Net4market Business: in un click l’accesso a gare e albi fornitori

Vuoi inaugurare il 2017 all’insegna del Business? C’è il servizio di Net4market, che offre la possibilità di effettuare iscrizioni centralizzate agli albi fornitori, ricerca di bandi e abilitazione alle gare. Tutto questo in un unico pacchetto, Net4market Business. Con un’occasione imperdibile: la possibilità di acquistare il servizio a prezzo scontato.

Continua infatti sino al 31 gennaio 2017 la promozione per usufruire del pacchetto Business, che consente di aumentare la propria visibilità, essere tempestivamente informati sulle gare in corso e accedere in modo più semplice e diretto agli albi di tutti gli enti presenti sulla piattaforma Net4market Plus.

Quali sono i vantaggi di Net4market Business?

  • Accesso diretto agli albi, senza dover effettuare una doppia procedura di autenticazione (al Plus e a ogni singolo albo) grazie all’utilizzo di credenziali uniche.
  • Iscrizione centralizzata agli albi fornitori, per esportare (e aggiornare) i propri dati aziendali in modo automatico, con un semplice click, in tutti gli Albi fornitori Net4market, senza dover ripetere manualmente l’operazione.
  • Avvisi di gara notificati quotidianamente via email: Net4market eroga il servizio Ted alert, ovvero avvisa i fornitori iscritti a Net4market Business, tramite una email, delle nuove gare pubblicate in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea relative alle classi merceologiche e ai Paesi europei di interesse.
  • Assistenza telefonica protratta: dalle 8.30 alle 17.30, anziché il consueto orario 8.30 – 12.30.

Come accedere al servizio?

Con una semplice registrazione, veloce e gratuita, all’area Net4market Plus, che racchiude tutti i servizi per aziende e liberi professionisti. All’interno di questo nuovo ambiente, è possibile effettuare l’acquisto del pacchetto Net4market Business con pochi e semplici click, accedendo nel menù a sinistra alla sezione Servizi -> Vetrina e aggiungendo nel carrello il pacchetto Net4market Business. Dopo aver selezionato la fascia di fatturato, accedete al Carrello e procedete nell’acquisto inserendo i dati di fatturazione e selezionando la modalità di pagamento, carta di credito o bonifico bancario. Riceverete la conferma e le istruzioni di attivazione del servizio via email.

Per informazioni su prezzi e sconti, vai al sito www.net4market.com

Per ulteriori dettagli scrivi una mail a info@net4market.com

La pronuncia del Tar di Brescia sulla nomina della commissione di gara

Il TAR Lombardia –  Brescia, Sez. II, con la sentenza n. 1757 del 19 dicembre 2016, si è pronunciato sulla legittimità della nomina della commissione di gara da parte della Stazione appaltante in attesa della predisposizione dell’albo di cui all’art. 77, comma 3, del D.Lgs. n. 50/2016.

Di seguito il testo riportato da www.giustizia-amministrativa.it

L’art. 77, prima parte, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, che disciplina la formazione e l’attività delle commissioni di gara, si applica solo a regime, ovvero dopo che sarà stato creato l’albo dei commissari cui essa allude, e che al presente ancora non esiste; sino a quel momento, ai sensi del comma 12 dello stesso art. 77, “la commissione continua ad essere nominata dall’organo della stazione appaltante competente ad effettuare la scelta del soggetto affidatario del contratto, secondo regole di competenza e trasparenza preventivamente individuate da ciascuna stazione appaltante”. Anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 77, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50,  può essere nominato presidente della commissione di gara anche il Responsabile unico del procedimento.

Ha evidenziato il Tar che a questa conclusione era pervenuta la giurisprudenza (Cons. St., sez. V, 20 novembre 2015, n. 5299 e 26 settembre 2002, n.4938) formatasi nella vigenza del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163; assurgendo a principio generale non riferentesi ad una specifica disciplina delle gare, si deve ritenere estensibile anche nel vigore della nuova normativa.

