Net4market Business si rinnova: l’iscrizione a tutti gli albi fornitori diventa più veloce

Incrementare il proprio business è sempre più facile con Net4market, la piattaforma di e-procurement che migliora la gestione degli acquisti. Si amplia, infatti, la gamma di servizi a disposizione degli operatori economici per aumentare la loro visibilità e facilitare le iscrizioni agli albi fornitori degli enti pubblici e delle aziende private.

Tutto questo grazie al pacchetto dedicato ai fornitori Net4market Business, che offre la possibilità di effettuare iscrizioni centralizzate agli albi fornitori, caricare la documentazione richiesta dalle stazioni appaltanti, abilitarsi alle procedure esperite sulla piattaforma ed essere informati in modo tempestivo sulle gare pubblicate in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Dal 27 giugno il servizio Business si è rinnovato, migliorando le funzionalità di iscrizione centralizzata agli albi fornitori: accreditarsi diventa più semplice, con la possibilità di esportare in modo massivo l’anagrafica aziendale in tutti gli albi delle strutture presenti sulla piattaforma e di caricare la documentazione richiesta una sola volta, sempre all’interno dell’area riservata. Anche la selezione delle categorie merceologiche per ciascuna iscrizione risulterà più facile e immediata, in quanto tutte le funzioni saranno disponibili all’interno del portale Net4market, senza doversi collegare agli albi di ogni stazione appaltante.

Quali sono i vantaggi di Net4market Business?

  • Accesso diretto agli albi, senza dover effettuare una doppia procedura di autenticazione (al Plus e a ogni singolo albo) grazie all’utilizzo di credenziali uniche.
  • Iscrizione centralizzata agli albi fornitori, per esportare (e aggiornare) i propri dati aziendali e i documenti in modo automatico, con un semplice click, in tutti gli albi fornitori Net4market, senza dover ripetere manualmente l’operazione.
  • Avvisi di gara notificati quotidianamente via email: Net4market eroga il servizio Ted alert, ovvero comunica ai fornitori, tramite un’email quotidiana, la presenza di nuove gare pubblicate in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea relative alle classi merceologiche e ai Paesi europei di interesse.
  • Assistenza telefonica protratta: dalle 8.30 alle 17.30, anziché il consueto orario 8.30 – 12.30.

Come accedere al servizio?

Con una semplice registrazione, veloce e gratuita, all’area Net4market Plus, che racchiude tutti i servizi per aziende e liberi professionisti. All’interno di questo nuovo ambiente, è possibile effettuare l’acquisto del pacchetto Net4market Business con pochi e semplici click, accedendo nel menù a sinistra alla sezione Servizi -> Vetrina e aggiungendo nel carrello il pacchetto Net4market Business. Dopo aver selezionato la fascia di fatturato, accedi al Carrello e procedi nell’acquisto inserendo i dati di fatturazione e selezionando la modalità di pagamento, carta di credito o bonifico bancario. Riceverai la conferma e le istruzioni di attivazione del servizio via email.

Per informazioni su prezzi e caratteristiche del servizio, vai al sito www.net4market.com

Per ulteriori dettagli scrivi una mail a info@net4market.com oppure guarda il video di presentazione

La verifica della congruità delle offerte nella sentenza del Tar di Milano

L’esclusione dalla gara per anomalia dell’offerta è illegittima se l’offerente ha documentato gli scostamenti tra prezzi indicati in offerta e prezzi indicati in sede di giustificazione. Lo evidenzia il Tar Lombardia di Milano, sez. I, con la sentenza n. 963 del 27 aprile 2017, in cui approfondisce i principi di verifica della congruità delle offerte.

In via preliminare, osserva il Collegio che, nelle gare pubbliche, la valutazione della congruità dell’offerta, pur essendo espressione di discrezionalità c.d. tecnica della stazione appaltante, è tuttavia suscettibile di sindacato esterno da parte del giudice amministrativo nei profili dell’eccesso di potere per manifesta irragionevolezza, erronea valutazione dei presupposti, e contraddittorietà (C.S., Sez. V, 29.4.2016, n. 1652).

Inoltre, per giurisprudenza pacifica, mentre il provvedimento che valuta un’offerta non anomala non abbisogna di una motivazione analitica, essendo sufficiente anche un rinvio alle argomentazioni e giustificazioni della parte che l’ha formulata, quello che la ritiene anomala, deve essere invece puntualmente motivato (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. III, 10.10.2013, n. 4532).

In particolare, il giudizio negativo sul piano dell’attendibilità deve riguardare voci che, per la loro incidenza complessiva, rendano l’intera operazione economica non plausibile, e per l’effetto, non suscettibile di accettazione da parte della stazione appaltante (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II, 16.12.2015 n. 14142), con irrilevanza di eventuali singole voci di scostamento, non avendo ad oggetto la ricerca di specifiche e singole inesattezze dell’offerta economica (T.A.R. Umbria, Sez. I, 14.3.2015 n. 114, C.S., Sez. IV, 26.2.2015, n. 963), quanto invece la dimostrazione della complessiva inaffidabilità dell’offerta, e dunque la sua inidoneità a garantire la serietà nell’esecuzione del contratto (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. I, 2.12.2016, n. 12066, T.A.R. Puglia, Bari, Sez. I, 23.2.2017, n. 184, T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 6.10.2016, n. 4619, C.S. Sez. V, 13.9.2016, n. 3855).

