Le sfide della tecnica in sanità al centro del IX Congresso Nazionale SIAIS. L’intervista alla presidente Pedrini

A cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

Il 26 e il 27 settembre si è tenuto, a Torino, il IX Congresso nazionale della Società Italiana dell’Architettura e dell’Ingegneria per la Sanità dal titolo “Le sfide della tecnica per le strutture della salute, persone, sistemi, organizzazione.  Intervistata Daniela Pedrini, Presidente SIAIS.,

Presidente, il titolo del Congresso SIAIS è “Le sfide della tecnica per le strutture della salute, persone, sistemi, organizzazione”. Qual è oggi il ruolo dei servizi tecnici in sanità?

I professionisti dei servizi tecnici in sanità non sono più solo “esecutori di attività”, ma manager che individuano il quadro esigenziale, pianificano, programmano e gestiscono la complessa attività tecnica che interagisce con le persone, con i sistemi e con l’organizzazione. Il ruolo dei professionisti tecnici è sempre più fondamentale e insostituibile nel garantire la continuità produttiva delle strutture sanitarie mantenendo, per esempio, la funzionalità e la sicurezza di strutture e impianti in un’ottica di riduzione del rischio, governando nel contempo i costi, così da rendere il sistema “salute” complessivamente sostenibile e rispettando criteri di etica, trasparenza e legalità.

 Fra i temi affrontati al Congresso, quello della sicurezza delle strutture sanitarie. A che punto siamo rispetto al raggiungimento dei requisiti in tema di sicurezza?

Si sta facendo un grande lavoro, ma la strada è ancora lunga. Al Congresso vi sarà un confronto tra le esperienze maturate e in corso, alle prese con il difficile percorso verso il raggiungimento dei requisiti strutturali e impiantistici di sicurezza, tra complessità tecnica e continuità di servizio.

 Al Congresso si è discusso inoltre di gestione dell’efficienza energetica. Siamo sempre più vicini all’ospedale 4.0? E come immagina l’ospedale del futuro?

Particolare attenzione sarà riservata al campo della gestione energetica, dal monitoraggio e analisi dei dati di consumo e spesa delle strutture sanitarie, alla definizione delle tipologie di intervento più innovative ed efficaci, sulla base dell’esame di diversi casi di eccellenza nella collaborazione tra università, strutture sanitarie pubbliche ed enti gestori, senza trascurare l’aspetto essenziale del coinvolgimento di capitali privati con modalità innovative. In due parole, l’Ospedale del futuro sarà sempre più ad alta tecnologia, ma nel contempo sempre più orientato alla persona: questa è la sfida per tutti noi.

 Lei presiede la SIAIS – Società italiana dell’Architettura e dell’Ingegneria per la Sanità. Quali sono i suoi obiettivi? E in che modo gli aspetti architettonici e ingegneristici delle aziende sanitarie possono influire sugli aspetti organizzativi? 

Credo sia importante una focalizzazione sulla nostra mission, che è perseguire l’eccellenza e la sostenibilità nell’ambito della gestione tecnica delle strutture sanitarie. Nel complesso mondo ospedaliero e, in generale, degli spazi per la cura, ogni progetto, dal più grande al più piccolo, interagisce con le persone, con i sistemi e con l’organizzazione. Ciò che viene introdotto o tolto con un progetto modifica, infatti, il modo di lavorare del personale, i flussi dei pazienti, i percorsi dei materiali, oltre ad avere un impatto sui sistemi e sull’organizzazione. In un’epoca in cui l’esigenza da soddisfare è soprattutto legata all’adeguamento normativo, sia in materia di antincendio sia di vulnerabilità sismica, e alla riduzione dei costi di esercizio attraverso interventi di efficientamento energetico, particolare cura deve essere posta nei progetti per migliorare l’impatto con l’organizzazione sanitaria, non solo durante i lavori, ma anche dopo la realizzazione delle opere.

 In che modo la SIAIS promuove lo studio e lo sviluppo di modelli manageriali delle aziende sanitarie per contribuire ad un oculato governo delle stesse?

Le strutture ospedaliere e sanitarie, con il loro altissimo contenuto tecnologico, oltre ad essere progettate e realizzate devono essere gestite quotidianamente da team di professionisti competenti e formati. Strumenti di project management devono entrare nella gestione quotidiana dei progetti in ambito sanitario. La nostra comunità ogni giorno accresce la propria consapevolezza e conoscenza e trasferisce capillarmente la sintesi nelle nostre esperienze di comunità attiva, arricchendo di conseguenza i contesti di lavoro. Condividiamo un bisogno di conoscenza che ci porta a ricercare insieme risposte sensate, efficaci e utili nella pratica, arricchendo noi stessi e contribuendo alla crescita del Sistema Sanitario, orientando la politica verso indirizzi di integrazione e sostenibilità.