Documenti correlati: Tar Brescia, sez. II, 19 dicembre 2016 n. 1757

Le indicazioni dell’ANAC per richieste diverse dal precontenzioso

Con il Comunicato del Presidente dell’ANAC del 16 novembre 2016 si forniscono nuove indicazioni operative in merito all’esercizio della funzione consultiva diversa dal precontenzioso svolta dall’Autorità Anticorruzione, con particolare riguardo alle condizioni di ammissibilità per la trattazione delle richieste. Il Comunicato ribadisce che i quesiti proposti saranno oggetto di trattazione solo nel caso in cui rivestano uno dei caratteri di rilevanza indicati dal Regolamento Anac sulla funzione consultiva del 20 luglio 2016.

Novità per quanto riguarda l’ordine di trattazione dei quesiti che saranno presi in esame secondo l’ordine cronologico di arrivo, fermo restando che potrà essere data priorità a quelli, pur pervenuti successivamente, che soddisfano una o più delle condizioni espresse nel comunicato. Non saranno considerate prioritarie richieste di urgenza non motivate e con motivazione generica.

Documenti correlati: Comunicato del Presidente dell’ANAC

da www.anticorruzione.it

Il Tar di Catanzaro interviene sull’esclusione dalla gara per gravi illeciti professionali

Il TAR Calabria – Catanzaro, Sez. I, con la sentenza n. 2522 del 19 dicembre 2016, si è pronunciato sulla nuova disciplina contenuta all’art. 80 del D.Lgs. n. 50/2016 che prevede, tra i motivi di esclusione dalla gara quello per gravi illeciti professionali.

Di seguito il testo riportato da www.giustizia-amministrativa.it

Ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. c) d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, l’operatore economico può essere escluso dalla gara per “gravi illeciti professionali” solo se l’Amministrazione ha dimostrato con mezzi adeguati che  si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità.

La lett. c) del comma 5 dell’art. 80 del Codice dei contratti prevede che tra i “gravi illeciti professionali” di cui si deve essere reso colpevole l’operatore, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità, rientrano: le significative carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione anticipata, non contestata in giudizio, ovvero confermata all’esito di un giudizio, ovvero hanno dato luogo ad una condanna al risarcimento del danno o ad altre sanzioni; il tentativo di influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di ottenere informazioni riservate ai fini di proprio vantaggio; il fornire, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull’esclusione, la selezione o l’aggiudicazione ovvero l’omettere le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione.

L’art. 38, comma 1, lett. f., d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 prevedeva che erano esclusi dalla gara i concorrenti che, “secondo motivata valutazione della stazione appaltante, hanno commesso grave negligenza o malafede nell’esecuzione delle prestazioni affidate dalla stazione appaltante che bandisce la gara; o che hanno commesso un errore grave nell’esercizio della loro attività professionale, accertato con qualsiasi mezzo di prova da parte della stazione appaltante”.

La modificazione nel testo normativo rispetto alla precedente formulazione implica che l’accertamento in ordine all’esistenza della violazione deve essere effettuato sulla base delle indicazioni contenute nella medesima disposizione ovvero, anche, secondo altre e differenti modalità analiticamente descritte da parte della stazione appaltante.

Documenti correlati: Tar Catanzaro, sez. I, 19 dicembre 2016, n. 2522

Il delicato ruolo del direttore dell’esecuzione del contratto

a cura dell’avvocato Uliana Garoli.

Quello del direttore dell’esecuzione è un ruolo centrale e per questo motivo interessante da indagare nelle sue funzioni e responsabilità .

Nell’individuare con precisione il ruolo del direttore dell’esecuzione, ovvero di colui che deve seguire passo dopo passo l’esecuzione del contratto, le linee guida dell’ANAC hanno seguito la ratio di evitare, in capo alle stazioni appaltanti e agli operatori economici, oneri che non siano necessari al perseguimento dell’interesse pubblico.

Nel delineare le funzioni del direttore esecutivo, l’intenzione è quella di liberalizzare le forme, senza tuttavia prescindere dall’osservanza dei principi di efficienza, imparzialità, concorrenza e trasparenza.

Le linee guida precisano che di norma l’incarico di direttore esecutivo è ricoperto dal responsabile unico del procedimento (RUP), quindi da un’unica figura.