Osserva il Collegio che, in linea generale, nella fase del controllo dell’anomalia, non è effettivamente possibile un’indiscriminata ed arbitraria modifica postuma della composizione dell’offerta economica, con il solo limite del rispetto del saldo complessivo, ponendosi ciò in contrasto con le esigenze conoscitive, da parte della stazione appaltante, della struttura dei costi, finendo altrimenti per snaturarsi completamente la funzione ed i caratteri del subprocedimento di anomalia (C.S., Sez. III, 15.4.2016 n. 1533, C.S., Sez. III, 10.3.2016 n. 962).

È tuttavia consentito al concorrente di dimostrare, in sede di verifica di anomalia, che determinate voci di prezzo erano eccessivamente basse, mentre altre, per converso, erano sopravvalutate, pervenendo così ad un rimaneggiamento, volto a documentare per alcune di esse un risparmio idoneo a compensare il maggior costo di altre, incidendo finanche anche sull’utile esposto (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II, 26.9.2016, n. 9927), al fine di giungere ad una compensazione tra sottostime e sovrastime, che lasci l’offerta affidabile e seria (C.S., Sez. V, 6.8.2015 n. 3859, T.A.R. Veneto, Sez. I, 12.10.2015, n. 1033).

Nel caso di specie, la ditta ricorrente è stata esclusa in quanto gli importi dell’analisi dei prezzi di alcuni lavori effettuati indicati dall’offerente in sede di giustificazione non coincidevano con i prezzi inseriti in sede di offerta; inoltre, non erano stati dimostrati i fattori e le circostanze che avevano prodotto tali scostamenti. La stazione appaltante aveva quindi stabilito di procedere con l’esclusione per anomalia, ritenuta invece illegittima da parte dei giudici, in quanto l’impresa aveva documentato gli scostamenti tra i prezzi indicati in sede di offerta e i prezzi indicati in sede di giustificazione.

Malgrado la stessa ricorrente abbia affermato di aver effettuato, mediante le proprie giustificazioni, una “compensazione” tra le voci di costo oggetto di verifica, in realtà, più semplicemente, si è limitata a dare conto della composizione della propria offerta, cercando inoltre di dimostrare che la stessa era addirittura complessivamente eccedente rispetto ai costi da sostenersi nell’esecuzione dell’appalto. Infatti, poiché le giustificazioni sono risultate superiori ai prezzi offerti per un importo irrisorio (voci art. 9E e 11E, Euro 36,36), (…) deve concludersi che la ricorrente non ha sostanzialmente effettuato tanto una compensazione, in aumento ed in diminuzione, delle voci di costo indicate in sede di offerta, avendo al contrario cercato di dimostrare che le stesse erano in realtà sovrastimate rispetto ai costi effettivamente necessari.

Conseguentemente, malgrado la non coincidenza tra i valori delle voci di costo indicate nelle giustificazioni, e quelli offerti in gara, erroneamente assunta dal provvedimento impugnato quale causa di esclusione della ricorrente, ed a prescindere dalla loro entità quantitativa, la stazione appaltante avrebbe dovuto pronunciarsi sulla congruità dell’offerta, alla luce delle risultanze del procedimento di anomalia.

L’indirizzo giurisprudenziale, implicitamente posto a fondamento del provvedimento impugnato, e che il Collegio condivide, secondo cui il concorrente sottoposto a verifica di anomalia non può fornire giustificazioni tali da integrare un’operazione di “finanza creativa”, modificando, in aumento o in diminuzione, le voci di costo (T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II 26.9.2016 n. 9927, T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. IV, 1.6.2015, n. 1287, C.S., Sez. VI, 7.2.2012 n. 636), non è infatti applicabile alla fattispecie, essendosi formato in una casistica in cui il rimaneggiamento delle voci è finalizzato a mantenere fermo l’importo finale, al solo scopo di “far quadrare i conti”, ossia di assicurare che il prezzo complessivo offerto resti immutato, per superare le contestazioni sollevate dalla stazione appaltante su alcune voci di costo.

 

Documenti correlati: Tar Lombardia – Milano, sez. I, sentenza del 27 aprile 2017, n. 963

Impresa partecipante in proprio e indicata anche come subappaltatrice non può essere esclusa dalla gara

L’impresa che partecipa a una gara e viene indicata, «a propria insaputa», come subappaltatrice da altri concorrenti, non può essere esclusa automaticamente dalla procedura: lo sancisce il Tar di Torino, sez. II, con la sentenza dell’8 marzo 2017, n. 328.

I giudici hanno quindi dato ragione a una società che era stata esclusa da un appalto per l’esecuzione di lavori, in quanto risultava partecipante in proprio e, al tempo stesso, subappaltatrice su indicazione di altre due imprese in gara.

