Indicazioni operative per le relazioni uniche degli articoli 99 e 139 del Codice dei Contratti Pubblici

Con delibera n. 183 del 5 aprile 2022 e relativo Comunicato del Presidente, sono state fornite dall’Autorità Nazionale Anticorruzione indicazioni aggiornate per la redazione delle relazioni sulle procedure di aggiudicazione degli appalti.

ANAC punta a far confluire le informazioni richieste dagli articoli 99 e 139 del Codice degli Appalti all’interno dell’Avviso di aggiudicazione. E dato che il rispetto di tali obblighi costituisce condizione abilitante all’accesso dei fondi comunitari, Anac fornisce con il Comunicato del Presidente indicazioni operative per lo svolgimento degli adempimenti.

Al fine di verificare l’adempimento degli obblighi, l’Autorità ha istituito un sistema di controllo attraverso la Banca dati, inserendo un nuovo campo nella sezione “oggetto dell’appalto” della scheda di aggiudicazione.

Inoltre, la delibera n. 183 fa venir meno l’obbligo di invio delle relazioni dettagliate, spingendo le stazioni appaltanti e le amministrazioni aggiudicatrici a non procedere con la trasmissione cartacea di tali relazioni.

ANAC precisa che, anche ai fini di una futura implementazione del sistema di rating di impresa, le informazioni sull’esecuzione del contratto contenute nell’attuale relazione dettagliata non sarebbero adeguate allo scopo, e dovrebbero, comunque, essere acquisite in modalità digitale.

Comunicato del Presidente del 5 aprile 2022.

Indicazioni in merito alla redazione delle relazioni uniche sulle procedure di aggiudicazione degli appalti previste dagli articoli 99 e 139 del Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50

L’articolo 99, comma 1, del Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, stabilisce che, per ogni appalto od ogni accordo quadro di importo pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 35 e ogniqualvolta sia istituito un sistema dinamico di acquisizione, la stazione appaltante redige una relazione contenente almeno le informazioni sull’aggiudicazione indicate nella disposizione medesima. La norma precisa che la relazione non è richiesta per gli appalti basati su accordi quadro conclusi con un solo operatore economico e aggiudicati entro i limiti delle condizioni fissate nell’accordo quadro, o se l’accordo quadro contiene tutti i termini che disciplinano la prestazione nonché le condizioni oggettive per determinare quale degli operatori economici parti dell’accordo quadro effettuerà tale prestazione. Esulano dall’obbligo di redazione gli affidamenti di concessioni nonché gli appalti che non abbiano rilevanza comunitaria.

La disposizione chiarisce, altresì, che si può prescindere dalla redazione di tale relazione nel caso in cui l’avviso di aggiudicazione dell’appalto stilato a norma dell’articolo 98 del Codice dei contratti pubblici contiene le informazioni richieste al comma 1 dell’art. 99 del medesimo Codice. Pertanto, in considerazione dell’assenza di vincoli di forma per la redazione delle relazioni uniche di cui all’articolo 99 del Codice, le informazioni ivi contenute possono essere veicolate all’interno dell’avviso di aggiudicazione stilato a norma dell’articolo 98 del Codice dei contratti pubblici. Il comma 5 dell’articolo 99 prevede che la relazione o i suoi principali elementi siano comunicati alla Cabina di regia di cui all’articolo 212 per la successiva comunicazione alla Commissione europea, alle autorità, agli organismi o alle strutture competenti, quando tale relazione è richiesta. Analoghi obblighi sono previsti dall’articolo 139 del Codice dei contratti pubblici con riferimento agli enti aggiudicatori che operano nei settori speciali.

Nell’ottica di una semplificazione degli oneri in capo alle stazioni appaltanti e agli enti aggiudicatori, si suggerisce di far confluire le informazioni ulteriori richieste dagli articoli 99 e 139 del Codice all’interno dell’avviso di aggiudicazione. Poiché il rispetto dei suddetti obblighi rappresenta una delle condizioni abilitanti per l’accesso ai fondi comunitari, con il presente Comunicato si forniscono indicazioni operative per lo svolgimento degli adempimenti sopra descritti. Con riferimento ai settori ordinari interessati dall’obbligo di redazione, nella compilazione della apposita sezione “oggetto dell’appalto” della scheda di aggiudicazione, le stazioni appaltanti dovranno procedere a selezionare la casella “sì” qualora:  a) sia stata redatta la relazione unica oppure b)l’avviso relativo agli appalti aggiudicati ex articolo 98 o dell’articolo 142, comma 3, del Codice (c.d. avviso di post informazione) contenga le informazioni richieste dalla relazione unica.