 Dal 2016 SIAIS fa parte del Forum del Middle management delle Aziende sanitarie di FIASO. Qual è il senso della vostra adesione?

Ci apriamo al confronto favorendo l’interdisciplinarità delle professionalità e competenze, mantenendo attiva una comunità dove condividere, diffondere e sviluppare le proprie competenze tecniche e accrescere le conoscenze.

(fonte: FIASO)

Nelle gare ad offerta economicamente vantaggiosa i profili “discrezionali” devono essere valutati prima di quelli “tabellari” o “quantitativi”, in applicazione del principio di trasparenza

A cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

Lo prevede la deliberazione ANAC 12/6/2019 n.558

Ne consegue che la parte di offerta tecnica relativa ai profili “discrezionali” dovrebbe essere contenuta in busta chiusa separata rispetto alla parte di offerta tecnica che riguarda elementi “tabellari” o “quantitativi”. In alternativa, la parte di offerta tecnica relativa a questi ultimi elementi potrebbe essere inserita nella busta “economica”. Tuttavia, una  previsione di separatezza formale tra elementi tecnici valutabili con automatismi e elementi tecnici soggetti a giudizio discrezionale non si rinviene né nella  Linee Guida ANAC n. 2, di attuazione del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, riguardante l’ “Offerta economicamente più vantaggiosa”, né nel Bando tipo ANAC n. 1/2017Nemmeno tale separatezza formale risulta attuata in fase applicativa da compratori pubblici di riferimento, quali, ad esempio, la Consip.

La delibera Anac afferma che La Commissione di gara deve valutare, per primi, i profili tecnici delle offerte, soggetti come tali a valutazioni discrezionali e, solo successivamente, i profili (quali quello del tempo..) soggetti ad un automatismo di valutazione, in applicazione del principio di trasparenza.

Occorre richiamare, in generale, quel consolidato  indirizzo giurisprudenziale secondo il quale, nelle procedure indette per l’aggiudicazione di appalti pubblici sulla base del criterio dell’offerta   economicamente più vantaggiosa, la commissione di gara è tenuta a  valutare, per  primi, i profili tecnici delle offerte, soggetti come tali  a valutazioni  discrezionali e, solo successivamente, i profili (quali quello del tempo contemplato nella fattispecie) soggetti ad un automatismo di  valutazione; ciò, in quanto la conoscenza di questi ultimi prima ancora  di quelli tecnici costituisce una palese violazione dei principi inderogabili  di trasparenza e di  imparzialità che devono presiedere alle gare  pubbliche, giacché la conoscenza  preventiva delle condizioni suscettive  di automatica ponderazione consentirebbe  di modulare il giudizio  sull’offerta tecnica in modo non conforme alla parità  di trattamento dei  concorrenti, e tale possibilità, ancorché remota ed eventuale, per il solo  fatto di esistere intaccherebbe la regolarità della  procedura (cfr., ex plurimis,  Cons. Stato,  Sez. VI, 17 febbraio 2017, n. 731; Cons. Stato Sez. V, 7 gennaio  2013, n.  10, Parere n. 8 del 29 luglio 2014);
(…)nel caso in esame, la stazione appaltante ha rappresentato che la  commissione giudicatrice (verbale di gara n. 4 del 19.09.2017) abbia  riscontrato che quattro concorrenti hanno inserito nella busta B –  Documentazione tecnica, la dichiarazione parametro tempo contenuta nel  cronoprogramma, sulla base di una discordanza interpretativa del disciplinare  di gara, tale da essere stati indotti in errore; (…) la commissione giudicatrice – al  fine di dare un’interpretazione univoca del disciplinare di gara e neutralizzare  i possibili effetti distorsivi e, al tempo stesso assicurare che le operazioni  di gara si svolgessero in maniera trasparente, senza violazione del principio  di segretezza delle offerte – ha disposto di procedere con la valutazione di  tutte le dichiarazioni parametro tempo, in seduta pubblica, contemporaneamente  alla valutazione del parametro prezzo.

 

 

Servizi ad alta intensità di manodopera, per il Consiglio di Stato obbligatoria l’offerta economicamente più vantaggiosa

Gli appalti di servizi ad alta intensità di manodopera ai sensi degli artt. 50, comma 1, e 95, comma 3, lett. a), del codice dei contratti pubblici sono comunque aggiudicati con il criterio del miglior rapporto qualità/prezzo, quand’anche gli stessi abbiano anche caratteristiche standardizzate ai sensi del comma 4, lett. b), del medesimo codice.

