice in caso di offerte inferiori a 15 e il cui valore del rapporto R è ≤ 0,15 si può esprimere come segue:

Sa = M + (M * 20/100)

  1. Caso in cui il valore del rapporto “R” tra lo scarto medio aritmetico e la media aritmetica dei ribassi percentuali delle offerte ammesse al netto del taglio delle ali è > 0,15

Di seguito si illustra l’algoritmo per il calcolo della soglia di anomalia nel caso in cui le offerte ammesse siano in numero inferiore a 15, ai sensi dell’art. 97, comma 2-bis del codice in cui il valore del rapporto “R” tra lo scarto medio aritmetico e la media aritmetica dei ribassi percentuali delle offerte ammesse al netto del taglio delle ali è > 0,15. Si descrive il metodo di calcolo mediante un esempio esplicativo, ipotizzando 10 offerte ammesse e disponendo i relativi ribassi in ordine crescente:

1) 1,250

2) 1,331

3) 2,365

4) 11,431

5) 11,541

6) 12,751

7) 12,961

8) 13,471

9) 29,000

10) 30,000

Ai sensi del comma 2-bis, lettera a), dell’articolo 97 del codice si effettua il taglio delle ali ovvero l’accantonamento del 10%, arrotondato all’unità superiore, rispettivamente delle offerte di maggior ribasso e quelle di minor ribasso.

Pertanto si accantonano le 2 offerte di minor e maggio ribasso: 1) 1,250 10) 30,000 All’esito di detta operazione risulta che le offerte (al netto del taglio delle ali) da prendere in considerazione ai fini del calcolo della somma e della media aritmetica dei ribassi percentuali sono in totale 8 (10 – 2) e precisamente:

2) 1,331

3) 2,365

4) 11,431

5) 11,541

6) 12,751

7) 12,961

8) 13,471

9) 29,000

Si procede, quindi, a calcolare la somma delle suddette offerte (al netto del taglio delle ali), che risulta pari a ( ∑ ) 94,851, e a calcolare poi la media dei ribassi (M) che risulta pari a 11,856 (94,851/8). Ai sensi del comma 2-bis, lettera b), dell’articolo 97 del codice si procede a calcolare lo scarto medio aritmetico dei ribassi percentuali che superano la media (M), calcolata in precedenza ai sensi della lettera a) del medesimo comma 2-bis senza tener conto delle offerte accantonate a seguito del taglio delle ali. All’esito di detta operazione, le offerte che superano la media (M) risultano 4 e precisamente:

6) 12,751 scarto: 0,895

7) 12,961 scarto: 1,105

8) 13,471 scarto: 1,615

9) 29,000 scarto: 17,144

totale: 20,759

Lo scarto medio aritmetico (Sc) è pari a 5,190 (20,759/4) Ai sensi del comma 2-bis, lettera c), dell’articolo 97 del codice si procede poi a calcolare il rapporto (R) tra lo scarto medio aritmetico (Sc), di cui alla lettera b) del medesimo comma 2-bis, e la media aritmetica (M) di cui alla lettera a) dello stesso comma 2-bis. All’esito di detta operazione risulta:

R = Sc / M ovvero 5,190/11,856 = 0,438

Ai sensi del comma 2-bis, lettera d), dell’articolo 97 del codice poiché il rapporto sopra calcolato è superiore a 0,15, la soglia di anomalia è pari alla somma della media aritmetica e dello scarto medio aritmetico. All’esito di detta operazione la soglia di anomalia Sa risulta pari a (11,856+5,190) = 17,046. In sintesi, l’algoritmo di cui al comma 2-bis, dell’articolo 97, in caso di offerte inferiori a 15 e in cui il valore del rapporto R è > 0,15 si può esprimere come segue: Sa = M + Sc

La presente circolare è pubblicata sul sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
IL DIRETTORE GENERALE Dr.ssa Loredana Cappelloni

Coronavirus. Con il decreto “Cura Italia” sospesi tutti i termini inerenti le procedure di gara

Lo conferma la  Circolare del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 23/3/2020 (rivolta gli organi vigilati, ma di portata generale) ad  oggetto: applicazione dell’articolo 103 del decreto – legge 17 marzo 2020  n. 18 alle procedure disciplinate dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Si riporta il testo del documento

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Al Dipartimento per le infrastrutture, i sistemi informativi e statistici

Al Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale

Alla società Ferrovie dello Stato S.p.A.

Alla società ANAS S.p.A.

Alla società Rete Ferroviaria Italiana S.p.A.

Oggetto: applicazione dell’articolo 103 del decreto – legge 17 marzo 2020 alle procedure disciplinate dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

In data 17 marzo 2020, è entrato in vigore il decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Il predetto decreto legge rappresenta una prima risposta del Governo diretta a fronteggiare l’emergenza collegata alla diffusione del virus Covid-19, garantendo la salute dei cittadini e al contempo sostenendo il sistema produttivo e salvaguardando la forza lavoro.

Tra le varie disposizioni contenute nel decreto legge n. 18/2020, si ritiene opportuno richiamare l’attenzione degli Uffici e delle società in indirizzo sull’articolo 103.

Il citato articolo stabilisce che:

“1. Ai fini del computo dei termini ordinatori o perentori, propedeutici, endoprocedimentali, finali ed esecutivi, relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, non si tiene conto del periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 aprile 2020. Le pubbliche amministrazioni adottano ogni misura organizzativa idonea ad assicurare comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti, con priorità per quelli da considerare urgenti, anche sulla base di motivate istanze degli interessati. Sono prorogati o differiti, per il tempo corrispondente, i termini di formazione della volontà conclusiva dell’amministrazione nelle forme del silenzio significativo previste dall’ordinamento.

  1. Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020″.
  2. Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si applicano ai termini stabiliti da specifiche disposizioni del presente decreto e dei decreti-legge 23 febbraio 2020, n. 6, 2 marzo 2020, n. 9 e 8 marzo 2020, n. 11, nonché dei relativi decreti di attuazione.
  3. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano ai pagamenti di stipendi, pensioni, retribuzioni per lavoro autonomo, emolumenti per prestazioni di lavoro o di opere, servizi e forniture a qualsiasi titolo, indennità di disoccupazione e altre indennità da ammortizzatori sociali o da prestazioni assistenziali o sociali, comunque denominate nonché di contributi, sovvenzioni e agevolazioni alle imprese comunque denominati.
  4. I termini dei procedimenti disciplinari del personale delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ivi inclusi quelli del personale di cui all’articolo 3, del medesimo decreto legislativo, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, sono sospesi fino alla data del 15 aprile 2020.
  5. L’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020.”.

Al fine di corrispondere alle specifiche richieste di chiarimenti formulate a questo Ministero dalle stazioni appaltanti dipendenti e vigliate e di assicurare un’uniforme interpretazione della disciplina sopra riportata, si evidenzia che la disposta sospensione “dei termini ordinatori o perentori, propedeutici, endoprocedimentali, finali ed esecutivi, relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data” per il periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 ed il 15 aprile 2020 si applica, ad eccezione dei casi per cui il medesimo articolo 103 prevede l’esclusione, a tutti i procedimenti amministrativi e, dunque, anche alle procedure di appalto o di concessione disciplinate dal decreto legislativo 30 aprile 2016, n. 50.

Si può, anzi, affermare, che tali procedure rappresentano la sedes materiae tipica di applicabilità della suddetta disposizione, in quanto in esse la fase di formazione del vincolo contrattuale è retta da regole di diritto pubblico e si sviluppa in una sequenza procedimentale che culmina nell’adozione di un provvedimento di aggiudicazione e nella successiva stipulazione di un contratto. Tale interpretazione è, peraltro, coerente con la ratio legis sottesa alla disposizione di cui trattasi da individuarsi, da un lato, nella necessità di assicurare la massima partecipazione dei soggetti interessati nonostante la situazione emergenziale in atto e, dall’altro, nella necessità di “…evitare che la PA, nel periodo di riorganizzazione dell’attività lavorativa in ragione dello stato emergenziale, incorra in eventuali ritardi o nel formarsi del silenzio significativo”. Ne deriva che la previsione recata dall’articolo 103 del decreto legge n. 18/2020 risulta applicabile a tutti i termini stabiliti dalle singole disposizioni della lex specialis (esemplificativamente: termini per la presentazione delle domande di partecipazione e/o delle offerte; termini previsti dai bandi per l’effettuazione di sopralluoghi; termini concessi ai sensi dell’articolo 83, comma 9, del codice per il c.d. “soccorso istruttorio”) nonché a quelli eventualmente stabiliti dalle commissioni di gara relativamente alle loro attività.

Quanto agli effetti pratici che ne discendono, si evidenzia che i termini inerenti le procedure di affidamento di appalti o di concessioni, già pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, devono ritenersi sospesi per un periodo di 52 giorni (corrispondente al periodo intercorrente tra il 23 febbraio ed il 15 aprile 2020). Una volta concluso il periodo di sospensione, i termini sospesi cominciano nuovamente a decorrere.

Ovviamente, poiché la sospensione del termine è stata stabilita in favore del soggetto onerato di osservarlo, nulla vieta che quest’ultimo possa comunque validamente porre in essere l’attività prevista entro il termine originario ovvero in un termine inferiore rispetto a quello risultante dalla sospensione. In tale caso, rimane comunque ferma l’applicazione dell’articolo 103, comma 1, del decreto – legge n. 18/2020 per quanto concerne i termini relativi allo svolgimento delle attività conseguenti.