Con riferimento ai settori speciali interessati dall’obbligo di redazione, la suddetta casella “sì” dovrà essere spuntata da parte degli enti aggiudicatori:

a) qualora sia stata redatta la relazione unica oppure

b) sia stato stilato l’avviso di aggiudicazione dell’appalto ex articolo 129 o articolo 140, comma 3, del Codice contente le informazioni ulteriori richieste dalla relazione unica.

Le relazioni sono comunicate dalla stazione appaltante alla Cabina di regia di cui all’articolo 212 del Codice dei contratti pubblici soltanto su richiesta della stessa, al fine di consentirne la trasmissione alla Commissione europea e agli altri soggetti interessati qualora ne facciano richiesta. Al fine di verificare l’adempimento degli obblighi suindicati da parte della stazione appaltante e degli enti aggiudicatori, l’Autorità ha istituito un sistema di controllo attraverso la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, inserendo un nuovo campo, nella sezione “oggetto dell’appalto” della scheda aggiudicazione. Il presente Comunicato abroga e sostituisce il Comunicato del 2 dicembre 2020 di pari oggetto, per maggiori approfondimenti si rinvia al contenuto della delibera n. 183 del 5 aprile 2022.

Codice dei contratti pubblici: semplificazione legalità e trasparenza. I nodi da sciogliere all’indomani del PNRR.

di Paolo Lazzara – (fonte: ApertaContrada)

Gli affidamenti e i contratti pubblici sono nuovamente al centro del dibattito politico. Le amministrazioni pubbliche si apprestano a gestire risorse per svariati miliardi in base alle regole del codice dei contratti pubblici e generalmente ispirandosi al metodo della “gara”.
Va da sé che problemi, difficoltà e criticità, inevitabilmente si imputano alla qualità della normativa; si suggeriscono modifiche più o meno radicali, sino alla ipotesi di sospensione o abolizione del codice.
Si hanno così numerosi interventi, principalmente volti alla “semplificazione” delle procedure di gara, generalmente concentrati sui margini di ricorso agli affidamenti diretti (senza gara), sul maggiore spazio lasciato al subappalto, così come sulla possibilità di derogare al divieto di appalto integrato per i progetti del PNRR e per i programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’Unione Europea.

2. Temi ripresi nuovamente dal decreto legge sulla governance del Piano nazionale di rilancio e resilienza (D.L. 77/2021), nella prospettiva dello snellimento e dell’accelerazione delle procedure.
Il decreto interviene nuovamente sul codice dei contratti pubblici prevedendo anzitutto misure incentivanti per la parità di genere e l’imprenditoria giovanile. Si costruisce poi un binario accelerato per gli affidamenti che riguardano il PNRR. E’ rimarcata anzitutto la possibilità di affidamenti diretti, senza bando, per i casi di estrema urgenza (anche legati ai tempi di realizzo del piano). Si amplia il ricorso all’appalto integrato, che può essere bandito sulla base della semplice fattibilità tecnico-economica dell’appalto e successiva aggiudicazione col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Rilevante è l’intervento in materia di subappalto. Si eleva poi al 50% la soglia del suo possibile utilizzo e si rimarcano, al contempo, una serie di garanzie sugli standard retributivi dei lavoratori, soprattutto per i contratti ad alta densità di manodopera.
A novembre 2021, verrà meno qualsiasi limite quantitativo: saranno le stazioni appaltanti ad indicare, caso per caso, le prestazioni o lavorazioni sulle quali non è ammesso il subappalto, motivando adeguatamente la scelta.
Di contro, si rafforzano poi i controlli sulle attività di cantiere e sui luoghi di lavoro per garantire le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori. Controlli che dovranno allo stesso tempo garantire da infiltrazioni criminali nell’esecuzione degli appalti.
Sul piano della tutela giurisdizionale, il giudice, nel contemperamento degli interessi in gioco, deve considerare adeguatamente l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera e, in caso di avvenuta stipula, analizzare soltanto i profili risarcitori dell’azione.
Sul piatto della bilancia pesano dunque maggiormente l’interesse pubblico alla piena e sollecita realizzazione degli interventi, con proporzionale diminuzione del rilievo legato ai condizionamenti formali e sostanziali legati a garanzie procedurali e di tutela giurisdizionale.