Lo ha stabilito l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nella sentenza n. 8 del 21 maggio 2019, andando a chiarire il contrasto di giurisprudenza venutosi a creare per effetto delle pronunce richiamate dalla Sezione rimettente (vedere Cons. St., sez. III, 5 febbraio 2019, n. 882).

La questione si origina dal fatto che l’art. 95 del codice dei contratti pubblici, approvato con decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, prevede due criteri antitetici: quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo, e quello del minor prezzo, rispettivamente ai sensi del comma 3, lett. a), per i servizi ad alta intensità di manodopera, come definiti dall’art. 50, comma 1, ovvero quei contratti «nei quali il costo della manodopera è pari almeno al 50 per cento dell’importo totale del contratto»; e al comma 4, lett. b), per i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate.

La III Sezione del Consiglio di Stato ha rimesso la questione nell’ambito di una controversia avente ad oggetto gli atti della procedura negoziata, ai sensi dell’art. 63, commi 1 e 2, lettera c), del codice dei contratti pubblici, indetta da un’azienda sanitaria per l’affidamento del servizio di vigilanza antincendio.

Dall’analisi dei giudici, può dunque affermarsi che  il comma 3 dell’art. 95 si pone ad un punto di convergenza di valori espressi in sede costituzionale e facoltà riconosciute a livello europeo ai legislatori nazionali, per la realizzazione dei quali nel codice dei contratti pubblici il miglior rapporto qualità/prezzo è stato elevato ad criterio unico ed inderogabile di aggiudicazione per appalti di servizi in cui la componente della manodopera abbia rilievo preponderante.

Sulla base dell’analisi normativa interna ed europea, e della cornice indirizzo politico-legislativo ad esse presupposta, si può dunque pervenire a definire il rapporto tra i commi da 2 a 5 dell’art. 95 in esame nel senso seguente:

– ai sensi del comma 2 le amministrazioni possono aggiudicare i contratti di appalto pubblico secondo il criterio (ora denominato in generale) dell’offerta economicamente più vantaggiosa, individuata dal miglior rapporto qualità/prezzo o che abbia a base il prezzo o il costo, seguendo un criterio di comparazione costo/efficacia;

– in attuazione della facoltà riconosciuta agli Stati membri dalla direttiva 2014/24/UE di escludere o limitare per determinati tipi di appalto il solo prezzo o il costo (art. 67, par. 2, ultimo cpv., sopra citato), e in conformità ai criteri direttivi della legge delega n. 11 del 2016, il comma 3 pone invece una regola speciale, relativa tra l’altro ai servizi ad alta intensità di manodopera, derogatoria di quella generale, in base alla quale per essi è obbligatorio il criterio del miglior rapporto qualità/prezzo;

– per i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate si riespande invece la regola generale posta dal comma 2, con il ritorno alla possibilità di impiegare un criterio di aggiudicazione con a base l’elemento prezzo, e precisamente il «minor prezzo», purché questa scelta sia preceduta da una «motivazione adeguata».

La soluzione ora espressa (di recente riaffermata dalla V Sezione di questo Consiglio di Stato, con sentenza 24 gennaio 2019, n. 605) è infatti conseguenza diretta di quanto rilevato in precedenza, e cioè del carattere speciale e derogatorio di quest’ultima regola rispetto a quella generale, laddove il criterio del minor prezzo ai sensi del comma 4 ne segna invece il ritorno, con la riaffermazione della facoltà di scelta discrezionale dell’amministrazione di aggiudicare l’appalto secondo un criterio con a base il (solo) prezzo. Il ritorno alla regola generale incontra tuttavia un ostacolo insuperabile nella deroga prevista nel comma 3, che impone alle amministrazioni un obbligo anziché una mera facoltà, per cui per effetto di essa in tanto è possibile aggiudicare i contratti di appalto di servizi con caratteristiche standardizzate al massimo ribasso in quanto il servizio non abbia nel contempo abbia caratteristiche di alta intensità di manodopera.

In conclusione, viene ribadito che le caratteristiche di servizio ad alta intensità di manodopera della vigilanza antincendio non consentono che lo stesso sia aggiudicato con il criterio del massimo ribasso, benché caratterizzato anche da una forte standardizzazione delle attività in esso comprese.

Documenti correlati: Cons. St., A.P., 21 maggio 2019, n. 8

Il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in caso di servizi ad alta intensità di manodopera

È stata rimessa all’Adunanza plenaria la questione sull’obbligo di ricorrere al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa nel caso di servizi ad alta intensità di manodopera. Così si è espressa la sezione terza del Consiglio di Stato con la sentenza n. 882 del 5 febbraio 2019.