Per la stazione appaltante, si era in presenza di uno dei «motivi di esclusione» previsti dal Codice degli appalti in fase di «selezione delle offerte» (lettera m, comma 5, articolo 80, Dlgs 50/2016): “la circostanza crea un effetto distorsivo sulla regolarità della procedura di affidamento, alterando la competizione, integrando un fattore di rischio cui l’amministrazione non può esporsi. L’indicazione dei subappaltatori ai sensi dell’art. 105 comma 6 d.lgs. n. 50/2016 – espressamente prevista per l’appalto in esame a pena di esclusione in sede di lettera di invito – costituisce, infatti, una più puntuale definizione dei principi generali dell’appalto pubblico, tra i quali quello inerente alla segretezza delle offerte nel rispetto della concorrenza e della par condicio. L’eventuale e potenziale conoscenza delle rispettive offerte potrebbe determinare comportamenti anticoncorrenziali che la stazione appaltante è tenuta a precludere, onde evitare una lesione concreta della procedura. La contestuale presenza –nella medesima gara – di soggetti che vi accedono, seppur a diverso titolo, è un elemento negativo rispetto ai principi di trasparenza e parità di condizioni che debbono essere sempre assicurati nelle procedure concorsuali e non garantisce la presenza di offerte indipendenti e segrete, a comprova della fondatezza dell’esclusione disposta.”

Tale motivazione addotta dalla stazione appaltante è stata invece contestata dal Tar di Torino: “la ricorrente ha infatti partecipato alla gara su invito, ignorando l’identità degli altri concorrenti; essa sarebbe poi stata indicata a propria insaputa quale subappaltatore; in ogni caso la partecipazione in qualità di subappaltatore o concorrente avviene a diverso titolo giuridico e non comporta violazione della segretezza delle offerte; sotto altro profilo, si afferma che sarebbe onere, gravante sulla stazione appaltante, dimostrare la sussistenza di un unico centro di imputazione riferibile a diverse offerte“. Inoltre “si lamenta che la motivazione spesa dalla stazione appaltante per disporre l’esclusione sarebbe contraddittoria ed errata in fatto e diritto e che la prescrizione della legge di gara, che avrebbe imposto l’individuazione di subappaltatori, sarebbe nulla in quanto avrebbe trasformato una facoltà dei concorrenti in un obbligo, in violazione del principio della libera iniziativa economica“.

Prosegue la sentenza: “Se infatti da un lato l’indicazione dei subappaltatori obbliga la stazione appaltante a verificare immediatamente che costoro possiedano i requisiti generali di partecipazione alle gare pubbliche, dall’altro, ai sensi dell’art. 105 del nuovo codice, tale verifica dovrà essere ripetuta all’atto di effettiva stipulazione/autorizzazione del contratto di subappalto; in sostanza la prima pur doverosa verifica non preclude (come giusto che sia, considerato anche che le condizioni dei subappaltatori possono mutare nel tempo) la necessità di una ulteriore verifica all’atto di stipulazione del contratto di subappalto. D’altro canto la verifica svolta al momento di ammissione dell’offerta, nella prospettiva del subappalto, potrebbe anche rivelarsi inutile, andando ad interessare un soggetto indicato come subappaltatore facoltativo che, concretamente, potrebbe non venire mai chiamato ad operare in cantiere.

In siffatto contesto affinchè l’onere di immediata indicazione del subappaltatore non si traduca in una mera inutile ripetizione di procedure di controllo (in parte anche potenzialmente inutili) non può che attribuirsi a tale onere anche un significato in termini di trasparenza immediata circa le modalità anche di composizione delle offerte da parte dei concorrenti.

Se tanto pare coerente con il nuovo quadro normativo resta, a parere del collegio, non conforme al principio di proporzionalità desumerne l’automatica esclusione di un concorrente che risulti anche indicato da altri quale subappaltatore, tanto più che l’indicazione del subappaltatore (a differenza di quanto avviene per l’ausiliario e per il raggruppamento temporaneo di imprese) non implica necessariamente una previa formalizzazione dei rapporti tra subappaltatore stesso e concorrente che lo indica. Nel caso di specie la ricorrente sostiene infatti di essere stata indicata quale subappaltatore a propria insaputa; quale che sia la verosimiglianza di tale assunto resta vero che l’indicazione di un soggetto come subappaltatore non implica necessariamente il suo formale coinvolgimento”.

Documenti correlati: Tar Torino, sez. II, sentenza del 6 aprile 2017 n. 603

Costo del lavoro, ritorno di un problema

a cura dell’avvocato Lucio Lacerenza.

Il c.d. “correttivo appalti” (d.lgs. 56/2017) ha introdotto, nella parte del Codice relativa alla progettazione-programmazione degli appalti, il principio secondo il quale “Nei contratti di lavori e servizi la stazione appaltante, al fine di determinare l’importo posto a base di gara, individua nei documenti posti a base di gara i costi della manodopera sulla base di quanto previsto nel presente comma. I costi della sicurezza sono scorporati dal costo dell’importo assoggettato al ribasso” (art. 23 co. 16 del d.lgs. 50/2016).