3. Si tratta dell’ennesimo intervento sui contratti pubblici che dimostra la rilevanza del tema, le spinte in ogni direzione verso continue modifiche, aggiustamenti, deroghe, ecc. Si evidenzia, ancora una volta, che il legislatore è stretto tra spinte verso l’efficacia e l’efficienza del sistema degli affidamenti pubblici, e le irrinunciabili esigenze di trasparenza, legalità e tutela dei lavoratori.

4. Per sgombrare il campo da equivoci, chi scrive ha apprezzato tutte le conseguenze virtuose del nuovo codice, soprattutto sotto il profilo della professionalizzazione degli uffici pubblici, attraverso la formazione e migliore selezione di dirigenti e funzionari; si è avuta maggiore trasparenza, grazie al significativo ricorso al web e al mercato elettronico (piattaforma MEPA), come strumenti fondamentali (e irrinunciabili) per l’incontro della domanda e dell’offerta.
Il collegamento tra acquisti pubblici e tutela dell’ambiente è elemento importantissimo, che non va cancellato. Allo stesso modo la prevalenza del sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa costituisce metodo sempre meglio gestito dalle stazioni appaltanti. Si pensi infine alla disciplina dei raggruppamenti di impresa, dell’avvalimento e di tutte le altre forme di coinvolgimento delle piccole e medie imprese che devono essere ben disciplinate per potere operare al meglio.
Deve prevalere la stabilità del sistema e la certezza del diritto per gli operatori e per i funzionari. In mancanza di un corpo “completo” di regole e principi, la macchina amministrativa rischia di fermarsi, con un risultato esattamente opposto a quello desiderato. Il c.d. sciopero della firma (o l’“amministrazione difensiva”) trova nell’assenza di regole la sua principale causa.

5. E’ chiaro che la giusta combinazione tra dettaglio del dato normativo e margine di discrezionalità o apprezzamento non è facile da realizzare; non si può immaginare una disciplina ultra specifica e fitta, come pure sarebbe sbagliato eliminare tutte le regole attuative del codice.
Vanno perciò considerate le cause specifiche che provocano difetti e mal funzionamenti e su quelle bisogna intervenire.
Vi sono anzitutto cause esogene. Il blocco dei concorsi nella p.a., ad esempio, non si risolve con l’abolizione del codice dei contratti pubblici.  Lo stesso vale per la corruzione e altre gravi questioni che attanagliano gli affidamenti pubblici. Ancora, la lentezza dei tempi di espropriazione, le gravi difficoltà della progettazione non possono essere imputate ai meccanismi di gara, così come tutte le problematiche che ruotano attorno alla fase dell’esecuzione che vanno affrontate in modo diverso.
Le innovazioni devono andare di pari passo con il ricorso alla formazione e al ricambio generazionale, con progressiva e adeguata professionalizzazione del corpo burocratico.

6.Andiamo alle gravi criticità nel sistema. Restano irrisolti molti nodi che determinano un’incapacità di spendere, a fronte di risorse già disponibili (e talvolta abbondanti).
Il progressivo irrobustimento delle centrali di committenza è apprezzabile; si favorisce la professionalizzazione, e si pone la pubblica amministrazione in una condizione di accresciuto potere contrattuale. Vi è però un problema: la scissione tra la stazione appaltante (che svolge la gara) e l’ente pubblico che “compra” crea una continua tensione tra i due poli: il primo, responsabile della sola procedura, non risponde del buon andamento dei servizi e dei lavori e non è direttamente esposto per ritardi o lungaggini dell’affidamento. La stazione appaltante (unica) non percepisce le esigenze sostanziali dell’ente acquirente mentre l’ente pubblico (che ha richiesto la gara) risponde ai cittadini per una procedura sulla quale non può incidere. La soluzione passa per la maggiore integrazione: l’ente pubblico deve avere una responsabilità principale nella gestione dell’affidamento e della gara, mentre la stazione unica deve fornire solo il supporto amministrativo senza potere assumere decisioni sostanziali che hanno ripercussioni sul servizio o sulla fornitura.
Bisogna anche evidenziare che le ipotesi di commissariamento, in un certo senso, vanno nella direzione opposta alle centrali uniche. Ciò che può essere inevitabile per le esigenze di estrema accelerazione e semplificazione, che tuttavia mal si conciliano con il meccanismo della delega della procedura.
Due proposte. Identificare (e circoscrivere) con precisione gli oggetti rispetto ai quali il ricorso alle centrali di committenza è preferibile e/o obbligatorio, lasciando fuori ipotesi gli appalti di particolare significato e specificità che impongono attenzione e responsabilità diretta. Oppure, affidare alle stazioni appaltanti un ruolo di consulenza e supporto amministrativo, senza attribuire la titolarità della procedura.
Migliorare il sistema degli elenchi, redatti a seguito di procedura ad evidenza pubblica, ai quali le amministrazioni possano attingere in tempi autonomi e secondo il bisogno. Un sistema dinamico che consente all’ente pubblico, di attingere ad esso in qualsiasi momento, sino alla relativa scadenza. In questo senso può essere valorizzato anche il meccanismo dell’accordo quadro.