Premesso quanto sopra, si ritiene indispensabile porre un particolare accento sul secondo periodo del comma 1 del suddetto articolo 103, laddove si prevede che: “Le pubbliche amministrazioni adottano ogni misura organizzativa idonea ad assicurare comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti, con priorità per quelli da considerare urgenti, anche sulla base di motivate istanze degli interessati.”.

La conclusione in tempi certi e celeri dei procedimenti amministrativi rappresenta, infatti, un’esigenza ineludibile per l’intero settore dei contratti pubblici, a prescindere dall’emergenza determinata dalla diffusione del virus Covid- 19.

I Dipartimenti del Ministero e le società in indirizzo sono, pertanto, invitati a porre in essere, durante il periodo di sospensione, tutte le iniziative di carattere organizzativo ed amministrativo necessarie affinché possa pervenirsi, una volta cessato detto periodo, ad una rapida conclusione delle procedure in atto.

A tale fine, si vorrà valutare l’opportunità di rispettare, anche in pendenza della disposta sospensione e limitatamente alle attività di esclusiva pertinenza dell’amministrazione aggiudicatrice, i termini endoprocedimentali, finali ed esecutivi originariamente previsti, nei limiti in cui ciò, al pari delle altre iniziative di carattere organizzativo ed amministrativo, sia compatibile con le misure di contenimento della diffusione del COVID-19, adottate in attuazione del decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito con modificazioni dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, e con le modalità ordinarie di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni come individuate dall’articolo 87 del decreto – legge n. 18/2020.

Paola De Micheli

Coronavirus. Decreto “Cura Italia”: le misure in materia di contratti pubblici

a cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

In Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17.03.2020 è stato pubblicato il Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 (.pdf) “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” .

Il Decreto è entrato  in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Le disposizioni inerenti la materia dei contratti pubblici che coinvolgono amministrazioni locali e  aziende sanitarie prevedono, tra l’altro:

  • – procedura negoziata senza bando, con almeno quattro interpelli, per acquisto di beni e servizi informatici per lo sviluppo della  digitalizzazione,  con requisiti di partecipazione autocertificati e immediata esecutività del contratto
  • – anticipazione all’appaltatore del 20% del prezzo anche per consegne in urgenza
  • – sospesi i termini del processo amministrativo. Il Presidente del Consiglio di Stato emana una circolare
  • – esclusa la responsabilità del debitore per ritardi e inadempimenti contrattuali derivanti dalle misure di contrasto al coronavirus
  • – sospesi i termini nei procedimenti amministrativi
  • – nominato un Commissario straordinario cui è demandato, tra l’altro, l’acquisto e distribuzione di farmaci, apparecchiature e dispositivi di protezione individuale. Il Commissario può avvalersi delle centrali di acquisto.

 Di seguito, nello specifico,  le disposizioni inerenti la materia dei contratti pubblici di cui al D.Lgs. n. 50/2016:

Art. 72
(Misure per l’internazionalizzazione del sistema Paese)


  1. Nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è istituito il fondo da ripartire denominato “Fondo per la promozione integrata”, con una dotazione iniziale di 150 milioni di euro per l’anno 2020, volto alla realizzazione delle seguenti iniziative:
    a) realizzazione di una campagna straordinaria di comunicazione volta a sostenere le esportazioni italiane e l’internazionalizzazione del sistema economico nazionale nel settore agroalimentare e negli altri settori colpiti dall’emergenza derivante dalla diffusione del Covid-19, anche avvalendosi di ICE-Agenzia italiana per l’internazionalizzazione delle imprese e per l’attrazione degli investimenti;
    b) potenziamento delle attività di promozione del sistema Paese realizzate, anche mediante la rete all’estero, dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e da ICE-Agenzia italiana per l’internazionalizzazione delle imprese e per l’attrazione degli investimenti;
    c) cofinanziamento di iniziative di promozione dirette a mercati esteri realizzate da altre amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2000, n. 165, mediante la stipula di apposite convenzioni;
    d) concessione di cofinanziamenti a fondo perduto fino al cinquanta per cento dei finanziamenti concessi ai sensi dell’articolo 2, primo comma, del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, secondo criteri e modalità stabiliti con una o più delibere del Comitato agevolazioni di cui all’articolo 1, comma 270, della legge 27 dicembre 2017, n. 205. I cofinanziamenti sono concessi nei limiti e alle condizioni previsti dalla vigente normativa europea in materia di aiuti di Stato di importanza minore (de minimis).

  2. In considerazione dell’esigenza di contenere con immediatezza gli effetti negativi sull’internazionalizzazione del sistema Paese in conseguenza della diffusione del Covid-19, agli interventi di cui al comma 1, nonché a quelli inclusi nel piano straordinario di cui all’articolo 30 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164,(promozione del made in Italy) si applicano, fino al 31 dicembre 2020, le seguenti disposizioni:

  3. a) i contratti di forniture, lavori e servizi possono essere aggiudicati con la procedura di cui all’articolo 63, comma 6, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;

  4. b) il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e ICE-Agenzia italiana per l’internazionalizzazione delle imprese e per l’attrazione degli investimenti possono avvalersi, con modalità definite mediante convenzione, e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa Spa – Invitalia.

(…)

Art. 75
(Acquisti per lo sviluppo di sistemi informativi per la diffusione del lavoro agile e di servizi in rete per l’accesso di cittadini e imprese)
1. Al fine di agevolare la diffusione del lavoro agile di cui all’articolo 18 della legge 22 maggio 2017, n. 8, favorire la diffusione di servizi in rete e agevolare l’accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, quali ulteriori misure di contrasto agli effetti dell’imprevedibile emergenza epidemiologica da COVID-19, le amministrazioni aggiudicatrici, come definite dall’articolo 3 decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (comprese le aziende del SSN), nonché le autorità amministrative indipendenti, ivi comprese la Commissione nazionale per le società e la borsa e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, sono autorizzate, sino al 31 dicembre 2020, ad acquistare beni e servizi informatici, preferibilmente basati sul modello cloud SaaS (software as a service), nonché servizi di connettività, mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara ai sensi dell’articolo 63, comma 2, lett. c) (imprevedibilità e urgenza), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, selezionando l’affidatario tra almeno quattro operatori economici, di cui almeno una «start-up innovativa» o un «piccola e media impresa innovativa», iscritta nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 25, comma 8, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 17 dicembre 2012, n. 221 e all’articolo 4, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 24 marzo 2015, n. 33.

  1. Le amministrazioni trasmettono al Dipartimento per la trasformazione digitale e al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri gli atti con i quali sono indette le procedure negoziate.

  2. Le amministrazioni possono stipulare il contratto previa acquisizione di una autocertificazione dell’operatore economico aggiudicatario attestante il possesso dei requisiti generali, finanziari e tecnici, la regolarità del DURC e l’assenza di motivi di esclusione secondo segnalazioni rilevabili dal Casellario Informatico di Anac, nonché previa verifica del rispetto delle prescrizioni imposte dalle disposizioni del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. Al termine delle procedure di gara, le amministrazioni stipulano immediatamente il contratto ed avviano l’esecuzione degli stessi, anche in deroga ai termini di cui all’articolo 32 del decreto legislativo n. 50 del 2016.
  3. Gli acquisti di cui al comma 1 devono essere relativi a progetti coerenti con il Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione. Gli interventi di sviluppo e implementazione dei sistemi informativi devono prevedere, nei casi in cui ciò è possibile, l’integrazione con le piattaforme abilitanti previste dagli articoli 5, 62, 64 e 64-bis dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
    5. Le amministrazioni pubbliche procedono ai sensi del comma 1 con le risorse disponibili a legislazione vigente. Dall’attuazione della disposizione non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

(…)

Art. 84
(Nuove misure urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia amministrativa)
1. Fatto salvo quanto previsto dal comma 2, dal 8 marzo 2020 e fino al 15 aprile 2020 inclusi si applicano le disposizioni del presente comma. Tutti i termini relativi al processo amministrativo sono sospesi, secondo quanto previsto dalle disposizioni di cui all’articolo 54, commi 2 e 3, del codice del processo amministrativo.
Le udienze pubbliche e camerali dei procedimenti pendenti presso gli uffici della giustizia amministrativa, fissate in tale periodo temporale, sono rinviate d’ufficio a data successiva. I procedimenti cautelari, promossi o pendenti nel medesimo lasso di tempo, sono decisi con decreto monocratico dal presidente o dal magistrato da lui delegato, con il rito di cui all’articolo 56 del codice del processo amministrativo, e la relativa trattazione collegiale è fissata a una data immediatamente successiva al 15 aprile 2020. Il decreto è tuttavia emanato nel rispetto dei termini di cui all’articolo 55, comma 5, del codice del processo amministrativo, salvo che ricorra il caso di cui all’articolo 56, comma 1, primo periodo, dello stesso codice. I decreti monocratici che, per effetto del presente comma, non sono stati trattati dal collegio nella camera di consiglio di cui all’articolo 55, comma 5, del codice del processo amministrativo restano efficaci, in deroga all’articolo 56, comma 4, dello stesso codice, fino alla trattazione collegiale, fermo restando quanto previsto dagli ultimi due periodi di detto articolo 56, comma 4.