La questione è se il rapporto, nell’ambito dell’art. 95, d.lgs. n. 50 del 2016 tra il comma 3, lett. a (casi di esclusivo utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, tra i quali, quello dei servizi ad alta intensità di manodopera) ed il comma 4, lett. b (casi di possibile utilizzo del criterio del minor prezzo, tra i quali quello dei servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate o le cui condizioni sono definite dal mercato), va incondizionatamente declinato nei termini di specie a genere, con la conseguenza per cui, ove ricorrano le fattispecie di cui al comma 3, debba ritenersi, comunque, predicabile un obbligo cogente ed inderogabile di adozione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Ha chiarito la Sezione che il comma 2 dell’art. 95, d.lgs. n. 50 del 2016 riflette la preferenza accordata dal Legislatore per il criterio selettivo dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo oppure sulla base dell’elemento prezzo o del costo seguendo un criterio di comparazione costo/efficacia quale il costo del ciclo di vita.

I giudici si sono quindi soffermati sulla «latitudine applicativa del comma 4 dell’art. 95 nella parte in cui prevede che può essere utilizzato il criterio del minor prezzo, tra gli altri, per i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate o le cui condizioni sono definite dal mercato. Tanto in ragione del fatto che, a mente della previsione di cui al comma 3° sempre del divisato art. 95, devono essere sempre aggiudicati esclusivamente sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo a) i contratti relativi ai servizi sociali e di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica, nonché ai servizi ad alta intensità di manodopera, come definiti all’articolo 50, comma 1, fatti salvi gli affidamenti ai sensi dell’articolo 36, comma 2, lettera a)».

Prosegue la sentenza: da qui il punto di diritto controverso che mira a sciogliere, sul piano esegetico, il nodo dato dalla relazione di antinomia che si pone tra i due soprarichiamati precetti onde chiarire se il rapporto, nell’ambito dell’art. 95, tra il comma 3 (casi di esclusivo utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, tra i quali vi è quello dei servizi ad alta intensità di manodopera) ed il comma 4 (casi di possibile utilizzo del criterio del minor prezzo, tra i quali vi è quello dei servizi standardizzati), sia di specie a genere o viceversa.

I diversi approdi giurisprudenziali fanno invero registrare un significativo contrasto nella definizione della corretta interazione che deve porsi tra i due precetti, essendo stato il suddetto rapporto di antinomia vicendevolmente definito di genere a specie e, dunque, risolto con affermazioni di principio tra loro inconciliabili.

Un primo orientamento giurisprudenziale muove dal valore semantico delle proposizioni normative qui in rilievo e da una lettura sistemica e coordinata dell’art. 95, d.lgs. n. 50 del 2016 con le vincolanti coordinate fissate dal legislatore delegante (l. n. 11 del 2016) per giungere ad escludere in subiecta materia il ricorso al criterio di aggiudicazione del prezzo più basso.

Di recente si è andato affermando un altro orientamento giurisprudenziale incentrato su un’esegesi del suindicato quadro regolatorio alternativa e contrastante con quella sopra richiamata e che, ribaltando il rapporto genere a specie, assegna alla previsione di cui all’art. 95, comma 4, lett. b), d.lgs. n. 50 del 2016, nella parte in cui ammette “per i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate e le cui condizioni sono definite dal mercato” l’utilizzo del criterio del prezzo più basso, una valenza derogatoria rispetto alla stessa previsione speciale di cui al precedente comma 3, concludendo nel senso dell’idoneità della detta previsione derogatoria (ex art. 95, comma 4, lett. b), d.lgs. n. 50 del 2016) a reggere in via autonoma, e dunque a regolare, ogni appalto caratterizzato da “prestazioni standardizzate”, ancorchè “ad alta intensità di manodopera”.

Documenti correlati: Cons. St., sez. III, 5 febbraio 2019, sentenza n. 882

Breve vademecum per l’elaborazione dell’offerta tecnica

a cura dell’avvocato Lucio Lacerenza.

A partire dallo scorso cinque maggio, con l’entrata in vigore del c.d. “correttivo appalti” (d.lgs. 56/2017) l’offerta tecnica riveste un rilievo maggiore rispetto al passato per l’aggiudicazione degli appalti secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Diversamente dal passato quando le stazioni appaltanti potevano variamente ponderare i pesi da attribuire al progetto e all’offerta economica, il citato “correttivo” introduce un tetto massimo per l’offerta economica pari a 30 punti, e dunque il peso dell’offerta tecnica deve essere di almeno 70 punti.