La lettera della norma non pare felice. Secondo la disposizione, infatti, le stazioni appaltanti sono tenute ad individuare i costi della manodopera “nei documenti posti a base di gara”; formulazione estremamente generica, al punto da ingenerare il dubbio se i costi debbano essere determinati in sede di programmazione-progettazione degli appalti, attesa la collocazione sistematica della norma nella Parte I, Titolo III del Codice, oppure nel momento della successiva predisposizione del bando. Per inciso, l’individuazione di detti costi è finalizzata a “determinare l’importo posto a base di gara” per i “contratti di lavori e servizi” (rectius, appalti di lavori e servizi!).

A sommesso parere, la disposizione susciterà problematiche, sotto diversi profili.

Lato stazione appaltante: è da rilevare l’onere di dover prendere a parametro un contratto di riferimento ai fini della determinazione del costo del lavoro, anche nel caso in cui vi siano più contratti collettivi vigenti per la medesima categoria merceologica (settore pulizie, ad esempio).

Lato impresa: l’individuazione nella disciplina di gara del costo della manodopera si porrebbe in contrasto con i principi di libertà sindacale e d’impresa garantiti dagli articoli 39 e 41 della Costituzione, in quanto legittimerebbe – nell’ambito delle gare d’appalto – un solo contratto collettivo nazionale di lavoro per ciascuna categoria, in spregio alla possibilità di avere una pluralità di contratti, tutti egualmente validi, per un medesimo settore merceologico.

Senza considerare, infine, che una simile norma – ancorata com’è alla disciplina contrattual-lavoristica italiana, che non conosce pari nella UE – rischia di allontanare le imprese europee dalla partecipazione agli appalti indetti in Italia, a dispetto dei principi di apertura alla concorrenza comunitaria proclamati dalle direttive appalti del 2014.

Sempre lato impresa, l’imposizione del costo della manodopera ed i profili antisindacali della citata norma riverbereranno inevitabilmente i loro effetti al momento della predisposizione dell’offerta economica, laddove, secondo il decreto “correttivo appalti”, le imprese sono tenute ad “indicare i propri costi della manodopera” (art. 95, co. 10). Costi della manodopera che, per essere in certa misura “etero-imposti” dalla disciplina di gara, non sarebbero più “propri” dell’operatore, nel senso di essere frutto di una libera scelta condotta dall’azienda in uno con le forze sindacali in essa presenti.

Per analogia di materia, il cappio della norma sul costo del lavoro richiama alla memoria la sorte non felice della norma, praticamente impossibile da attuare, sullo scorporo del costo del lavoro nel previgente d.lgs. 163/2006; la quale venne introdotta nel vecchio Codice dal d.l. 70/2011, quindi abrogata dal d.l. 201/2011, salvo poi essere reintrodotta dal d.l. 69/2013.

In altri termini, sul costo del lavoro le novità sono sempre foriere di problematiche. Sarebbe opportuno un punto di certezza per non danneggiare i lavoratori, nè le imprese che operano correttamente sul mercato.

Riproduzione riservata

Che cosa cambia con il decreto correttivo al Codice degli appalti

Sulla Gazzetta Ufficiale del 05/05/2017, n. 103 – Supplemento Ordinario n. 22 – è stato pubblicato il Decreto legislativo 19/04/2017, n. 56, cosiddetto “Correttivo” al Codice dei contratti pubblici. Il provvedimento entra in vigore il 20/05/2017 (15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta). Il decreto è composto da 131 articoli, che dispongono numerose correzioni ai 220 articoli del D. Lgs. 50/2016.

Sul tema Net4market ha organizzato a Torino un incontro formativo, rivolto a tutti gli economi e provveditori, con l’obiettivo di mettere in luce le principali modifiche apportate al Codice e le novità che interessano più di vicino le stazioni appaltanti. Un momento di approfondimento che, grazie agli interventi dell’avvocato Stefano Cassamagnaghi (Studio Castlex di Milano) e della dott.ssa Veronica Azzini (legal manager di Net4market), ha consentito di far luce sulle evoluzioni del quadro normativo, toccando numerosi temi, tra cui procedure di acquisto, qualificazione delle stazioni appaltanti, centrali di committenza, RTI, commissioni giudicatrici, subappalto, criteri di aggiudicazione delle offerte, motivi di esclusione, pubblicità legale e molto altro.

La giornata di formazione, introdotta da Gianmaria Casella (amministratore unico di Net4market), Andrea Franzo (presidente A.P.E. del Piemonte-Valle d’Aosta) e Adriano Leli (direttore SCR), ha fornito indicazioni anche operative, entrando nel merito di aspetti quali il calcolo dell’anomalia dell’offerta e lo strumento del confronto a coppie, la pubblicazione dei bandi, il controllo dei requisiti ex art. 80, le gare telematiche con la “Busta Chiusa Telematica“, procedura depositata e registrata da Net4market – Csamed Srl che garantisce l’inviolabilità e univocità dell’offerta, gli obblighi disposti dalla Legge 190/2012 e la dematerializzazione del ciclo passivo. Strumenti che Net4market mette a disposizione grazie a soluzioni innovative per la gestione degli acquisti.