Ma spesso le figure si sdoppiano in due ruoli e incarichi diversi, in questo caso il direttore dell’esecuzione opera in autonomia sulla base delle disposizioni  impartite dal RUP al quale riferisce attraverso rapporti periodici.

Tra le due figure nasce dunque un rapporto molto stretto che, tuttavia, potrebbe far nascere incomprensioni e dissensi.

Particolare importanza riveste, pertanto, la precisa individuazione degli strumenti preposti all’esercizio dell’attività di direzione e controllo. Al di là della libertà delle forme, gli ordini di servizio del direttore esecutivo dovranno essere scritti. Le linee guida auspicano l’utilizzo di strumenti informatici e del necessario efficientamento informatico precisando che gli ordini scritti vanno comunicati tramite PEC.

Il direttore dell’esecuzione dovrà, inoltre, redigere i processi verbali di accertamento dei fatti relativi alle varie attività di avvio, sospensione e ripresa dell’esecuzione. Il direttore è anche tenuto al rilascio dei certificati, ad esempio quello che deve attestare l’avvenuta ultimazione delle prestazioni. Ma deve accertare anche l’eventuale risoluzione contrattuale nei casi di grave inadempimento contrattuale, come previsto dall’art. 108 commi 3 e 4 codice degli appalti.

Particolare importanza assume il controllo amministrativo e contabile che affida al direttore esecutivo la tenuta della contabilità del contratto. Il direttore deve accertare le prestazioni e la conformità alle prescrizioni previste nel contratto con una valutazione che deve essere sia quantitativa che qualitativa. 

Il ruolo del direttore è centrale anche rispetto alle modalità di pagamento contenute nel contratto di appalto.

Naturalmente l’impresa affidataria ha sempre la facoltà di presentare contestazioni scritte ove si realizzino ritardi nei pagamenti. Quello del direttore è dunque un ruolo particolarmente delicato. In caso di ritardo nei pagamenti si applica il D Lgs 231/2002, ben sapendo che i ritardi nei pagamenti penalizzano particolarmente le imprese di piccole dimensioni con il rischio di effetti a catena  che creano insolvenza e perdita di posti di lavoro.

Stante la delicatezza del ruolo, sarà necessario prevenire eventuali situazioni di incompatibilità (art. 42 comma 4 del Codiceappalti), pertanto il direttore esecutivo non potrà accettare nuovi incarichi professionali dall’impresa affidataria e deve segnalare eventuali rapporti con la stessa, circostanze che andranno previste già in sede di bando di gara.

Riproduzione riservata

Il Consiglio di Stato approfondisce le condizioni per la revoca dell’aggiudicazione di una gara

Il Consiglio di Stato, sez. III, con la sentenza n. 5026 del 29 novembre 2016 approfondisce le condizioni del valido esercizio della revoca dell’aggiudicazione di una gara pubblica dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti.
Di seguito il testo riportato da www.giustizia-amministrativa.it.

“Nelle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici, mentre la revoca resta impraticabile dopo la stipula del contratto d’appalto, dovendo utilizzarsi, in quella fase, il diverso strumento del recesso, prima del perfezionamento del documento contrattuale, al contrario, l’aggiudicazione è pacificamente revocabile.

Anche con l’entrata in vigore del nuovo Codice di contratti pubblici la revoca di un’aggiudicazione legittima postula la sopravvenienza di ragioni di interesse pubblico (o una rinnovata valutazione di quelle originarie) particolarmente consistenti e preminenti sulle esigenze di tutela del legittimo affidamento ingenerato nell’impresa che ha diligentemente partecipato alla gara, rispettandone le regole e organizzandosi in modo da vincerla, ed esige, quindi, una motivazione particolarmente convincente circa i contenuti e l’esito della necessaria valutazione comparativa dei predetti interessi; il paradigma legale di riferimento resta l’art. 21-quinquies, l. 7 agosto 1990 n. 241, e non anche la disciplina speciale dei contratti, che si occupa, infatti, di regolare il recesso e la risoluzione del contratto, e non anche la revoca dell’aggiudicazione degli appalti (ma solo delle concessioni)”.