7. Un altro tema che merita attenzione è l’albo dei commissari. Istituto risponde ad una ratio non pienamente condivisibile, ovvero “commissariare” la procedura con innesti esterni. Si determina una reciproca deresponsabilizzazione e, non di rado, un rimbalzo di responsabilità. Le forti resistenze dimostrano che la soluzione va rivista. Aggiungo che lo stesso albo è fonte di ulteriore burocratizzazione delle procedure e pone difficoltà che non giovano al buon funzionamento delle gare. Per gli appalti più complessi occorre prevedere un commissario valutatore unico con tempi stretti, e che abbia il supporto tecnico del RUP, ed eventualmente ricorrere, nei casi più importanti, ad una consulenza esterna da rendere in tempi strettissimi.

8. Il problema delle offerte anomale costituisce uno degli aspetti più problematici. Si rimette in discussione la gara e, non di rado, se ne ribalta l’esito. Vero è che la disciplina sull’anomalia persegue obiettivi di primaria importanza, primo fra tutti la leale concorrenza tra le imprese attraverso la corretta formulazione dell’offerta. Ebbene, quanto richiesto dal diritto UE, e cioè il contraddittorio sulla valutazione di anomalia, pone la pubblica amministrazione in una posizione di grave difficoltà rispetto a giustificazioni postume che in vario modo possono rendere credibile un’offerta matematicamente insostenibile. Non di rado l’offerta viene (in qualche modo) corretta, se non addirittura modificata. Occorre precisare rigorosamente le modalità e gli ambiti del contraddittorio, che deve essere ridotto ad un singolo passaggio, senza consentire agli operatori di tornare (ripetutamente) a modificare i costi e le voci che non passibili di “ribasso”. La giustificazione deve invocare elementi esterni ed esogeni all’offerta che pongano condizioni che consentono quello specifico ribasso. Non può essere ammessa la riorganizzazione delle voci di costo in modo diverso dall’offerta originaria che dovrebbe essere munita sin dal principio delle fondamentali indicazioni. Solo in questo modo gli operatori seri, che hanno presentato offerte economiche valide, affidabili e congrue saranno premiati.
Il rigore nell’esclusione delle offerte anomale è passaggio irrinunciabile per scoraggiare ribassi insostenibili che proprio attraverso le giustificazioni rientrano in ballo con esiti sorprendenti e talvolta inaccettabili.

9. Anche alcuni aspetti del contenzioso debbono essere rivisti. Va introdotto anzitutto il sistema francese del réferé, che porta ad una decisione rapidissima, che, se non contestata, definisce stabilmente le questioni. Si dovrebbe anche aprire alle sentenze parziali (anch’esse rapide), che chiudono sul principale motivo di ricorso, mettendo il resto della controversia su un diverso binario. Ciò indurrebbe a ricorsi più semplici e snelli e a iter processuali rapidi.

10. Sui motivi di esclusione, il disposto del codice è eccessivamente rigoroso e non favorisce percorsi di riabilitazione. Sul punto occorre intervenire e riprendere lo spirito e le previsioni delle direttive che impongono valutazioni caso per caso; in questo senso si può valorizzare il sistema del rating di impresa, più elastico e congruo. Basti l’esempio dei debiti previdenziali e verso l’erario. Le imprese messe in mora debbono potere partecipare alla gara, con un tempo massimo per onorare i debiti.
Come da molti notato, bisogna poi tipizzare l’illecito professionale, evitando che rimanga un’ipotesi dai confini non chiari, con grave danno alla certezza del diritto.
Vi sono poi una serie di automatismi che vanno rigorosamente limitati agli acquisti standardizzati e seriali. Solo in questi casi si possono utilizzare meccanismi di sorteggio e di rotazione, su elenchi base che, ad esempio, comprendano le ditte che hanno superato la qualificazione.
Il sorteggio non deve superare dunque il rigoroso sistema della qualificazione (o accreditamento) che costituisce premessa per il ricorso a meccanismi di scelta automatica. Anche la rotazione è regola virtuosa, se limitata e non esasperata al punto da impedire la partecipazione alla gara alle imprese che hanno svolto correttamente il servizio. Ciò va chiarito per superare l’opposto orientamento giurisprudenziale.
Infine, la tendenziale uniformità di disciplina tra servizi, forniture e lavori, pone significative difficoltà. Non di rado, l’affidamento dei servizi richiede una disciplina diversa; la scelta ha un più elevato tasso di fiduciarietà, che le regole della gara non sempre possono adeguatamente garantire.
Qualsiasi riforma va dunque pensata rispettando i canoni fondamentali del diritto e i principi generali da tenere fermi. La connessione tra potere e responsabilità, discrezionalità e innovazione, concorrenza e qualità. I meccanismi di scelta automatica vanno circoscritti ad ipotesi congrue, ma non estesi dove vi sono valutazioni complesse che devono essere lasciate alla discrezionalità degli organi competenti.