Vuoi capire che cosa cambia nel Codice degli appalti con il decreto correttivo? Di seguito i nostri approfondimenti.

Documenti correlati: Il correttivo al Codice dei contratti pubblici a cura dell’avvocato Stefano Cassamagnaghi

Il decreto correttivo e gli strumenti di e-procurement a cura della dott.ssa Veronica Azzini

Per leggere il testo completo del correttivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale vai al link

Il giudizio positivo dell’ANAC sulla piattaforma Net4market utilizzata dalla SUA Calabria

Efficienza ed efficacia nella gestione delle gare: è questo il giudizio positivo ottenuto dalla Stazione Unica Appaltante Calabria a seguito dell’ispezione dei dirigenti dell’Autorità Anticorruzione. L’indagine svolta dai responsabili dell’ANAC ha accertato non solo il corretto svolgimento delle gare con l’adempimento degli obblighi verso l’Autorità, ma anche la validità degli strumenti utilizzati, in particolare la piattaforma di e-procurement di Net4market – Csamed Srl sulla quale sono state esperite le procedure telematiche. L’attività ispettiva ha permesso di verificare una rispondenza delle procedure adottate nell’ambito dell’attività negoziale svolta, alle previsioni della normativa vigente che regola la contrattualistica pubblica con particolare riferimento all’adozione di gare telematiche.

L’ANAC, analizzando l’organizzazione della struttura, le modalità di svolgimento delle gare e di esecuzione dei contratti, i costi di funzionamento, i tempi di svolgimento, gli eventuali contenziosi, ha dunque verificato la qualità dell’operato della centrale di committenza, con riferimento alle gare svolte dal 2013 al 2016.

Proprio nel dicembre 2013, la SUA ha affidato a CSAmed srl (ora Net4market – CSAmed srl) la gestione della gara telematica per la fornitura di farmaci, emoderivati, soluzioni galeniche e infusionali e mezzi di contrasto alle Aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria. Con decreto del 2014, è stata affidata sempre a CSAmed la gestione telematica del sistema dinamico di acquisizione per le forniture triennali.

Il giudizio dell’ANAC sugli strumenti adottati per l’espletamento delle gare, con particolare riferimento alla piattaforma telematica, sono positivi, riconoscendo “una corretta rispondenza alle previsioni dell’art. 85 del Codice – si legge nel rapporto finale pubblicato -, cosa confermata indirettamente dalla pressoché generalizzata assenza di contenzioso insorto in fase di gara avente oggetto l’utilizzo di tale specifica modalità. (…) Le piattaforme informatiche allo scopo utilizzate sono risultate anch’esse rispondenti alle previsioni dell’art.85 in materia di aste elettroniche, essendo in grado di garantire uno sviluppo della procedura in modo integrato, consentendo la successione di sub-fasi a cura dei soggetti responsabili, alternandole ad altre ove prevale la componente automatica quali le fasi di acquisizione dell’offerta economica dei concorrenti”.

La relazione finale dell’Autorità Anticorruzione fornisce un’ulteriore conferma delle garanzie di correttezza, trasparenza e inviolabilità dell’offerta garantite dalla gestione telematica delle gare, attraverso la piattaforma di e-procurement di Net4market – CSAmed Srl. Il sistema gestisce le diverse tipologie di procedure, supportate da importanti funzionalità quali la gestione delle rotazioni, il forum per i chiarimenti, gli automatismi per la gestione di lotti complessi, il sorteggio, i commissari e i rispettivi punteggi tecnici, i calcoli delle anomalie delle offerte, delle aggiudicazioni e delle cauzioni, le eventuali integrazioni di offerta e il contratto telematico.

Documenti correlati: Relazione ANAC – Esiti degli accertamenti ispettivi eseguiti presso Stazione Unica Appaltante della Calabria

Per ulteriori informazioni sulla gestione albo fornitori e piattaforma di e-procurement, collegati al link www.net4market.com

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Violato il principio di rotazione, per il Tar di Firenze va indetta una nuova gara

Principio di rotazione, interviene anche il Tar di Firenze nella sentenza n. 454 del 23 marzo 2017. Il caso preso in esame riguardava una concessione triennale per un servizio di distributori automatici in un convitto, aggiudicata al gestore uscente. Si trattava di una procedura negoziata con invito ad almeno cinque operatori per un importo pari o superiore a 40.000 euro ma di importo inferiore alla soglia comunitaria, ex art. 36 comma 2 lett. b) del nuovo Codice Appalti. Il secondo classificato ha presentato ricorso, invocando il principio di rotazione e richiamando l’assenza di adeguata motivazione per l’invito alla gara rivolto, oltre che ad altri sei operatori, anche al precedente aggiudicatario.Si trattava di una procedura negoziata con invito ad almeno cinque operatori per un importo pari o superiore a 40.000 euro ma di importo inferiore alla soglia comunitaria, ex art. 36 comma 2 lett. b) del nuovo Codice Appalti.

