Appalti 2016 per 111 miliardi di euro: in calo i lavori, aumenta la richiesta di forniture

In calo gli appalti per lavori, ma aumenta la richiesta di forniture, soprattutto nel settore farmaceutico. E, nel complesso, il 2016 ha fatto registrare contratti pubblici di lavori, servizi e forniture per 111 miliardi e 500 mila euro (considerando gli appalti di importo pari o superiore a 40.000 euro per i settori ordinari e speciali).

Dati evidenziati dalla relazione presentata dall’Autorità Anticorruzione alla Camera dei Deputati. Rispetto al 2015, si è rilevato un calo del 17,5% per quanto riguarda i lavori e un aumento delle forniture per il 12%. Sono in calo i contratti affidati nei settori speciali (acqua, energia e trasporti), mentre i settori ordinari valgono l’82% del mercato.

Si registra – spiega la relazione – una diminuzione dei valori del mercato rispetto al precedente anno dell’8,1%, ma comunque, ad esclusione del “picco” negativo della serie storica che ha visto la domanda complessiva attestarsi a quasi 87 miliardi di euro, un aumento del 6,9% rispetto all’anno 2014 e del 8,4% rispetto all’anno 2012. 

Un dato significativo è che la diminuzione della domanda coinvolge sia il settore dei lavori – che continuano a diminuire rispetto al precedente anno (-17,8%) facendo registrare il minimo della serie storica 2012-2016 (-38,2%) rispetto al massimo registrato nel 2012 – sia il settore dei servizi che diminuisce del 17,5% rispetto al 2015 e che si attesta intorno ai valori registrati nel 2014 (circa 48 miliardi di euro). Il settore in espansione è invece quello delle forniture che raggiunge il massimo nel quinquennio 2012-2016 e che fa registrare un aumento del 12% rispetto all’anno precedente e di ben il 38,7% rispetto al minimo registratosi nel 2012.

In merito alle modalità di scelta del contraente, in termini di numerosità, nel 2016 sono state assegnate circa il 21,3% delle gare con la procedura aperta. Mentre, complessivamente, nel 41,6% e nel 24,0% dei casi (per un totale di ben il 65,6%) le stazioni appaltanti hanno utilizzato la procedura negoziata (con o senza bando) o l’affidamento diretto.

Per quanto riguarda gli importi, nel 2016 la procedura aperta si conferma la modalità con cui si affida il maggior importo dei contratti pubblici (circa il 43,0%); modalità di affidamento che però è diminuita rispetto al 2015 (-20,3%) a favore delle procedure ristrette (+35,6%) e soprattutto a favore del sistema dinamico di acquisizione che nel 2016 è aumentato sensibilmente (+420,7%). In effetti, con quest’ultima modalità di acquisizione interamente elettronica le stazioni appaltanti riescono sia a ridurre i tempi di pubblicazione dei bandi sia ad ottenere maggiore flessibilità nel soddisfare le proprie esigenze. A livello di importo seguono poi le procedure negoziate (con e senza bando) che nel complesso assorbono circa il 25,3% del totale, nonché il sistema dinamico di acquisizione e le procedure ristrette (12,9% e 11,7% del totale annuo).

Documenti correlati: Relazione ANAC sugli appalti 2016

Gare sopra soglia, l’ANAC mette a disposizione il disciplinare-tipo

L‘Autorità Anticorruzione ha adottato, ai sensi dell’art. 213, comma 2, del d.lgs. 50/2016, lo schema tipo del disciplinare di gara per l’affidamento di servizi e forniture nei settori ordinari, di importo pari o superiore alla soglia comunitaria, aggiudicati all’offerta economicamente più vantaggiosa secondo il miglior rapporto qualità/prezzo.

Il disciplinare è corredato da una nota illustrativa che espone le scelte di campo effettuate sui singoli istituti e, per garantire la massima trasparenza e partecipazione ai procedimenti di regolazione, è stato messo in consultazione con la possibilità di inviare contributi entro il 5 agosto. Le osservazioni possono essere inviate solo attraverso la compilazione del modello pubblicato dall’ANAC sul sito ufficiale.