  1. In deroga a quanto previsto dal comma 1, dal 6 aprile al 15 aprile 2020 le controversie fissate per la trattazione, sia in udienza camerale sia in udienza pubblica, passano in decisione, senza discussione orale, sulla base degli atti depositati, se ne fanno congiuntamente richiesta tutte le parti costituite. La richiesta è depositata entro il termine perentorio di due giorni liberi prima dell’udienza e, in tal caso, entro lo stesso termine le parti hanno facoltà di depositare brevi note. Nei procedimenti cautelari in cui sia stato emanato decreto monocratico di accoglimento, totale o parziale, della domanda cautelare la trattazione collegiale in camera di consiglio è fissata, ove possibile, nelle forme e nei termini di cui all’articolo 56, comma 4, del codice del processo amministrativo, a partire dal 6 aprile 2020 e il collegio definisce la fase cautelare secondo quanto previsto dal presente comma, salvo che entro il termine di cui al precedente periodo una delle parti su cui incide la misura cautelare depositi un’istanza di rinvio. In tal caso la trattazione collegiale è rinviata a data immediatamente successiva al 15 aprile 2020.
    3. Per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID- 19 e contenerne gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giurisdizionale e consultiva, a decorrere dal 8 marzo 2020 e fino al 30 giugno 2020, i presidenti titolari delle sezioni del Consiglio di Stato, il presidente del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e i presidenti dei tribunali amministrativi regionali e delle relative sezioni staccate, sentiti l’autorità sanitaria regionale e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della città ove ha sede l’Ufficio, adottano, in coerenza con le eventuali disposizioni di coordinamento dettate dal Presidente del Consiglio di Stato o dal Segretariato generale della giustizia amministrativa per quanto di rispettiva competenza, le misure organizzative, anche incidenti sulla trattazione degli affari giudiziari e consultivi, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, anche d’intesa con le Regioni, e le prescrizioni impartite con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri emanati ai sensi dell’articolo 3 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, al fine di evitare assembramenti all’interno degli uffici giudiziari e contatti ravvicinati tra le persone.
    4. I provvedimenti di cui al comma 3 possono prevedere una o più delle seguenti misure:
    a) la limitazione dell’accesso agli uffici giudiziari ai soli soggetti che debbono svolgervi attività urgenti;
    b) la limitazione dell’orario di apertura al pubblico degli uffici o, in ultima istanza e solo per i servizi che non erogano servizi urgenti, la sospensione dell’attività di apertura al pubblico;
    c) la predisposizione di servizi di prenotazione per l’accesso ai servizi, anche tramite mezzi di comunicazione telefonica o telematica, curando che la convocazione degli utenti sia scaglionata per orari fissi, e adottando ogni misura ritenuta necessaria per evitare forme di assembramento;
    d) l’adozione di direttive vincolanti per la fissazione e la trattazione delle udienze, coerenti con le eventuali disposizioni dettate dal presidente del Consiglio di Stato;
    e) il rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020, assicurandone comunque la trattazione con priorità, anche mediante una ricalendarizzazione delle udienze, fatta eccezione per le udienze e camere di consiglio cautelari, elettorali, e per le cause rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti; in tal caso, la dichiarazione di urgenza è fatta dai presidenti di cui al comma 3 con decreto non impugnabile.
    5. Successivamente al 15 aprile 2020 e fino al 30 giugno 2020, in deroga alle previsioni del codice del processo amministrativo, tutte le controversie fissate per la trattazione, sia in udienza camerale sia in udienza pubblica, passano in decisione, senza discussione orale, sulla base degli atti depositati, ferma restando la possibilità di definizione del giudizio ai sensi dell’articolo 60 del codice del processo amministrativo, omesso ogni avviso. Le parti hanno facoltà di presentare brevi note sino a due giorni liberi prima della data fissata per la trattazione. Il giudice, su istanza proposta entro lo stesso termine dalla parte che non si sia avvalsa della facoltà di presentare le note, dispone la rimessione in termini in relazione a quelli che, per effetto del secondo periodo del comma 1, non sia stato possibile osservare e adotta ogni conseguente provvedimento per l’ulteriore e più sollecito svolgimento del processo. In tal caso, i termini di cui all’articolo 73, comma 1, del codice del processo amministrativo sono abbreviati della metà, limitatamente al rito ordinario.
    6. Il giudice delibera in camera di consiglio, se necessario avvalendosi di collegamenti da remoto. Il luogo da cui si collegano i magistrati e il personale addetto è considerato camera di consiglio a tutti gli effetti di legge.
    7. I provvedimenti di cui ai commi 3 e 4 che determinino la decadenza delle parti da facoltà processuali implicano la rimessione in termini delle parti stesse.
    8. L’adozione dei provvedimenti di cui ai commi 3 e 4 che impedisce l’esercizio di diritti costituisce causa di sospensione della prescrizione e della decadenza.
    9. Ai fini del computo di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, nei procedimenti rinviati a norma del presente articolo non si tiene conto del periodo compreso tra l’8 marzo e il 30 giugno 2020.
    10. All’articolo 7, comma 4, del decreto-legge 31 agosto 2016, n. 168, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197, dopo le parole «deve essere depositata», sono inserite le seguenti: «, anche a mezzo del servizio postale,». Dall’8 marzo e fino al 30 giugno 2020 è sospeso l’obbligo di cui al predetto articolo 7, comma 4.
    11. È abrogato l’articolo 3 del decreto-legge 8 marzo 2020, n. 11.

(…)

Art. 91
(Disposizioni in materia ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento e di anticipazione del prezzo in materia di contratti pubblici)
1. All’articolo 3 del decreto – legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito con modificazioni dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, dopo il comma 6, è inserito il seguente: “6-bis. Il rispetto delle misure di contenimento di cui presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.”.
All’articolo 35, comma 18, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni, dopo le parole: “L’erogazione dell’anticipazione” inserire le seguenti: “, consentita anche nel caso di consegna in via d’urgenza, ai sensi dell’articolo 32, comma 8, del presente codice,”.

(…)

 (…)

Art. 103
(Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza)

  1. Ai fini del computo dei termini ordinatori o perentori, propedeutici, endoprocedimentali, finali ed esecutivi, relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, non si tiene conto del periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 aprile 2020. Le pubbliche amministrazioni adottano ogni misura organizzativa idonea ad assicurare comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti, con priorità per quelli da considerare urgenti, anche sulla base di motivate istanze degli interessati. Sono prorogati o differiti, per il tempo corrispondente, i termini di formazione della volontà conclusiva dell’amministrazione nelle forme del silenzio significativo previste dall’ordinamento.
    2. Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020”.
    3. Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si applicano ai termini stabiliti da specifiche disposizioni del presente decreto e dei decreti-legge 23 febbraio 2020, n. 6, 2 marzo 2020, n. 9 e 8 marzo 2020, n. 11, nonché dei relativi decreti di attuazione.

(…..)
Art. 122
(Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID -19)
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è nominato un Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19, di cui alla delibera del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020. Al fine di assicurare la più elevata risposta sanitaria all’emergenza, il Commissario attua e sovrintende a ogni intervento utile a fronteggiare l’emergenza sanitaria, organizzando, acquisendo e sostenendo la produzione di ogni genere di bene strumentale utile a contenere e contrastare l’emergenza stessa, o comunque necessario in relazione alle misure adottate per contrastarla, nonché programmando e organizzando ogni attività connessa, individuando e indirizzando il reperimento delle risorse umane e strumentali necessarie, individuando i fabbisogni, e procedendo all’acquisizione e alla distribuzione di farmaci, delle apparecchiature e dei dispositivi medici e di protezione individuale. Nell’esercizio di tali attività può avvalersi di soggetti attuatori e di società in house, nonché delle centrali di acquisto. Il Commissario, raccordandosi con le regioni, le province autonome e le aziende sanitarie e fermo restando quanto previsto dagli articoli 3 e 4 del presente decreto, provvede, inoltre al potenziamento della capienza delle strutture ospedaliere, anche mediante l’allocazione delle dotazioni infrastrutturali, con particolare riferimento ai reparti di terapia intensiva e sub-intensiva,

(…)

Art. 127
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

 Leggi la circolare del Presidente del Consiglio di Stato

Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (SDO) 2018: diminuisce il volume di attività erogata dagli ospedali italiani

Il Ministero della Salute pubblica il Rapporto Sdo 2018: 58 milioni e 414 mila giornate di degenza. Si è ridotto il tasso di ospedalizzazione. Miglioramento dell’appropriatezza e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere.

Nel 2018 c’è una riduzione complessiva dei ricoveri del 2,1% su base nazionale, rispetto al 2017: una riduzione che sta a significare una ricerca continua dell’appropriatezza nell’utilizzo della risorsa ospedaliera. Anche l’andamento dei ricoveri a rischio inappropriatezza mostra negli ultimi anni un trend discendente: dallo 0,19 (sul totale dei ricoveri) nel 2014 allo 0,15 nel 2018.
Altro dato importante e’ quello sull’indice di fuga, che mette in rapporto la mobilita’ passiva (i pazienti che vanno a ricoverarsi in altre regioni) con l’attrattivita’ (pazienti che vengono a ricoverarsi in Toscana da altre regioni): solo tre regioni, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana, sono caratterizzate da attrattivita’ superiore e contemporraneamente da mobilita’passiva inferiore rispetto alla media nazionale.

In generale, si riduce il numero di dimissioni ospedaliere.
Nel Rapporto si evidenzia come la riduzione più consistente delle dimissioni ospedaliere, nel 2018, riguarda la riabilitazione in regime diurno (dimissioni -7,2%, giornate -5,6%). Seguono: l’attività per acuti in regime diurno (dimissioni -3,2%, giornate -2,7%) la lungodegenza (dimissioni -1,9%, giornate -1,2%) l’attività per acuti in regime ordinario (dimissioni -1,8%, giornate -0,9%) la riabilitazione in regime ordinario (dimissioni -1,1%, ma giornate in aumento del +1,3%).