Il richiamo è all’articolo 36 del dlgs 50/2016, in cui si esplicita che il principio di rotazione deve essere inteso come espressione di apertura al mercato, in modo da assicurare l’effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese, consentendo la partecipazione del gestore uscente in presenza di adeguate motivazioni. Viene dunque richiamata la delibera ANAC del 26 ottobre 2016 n. 1097 nella quale si specifica che la stazione appaltante è “tenuta al rispetto del principio di rotazione degli inviti, al fine di favorire la distribuzione temporale delle opportunità di aggiudicazione tra tutti gli operatori potenzialmente idonei e di evitare il consolidarsi di rapporti esclusivi con alcune imprese. Pertanto, l’invito all’affidatario uscente ha carattere eccezionale e deve essere adeguatamente motivato avuto riguardo al numero ridotto di operatori presenti sul mercato, al grado di soddisfazione maturato a conclusione del precedente rapporto contrattuale (esecuzione a regola d’arte, nel rispetto dei tempi e dei costi pattuiti) ovvero all’oggetto e alle caratteristiche del mercato di riferimento”.

Secondo il Tar di Firenze, quindi, la gara deve essere annullata con rinnovazione della procedura di selezione, senza che possa essere disposta l’aggiudicazione alla seconda classificata.

In particolare, per i giudici del Tar di Firenze, deve rilevarsi:

a) come la previsione dell’art. 164, 2° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (peraltro richiamata dal bando di gara) preveda l’applicabilità anche alle concessioni delle previsioni del titolo II del codice (e, quindi anche dell’art. 36), sulla base di una valutazione di compatibilità («per quanto compatibili»);

b) come, in questa prospettiva, l’omesso richiamo letterale del principio di rotazione nel corpo dei criteri di aggiudicazione delle concessioni previsti dall’art. 30, 1° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 non escluda l’applicabilità del principio anche al settore delle concessioni, dovendo, al contrario, concludersi per il richiamo implicito dello stesso, attraverso il riferimento più generale al principio di «libera concorrenza» (di cui il principio di rotazione costituisce espressione, in considerazione della sua finalizzazione a soddisfare «l’esigenza della maggiore apertura al mercato senza comprimere, oltre i limiti della proporzionalità, la parità di trattamento che va garantita anche al gestore uscente»: T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, 9 giugno 2016, n. 372);

c) come pertanto la disciplina del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e degli atti attuativi in materia di applicazione del principio di rotazione debba essere considerata compatibile ed applicabile anche alle concessioni;

d) come le previsioni dei punti 3.3.1. e 3.3.2. della delibera 26 ottobre 2016, n. 1097 dell’Autorità nazionale anticorruzione (linee guida n. 4, di attuazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recanti «Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici») appaiano riservate alla procedura di affidamento diretto di cui all’art. 36, 2° comma lett. a) del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e pertanto non possano essere direttamente applicate alla fattispecie;

e) come, al contrario, la fattispecie debba essere riportata alla previsione di cui all’art. 36, 2° comma lett. b) del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e del punto 4.2.2. della già citata delibera 26 ottobre 2016, n. 1097 dell’Autorità nazionale anticorruzione che ribadisce come la Stazione appaltante sia «tenuta al rispetto del principio di rotazione degli inviti, al fine di favorire la distribuzione temporale delle opportunità di aggiudicazione tra tutti gli operatori potenzialmente idonei e di evitare il consolidarsi di rapporti esclusivi con alcune imprese. Pertanto, l’invito all’affidatario uscente ha carattere eccezionale e deve essere adeguatamente motivato avuto riguardo al numero ridotto di operatori presenti sul mercato, al grado di soddisfazione maturato a conclusione del precedente rapporto contrattuale (esecuzione a regola d’arte, nel rispetto dei tempi e dei costi pattuiti) ovvero all’oggetto e alle caratteristiche del mercato di riferimento»;

f) come la documentazione di gara non rechi alcuna motivazione in ordine alle ragioni giustificative dell’ammissione alla procedura del precedente gestore e come, pertanto, risulti sostanzialmente violata la disciplina delle linee guida sopra richiamate (che, al di là di ogni considerazione in ordine alla natura cogente delle previsioni, appaiono applicabili alla fattispecie in virtù della natura specificativa del principio di rotazione di cui all’art. 36, 1° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50);

g) come, nel caso di specie, l’invito ad un numero di operatori economici (7) maggiore di quello minimo (5) previsto dall’art. 36, 2° comma lett. b) del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 escluda che possa essere ravvisata, nella fattispecie, l’ipotesi della presenza di un numero ridotto di operatori sul mercato;

h) come anche la documentazione depositata in giudizio dalla controinteressata successivamente all’intervento dell’ordinanza cautelare evidenzi un contesto partecipativo che investe un numero di operatori economici che risulta abbastanza ampio (già la memoria conclusionale della controinteressata ne individua almeno cinque, individuati nei normali “frequentatori” delle aule del T.A.R.) e, comunque, tale da non integrare l’ipotesi della ridotta presenza di operatori sul mercato.