Ha chiarito il Consiglio di Stato che a fronte della nota strutturazione procedimentale della scelta del contraente, la definizione regolare della procedura mediante la selezione di un’offerta (giudicata migliore) conforme alle esigenze della stazione appaltante (per come cristallizzate nella lex specialis) consolida in capo all’impresa aggiudicataria una posizione particolarmente qualificata ed impone, quindi, all’Amministrazione, nell’esercizio del potere di revoca, l’onere di una ponderazione particolarmente rigorosa di tutti gli interessi coinvolti.

“Allorchè la revoca dell’aggiudicazione sia disposta con riferimento alle caratteristiche dell’oggetto dell’appalto, il ripensamento dell’Amministrazione, per legittimare il provvedimento di ritiro dell’aggiudicazione, deve fondarsi sulla sicura verifica dell’inidoneità della prestazione descritta nella lex specialis a soddisfare le esigenze contrattuali che hanno determinato l’avvio della procedura”. 

Ad avviso della Sezione le Amministrazioni pubbliche devono preliminarmente verificare le proprie esigenze, poi definire, coerentemente con gli esiti dell’anzidetta analisi, gli elementi essenziali del contratto e, solo successivamente, indire una procedura di affidamento avente ad oggetto la prestazione già individuata come necessaria, è evidente che l’aggiudicazione della gara a un’impresa che ha diligentemente confezionato la sua offerta in conformità alle prescrizioni della lex specialis può essere validamente rimossa, con lo strumento della revoca, solo nell’ipotesi eccezionale in cui una rinnovata (e, comunque, tardiva) istruttoria ha rivelato l’assoluta inidoneità della prestazione inizialmente richiesta dalla stessa Amministrazione (e, quindi, dovuta dall’aggiudicatario) a soddisfare i bisogni per i quali si era determinata a contrarre; al contrario, non può in alcun modo giudicarsi idoneo a giustificare la revoca un ripensamento circa il grado di satisfattività della prestazione messa a gara. Se si ammettesse, infatti, la revocabilità delle aggiudicazioni sulla sola base di un differente e sopravvenuto apprezzamento della misura dell’efficacia dell’obbligazione dedotta a base della procedura, si finirebbe, inammissibilmente, per consentire l’indebita alterazione delle regole di imparzialità e di trasparenza che devono presidiare la corretta amministrazione delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici, con inaccettabile sacrificio dell’affidamento ingenerato nelle imprese concorrenti circa la serietà e la stabilità della gara, ma anche con un rischio concreto di inquinamento e di sviamento dell’operato delle stazioni appaltanti.

Documenti correlati: Sentenza Consiglio di Stato n. 5026 del 29 novembre 2016

I giudici di Palazzo Spada intervengono sul rito superspeciale

Il Consiglio di Stato, Sez. III, con la sentenza n. 4994 del 25 novembre si è espresso sul rito “superspeciale” in materia di appalti pubblici, previsto dall’art. 204 del d.lgs. n. 50 del 2016.

Di seguito il testo riportato da www.giustizia-amministrativa.it.

Il termine di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza, previsto dall’art. 120, comma 6 bis, c.p.a. per la proposizione dell’appello, nel testo modificato dall’art. 204, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, si riferisce alle sole impugnazioni delle sentenze del giudice di primo grado pronunciate nell’ambito del rito “superspeciale” introdotto dal citato art. 204.

Ha chiarito la terza sezione che le regole procedurali dettagliate al comma 6-bis dell’art.120 c.p.a. descrivono un rito accelerato per le impugnazioni delle ammissioni e delle esclusioni, nei casi meglio definiti al precedente comma 2-bis, ed esauriscono un sistema processuale chiuso e speciale, con la conseguenza che la previsione del termine breve (asseritamente inosservato) per la proposizione dell’appello si inserisce (anch’essa) nel predetto regime procedurale, nel senso che deve intendersi operativa solo al suo interno e, quindi, per la sola impugnazione di sentenze di primo grado pronunciate su ricorsi introdotti e definiti ai sensi del combinato disposto dei commi 2-bis e 6-bis dell’art.120 c.p.a..