Riduzione del tasso di ospedalizzazione standardizzato

Rispetto al 2017, nel 2018 il tasso di ospedalizzazione per acuti, standardizzato per età e sesso, si riduce da 123,2 a 120,5 dimissioni per 1.000 abitanti, suddiviso in 92,4 dimissioni (per 1.000 abitanti) in regime ordinario e 28,1 in regime diurno (nell’anno precedente i valori erano, rispettivamente, 94,2 e 29 dimissioni per 1.000 abitanti); si osserva, inoltre, una discreta variabilità regionale.
Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso, è in calo. Quello complessivo si riduce da 171,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 126,5 nel 2018.
In particolare, il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime ordinario passa da 115,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 92,4 nel 2018, mentre il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime diurno passa da 48,8 a 28,1.

Miglioramento dell’appropriatezza e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere
“Confrontando i dati dell’anno 2018 con quelli dell’anno precedente, si osserva – evidenzia il Ministero – un aumento della percentuale di regime diurno in 53 dei 108 Diagnosis-related group (DRG) a rischio inappropriatezza; inoltre, fra i restanti 55 DRG, ulteriori 35, pur presentando una quota di Regime diurno inferiore rispetto al 2017, sono caratterizzati da una riduzione del volume di ricoveri ordinari: in media la riduzione osservata è del 6,6%; infine, 91 DRG mostrano una riduzione del numero totale di ricoveri erogati rispetto al 2017.
Complessivamente, quindi, per i 108 DRG LEA si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell’appropriatezza organizzativa e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere”.

Mobilità interregionale sostanzialmente costante
Pur con qualche leggera variazione, la percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero si mantiene sostanzialmente costante, rispettivamente, intorno all’8% per l’attività per acuti in regime ordinario, al 9% per l’attività per acuti in regime diurno, al 16% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario, al 10% per l’attività di riabilitazione in regime diurno, e al 6% per l’attività di lungodegenza. Più in dettaglio, dal 2010 al 2018 la mobilità per acuti in regime ordinario passa da 7,4% a 8,3%, la mobilità per acuti in regime diurno passa da 7,4% a 9,4%, la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa da 14,7% a 16,3%, la mobilità per riabilitazione in regime diurno passa da 9,2% a 10,4%, e, infine, la mobilità per lungodegenza passa da 4,7% a 5,9%.

Diminuzione della remunerazione teorica tra il 2010 e il 2018
Analizzando il trend della remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero a carico del SSN negli anni 2010-2018, si registra una graduale riduzione: si passa da 30,9 miliardi di euro nel 2010 a 28,4 miliardi nel 2018 (con un incremento dello 0,7% rispetto al 2017).
In particolare, per l’anno 2018 la remunerazione complessiva si attesta a circa 26 miliardi di euro per l’attività per acuti (di cui 23,7 miliardi di euro in regime ordinario e 2,3 miliardi di euro in regime diurno), circa 2 miliardi di euro per l’attività di riabilitazione (di cui 1,9 miliardi di euro in regime ordinario e 84,2 milioni di euro in regime diurno), e circa 349,8 milioni di euro per l’attività di lungodegenza, per un totale di circa 28,4 miliardi di euro complessivi.

Consip: sistema dinamico di acquisto anche per i farmaci biologici

Consip recepisce la Legge di Bilancio 2020 e offre alle PA la possibilità di utilizzare lo Sdapa anche per acquistare farmaci biologici, grazie alla possibilità di stipulare Convenzioni e Accordi quadro attraverso appalti specifici sul Sistema dinamico di acquisto

 Dal 30 gennaio 2020 le amministrazioni pubbliche possono negoziare sul bando del Sistema dinamico di acquisto (Sdapa) dedicato ai Farmaci messo a disposizione da Consip anche i farmaci biologici, grazie alla possibilità – introdotta con la Legge di bilancio 2020 e recepita all’interno del Capitolato d’Oneri dell’iniziativa – di utilizzare questo strumento per negoziare appalti specifici da cui derivano Convenzioni e Accordi quadro.

La recente novità apre nuovi e interessanti scenari per le amministrazioni, che da oggi potranno scegliere tra le diverse modalità di scelta del contraente quella più adatta a rispondere alle proprie esigenze.

Fino ad oggi le Amministrazioni potevano utilizzare lo Sdapa per l’aggiudicazione di appalti specifici ad un unico concorrente, il primo in graduatoria. Pertanto le amministrazioni non potevano acquistare sullo Sdapa i farmaci biologici, per i quali – in base alla Legge di Stabilità 2017 – è previsto l’obbligo di ricorso allo strumento dell’Accordo quadro, ma dovevano ricorrere all’Accordo quadro Consip farmaci biologici o indire procedure ad hoc al di fuori del Sistema dinamico.

Da oggi le amministrazioni potranno invece bandire gli Accordi quadro direttamente attraverso un appalto specifico su Sdapa, acquisendo i farmaci biologici con la stessa semplicità e velocità che contraddistinguono questo strumento. In tal modo avranno la possibilità di soddisfare il proprio fabbisogno di medicinali sia tradizionali sia biologici attraverso un unico canale di acquisto, razionalizzando il processo di approvvigionamento ed eliminando i costi amministrativi derivanti dagli adempimenti legati alla pubblicazione e alla gestione di Accordi quadro ad hoc.

Più in generaleper acquisire tutte le tipologie di farmaci le amministrazioni potranno scegliere autonomamente la struttura di gara, differenziandola, se opportuno, per singoli lotti. Potranno, ad esempio, decidere di aggiudicare alcuni lotti al fornitore primo in graduatoria e altri lotti a più fornitori, nel caso in cui necessitino di disporre di più farmaci a base del medesimo principio attivo.

Inoltrela novità introdotta dalla Legge di Bilancio consente anche ai soggetti aggregatori di avvalersi dello Sdapa Consip per stipulare Convenzioni che impegnino il fornitore aggiudicatario ad accettare ordini dalle amministrazioni di riferimento, fino al raggiungimento del massimale contrattuale, stipulando contratti che si perfezionano direttamente tra fornitore e amministrazione richiedente.

Tali possibilità aumentano ulteriormente la flessibilità dello strumento e si aggiungono ai già numerosi vantaggi offerti dallo Sdapa, tra cui, solo a titolo esemplificativo, la disponibilità di modelli di negoziazione già predisposti, la possibilità di costruire lotti secondo il principio dell’equivalenza terapeutica, la gestione più efficiente delle fasi di valutazione e aggiudicazione, la formulazione automatica della graduatoria di merito e la generazione di un report, di libera consultazione, contenente i prezzi di aggiudicazione di tutte le negoziazioni effettuate sullo Sdapa stesso.

 Umbria Salute e Servizi Scarl è stata la prima stazione appaltante ad utilizzare il Sistema dinamico di acquisto della PA (Sdapa) per i farmaci di Consip per l’avvio di un appalto specifico, che si concluderà con la stipula di un Accordo Quadro con più operatori economici.

L’appalto specifico, bandito il 14 febbraio scorso, ha ad oggetto farmaci biologici rientranti nel perimetro di applicabilità della Legge di Stabilità 2017, che prevede l’obbligo di ricorso allo strumento dell’Accordo quadro per acquistare tali specialità medicinali.

Requisiti, avvalimento, fatturato: tutte le indicazioni Anac per le gare

ANAC –  Rassegna ragionata in tema di requisiti speciali di partecipazione negli affidamenti di servizi e forniture.

Le molteplici pronunce dell’Autorità in merito ai requisiti speciali di partecipazione negli affidamenti di servizi e forniture hanno consentito di elaborare una rassegna che, muovendo dalle più recenti determinazioni dell’Anac post-Codice del 2016, ripercorre i principali aspetti connessi alla disciplina dei requisiti speciali di partecipazione, evidenziando gli indirizzi espressi nonché la continuità e i mutamenti di orientamento rispetto al previgente Codice del 2006. La rassegna è ripartita nelle tre marco-aree dei requisiti speciali – idoneità professionale, capacità tecnico-organizzativa, capacità economico-finanziaria – e illustra i principali profili affrontati dall’Autorità.

Il lavoro dell’Anac  offre una panoramica che può essere di ausilio agli operatori del settore per orientarsi nella interpretazione dell’articolo 83 del Codice, il quale elenca innanzi tutto i requisiti di qualificazione che possono essere richiesti alle imprese, ed affida poi alle P.a. un ampio potere discrezionale nella loro individuazione concreta, rapportata in particolar modo alla tipologia di prestazioni poste in gara (parere di precontenzioso n. 508 del 30 maggio 2018).

I requisiti di idoneità professionale
L’idoneità professionale – ricorda l’Autorità – non attiene tanto alla competenza ed esperienza di un operatore economico, quanto piuttosto alla titolarità di requisiti abilitativi comprovati dall’iscrizione in appositi registri e albi professionali: per questo motivo, nel bando-tipo n. 1, è stato specificato che tali requisiti non possono essere oggetto di avvalimento e, nell’ipotesi specifica della Cciaa, questa deve essere posseduta da ogni impresa associata in ati (pareri di precontenzioso n. 36 del 26 febbraio 2014 e n. 269 del 14 marzo 2018), a differenza degli altri requisiti di idoneità professionale – come, ad esempio, l’iscrizione in albi o registri – per i quali l’Autorità ha chiesto alle amministrazioni di indicare nel bando quali soggetti, all’interno del raggruppamento o del consorzio, debbono esserne in possesso.