Documenti correlati: Sentenza Tar Firenze, n. 454 del 23 marzo 2017

Se vuoi approfondire l’argomento, potrebbe interessarti anche l’articolo Affidamento diretto, valido il principio di rotazione

Il Tribunale di Trento si pronuncia sui criteri di valutazione delle offerte

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento, nella sentenza n. 71 del 28 febbraio 2017, stabilisce che la Commissione di gara può specificare, prima dell’apertura dei plichi contenenti le offerte tecniche, il metodo di attribuzione dei singoli punteggi al fine di precisare il susseguente iter motivazionale ma non può introdurre un criterio valutativo diverso e ulteriore rispetto a quello previsto dalla lex specialis di gara anche se facendolo passare per un sub criterio.

Nelle procedure da aggiudicarsi secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, le amministrazioni devono enunciare i criteri di aggiudicazione da applicarsi nelle valutazioni delle offerte; in applicazione dei principi della par condicio e della trasparenza dell’azione amministrativa, tutti gli elementi da prendersi in considerazione per l’aggiudicazione della procedura, ed il peso assegnato per la valutazione, devono essere resi noti ai partecipanti al momento della presentazione delle offerte, non potendo la stazione appaltante applicare regole di ponderazione o sottocriteri che non siano stati preventivamente portati a conoscenza degli offerenti.

Nelle procedure da aggiudicarsi secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la fissazione dei criteri selettivi di valutazione delle offerte deve sempre precedere l’apertura delle buste contenenti le offerte medesime ed essere effettuata in una fase anteriore alla conoscenza delle soluzioni proposte dai concorrenti.

Le specifiche dichiarazioni dei responsabili dei procedimenti delle stazioni appaltanti, in cui si attesta che “i lavori sono stati eseguiti regolarmente e con buon esito”, presuppongono l’avvenuto rilascio, da parte della commissione o della direzione lavori, dei certificati di collaudo o di regolare esecuzione, e non possono prescindere dal favorevole esito delle operazioni di controllo effettuate da detti organi, come si evince dall’art. 325 (“attestazione di regolare esecuzione”), d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207, in cui è stabilito che l’attestazione di regolare esecuzione emessa dal direttore dell’esecuzione viene confermata dal responsabile del procedimento.

Data la premessa il Tar ha affermato che la decisione dell’organo tecnico della stazione appaltante di non ammettere e di non valutare, ai fini del conseguimento del previsto punteggio, i certificati prodotti dalla ricorrente in quanto non corredati dai certificati di collaudo o di regolare esecuzione, costituisce l’esito di un’operazione interpretativa irragionevole e quindi illegittima, atteso il rapporto di presupposizione che connota la dichiarazione del responsabile del procedimento rispetto alle previe verifiche della commissione o della direzione lavori. (da www.giustizia-amministrativa.it).

Documenti correlati: Trga Trento 28 febbraio 2017, n. 71 

Appalti, rimane in vigore l’obbligo di pubblicazione sui quotidiani

Avvisi e bandi di gara continueranno ad essere pubblicati anche sui quotidiani cartacei, con modalità differenziate a seconda dell’oggetto e dell’importo. L’obbligo di pubblicazione sulle testate giornalistiche aveva come scadenza il 31 dicembre 2016, ma il decreto “Milleproroghe” (DL 244/2016) l’ha fatto slittare fino a quando non saranno definite le nuove modalità di pubblicazione online.

La proroga dell’obbligo non contiene infatti una scadenza temporale predefinita, ma è legata all’approvazione del decreto ministeriale, previsto dal nuovo codice appalti (dlgs n. 50/2016) che dovrà definire, come dispone l’art. 73 comma 4 del codice, «gli indirizzi generali di pubblicazione dei bandi al fine di garantire adeguati livelli di trasparenza e di conoscibilità, anche con l’utilizzo della stampa quotidiana maggiormente diffusa nell’area interessata». Fino alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale, dunque, gli avvisi e i bandi dovranno essere pubblicati oltre che sui quotidiani nazionali e locali anche sulla Gazzetta Ufficiale. Le spese per la pubblicazione dovranno essere rimborsate alla stazione appaltante dall’aggiudicatario entro il termine di sessanta giorni dall’aggiudicazione.

Per gli avvisi e i bandi di importo superiore alla soglia di cui all’art. 35, comma 1, lettera a) del codice (ossia 5,2 milioni di euro per i lavori, 209.000 euro per servizi e forniture), è richiesta la pubblicazione per estratto su almeno due dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno due a maggiore diffusione locale nel luogo ove si eseguono i contratti.

Per i lavori o concessioni di importo inferiore alla soglia (5,2 milioni di euro), ma superiore a 500.000 euro, è sufficiente pubblicare il bando o l’avviso, sempre per estratto, su almeno uno dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno uno a maggiore diffusione locale.