Il  rito “superspeciale” “superspeciale” previsto dall’art. 120, comma 6 bis, c.p.a., introdotto dall’ art. 204, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, si applica al solo gravame proposto avverso i provvedimenti che determinano l’ammissione alla (e le esclusioni dalla) procedura di gara e non anche all’impugnazione dell’aggiudicazione della stessa.

Ai sensi dell’art. 216, comma 1, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 le disposizioni introdotte dallo stesso d.lgs. n. 50 del 2016 si applicano solo alle procedure bandite dopo la data dell’entrata in vigore del nuovo Codice  (quindi dopo il 19 aprile 2016), salvo il rinvio a disposizioni speciali e testuali di un diverso regime di transizione; a questa regola soggiace anche l’applicazione delle nuove regole processuali, introdotte dall’art. 204, d.lgs. n. 50 del 2016, che ha novellato l’art. 120 c.p.a. 

Ha sul punto chiarito la terza sezione che il comma 1 dell’art. 216, nel riferirsi “al presente Codice”, intende, evidentemente, comprendere entro il suo ambito applicativo tutte le disposizioni dello stesso Codice, con le uniche eccezioni di deroghe testuali ed espresse alla predetta regola transitoria (come chiarito dall’incipit dello stesso art. 216). A prescindere, infatti, dalla curiosità lessicale che il titolo del decreto legislativo non reca (più) la dizione di “Codice”, viceversa presente nella legge delega, resta evidente che l’espressione letterale utilizzata all’art. 216, comma 1, deve intendersi riferita a tutte le previsioni normative contenute nel provvedimento normativo nel quale la relativa previsione transitoria risulta inserita.

Se, infatti, il legislatore avesse voluto escludere dall’ambito applicativo del regime transitorio le disposizioni processuali contenute nel decreto legislativo, lo avrebbe dovuto esplicitamente chiarire, come ha fatto per le previsioni riportate nei commi dell’art. 216 successivi al primo e come espressamente stabilito, quale criterio esegetico generale della disciplina transitoria, nella clausola di apertura del primo comma, con la conseguenza che, nel silenzio dell’art.216, comma 1, e in mancanza di diverse disposizioni specificamente riferite alle innovazioni del Codice del processo amministrativo, il carattere generale della formulazione della suddetta previsione impone di ritenerla estesa a tutte le norme del nuovo “Codice” non menzionate da disposizioni transitorie speciali.

Con puntuali argomentazioni la sezione terza ha poi escluso che possa valere obiettare che la disciplina transitoria in questione debba intendersi limitata alle sole previsioni direttamente riferibili al “Codice dei contratti pubblici” e non anche alle norme inserite, con esso, nel Codice del processo amministrativo. Come già chiarito, il riferimento al “presente Codice” (seppur non immune dalle imprecisioni e dalle incertezze lessicali connesse al sorprendente, mancato utilizzo di quel termine nel titolo del provvedimento) dev’essere inteso come comprensivo di tutte le disposizioni contenute nel decreto legislativo n.50 del 2016, senza possibilità di una incerta cernita selettiva di quelle soggette alla disciplina transitoria, atteso che il lemma “Codice” risulta utilizzato sia nella legge delega, sia all’art.1 del decreto legislativo (rubricato “Oggetto e ambito di applicazione”), sicchè il suo utilizzo nella norma dedicata a regolare la successione delle leggi nel tempo dev’essere decifrato come significativo del provvedimento normativo nella sua interezza.

La sezione ha ancora chiarito il perché la regola del tempus regit actum non risulta nella fattispecie applicabile.