L’iscrizione alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura
Le questioni principali relative al caso specifico della Cciaa hanno riguardato le ipotesi in cui il bando richiede l’iscrizione per attività similari a quella in affidamento. A tal riguardo, l’Anac ha ritenuto che il requisito deve essere verificato valutando la descrizione globale dell’oggetto sociale risultante dalla visura camerale, rispetto all’oggetto complessivo dell’affidamento e in maniera coordinata con gli altri requisiti (parere di precontenzioso n. 709 del 23 luglio 2019). In questo senso, dunque, l’iscrizione alla Cciaa deve essere valutata con riferimento all’attività prevalente, tenendo conto ad esempio dei servizi analoghi effettivamente svolti dall’impresa.

I codici Ateco
Allo stesso modo, è apparsa pertanto irrilevante anche l’identificazione delle attività in base ai codici Ateco riportati nella visura camerale. Se tali codici non corrispondono perfettamente all’oggetto contrattuale, la clausola del bando deve comunque essere interpretata in maniera sostanzialistica (parere di precontenzioso n. 345 del 5 aprile 2018).

L’iscrizione in albi professionali e in registri
Di certo poi, in alcuni casi, l’iscrizione ad un albo professionale o ad un registro è condizione necessaria per lo svolgimento dell’attività posta in affidamento, come ad esempio nel caso dell’affidamento dei servizi legali (linee-guida n. 12/2018).
Ma, l’Autorità si è interessata anche dell’iscrizione al Registro Unico dei Produttori (RUP), e ha ritenuto che, in questa diversa ipotesi, è invece possibile ammettere alla procedura operatori economici privi di questo attestato, se non di fatto conseguibile (parere di precontenzioso n. 210 del 1° marzo 2018); mentre, è da considerarsi necessario, ai fini della partecipazione alla gara, nel caso in cui, insieme con il servizio di manutenzione del verde pubblico, è richiesta la produzione e/o la fornitura, la commercializzazione e/o l’importazione di vegetali, prodotti vegetali (parere di precontenzioso n. 255 del 7 marzo 2018).

La licenza prefettizia
Quanto al caso della licenza prefettizia, è pacifico che si tratta di un’autorizzazione necessaria allo svolgimento dei servizi di vigilanza privata, ed è quindi riconducibile – secondo l’Autorità – alla categoria dei requisiti di idoneità professionale (pareri di precontenzioso nn. 269 del 14 marzo 2018, 48 dell’8 aprile 2015 e 64 del 14 ottobre 2018; determinazione n. 9 del 22 luglio 2015). Di conseguenza, deve essere posseduta all’atto di presentazione dell’offerta, anche se in fase di adeguamento (parere di precontenzioso n. 48 dell’8 aprile 2015).

L’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali
Allo stesso modo della licenza prefettizia, anche l’iscrizione all’Anga ha acquisito nel tempo la natura di requisito di idoneità professionale, che deve essere posseduto dal concorrente alla scadenza del termine di presentazione delle offerte (comunicato del Presidente del 28 agosto 2017), essendo collegato appunto al dato esperienziale ed aziendale dell’idoneità ad eseguire commesse analoghe a quella da affidare (pareri di precontenzioso n. 257 del 7 marzo 2018, n. 1034 del 30 ottobre 2018, n. 410 del 9 maggio 2019 e n. 369 del 17 aprile 2019).
In quanto requisito di ordine professionale, l’iscrizione all’Albo deve essere pertanto richiesta a tutti i componenti di un raggruppamento temporaneo orizzontale (parere di precontenzioso n. 257 del 7 marzo 2018), nonché all’eventuale impresa ausiliaria (parere di precontenzioso n. 575 del 13 giugno 2018).

I requisiti di capacità economico-finanziaria: il fatturato minimo annuo
Quanto ai requisiti economici, l’Autorità ha rilevato che, solo con il nuovo Codice, è stato posto un limite massimo al requisito del fatturato, il quale può essere pari al doppio dell’importo a base d’asta, e può essere derogato dalla P.a. previa adeguata motivazione riferita alla presenza di rischi specifici connessi alla natura dei servizi e delle forniture da affidare; e ciò, nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza posti a tutela della concorrenza.
Ma, ancor prima dell’entrata in vigore dell’articolo 83, comma 5, del d.lgs. n. 50/2016, l’Anac aveva evidenziato che i requisiti non devono essere manifestamente irragionevoli, irrazionali, sproporzionati o illogici (determinazione n. 4/2012); e, per tale motivo, non è stata ritenuta conforme la clausola di un bando che ha richiesto il possesso di un fatturato minimo globale, nell’ultimo triennio, pari al triplo dell’importo a base di gara (pareri di precontenzioso n. 36 del 26 febbraio 2014 e n. 146 del 9 settembre 2015).
Di conseguenza, anche la facoltà riconosciuta alle P.a. di stabilire discrezionalmente requisiti più restrittivi deve essere esercitata nei limiti della ragionevolezza e della proporzionalità, e nel rispetto del principio della libera concorrenza, in modo da garantire l’apertura massima del mercato (pareri di precontenzioso n. 15 del 25 febbraio 2015, n. 78 del 3 febbraio 2016, n. 1068 del 14 novembre 2018 e n. 896 del 17 ottobre 2017).

Il fatturato globale e il fatturato specifico
Sempre con riferimento al nuovo Codice, l’Autorità ha rilevato anche che le stazioni appaltanti possono richiedere il possesso di un fatturato (sia globale che specifico) minimo annuo, a differenza di quanto prescriveva la precedente disciplina che si riferiva invece al fatturato complessivo del triennio (parere di precontenzioso n. 501 del 5 giugno 2019).
L’articolo 83, comma 4, lettera a), del d.lgs. n. 50/2016 ha introdotto pertanto due limiti alla discrezionalità delle stazioni appaltanti: il primo è di carattere quantitativo e comporta che il fatturato richiesto non può superare il doppio dell’importo a base di gara; il secondo, invece, è di carattere sistematico e comporta la necessità di motivare la scelta di prevedere criteri di selezione connessi al fatturato aziendale.

L’importo del fatturato nelle concessioni
Quanto al caso specifico delle concessioni, l’articolo 167 del Codice prevede invece che, ai fini della determinazione del valore della concessione da porre a base d’asta, l’importo è costituito dal fatturato totale del concessionario generato per tutta la durata del contratto, che è stimato dal concedente quale corrispettivo dei servizi o dei lavori oggetto della concessione (parere di precontenzioso n. 245 dell’8 marzo 2017): una valutazione pertanto – quella della base di gara – che si rivela più complessa rispetto a quella effettuata negli appalti, poiché nell’importo deve essere ricompreso anche il flusso dei corrispettivi pagati dagli utenti per i servizi (parere di precontenzioso n. 104 del 17 giugno 2015).
Da un calcolo inesatto – specifica poi l’Anac – possono infatti derivare conseguenze negative sulle forme di pubblicità, sulla quantificazione della cauzione e sui requisiti richiesti, oltre che una riduzione della platea dei potenziali concorrenti (parere di precontenzioso n. 67 del 15 febbraio 2019).

Le referenze bancarie
Rispetto alla dimostrazione della capacità economico-finanziaria, la rassegna dell’Autorità si è invece soffermata sulle referenze bancarie che, pur non essendo previste tra i mezzi di prova dall’articolo 83, comma 4, del Codice, sono però citate dall’articolo 86 e dall’Allegato XVII.
Poiché spesso la richiesta delle referenze non è apparsa proporzionata al costo dovuto agli istituti bancari per il loro rilascio – in alcuni casi anche molto oneroso -, e vista la mancata previsione di tali mezzi di prova nell’articolo 83, comma 4, l’Anac ha ritenuto pertanto di non prevedere più tale modalità di dimostrazione della capacità economica e finanziaria (parere di precontenzioso n. 1068 del 14 novembre 2018): ragion per cui, anche il bando-tipo n. 1/2017 non ne fa alcuna menzione, ferma restando la più ampia facoltà del concorrente di scegliere tra i possibili mezzi di prova (parere di precontenzioso n. 1102 del 25 ottobre 2017), oltre che la possibilità di un rilascio, da parte degli istituti di credito, di una dichiarazione di scienza che offra alla P.a. un indizio della solidità economica dell’impresa (parere di precontenzioso n. 18 del 5 agosto 2014).

L’avvalimento di garanzia
Nel documento dell’Anac, è stato poi preso in considerazione il caso dell’avvalimento prestato da un’impresa in favore di un raggruppamento temporaneo. In questa ipotesi, è un principio fermo – secondo l’Autorità – che l’impresa raggruppata con il doppio ruolo, nella stessa gara, di soggetto qualificato in proprio e di ausiliaria di un’altra partecipante al rti, debba possedere i requisiti nella misura tale da consentirgli questa duplice imputazione, essendo escluso che il medesimo requisito possa essere impiegato più di una volta, e fermo restando che sia fornita provare dell’effettiva messa a disposizione delle risorse (parere di precontenzioso n. 1343 del 20 dicembre 2017).
Quanto invece al prestito in sé dei requisiti economici, l’Anac – in linea con la giurisprudenza – ribadisce che l’impresa ausiliaria deve diventare di fatto una garante dell’impresa ausiliata sul versante economico-finanziario, poiché solo in caso di avvalimento tecnico (od operativo), vi è la necessità di una messa a disposizione di determinate risorse. Di conseguenza, l’avvalimento dei requisiti economici e finanziari non deve essere riferito a specifici beni patrimoniali, o a indici materiali che esprimono una consistenza patrimoniale, da individuare con precisione, ma deve consistere in un impegno contrattuale dell’ausiliaria a mettere a disposizione la sua complessiva solidità finanziaria nei riguardi dell’ausiliata.