Il documento, predisposto secondo la normativa vigente (d.lgs. n. 50/2016) e la novella al Codice dei contratti di cui al decreto correttivo (d.lgs. n. 56/2017), tiene conto sia delle prescrizioni contenute nelle diverse Linee guida adottate dall’Autorità sia degli orientamenti giurisprudenziali formatisi sotto la vigenza del precedente Codice (d.lgs. n. 163/2006) che rivestono ancora carattere di attualità, in ragione dell’identità di disciplina tra i due Codici a confronto, in relazione ai singoli istituti o a singoli aspetti dei medesimi.

da www.anticorruzione.it

Documenti correlati: Modello disciplinare di gara

Nota illustrativa ANAC sul modello disciplinare di gara

 

Esclusione dalla gara: termine dimidiato di trenta giorni per l’impugnazione

 

Il termine dimidiato per l’impugnazione, previsto dall’art. 120, comma 5, c.p.a., si applica anche all’impugnazione dei provvedimenti di esclusione e non solo a quelli di aggiudicazione. Lo specifica il Consiglio di Stato, sez. V, con la sentenza n. 2444 del 24 maggio 2017.

I giudici evidenziano: Sono infatti soggetti al c.d. rito appalti, ovvero al giudizio ordinario di legittimità che si svolge davanti al giudice amministrativo, e che ha ad oggetto la complessiva attività della pubblica amministrazione finalizzata alla conclusione di contratti, gli «atti delle procedure di affidamento» relative «a pubblici lavori, servizi o forniture» (comma 1 dell’art. 120 cod. proc. amm., sopra citato). In termini analoghi si esprime il parimenti sopra citato art. 119, comma 1, lett. a), cod. proc. amm., attraverso l’impiego dell’espressione «procedure di affidamento di pubblici lavori, servizi e forniture».

Entrambe le formule normative hanno carattere generale. Esse sono in altri termini riferite a tutti gli atti che si collocano nella fase c.d. pubblicistica di selezione del contraente privato e che precedono la stipula del contratto. Quindi, sulla base di un’interpretazione letterale delle norme in esame, ai sensi dell’art. 12, comma 1, delle preleggi, il riferimento non può che comprendere anche gli atti di esclusione di concorrenti adottati dalla stazione appaltante nell’ambito della procedura di gara.

In conseguenza di ciò, anche a questi atti si applica il comma 5 dell’art. 120 cod. proc. amm., che assoggetta al termine di «trenta giorni» il ricorso in sede giurisdizionale contro gli atti delle procedure di affidamento di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ed in questo senso si è espressa di recente questa Sezione (sentenza 9 maggio 2017, n. 2119).

L’interpretazione letterale (…) è poi corroborata da un argomento di ordine logico, in base al quale deve essere esclusa l’opzione volta a distinguere regimi processuali diversi, sotto il fondamentale profilo del termine per proporre l’impugnativa giurisdizionale, nell’ambito di un’unica attività amministrativa quale appunto quella ad evidenza pubblica che precede la stipula di contratti.

A questa notazione può essere aggiunta una che fa leva sull’«intenzione del legislatore» (art. 12 delle preleggi sopra citato), alla stregua del quale appare manifestamente irrazionale assoggettare a termini differenziati, ed in particolare esentare alcuni atti della procedura di gara dal dimezzamento del termine per ricorrere ai sensi del citato art. 120, comma 5, pur a fronte dell’unitaria esigenza di politica legislativa di celere definizione del contenzioso relativo all’attività contrattuale della pubblica amministrazione. Si tratta in particolare dell’esigenza che è alla base della specialità del rito appalti e della conseguente deroga prevista in materia rispetto al termine ordinario per ricorrere in sede giurisdizionale amministrativa (in senso analogo si è espressa la sopra citata pronuncia di questa Sezione del 9 maggio 2017, n. 2119).

Documenti correlati: Consiglio di Stato, sez. V, sentenza n. 2444, 24 maggio 2017

Revisione prezzi negli appalti pubblici, la pronuncia del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato, Sez. VI, con la sentenza n. 2437 del 23 maggio 2017, si è espresso in materia di revisione prezzi negli appalti pubblici.