Ha infine concluso che quand’anche permanessero dubbi esegetici sul regime temporale di applicazione delle nuove regole processuali esaminate, gli stessi dovrebbero essere risolti preferendo l’opzione ermeneutica meno sfavorevole per l’esercizio del diritto di difesa (e, quindi, maggiormente conforme ai principi costituzionali espressi dagli artt. 24 e 113). A fronte dell’introduzione di un gravoso (e, finora, inedito) onere processuale, quale quello relativo all’immediata impugnazione delle ammissioni alla gara (pacificamente escluso, prima dell’innovazione processuale in esame), dev’essere, infatti, rifiutata ogni lettura delle disposizioni sopravvenute che limiti o, addirittura, pregiudichi l’esercizio del diritto di difesa, come accadrebbe se si ammettesse l’operatività del nuovo rito anche con riferimento alle procedure bandite prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 50 del 2016 (in ragione delle preclusioni espressamente collegate dalla nuova normativa all’omessa, tempestiva impugnazione delle ammissioni di altre imprese concorrenti).

Documenti correlati: Sentenza n. 4994 del 25 novembre

 

ANAC, pubblicate le linee guida per la scelta dei commissari di gara

Emanate dall’Autorità nazionale anticorruzione in via definitiva le Linee guida n. 5, di attuazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, ‘Criteri di scelta dei commissari di gara e di iscrizione degli esperti nell’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici’. Le Linee guida sono state approvate dal Consiglio dell’Autorità del 16 novembre 2016 con la delibera n. 1190.
Contestualmente l’Anac, con la Delibera n. 1191 del 16 novembre 2016 ha inviato a Governo e Parlamento l’Atto di segnalazione ‘Proposta di modifica dell’art. 77 del Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Alla segnalazione è allegato l’elenco sottosezioni dell’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici.

Link correlati: Determinazione n. 1190 del 16/11/2016

Delibera n. 1191 del 16 novembre 2016

Accesso agli albi fornitori e alle gare, c’è Net4market Business

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Il nuovo rito superaccelerato in materia di appalti: comincia il contrasto giurisprudenziale

a cura dell’avvocato Giovanni Savoia.

Ancor prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 50/2016, numerosi commentatori si erano affannati a preconizzare le potenziali criticità dell’obbligo di impugnazione immediata delle ammissioni alle fasi successive di gara, inserito nelle diverse bozze del nuovo codice, sottolineando soprattutto la difficile compatibilità tra tale novella e i principi fondanti del processo amministrativo, tra cui, in primis, l’interesse a ricorrere e l’attualità della lesione.

Nonostante ciò, come noto, il nuovo codice appalti ha modificato l’art. 120 c.p.a. introducendo un rito c.d. superaccelerato per l’impugnazione immediata delle esclusioni e delle ammissioni all’esito della verifica del possesso dei requisiti di partecipazione.

Si poteva immaginare che tale nuova disciplina, introdotta al dichiarato fine di ridurre il numero dei ricorsi in materia di appalti, avrebbe creato non pochi problemi agli operatori del settore che, infatti, cominciano a venire a galla già a partire dalle prime pronunce dei magistrati amministrativi.

Solo sette mesi sono trascorsi dall’entrata in vigore del nuovo codice e già fioccano pronunciamenti di tenore opposto.

Si consideri, ad esempio, il problema dell’applicazione del nuovo rito previsto dai commi 2-bis e 6-bis dell’art. 120 c.p.a. ai provvedimenti relativi a procedure di gara soggette alla disciplina del D. Lgs. 163/2006.

Il TAR Calabria, sez. dist. Di Reggio Calabria, nella sentenza n. 829/2016, con riferimento a un’ipotesi di esclusione dalla gara, ha affermato che: “Se è ben vero che la gara è stata antecedentemente indetta e si è svolta sulla base della disciplina dettata dal (previgente) D.Lgs. 163/2006, tale circostanza non rileva ai fini della immediata applicabilità del regime processuale riveniente dal combinato disposto dei commi 2-bis e 6-bis dell’art. 120 c.p.a.: il quale non può non trovare attuale operatività in presenza di controversia sottoposta al sindacato giurisdizionale sotto la vigenza delle neo-introdotte disposizioni modificative dell’originario testo dello stesso art. 120”.

Le nuove disposizioni, dunque, in quanto aventi carattere processuale, sono state ritenute immediatamente applicabili, a prescindere dal fatto che la procedura di gara fosse soggetta alla previgente disciplina sostanziale. Ed infatti il TAR, facendo applicazione del comma 6-bis, ha deciso il merito del ricorso in una camera di consiglio tenutasi entro trenta giorni dalla scadenza del termine per la costituzione delle parti diverse dal ricorrente.