11. In conclusione, qualsiasi misura di semplificazione non può contrastare con i capisaldi del diritto dei contratti pubblici e con i meccanismi fondamentali della responsabilità, della legalità e della tutela dei lavoratori. Le ipotesi di deregulation, più o meno audaci, non possono essere assecondate nella misura in cui propongono vuoti di disciplina, determinano confusione nelle responsabilità, incertezze applicative e deficit di trasparenza e imparzialità.
Le riforme, devono essere attuate attorno al codice, per garantire esigenze di certezza del diritto e conoscibilità delle fonti.

Il “Piano Colao”: verso la riscrittura del Codice dei Contratti

Da subito, semplificare l’applicazione del codice ai progetti di natura infrastrutturale

L’8 giugno è stato presentato il piano per la “Fase 3” elaborato dal comitato di esperti voluto dal governo e guidato dal manager Vittorio Colao, incaricato di redigere una “road map” per l’uscita dall’emergenza e per il riavvio delle attività.

Il “comitato di esperti in materia economica e sociale” chiamati dal Governo Conte li ha racchiusi in un dossier che ha intitolato “Iniziative per il rilancio 2020-2022”.

Il piano è suddiviso in sei punti chiave:

  • Imprese e Lavoro, motore dell’economia
  • Infrastrutture ed ambiente, volano del rilancio
  • Turismo, arte e cultura, brand del Paese
  • A., alleata di cittadini ed imprese
  • Istruzione, Ricerca e Competenze, fattori chiave per lo sviluppo
  • Individui e Famiglie, in una società più inclusiva ed equa.

Il merito al Codice appalti, nel documento redatto dalla task force si legge:

Occorre pensare concretamente ad un superamento del Codice dei Contratti in vigore, su cui vi sono ampi giudizi critici.
La complessiva riscrittura del codice è il luogo naturale per imprimere direzioni nette, pur in un complessivo bilanciamento di principi/interessi (ad esempio, polo della legalità vs. polo dell’efficienza). In tutti i casi nei quali si è privilegiata una sola delle esigenze contrapposte si è ottenuto un effetto positivo immediato lungo quella direttrice, rapidamente compensato dalla reazione opposta.
Parimenti, norme speciali o emergenziali e commissariamenti non danno risultati positivi concreti se non in casi condizionati da alti livelli di pressione sociale (due esempi: Expo2015 e Ponte di Genova).

Nel documento si fa però notare come “tuttavia, la riscrittura richiede un tempo non breve, con la probabile costituzione di commissioni di esperti, che mal si concilia con la necessità di rilancio immediato delle infrastrutture.”

Occorre una sostanziale semplificazione e velocizzazione delle procedure, attraverso uno spettro ampio di interventi che includono: il superamento della burocrazia difensiva (in particolare riformando la normativa sulla responsabilità dei funzionari pubblici per danno erariale in casi differenti dal dolo), la revisione del codice degli appalti per allinearlo agli standard europei, la riaffermazione dei processi di autocertificazione (ampliandone gli ambiti di applicabilità) e di silenzio-assenso, la promozione dell’e-Procurement a tutti i livelli come mezzo per velocizzare e al tempo stesso aumentare l’efficacia dei processi di acquisto di beni e servizi.

Il “Piano Colao” prevede azioni specifiche.  Semplificare l’applicazione del codice degli appalti ai progetti di natura infrastrutturale:
(i) Applicare tel quel alle infrastrutture “di interesse strategico” le Direttive europee;
(ii) Integrare le Direttive europee per le sole porzioni in cui esse non sono auto-applicative; (iii) Rivedere parallelamente la normativa in un nuovo codice, basato sui principi delle Direttive europee.