Lato stazione appaltante, giova ricordare che l’Anac già il 21 settembre 2016 – e quindi prima del “correttivo” – aveva varato le Linee guida n. 2 per fornire indicazioni operative per il calcolo dell’OEPV. Linee guida che oggi, alla luce della valorizzazione della parte tecnica dell’offerta siccome introdotta dal “correttivo”, assumono una rilevanza particolare, poiché occorre determinare i criteri di valutazione dell’offerta tecnica nella direzione di garantire la “qualità di ciò che viene acquistato”; ed a tal fine viene rimarcato il dovere delle amministrazioni di “individuare criteri di valutazione concretamente idonei a evidenziare le caratteristiche migliorative delle offerte presentate dai concorrenti e a differenziare le stesse in ragione della rispondenza alle esigenze della stazione appaltante” (cit. Linee Guida, § II).

Lato operatore economico, non meno gravoso è l’onere a carico delle imprese che sono oggi chiamate a compiere un considerevole sforzo progettuale, sicuramente maggiore rispetto al passato, per cercare di conseguire gli almeno 70 punti messi in gara. In altri termini, per risultare vincitrici è bene che le imprese si conformino ad un minimo di parametri – taluni normativi, altri dettati dalla prassi – necessari o semplicemente opportuni per conseguire una migliore valutazione.

In particolare, rileva innanzitutto il rispetto da parte dell’impresa della normativa del settore oggetto di gara, a partire dai criteri di sostenibilità energetica ed ambientale, c.d. “CAM” (art. 34 d.lgs. 50/2016), per gli appalti che hanno riflessi in detti settori. A tal riguardo è opportuno richiamare l’attenzione sulla necessità di monitorarne l’adozione dal parte del Ministero dell’Ambiente poiché essi, non costituendo un “numero chiuso”, sono in via di aggiornamento.

Del pari rilevante è il rapporto offerta tecnica/offerta economica, ovvero assicurare la coerenza tra le soluzioni tecniche proposte e il prezzo offerto, e cio’ nella direzione di presentare un progetto economicamente sostenibile, cioè giustificabile in caso di valutazione dell’anomalia dell’offerta (art. 97 d.lgs. 50/2016).

Nella redazione del progetto le imprese possono introdurre varianti che incidono sulla struttura, funzione o tipologia del progetto a base di gara, ma solo se esse siano state previste nel bando di gara; a differenza delle migliorie che riguardano aspetti lasciati alla libera valutazione dell’offerente e che possono essere sempre introdotte dai concorrenti, ovviamente a condizione di non snaturare il progetto posto a base di gara (Consiglio di Stato sez. VI 19/6/2017, n. 2969).

Nella valutazione del progetto le stazioni appaltanti possono prevedere criteri premiali in ragione del possesso del rating di legalità (art. 95 co. 13 d.lgs. 50/2016) che è rilasciato dall’Antitrust agli operatori iscritti da almeno due anni nel registro delle imprese e con un fatturato minimo di almeno due milioni di euro.

Sotto il profilo formale, vale chiarire una circostanza che desta talvolta apprensione in seno alle imprese, ovvero l’indicazione del numero massimo di pagine di cui deve comporsi il progetto; tale limite non può essere inteso a pena di esclusione del concorrente che lo abbia superato (TAR Napoli sez. III 25/10/2017, n. 5014), anche se è opportuno, per scongiurare contestazioni, attenersi ad esso per convenire con gli intenti della stazione appaltante, soprattutto nel caso in cui il disciplinare preveda espressamente che detto limite sia posto a pena di esclusione.

Non meno importante al fine di consentire un’agevole valutazione del progetto da parte del Seggio di gara è la sua articolazione capitoli/paragrafi che tengano conto dei criteri/sub-criteri di valutazione previsti nella lex specialis, in modo da assicurare una esatta corrispondenza tra l’elaborato ed i criteri previsti dal disciplinare di gara.

Per scongiurare contestazioni in ordine alla paternità del progetto, corre rammentare di datare e sottoscrivere per esteso l’ultima pagina del progetto da parte del legale rappresentante del concorrente (allegando copia di un suo documento valido di indentità), opportunamente siglando le altre pagine del progetto.

Ove l’impresa ritenga che il proprio elaborato sia meritevole di riservatezza per ragioni-tecnico commerciali ai sensi dell’art. 53 del d.lgs. 50/2016, è fatto onere non solo di indicare le specifiche parti dell’offerta da non ostentare in caso di richiesta di accesso agli atti formulata da altri concorrenti, ma anche di motivare puntualmente le ragioni della segretazione (ad esempio, informazioni tecnico-industriali ex art. 98 del d.lgs. 30/2005, c.d. “codice della proprietà industriale”).