I requisiti di capacità tecnico-professionale
La richiesta di requisiti tecnico-professionali è – secondo l’Anac – funzionale alla valutazione della idoneità dell’offerente ad effettuare a regola d’arte e con buon esito la prestazione posta in affidamento: per questo motivo, assume rilevanza non tanto la numerosità dei committenti, quanto la pluralità e la consistenza dei contratti relativi ai servizi analoghi svolti (parere di precontenzioso n. 260 del 26 marzo 2019).

La discrezionalità e i servizi analoghi
Anche nella definizione dei requisiti tecnici, la stazione appaltante deve esercitare la propria discrezionalità nei limiti della proporzionalità e della ragionevolezza, oltre che della congruità e della pertinenza in relazione alla prestazione messa in gara (parere di precontenzioso n. 99 del 10 giugno 2015).
Una discrezionalità, che può essere esercitata in vario modo: ad esempio, in un caso all’esame dell’Anac, è stato ritenuta legittima la richiesta della P.a. relativa al possesso di una specifica certificazione da parte di tutte le imprese riunite in raggruppamento o consorziate (parere di precontenzioso n. 608 del 31 maggio 2017); mentre, è stato considerata illogica la clausola di un bando, la quale imponeva ai concorrenti che la durata almeno triennale delle prestazioni rese in servizi analoghi fosse ancora in corso di svolgimento al momento della presentazione dell’offerta (parere di precontenzioso n. 185 del 28 ottobre 2015).
Quanto invece alla definizione di servizio analogo, l’Autorità ha condiviso un orientamento giurisprudenziale secondo cui si può ritenere analogo a quello posto in gara un servizio che rientra nello stesso settore imprenditoriale o professionale (parere di precontenzioso n. 758 del 5 settembre 2018). Pertanto, da un lato, la nozione di servizi analoghi non è assimilabile a quella di servizi identici; dall’altro lato, una volta definito il requisito, deve esserne data una interpretazione ampia per non creare un’eccessiva compressione della concorrenza (parere di precontenzioso n. 751 del 5 settembre 2018).
In determinati casi, può tuttavia accadere che la P.a. richieda l’avvenuto svolgimento di servizi identici a quello oggetto dell’appalto; e ciò è ammissibile – secondo l’Anac – solo a condizione che questa richiesta corrisponda a precisi interessi pubblici e sia indicata nel bando (parere di precontenzioso n. 140 del 20 giugno 2014), come è accaduto, ad esempio, rispetto ad una gara per l’affidamento del servizio di ripristino delle condizioni di sicurezza stradale compromesse dal verificarsi di incidenti stradali, rispetto alla quale l’Autorità ha ritenuto ragionevole che la stazione appaltante avesse chiesto ai concorrenti l’avvenuta esecuzione di due servizi identici (parere di precontenzioso n. 421 del 2 maggio 2018).
Infine, si è posta anche la questione relativa al triennio da prendere in considerazione ai fini della verifica dei requisiti tecnici. Sul punto, l’Anac ha condiviso un orientamento dei giudici amministrativi secondo cui, mentre per la capacità economica il triennio è quello solare, per la capacità tecnica il triennio è quello antecedente la data di pubblicazione del bando (parere di precontenzioso n. 3 dell’11 gennaio 2017).

La commistione tra requisiti di partecipazione e criteri del’offerta
Con l’elenco dei criteri di aggiudicazione dettato dall’articolo 95 del Codice, è stata superata la rigida separazione tra requisiti di partecipazione e criteri di valutazione in quanto, purché i profili di carattere soggettivo eventualmente utilizzati dalle amministrazioni nell’esame delle offerte tecniche riguardino in ogni caso aspetti che incidono in maniera diretta sulla qualità della prestazione (parere di precontenzioso n. 472 del 23 maggio 2018).
Ad esempio, ciò è quanto accaduto in una gara di lavori nel settore dei beni culturali, in cui è stata indicata, come criterio di valutazione dell’offerta, l’esperienza pregressa in restauri. Ma, una simile previsione è ammissibile – secondo l’Anac – soltanto se ci si riferisce al personale che verrà utilizzato nell’esecuzione dell’appalto, e la gara è riferita ad un appalto di servizi, poiché, nel caso dei lavori, il possesso dei requisiti tecnici è dimostrato con l’attestazione Soa (parere di precontenzioso n. 712 del 24 luglio 2018).

La certificazione di qualità
Legittima infine anche la prescrizione del bando relativa al possesso di uno specifico requisito di qualità, in quanto assicura alla P.a. che l’impresa è idonea a svolgere la prestazione, secondo un livello minimo di aspettative, accertato da organismi qualificati da parametri europei, che valorizzano l’organizzazione ed il livello complessivo dell’attività nell’intero suo svolgimento (parere di precontenzioso n. 179 del 21 febbraio 2018); mentre, con riferimento ad una gara di servizi di refezione scolastica e pasti caldi al domicilio di anziani e indigenti, è stata ritenuta non pertinente la richiesta di una certificazione di qualità riferita alle piattaforme di acquisto e distribuzione di beni alimentari (parere di precontenzioso n. 335 del 10 aprile 2019).
Al tempo stesso – chiarisce però l’Anac – non può essere escluso un concorrente in possesso di una certificazione equivalente, che dimostri la perfetta corrispondenza tra le caratteristiche tecniche del prodotto offerto e lo standard richiesto (parere di precontenzioso n. 333 del 28 marzo 2018).
Quanto poi alla possibilità di fare ricorso all’avvalimento per la certificazione di qualità, l’Anac ha mostrato di aderire all’orientamento giurisprudenziale favorevole alla sua ammissibilità, a condizione che l’ausiliaria metta a disposizione dell’ausiliata l’intera organizzazione aziendale (parere di precontenzioso n. 707 del 24 luglio 2018); e, allo stesso modo, ha ritenuto possibile sanare la mancata produzione della certificazione con il soccorso istruttorio, a condizione che tale requisito sia in possesso del concorrente al momento di presentazione dell’offerta (pareri precontenzioso n. 755 del 5 settembre 2018 e n. 398 del 17 aprile 2018).

Avvalimento e requisiti di capacità tecnico-professionale
Sì dell’Anac, infine, anche all’avvalimento operativo, purché avvenga a determinate condizioni. In particolare, l’attenzione dell’Autorità si è soffermata sull’ipotesi dell’articolo 89, comma 1, del Codice, laddove si consente l’avvalimento di alcuni requisiti tecnici – ossia le esperienze professionali pertinenti – solo se è l’impresa ausiliaria ad eseguire la relativa prestazione.
A tal riguardo, infatti, è stato esaminato il caso di un contratto di avvalimento che non recava l’impegno dell’ausiliaria ad eseguire direttamente i servizi per i quali erano state richieste (e prestate) le capacità connesse ai servizi di punta, e che prevedeva inoltre la possibilità per la stessa ausiliaria di assumere il ruolo di consulente per la progettazione nei limiti dei requisiti prestati. Ma, è proprio l’attribuzione di tale ruolo ad escludere in radice – secondo l’Anac – l’esecuzione diretta del contratto da parte dell’ausiliaria (parere di precontenzioso n. 221 del 1° marzo 2017).
Anche per quanto riguarda la non frazionabilità dei servizi di punta, l’Autorità ha ritenuto che non è concesso ad un concorrente di dimostrare tale requisito mediante la sommatoria di due servizi diversi, uno dei quali prestato tramite avvalimento (parere di precontenzioso n. 817 del 26 settembre 2018).
Infine, anche il fallimento della società cedente comporta in capo alla cessionaria la perdita dei requisiti ottenuti tramite contratto di affitto di ramo di azienda (parere di precontenzioso n. 477 del 23 maggio 2018).

 

Debiti della PA: cassa depositi e prestiti scende in campo per saldare i fornitori

Imprese ed enti locali possono tirare un sospiro di sollievo. E’ stato rinnovato anche per il 2020, infatti, l’impegno di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ad anticipare i pagamenti dovuti dalle Pubbliche Amministrazioni ai fornitori.

E’ attiva la nuova anticipazione di liquidità per il 2020 da parte di Cassa Depositi e Prestiti, che consentirà il saldo dei pagamenti dovuti dalla PA al 31 dicembre 2019.

A cosa serve l’anticipazione di CDP?

Più nello specifico, la misura è in grado di fornire una risposta immediata ed efficace alle esigenze di tutti i soggetti toccati dai debiti della Pubblica Amministrazione: imprese, bilancio centrale ed Enti pubblici.

L’anticipazione dei pagamenti da parte di CDP, infatti, permetterà il saldo dei debiti che gli Enti locali – Regioni (e i rispettivi enti del Servizio sanitario nazionale), province, comuni, città metropolitane – hanno nei confronti di imprese e fornitori.