In senso opposto si è pronunciato il TAR Toscana (sez. I, n. 1415/2016), che ha ritenuto non immediatamente applicabile il nuovo rito a una gara bandita sotto la vigenza del precedente codice, sulla base delle seguenti argomentazioni: “la mera lettura dell’art. 216 del Codice dei contratti pubblici che non contiene alcuna eccezione riferibile all’art. 204, induce a ritenere che non vi siano deroghe al criterio generale che stabilisce l’entrata in vigore del nuovo rito rendendolo applicabile solo alle “procedure e ai contratti per i quali i bandi o avvisi con cui si indice la procedura di scelta del contraente siano pubblicati successivamente alla data della sua entrata in vigore”. Il TAR ha proseguito affermando che “in condivisione con la quasi totalità della dottrina, il nuovo e speciale sottosistema processuale, “qualificabile come anticipato, preliminare, immediato, autonomo, decadenziale, finalizzato comunque alla rapida costituzione di certezze giuridiche poi incontestabili sui protagonisti della gara” è certamente legato al riassetto complessivo del sistema della contrattualistica pubblica i cui profili sostanziali sono indefettibilmente legati a quelli processuali contestualmente introdotti”.

All’esito di tale ragionamento, il TAR toscano ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di immediata lesività dell’atto impugnato.

Merita poi attenzione anche la sentenza del TAR Puglia – Bari, sez. III, n. 1262/2016. Il caso riguardava l’impugnazione dell’aggiudicazione di una gara bandita subito dopo l’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici ancorché richiamante la disciplina sostanziale previgente; la società controinteressata eccepiva l’inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 120, comma 2-bis, c.p.a., non avendo il ricorrente impugnato immediatamente il provvedimento di ammissione degli altri concorrenti.

Dopo aver affermato che “l’art. 120, comma 2 bis, c.p.a., siccome disposizione processuale, è di immediata applicazione”, il TAR pugliese ha ravvisato la necessità di richiamare, con ampia ricostruzione, i consolidati orientamenti del Consiglio di Stato in tema di interesse a ricorrere e attualità della lesione, giungendo a esprimere un netto giudizio sulla nuova disciplina: “Ad avviso del Collegio, dunque, la novella legislativa di cui all’art. 120, comma 2 bis, d.lgs. n. 50/2016 confligge con il quadro giurisprudenziale, storicamente consolidatosi, atteso che veicola nell’ordinamento l’onere di immediata impugnazione dell’ammissione di tutti gli operatori economici – quale condizione di ammissibilità della futura impugnazione del provvedimento di aggiudicazione – anche in carenza di un’effettiva lesione od utilità concreta”.

Il TAR non si è però spinto fino a sollevare una questione di illegittimità costituzionale o comunitaria della nuova disciplina, ma ha accolto l’eccezione di inammissibilità del ricorso, peraltro sulla base del rilievo che il ricorrente era comunque a conoscenza dell’ammissione degli altri concorrenti, pur non essendo stato pubblicato l’elenco degli ammessi sul profilo del committente, così come richiesto dal codice; ciò in quanto “il dies a quo dell’impugnazione non può essere identificato nella sola pubblicazione sul profilo del committente della stazione appaltante, laddove sia ravvisabile e documentata la “piena conoscenza” degli atti di ammissione e di esclusione”.

Richiamando la giurisprudenza sull’art. 120, comma 5, c.p.a. in materia di esclusione dalla gara, il TAR pugliese ha ritenuto che la stessa “deve ritenersi utilizzabile, nel nuovo codice, anche per i provvedimenti di ammissione (equiparati, nella loro portata lesiva, ai provvedimenti di esclusione), di talché, laddove – come nel caso di specie – sia ravvisabile la piena conoscenza dell’atto di ammissione da parte dei rappresentante della ditta controinteressata, presenti alla seduta pubblica e muniti di apposito mandato, è da tale seduta che decorre il termine per impugnare l’atto”. Attendiamo le prossime puntate.

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