È appena il caso di rilevare, infine, che deporrebbe non positivamente agli occhi del Seggio di gara un’offerta confezionata in modo illogico o disordinato (per la possibile equazione “non ordine di sede di partecipazione”=”non ordine in sede di esecuzione del contratto”) o, peggio ancora, scritta in lingua italiana non grammaticalmente corretta.

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Quando la stazione appaltante non rispetta il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa

Il TAR Lombardia – Brescia, sez. II, con la sentenza n. 912 del 14 luglio 2017, è entrato nel merito di una gara formalmente aggiudicata secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa, ma senza che nella realtà dei fatti venisse valutata l’offerta tecnica, prendendo invece in considerazione solo quella economica.

Il bando prevedeva espressamente che la gara sarebbe stata aggiudicata “in base all’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo i criteri descritti nel disciplinare” e, quindi, prendendo in considerazione anche aspetti attinenti all’offerta tecnica, secondo quanto indicato nella medesima legge di gara.

Peraltro, lo stesso Allegato 9 al bando, recante i criteri utilizzati nella scelta del soggetto gestore, specificava che “in caso di parità di punteggio tra più ditte si applicheranno i seguenti criteri: 1. Priorità della Ditta che ha riportato il punteggio più alto per qualità dei prodotti; 2. Priorità della Ditta che ha riportato il punteggio più alto per il prezzo; 3. In caso i ulteriore parità si procederà al sorteggio”. Appare, dunque, indubbio che la legge di gara contemplasse anche la valutazione (discrezionale) della qualità dei prodotti offerti dalle ditte partecipanti. (…)

Al contrario, dalla realtà dei fatti e dalla documentazione agli atti di causa emerge che il servizio (…) è stato affidato senza minimamente valutare l’aspetto qualitativo dei prodotti offerti, come, peraltro risulta dall’esame del  prospetto comparativo ai fini dell’attribuzione del punteggio, il quale contempla una colonna dedicata alla qualità dei prodotti che però non è stata compilata, in violazione, dunque, della stessa disciplina a cui la stazione appaltante aveva deciso di vincolarsi.

Ha quindi torto la stazione appaltante, secondo la quale i prodotti sarebbero stati valutati anche sotto il profilo qualitativo ma tale valutazione non avrebbe dato luogo a differenze di punteggio, atteso che dagli atti di gara non risulta che la Commissione abbia effettivamente effettuato una valutazione in ordine alla qualità dei prodotti offerti dai concorrenti, ritenendoli del tutto assimilabili. Al contrario, dai verbali della procedura, emerge proprio che la gara è stata aggiudicata senza che fosse compiuta alcuna valutazione in ordine all’aspetto qualitativo dei prodotti proposti. La Commissione avrebbe inoltre aperto, nella stessa seduta, sia la busta con la documentazione tecnica sia quella con l’offerta economica.

Tale modalità di operare contrasta con i principi di trasparenza, imparzialità e parità di trattamento, rischiando di condizionare la discrezionalità che strutturalmente caratterizza il giudizio sull’offerta tecnica in favore dell’offerta più vantaggiosa sotto il profilo economico, così snaturando il senso della scelta del criterio di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa (esprimo tali principi, ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 22 febbraio 2016, n. 706, id.,25 maggio 2009, n. 3217).

Documenti correlati: TAR Lombardia – Brescia, Sez. II, sentenza n. 912 del 14 luglio 2017

Il Consiglio di Stato interviene sull’equilibrio qualità-prezzo nell’offerta economicamente più vantaggiosa

Il Consiglio di Stato, Sez. III, con la sentenza n. 2542 del 29 maggio 2017, si è pronunciato sulla valutazione dell’equilibrio qualità-prezzo nell’ambito di una gara secondo  il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Si evidenzia nella sentenza: Il riferimento all’importo, nell’ambito di una gara da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, seppur fatto con formule vaghe e sibilline, non può che avere il senso di individuare il costo massimo della fornitura, calcolato al lordo dei risparmi derivanti dai ribassi offerti, ossia il prezzo a base d’asta, essendo in via generale preclusa, dall’ordinamento, la possibilità di formulare offerte in aumento.

Oltre che richiamare, in proposito, il combinato disposto degli artt. 82 e 83 del d.lgs. n. 163/2006 e dell’art. 283, comma 3, del D.P.R. n. 207 del 2010, giusto quanto già chiarito dal primo giudice, è sufficiente osservare in proposito che l’indicazione di un prezzo massimo e le indagini di mercato che ne costituiscono la base, servono ad evitare, nell’ambito del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che la qualità offerta dall’operatore economico possa divenire fattore così assorbente e prioritario da giustificare, ed anzi imporre, all’amministrazione, un incremento dell’impegno finanziario previsto.