Nel dettaglio saranno saldati i debiti che sono certi, liquidi ed esigibili e che riguardano somministrazioni, forniture, appalti e obbligazioni per prestazioni professionali.

vantaggi riguardano tutti:

  • Le imprese, che otterranno la liquidazione del proprio credito verso gli Enti, senza dover sostenere alcun costo accessorio;
  • Il bilancio centrale, che non subirà impatti sui saldi di finanza pubblica;
  • E gli Enti, che godranno di un tasso finito variabile, al momento pari allo 0,475%, inferiore rispetto a quello previsto dalla direttiva 2011/7/UE (tasso di riferimento BCE +8%).

Come funziona la misura

La misura resta aperta fino al 30 aprile 2020.

Entro quella data, infatti, gli Enti locali interessati ad ottenere il sostegno di CDP per il pagamento dei propri debiti, dovranno inviare la richiesta di anticipazione.

A quel punto CDP accrediterà ai singoli enti la liquidità in un’unica soluzione, entro 7 giorni lavorativi dalla data della richiesta di erogazione, con obbligo di pagare tempestivamente le imprese creditrici entro 15 giorni (30 giorni per i debiti degli enti del Servizio sanitario nazionale) dal ricevimento delle somme.

L’anticipazione andrà rimborsata entro il 30 dicembre 2020.

I numeri della precedente edizione

La misura attivata per il 2020, replica quanto già fatto da CDP lo scorso anno.

Nel 2019, infatti, Cassa Depositi e Prestiti ha erogato oltre 900 milioni di euro in favore di circa 360 Enti. Un’anticipazione che ha permesso il saldo di circa 77mila fatture.

Lo strumento si aggiunge ai servizi offerti da SACE FCT per lo smobilizzo dei crediti, e si affianca ai tradizionali finanziamenti a medio-lungo termine ed alle anticipazioni di tesoreria di CDP, in favore degli enti locali per il supporto alla realizzazione di nuovi investimenti in tutto il territorio italiano.

 

Coronavirus. Corsa all’accaparramento di ventilatori polmonari “salvavita”

a cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

Dipendiamo da un mercato globalizzato, che comunque ha risposto in pieno al primo bando Consip. Contemporaneamente viene organizzata una produzione nazionale.

Mai appalto fu più veloce. Quattro giorni per acquistare 5.000 ventilatori polmonari e connessi dispositivi e servizi, tramite un bando Consip. Hanno partecipato 35 imprese per complessive 67 offerte.  Entro tre giorni dall’aggiudicazione sono disponibili i primi 119 ventilatori per la rianimazione, altri 200 arrivano tra 4 e 7 giorni e 886 tra 8 e 15 giorni,  n. 2.713 tra 16 e 45 giorni, e così via.

La seconda procedura d’urgenza selezionerà fornitori da cui comprare anche tute di protezione, camici, calzari, cuffie. La Cina pronta a vendere 1000 ventilatori polmonari.

ll problema è il tempo. Il virus si propaga con velocità impressionante. Le regole, sacrosante in tempi non emergenziali, imposte per gli acquisti dalle normative nazionali e comunitarie, sono complicate e richiedono tempistiche non compatibili con quelle necessarie ad acquisire i mezzi necessari per contrastare l’avanzata del virus. L’Italia non ha scelto la via della requisizione come la Francia ma ha demandato alla Protezione civile il coordinamento degli acquisti avvalendosi anche della più grande centrale di committenza italiana,  la Consip.

Per arginarne gli effetti del coronavirus , con Decreto della Protezione civile del 2 marzo 2020, la Consip è stata designata “soggetto attuatore” per le attività di acquisto connesse all’emergenza sanitaria.

In questo ruolo, Consip ha pubblicato il 6 marzo , con scadenza presentazione offerte il 9 marzo – in coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile – la prima   “procedura negoziata d’urgenza ex art. 63, comma 2, lett. C) del d.lgs. 50/2016 per l’affidamento di accordi quadro per la fornitura di dispositivi medici per terapia intensiva e sub-intensiva destinati all’emergenza sanitaria – covid-19 – “

La procedura è stata suddivisa in 7 lotti, per un valore totale (base d’asta)  di 185 milioni di euro. Oggetto dell’acquisizione sono i seguenti dispositivi:

Lotto 1: 1.800 Ventilatori polmonari ad alta complessità per terapia intensiva (aria compressa)

Lotto 2: 3.200 Ventilatori polmonari per terapia sub-intensiva (turbina)

Lotto 3: 2.500 Monitor multiparametrici

Lotto 4: 2.500 Monitor multiparametrici da trasporto

Lotto 5: 5.000 Pompe infusionali per farmaci

Lotto 6: 1.250 Pompe peristaltiche per nutrizione enterale

Lotto 7: 351.250 Accessori per ventilatori polmonari

Caratteristiche principali dell’appalto

Per ogni lotto sarà stipulato un Accordo quadro con tutti i fornitori presenti nella graduatoria finale delle offerte. Gli ordini di fornitura verranno effettuati direttamente da Consip  sulla base dei fabbisogni delle amministrazioni così come individuati dal Dipartimento di Protezione civile – a partire dal fornitore primo classificato, fino all’esaurimento della disponibilità dei prodotti di quest’ultimo, proseguendo poi con un meccanismo “a cascata” verso i fornitori successivi in graduatoria.

Stante lo stato emergenziale, trattandosi di procedura in via di urgenza non sono richiesti ai fornitori quantitativi minimi vincolanti prefissati. I Fornitori sono comunque  vincolati in sede di esecuzione ai quantitativi dichiarati in sede di offerta in relazione ai termini temporali prefissati in documentazione di gara.  Il pagamento del contributo A.N.AC. potrà avvenire anche successivamente alla presentazione dell’offerta e la relativa ricevuta dovrà essere prodotta in sede di stipula dell’Accordo Quadro.  In fase di partecipazione non deve essere presentata alcuna garanzia provvisoria.  Il possesso dei requisiti di partecipazione è dichiarato dai concorrenti mediante autocertificazione.

I concorrenti devono  dichiarare la loro capacità di consegna a 3, 7, 15 e 45 giorni

La procedura è  aggiudicata secondo il criterio del minor prezzo ai sensi dell’art. 95, comma 4, D.lgs. n. 50/2016 in virtù della specifica facoltà prevista dall’art. 3, comma 3, della sopra citata Ordinanza n. 630.

Le condizioni oggettive per determinare quale operatore economico tra gli aggiudicatari parti dell’Accordo Quadro eseguirà le prestazioni tengono conto della capacità e della tempistica di consegna della fornitura dichiarate in sede di Offerta da ciascun aggiudicatario, nel rispetto della graduatoria finale di merito.

La seguente documentazione potrà essere presentata anche successivamente alla stipula dell’Accordo Quadro:  dichiarazione attestante gli estremi identificativi del conto corrente dedicato, le generalità e il codice fiscale delle persone delegate ad operare su detto conto  idoneo documento comprovante la prestazione di una garanzia definitiva in favore della Consip,   idonea copertura assicurativa,  (……).

Al fine di favorire la massima partecipazione, nonché in un’ottica di massima trasparenza, si procede ai sensi dell’art. 63 del D.lgs. n. 50/2016 comma 6 a pubblicare, per la selezione degli Operatori Economici, la Lettera d’invito a offrire sul Profilo del Committente.

 L’esito della gara

Alla procedura, suddivisa in 7 lotti, hanno partecipato 35 imprese per complessive 67 offerte. Sconti medi sui ventilatori polmonari tra -16% e -23%

Dichiara l’Amministratore delegato di Consip, Cristiano Cannarsa: “Appartenenza allo Stato, impegno e responsabilità hanno reso possibile questo primo grande risultato. Una complessa procedura progettata, pubblicata e aggiudicata in soli 4 giorni, per rendere immediatamente disponibili dispositivi per potenziare la terapia intensiva delle strutture sanitarie”.

Alla procedura – suddivisa in 7 lotti – hanno partecipato 35 imprese per complessive 67 offerte, arrivando ad offrire sconti rilevanti (es. Lotto 1 “Ventilatori polmonari ad alta complessità per terapia intensiva” con sconto medio di -23%; Lotto 2 “Ventilatori polmonari per terapia sub-intensiva” con sconto medio di -16%).

Le consegne saranno effettuate in 4 scaglioni temporali – entro 3 giorni, tra 4 e 7 giorni, tra 8 e 15 giorni, tra 16 e 45 giorni – dal momento dell’ordine (es. i 3.918 ventilatori totali offerti tra lotto 1 e 2 sono ripartiti in: n. 119 ventilatori “entro 3 giorni”, n. 200 ventilatori “tra 4 e 7 giorni”, n. 886 “tra “8 e 15 giorni” e n. 2.713 “tra 16 e 45 giorni”.

Scarica lo schema riepilogativo delle aggiudicazioni.

Per ogni lotto sarà stipulato un Accordo quadro con tutti i fornitori aggiudicatari. Gli ordini di fornitura verranno gestiti direttamente da Consip – sulla base dei fabbisogni definiti dalla Protezione Civile – a partire dal fornitore primo classificato, fino all’esaurimento della disponibilità dei prodotti di quest’ultimo, proseguendo poi con un meccanismo “a cascata” verso i fornitori successivi in graduatoria.

La durata dell’Accordo Quadro è di 6 mesi e potrà essere prorogata fino a un massimo di ulteriori 6 mesi, e comunque non oltre la durata del periodo emergenziale.

E’ stata pubblicata una seconda procedura d’urgenza, sempre in coordinamento con la Protezione Civile, con cui selezionerà i fornitori da cui comprare oltre 24 milioni di mascherine chirurgiche, circa 11mila mascherine Ffp2 e Ffp3, 702 aspiratori elettrici e materiali di protezione come tute di protezione, camici, guanti, calzari, cuffie, termometri e detergenti. La base d’asta in questo caso è di 258,5 milioni e la procedura è divisa in 18 lotti. Le offerte dovranno essere presentate entro le ore 16 dell’11 marzo 2020.