In particolare, le azioni specifiche da intraprendere secondo il piano sono quelle di:

Rivedere integralmente il Codice dei contratti pubblici vigente, per ottenere (almeno) i seguenti vantaggi:
(i) la creazione immediata di un canale efficiente per le opere strategiche;
(ii) la distinzione più netta dei regimi di concessione e appalto e tra i settori ordinari e quelli definiti speciali dalla stessa normativa europea (energia, trasporti, acqua, poste, attività estrattive, porti e aeroporti);
(iii) la messa alla prova del modello “Direttiva + integrazione minima,” che ove funzioni bene potrà essere semplicemente esteso, senza bisogno di un nuovo codice;
(iv) l’inserimento del regime particolare nel processo di riscrittura di quello generale e, quindi, in un ambiente complessivo non di deroga o eccezione pura.
– Abrogare il Codice dei contratti pubblici, con effetto all’approvazione del nuovo codice
– Prevedere ricezione immediata e applicazione tel quel, per il solo set di infrastrutture strategiche con regime ad hoc, delle Direttive europee, integrate per le sole porzioni in cui esse non siano auto-applicative (cioè, ove rinviano alla recezione nazionale singoli aspetti disseminati nella normativa)
– Approvare successivamente un nuovo codice, inclusivo del regime particolare per le infrastrutture strategiche

Superamento della “burocrazia difensiva”.
Intervenire per riformare la responsabilità dei funzionari e dirigenti pubblici per danno erariale in casi differenti dal dolo, e/o prevedere che il premio assicurativo (compreso quello per l’assistenza legale da parte di un professionista scelto dal dirigente) venga pagato dall’amministrazione di appartenenza.

Piano Competenze Procurement ICT.
Trasformare le modalità di acquisto dei servizi ICT della PA, attraverso una nuova un’unità dedicata di procurement di servizi ICT e lo sviluppo di processi ad-hoc di procurement per prodotti e servizi digitali (ad es. cloud). Nello specifico:

  1. Lanciare unità dedicata (in Consip o in Ministero per l’Innovazione) per poter gestire acquisti e forniture in modi e tempi coerenti con lo sviluppo rapido della categoria
  2. Creare Centro di competenza ICT per definire le specifiche tecniche delle forniture IT e monitorare andamenti di mercato
  3. Formare buyer ICT on competenze adeguate sia su elementi tecnico-qualitativi, sia su gestione fornitori e performance contrattuale.

I ritardi, genericamente attribuiti alla “burocrazia”, dipendono da due cause collegate. La prima è l’eccessiva produzione legislativa, che ha sovrapposto nelle stesse materie molteplici normative (ciascuna bisognosa di molti regolamenti attuativi), creando così incertezza nell’individuazione dei procedimenti e dei comportamenti corretti, Inoltre, dando tenore imperativo ad ogni disposizione si nega un ruolo interpretativo e discrezionale degli amministratori in funzione dei singoli contesti. La seconda causa, collegata alla prima, è la cosiddetta “burocrazia difensiva”, atteggiamento per cui il decisore, in situazioni di incertezza, evita rischi, non conclude il procedimento o lo aggrava inutilmente (es. pretendere un doppio canale digitale e cartaceo per i documenti, o chiedere molteplici pareri prima di assumere una decisione).

  1. Intervenire sulla responsabilità dirigenziale, legandola esclusivamente ai risultati della gestione e alla realizzazione degli obiettivi, depurandola da tutte le fattispecie che riguardano singoli adempimenti di norme, per i quali è sufficiente la responsabilità disciplinare, amministrativa e penale
  2. Per la responsabilità per danno erariale, prevedere che il premio assicurativo (compreso quello per l’assistenza legale da parte di un professionista scelto dal dirigente) venga (in tutto o in parte) pagato dall’amministrazione di appartenenza.
  3. Redazione, per ogni provvedimento innovativo ed urgente, di linee guida scritte in modo comprensibile, con lo scopo di accompagnare le unità operative nell’attuazione e di rassicurare la dirigenza, rendendo chiari i motivi e l’orientamento dei provvedimenti stessi.
  4. Nel medio periodo: riforma dei controlli che sia funzionale alla realizzazione degli obiettivi di policy e permetta ai dirigenti di decidere, minimizzando i rischi che non connessi a dolo.