A questo si aggiunge il fatto che il punto di equilibrio tra qualità prezzo, fulcro del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, così come disciplinata dal vecchio codice, necessita sempre, coerentemente alla ratio della pubblica gara, che l’amministrazione predeterminazioni il livello massimo di prezzo ed il livello minimo di qualità.

Documenti correlati: Consiglio di Stato, sez. III, sentenza n. 2542 del 29 maggio 2017

La riparametrazione delle offerte nella sentenza del Tar Toscana

Il Tar Toscana, sez. I, con la sentenza n. 689 del 16 maggio 2017, interviene sulla riparametrazione delle offerte, precisando che in sede di gara pubblica la scelta di procedere o meno alla riparametrazione dei punteggi dell’offerta economica si inserisce nel più ampio ambito dell’individuazione, da parte della stazione appaltante, degli elementi di valutazione e comparazione delle offerte nelle gare da aggiudicarsi secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; la riparametrazione, in particolare, ha la funzione di garantire l’equilibrio tra elementi qualitativi e quantitativi di giudizio, in modo da assicurare la completa attuazione della volontà manifestata al riguardo dalla stazione appaltante: applicando la riparametrazione a una delle componenti dell’offerta, o a entrambe, il peso ne viene valorizzato, nel senso che il concorrente titolare dell’offerta anche di poco migliore rispetto alle altre si vede assegnato il punteggio massimo astrattamente previsto, come se si trattasse di un’offerta tecnicamente eccellente, ovvero considerevolmente conveniente sul piano economico (cfr. Cons. Stato, sez. V, 27 agosto 2014, n. 4359).

Nel caso di specie, relativo all’affidamento di un servizio mensa, la ricorrente lamenta che l’aggiudicazione sarebbe viziata da un errore metodologico commesso dalla stazione appaltante. La commissione giudicatrice, infatti, avrebbe proceduto all’assegnazione dei punteggi relativi alle offerte economiche previa riparametrazione degli stessi al punteggio massimo previsto dalla legge di gara, mentre i punteggi relativi alle offerte tecniche sarebbero stati attribuiti senza riparametrazione. Questo modo di procedere avrebbe alterato l’esito del confronto tra i concorrenti e lo stesso rapporto tra elemento economico ed elemento tecnico espresso dalla lex specialis attraverso la previsione dei rispettivi punteggi massimi. Eseguendo la riparametrazione delle offerte tecniche, sarebbe la ricorrente a risultare vincitrice.

Nell’avviso pubblico a manifestare interesse e nella lettera di invito predisposti dalla centrale unica di committenza che ha bandito la gara viene indicata l’assegnazione di un massimo di 30 punti per l’offerta economica, da attribuirsi attraverso la formula X = (Rx30)/Rmax, comportante la riparametrazione del miglior punteggio al punteggio massimo e la conseguente attribuzione di punteggi proporzionalmente ridotti alle offerte rimanenti. Discorso diverso per il punteggio da assegnare alle offerte tecniche, frutto della sommatoria semplice dei punteggi conseguiti dai concorrenti per ciascuno dei criteri e subcriteri di valutazione, senza riparametrazione del miglior punteggio a quello massimo di 70.

Secondo i giudici non è discutibile che appartenga alla discrezionalità della stazione appaltante stabilire quale debba essere il punto di equilibrio tra la componente tecnica e quella economica dell’offerta e fino a che punto si imponga (o, di contro, non si imponga) la tutela dell’equilibrio astratto corrispondente ai massimali di punteggio da essa stessa contemplati, non essendovi peraltro alcuna norma di carattere generale, nel sistema degli appalti pubblici, che imponga alla stazione appaltante di attribuire alla migliore offerta il punteggio massimo previsto in relazione ai diversi criteri valutativi (solo per le più recenti, cfr. Cons. Stato, sez. III, 27 settembre 2016, n. 3970; id., 25 febbraio 2016, n. 749; id., sez. V, 27 gennaio 2016, n. 266).

La commissione, dunque, non sarebbe incorsa in un vizio metodologico nel riparametrare i soli punteggi inerenti le offerte economiche e non anche quelli assegnati alle offerte tecniche.

Documenti correlati: Tar Toscana, sez. I, sentenza n. 689 del 16 maggio 2017

Che cosa cambia con il decreto correttivo al Codice degli appalti

Sulla Gazzetta Ufficiale del 05/05/2017, n. 103 – Supplemento Ordinario n. 22 – è stato pubblicato il Decreto legislativo 19/04/2017, n. 56, cosiddetto “Correttivo” al Codice dei contratti pubblici. Il provvedimento entra in vigore il 20/05/2017 (15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta). Il decreto è composto da 131 articoli, che dispongono numerose correzioni ai 220 articoli del D. Lgs. 50/2016.