Intanto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha incontrato il suo omologo Wang Yi, che ha  assicurato che da parte del governo cinese è stata data chiara indicazione alle aziende di esportare 2 milioni di mascherine mediche ordinarie all’Italia per l’emergenza coronavirus. Pechino è inoltre disposta ad inviare 100mila mascherine di massima tecnologia e 20 mila tute protettive all’Italia, oltre che 50 mila tamponi per effettuare nuovi test. La Cina si appresta anche a vendere all’Italia 1.000 ventilatori polmonari.

Postazioni di terapia intensiva.  Affidamento diretto alla  Siare engineering

La Protezione civile ha raggiunto un accodo con la società italiana Siare engineering, azienda bolognese che opera nella progettazione e produzione di apparecchiature elettromedicali per anestesia e rianimazione. L’impresa è stata individuata dalla Consip e consegnerà nel giro di brevissimo tempo 320 pezzi destinati alla terapia intensiva. L’obiettivo è quello di fornire 500 respiratori polmonari al mese ed è previsto l’intervento economico di Invitalia, la società partecipata dal Tesoro che si occupa di attrarre investimenti e favorire la nascita di nuove imprese. Inoltre sono stati inviati a supporto dell’azienda 25 tecnici dell’Esercito.

Salute e mercato.   Libero scambio di merci e virus

Come per altri settori di tecnologie avanzate in cui si richiedono massicci e continui investimenti in ricerca, non abbiamo un’industria nazionale per la terapia intensiva.  La produzione è in mano a pochi grandi gruppi che operano su scala globale, tradizionali fornitori anche delle nostre aziende sanitarie.  Anche per dispositivi medici di bassa tecnologia (mascherine, ecc.), siamo dipendenti dall’estero (cioè dalla Cina)  per materie prime e semilavorati intermedi. La stessa situazione, su scala europea, riguarda la produzione di farmaci. E’ l’effetto del mercato globale (in questo caso sanitario) e della divisione internazionale del lavoro.

Boggetti –  Presidente di Confindustria dispositivi medici – ricorda come la crisi che stiamo vivendo  riveli il carattere strategico dell’industria biomedicale per un Paese. «Senza nazionalizzazioni — osserva — il governo dovrebbe favorire la crescita delle nostre imprese».

 

 

 

Forniture e servizi non più cenerentola nella normativa appalti, nonostante la prevalenza economica sui lavori. Il nuovo regolamento ne riconoscerà la specificità

In dirittura d’arrivo il regolamento attuativo del codice. Riconosciuta, pare, la specificità di forniture e servizi.

A distanza di quasi un anno dall’entrata in vigore del Decreto-Legge n. 32/2019 (c.d. Sblocca cantieri), convertito con modificazioni dalla Legge n. 55/2019sono arrivate da qualche giorno le prime voci ufficiali sul nuovo Regolamento unico previsto all’articolo 216, comma 27-octies del Codice dei contratti che avrà il compito di sostituire la soft law che aveva prodotto sino al mese di aprile provvedimenti ministeriali unitamente a linee guida e provvedimenti ANAC di dettaglio e che dal mese di aprile è stata stoppata proprio dall’emanazione dello Sblocca Cantieri. In attesa del Regolamento unico il processo legislativo che a distanza di quasi 4 anni non ha ancora completato il quadro normativo è, dunque, fermo da 10 mesi.

Codice dei contratti: il Regolamento unico che unico non è…

Con la predisposizione di un nuovo Regolmento definito “unico” ma che “unico” non è, viene attivata una inversione di marcia ad U, richiesta da tanti ma che sembra non risolva tutte le problematiche sino ad ora riscontrate, rispetto alla filosofia che ha ispirato il Governo in vigore nel 2016 nella riforma della normativa sui contratti pubblici.

Le voce ufficiali a cui ci riferiamo sono quelle di Raffaele Greco, Presidente di sezione del Consiglio di Stato e capo della Commissione ministeriale per il Regolamento, pronunciate al Convegno “Aspettando il Regolamento” tenutosi il 26 febbraio scorso all’Università LUMSA ed organizzato dall’IGI (Istituto Grandi Infrastrutture) e dall’Università stessa.

Codice dei contratti e Regolamento unico: 300 nuovi articoli per la semplificazione

Testo costituito da circa 300 articoli con l’importante domanda: si realizzerà una semplificazione? La risposta è abbastanza articolata perché occorre capire cosa intendiamo per semplificazione. Se intediamo semplificazione del sistema delle fonti, probabilmente il Regolamento aggiungerà elementi di complessità ulteriore ad un sistema già articolato con Codice e linee guida vincolanti e non vincolanti che diventerà un sistema “Codice, Regolamento, linee guida” e, quindi, un sistema abbastanza “iperstatico”.

Codice dei contratti e Regolamento unico: le parole del Presidente Greco

Nel corso del suo intervento il Presidente Greco ha precisato che “Il regolamento ha l’ambizione di coprire un po’ tutto il raggio della disciplina del Codice degli appalti anche se molti temi specifici (subappalto, ritenute fiscali) restaranno ai margini se non fuori dal Regolamento e non per una scelta minimale fatta dalla Commissione ma perché il Regolamento si muove in un letto di proposte  sotto l’ombrello del Codice di cui è attuazione ma poi, si muove all’interno di un’ulteriore gabbia che è quella del comma 27-octies”.

Parole abbastanza sibilline che comportano la precisazione che il comma 27-octies del Codice lascia in vita una serie di provvedimenti (ministeriali e dell’ANAC) che renderanno il provvedimento “non unico”.

Il Presidente Greco ha, poi, precisato che il nuovo Regolamento coglierà “l’occasione per venire incontro alle richieste di molti operatori interessati ad una maggiore chiarezza della disciplina rispetto a quella della fonte primaria. Ad esempio le norme sui servizi e le forniture saranno individuate in maniera chiara e distinta rispetto a quelle dei lavori evitando quella consolidata tradizione per cui esistono norme comuni modellate inevitabilmente su quelle degli appalti dei lavori e, poi, quasi come un aspetto residuale e marginale vi è un richiamo ai servizi ed alle forniture che sappiamo rappresentano la stragrande degli appalti unitamente alle grandi opere pubbliche che vengono realizzate in concessione in Italia”.

Quali sono le barriere che ha incontrato la realizzazione del Regolamento? Principalmente quelle contenute nello stesso comma 27-octies con cui è stato deciso di non abbandonare del tutto il sistema di soft regulation che aveva costituito la scelta forte del Codice del 2016 ma di abbandonarlo solo in parte facendo, quindi, sopravvivere alcune linee guida Anac ponendo, così, un problema di rapporto tra la fonte regolamentare e le linee guida che, comunque, sopravviveranno. Il Presidente Greco ha precisato che “La Commissione ha ritenuto che laddove ci fossero le linee guida di cui l’articolo 27-octies non prevedesse, espressamente, il venir meno e non l’abrogazione per effetto dell’entrata in vigore del Regolamento, il Regolamento non sarebbe potuto intervenire. Intanto per un problema di rapporti tra differenti livelli della regolazione e non è casuale che la norma primaria non parli di abrogazione; dice che le linee guida cessano di avere efficacia nel momento in cui entra in vigore il Regolamento. Proprio perché il Regolamento è espressione di potere normativo, le linee guida, anche quelle vincolanti, salvo che non siano recepite in decreti ministeriali, sono espressione di un potere di amministrazione. La scelta della Commissione di arrestare la spinta espansiva del Regolamento laddove ci sono delle linee guida in vigore di cui il decreto sblocca cantieri ha deciso la sopravvivenza ha un motivo politico istituzionale rispetto all’ANAC su cui non potrà essere il Regolamento a intervenire”.

A questo primo problema si aggiunge quello legato al Codice stesso per il fatto che non tutti i problemi interpretativi si possono risolvere con la fonte regolamentare. Ci sono dei problemi che imporranno un nuovo intervento sulla normativa primaria. A tal proposito il Presidente Greco, nel corso del suo intervento, ha precisato che “Ci sono altre criticità che vanno risolte nel medio ed anche brevissimo periodo. In ordine di urgenza la prima categoria è quella dove ci sono procedure di infrazione da parte della Comunità economica europea (subappalto, …..), la seconda categoria è quella delle criticità insite nello sblocca cantieri quali quelle relative al collaudo ed una terza categoria è quella delle incongruente quali quelle, delle concessioni,  dell’anomalia dell’offerta, del tema del minor prezzo, della qualificazione delle stazioni appaltanti, del problema di fondo del rapporto tra fonti (regolamento e linee guida), del ruolo dell’Anac”.

Sembra, quindi, che molte aspettative sul Regolamento andranno deluse. C’è un’aspettativa di semplificazione che prevale su tutte le altre. La fonte regolamentare dovrebbe semplificare il sistema della normativa primaria ed, in generale, tutto il sistema normativo dei contratti pubblici.

In conclusione il Presidente Greco conclude il suo intervendo sperando che la Commissione riesca a “porre agli operatori un testo che, con tutti i limiti, i problemi, le rigidità, che porrà ed introdurrà nel sistema, risolva più problemi di quanti non ne possa creare direttamente o indirettamente. Sarebbe già un buon risultato”.
(fonte: Lavoripubblici.it)

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