Per gli altri affidamenti (lavori di importo inferiore a 500.000 euro, servizi e forniture di importo inferiore a 209.000 euro), sarà un successivo decreto a disciplinare le modalità di pubblicazione; nel frattempo, continuerà ad applicarsi la disciplina attuale, che non impone la pubblicità sui quotidiani.

La pubblicazione sui giornali dovrà avvenire dopo 12 giorni dalla trasmissione alla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee, ovvero dopo cinque giorni da detta trasmissione in caso di riduzione dei termini di cui agli articoli da 60 a 63 del codice, e, per gli appalti di lavori di importo compreso fra 500.000 e 5,2 milioni di euro, entro cinque giorni dalla pubblicazione avente valore legale.

L’omessa dichiarazione di una condanna comporta l’esclusione dalla gara

Il Consiglio di Stato, sezione quinta, nella sentenza n. 4219 del 12 ottobre 2016, ha affermato che l’omessa dichiarazione da parte del concorrente di tutte le condanne penali eventualmente riportate, anche se attinenti a reati diversi da quelli contemplati nell’art. 38, comma 1, lett. c), ne comporta senz’altro l’esclusione dalla gara, essendo impedito alla stazione appaltante di valutarne la gravità (cfr., fra le tante, Cons. Stato, Sez. V, 27/7/2016 n. 3402; 29/4/2016 n. 1641; 2/12/2015, n. 5451 e 2/10/2014, n. 4932; Sez. IV, 29/2/2016, n. 834; Sez. III, 28/9/2016, n. 4019)”. Si tratta, infatti, di un’omissione non sanabile con il soccorso istruttorio.

Nel testo della sentenza viene richiamato quanto disposto dall’articolo 38 al comma 1, lett. c), ora articolo 80 del nuovo Codice degli Appalti: “Sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti, e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti (…) nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato, o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale; è comunque causa di esclusione la condanna, con sentenza passata in giudicato, per uno o più reati di partecipazione a un’organizzazione criminale, corruzione, frode, riciclaggio, quali definiti dagli atti comunitari citati all’articolo 45, paragrafo 1, direttiva CE 2004/18″.

Il successivo comma 2 del medesimo articolo, il quale introduce un vincolo dichiarativo ex lege che integra automaticamente eventuali carenze della disciplina di gara (Cons. Stato, A.P. 7/6/2012, n. 21), stabilisce poi: “Il candidato o il concorrente attesta il possesso dei requisiti mediante dichiarazione sostitutiva in conformità alle previsioni del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in cui indica tutte le condanne penali riportate, ivi comprese quelle per le quali abbia beneficiato della non menzione. Ai fini del comma 1, lettera c), il concorrente non è tenuto ad indicare nella dichiarazione le condanne per reati depenalizzati ovvero dichiarati estinti dopo la condanna stessa, né le condanne revocate, né quelle per le quali è intervenuta la riabilitazione”.

Non vale in contrario osservare che nella fattispecie il modulo su cui redigere la domanda di partecipazione predisposto dalla stazione appaltante non consentiva di rendere una dichiarazione che facesse riferimento a qualunque reato, prevedendo come unica alternativa quella tra dichiarazione positiva o negativa in ordine alla sussistenza delle sole condanne per reati gravi incidenti sulla moralità professionale.

Il disciplinare di gara, al punto 3, intitolato “Requisiti di partecipazione dei concorrenti”, dopo aver elencato le cause di non ammissione alla gara, tra cui quelle contemplate nell’art. 38, comma 1, lett. c), stabiliva espressamente: “Il concorrente indica tutte le condanne penali riportate, ivi comprese quelle per le quali abbia beneficiato della non menzione: non è tenuto ad indicare nella dichiarazione le condanne quando il reato è stato depenalizzato ovvero per le quali è intervenuta la riabilitazione ovvero quando il reato è stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di revoca della condanna medesima”.

Quindi, da una parte la lex specialis contemplava espressamente, conformemente a quanto disposto dall’art. 38 del D. Lgs. n. 163/2006, l’obbligo di rendere la dichiarazione per qualunque condanna penale riportata, anche se relativa a reati non incidenti sulla moralità professionale, dall’altra, il fatto che il modulo fosse articolato in modo da non consentire (o meglio non consentire agevolmente) la detta dichiarazione, non esonerava il concorrente dal dovere di provvedervi utilizzando allo scopo qualunque mezzo, anche aggiungendo, per esempio, apposita postilla al modulo di domanda. I giudici hanno dunque sentenziato che tale omissione “comporta senz’altro l’esclusione dalla gara“.

Inoltre, come più volte confermato dalla giurisprudenza, non c’è possibilità che l’omissione possa essere sanata attraverso il soccorso istruttorio, il quale non può essere utilizzato per sopperire a dichiarazioni (riguardanti elementi essenziali) radicalmente mancanti – pena la violazione della par condicio fra concorrenti – ma soltanto per chiarire o completare dichiarazioni o documenti già comunque acquisiti agli atti di gara (Cons. Stato, A. P. 25/2/2014 n. 9; Sez. V, 25/2/2015 n. 927).

Documenti correlati: Sentenza Consiglio di Stato n. 4219 del 12 ottobre 2016

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