Sul tema Net4market ha organizzato a Torino un incontro formativo, rivolto a tutti gli economi e provveditori, con l’obiettivo di mettere in luce le principali modifiche apportate al Codice e le novità che interessano più di vicino le stazioni appaltanti. Un momento di approfondimento che, grazie agli interventi dell’avvocato Stefano Cassamagnaghi (Studio Castlex di Milano) e della dott.ssa Veronica Azzini (legal manager di Net4market), ha consentito di far luce sulle evoluzioni del quadro normativo, toccando numerosi temi, tra cui procedure di acquisto, qualificazione delle stazioni appaltanti, centrali di committenza, RTI, commissioni giudicatrici, subappalto, criteri di aggiudicazione delle offerte, motivi di esclusione, pubblicità legale e molto altro.

La giornata di formazione, introdotta da Gianmaria Casella (amministratore unico di Net4market), Andrea Franzo (presidente A.P.E. del Piemonte-Valle d’Aosta) e Adriano Leli (direttore SCR), ha fornito indicazioni anche operative, entrando nel merito di aspetti quali il calcolo dell’anomalia dell’offerta e lo strumento del confronto a coppie, la pubblicazione dei bandi, il controllo dei requisiti ex art. 80, le gare telematiche con la “Busta Chiusa Telematica“, procedura depositata e registrata da Net4market – Csamed Srl che garantisce l’inviolabilità e univocità dell’offerta, gli obblighi disposti dalla Legge 190/2012 e la dematerializzazione del ciclo passivo. Strumenti che Net4market mette a disposizione grazie a soluzioni innovative per la gestione degli acquisti.

Vuoi capire che cosa cambia nel Codice degli appalti con il decreto correttivo? Di seguito i nostri approfondimenti.

Documenti correlati: Il correttivo al Codice dei contratti pubblici a cura dell’avvocato Stefano Cassamagnaghi

Il decreto correttivo e gli strumenti di e-procurement a cura della dott.ssa Veronica Azzini

Per leggere il testo completo del correttivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale vai al link

La pronuncia del Tar Piemonte sulla valutazione in forma numerica delle offerte

Il TAR Piemonte, Sez. I, con la sentenza n. 414 del 27 marzo 2017, interviene sulla legittimità della valutazione in forma numerica delle offerte.

Nel testo della sentenza si precisa che il punteggio numerico assegnato agli elementi di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa integra una sufficiente motivazione allorché siano prefissati con chiarezza e adeguato grado di dettaglio i criteri di valutazione, prevedenti un minimo ed un massimo; in questo caso, infatti, sussiste comunque la possibilità di ripercorrere il percorso valutativo e quindi di controllare la logicità e la congruità del giudizio tecnico (cfr., T.A.R. Umbria, sez. I, 11 settembre 2015, n. 365; T.A.R. Salerno, sez. II, 12 marzo 2014, n. 567; T.A.R. Piemonte, sez. II, 15 novembre 2013, n. 1207; Cons. Stato, sez. V, 17 gennaio 2011 n. 222; sez. V, 16 giugno 2010 n. 3806; 11 maggio 2007 n. 2355; 9 aprile 2010 n. 1999).

Viceversa, in assenza della predisposizione di subcriteri o di griglie di valutazione particolarmente dettagliate, la Commissione di gara può supplire al deficit motivazionale, insito nel punteggio numerico abbinato a criteri preventivi di giudizio non sufficientemente specifici, esplicitando le ragioni dell’attribuzione del punteggio stesso: sicché, pur ammettendosi che la mancata predeterminazione di parametri precisi e puntuali possa far sì che l’assegnazione dei punteggi in forma esclusivamente numerica determini un deficit motivazionale, nondimeno si ammette che a tale carenza la stazione appaltante possa rimediare illustrando le ragioni della valutazione effettuata, in relazione ai vari elementi in cui si articola ciascun criterio (Cons. Stato, sez. VI, 8 marzo 2012, n. 1332 e 18 aprile 2013, n. 2142; TAR Milano, III, 16 ottobre 2012, n. 2537; TAR Umbria, 2 novembre 2011, n. 355).

Nel caso di specie, ribadisce il Tar, la Commissione di gara non ha provveduto, mediante l’esplicitazione delle ragioni del giudizio, ad emendare l’intrinseca insufficienza motivazionale del punteggio numerico attribuito alle offerte tecniche delle imprese partecipanti alla gara, determinata dalla genericità dei parametri di valutazione prefissati dal capitolato e dal disciplinare di gara, e aggravata dalla loro mancata articolazione in criteri e sub-criteri.

Documenti correlati: Tar Piemonte, sez. I, 27 marzo 2017, n. 414

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