I giudici di Palazzo Spada specificano nella sentenza: “L’art. 133 comma 1 lett. e.) n. 2 c.p.a. devolve le controversie in tema di revisione prezzi alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo senza operare alcuna dicotomia sull’oggetto in contestazione: sia se si faccia questione sulla spettanza della revisione che si disputi invece sull’esatta quantificazione operata nel provvedimento applicativo. Pendant di diritto sostanziale alla norma processuale si rinviene nell’art. 244, comma, codice dei contratti che, in linea di continuità con l’art. 6, l. n. 537 del 1993, ha esteso la cognizione del giudice amministrativo “ai provvedimenti applicativi dell’adeguamento dei prezzi”.

La sentenza rileva inoltre “che in materia di revisione prezzi negli appalti pubblici l’assetto della giurisdizione si vada orientando, in conformità al principio del giusto processo ex se ostativo alla moltiplicazione dei processi e declinato al perseguimento della celerità di tutela (cfr. artt. 111, comma 2, cost. e 2 c.p.a), alla concentrazione dinanzi ad un’unica autorità giurisdizionale lo si deduce dall’indirizzo assunto in tema di revisione prezzi c.d. negoziale. In quest’ultimo caso, non derivando da alcun meccanismo revisionale previsto dalla legge, la revisione prezzi ha, secondo la giurisprudenza delle Sezioni unite della Cassazione, natura di diritto soggettivo, conoscibile sia nell’an che nel quantum dal giudice ordinario (sentenza 19 marzo 2009, n. 6595; ordinanza 13 luglio 2015, n. 14559)”.

Documenti correlati: Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza n. 2437, 23 maggio 2017

Incompatibilità del Rup con il ruolo di commissario di gara

Incompatibilità del ruolo di commissario di gara assunto da un responsabile del procedimento: sul caso interviene il Tar Calabria, sez. I, con la sentenza del 6 aprile 2017 n. 603.

Il testo parte da questo assunto: la giurisprudenza è unanime nel ritenere che, ai sensi dell’art. 84 comma 4, d.lg, 12 aprile 2006, n. 163, nelle gare pubbliche i commissari diversi dal Presidente non devono aver svolto né possono svolgere alcun’altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta. Tale prescrizione mira ad assicurare due concorrenti ma distinti valori: quello dell’imparzialità e quello dell’oggettività (cfr. Tar Lecce, sez. II, sentenza n. 93/2017 del 23.01.2017; Tar Lecce, sez. II, sentenza n. 1040 del 27 giugno 2016).

In sostanza, l’art. 84 citato è volto a prevenire il pericolo concreto di possibili effetti discorsivi e favoritismi prodotti dalla partecipazione alle commissioni giudicatrici di soggetti (progettisti, dirigenti che abbiano emanato atti del procedimento di gara e così via) che siano intervenuti a diverso titolo nella procedura concorsuale definendo i contenuti e le regole della procedura (cfr. Tar Latina, sez. I, 13 aprile 2016, n. 226; Cons. St. n. 3352/2015).

Nel caso in esame, la persona nelle vesti di Rup (Responsabile unico del procedimento) ha svolto le funzioni di responsabile del procedimento, e che in tale veste, ha predisposto e approvato gli atti di gara (determina a contrarre, bando e capitolato, tutti approvati con determinazione n. 19 del 26 febbraio 2016), ha curato tutti gli adempimenti amministrativi di sua competenza e da ultimo ha adottato la determinazione n.8 del 6 febbraio 2017 di approvazione dei verbali di gara e di aggiudicazione definitiva e ha prontamente adottato e sottoscritto il verbale di consegna del servizio in via d’urgenza e sotto riserva di legge di cui al prot. n. 1063 dell’8 febbraio 2017.

L’aver predisposto alcuni atti della procedura di gara non costituisce un’operazione di natura meramente formale ma implica, necessariamente, un’analisi degli stessi, una positiva valutazione e – attraverso la formalizzazione – una piena condivisione.

In sostanza, il Rup ha effettuato una «funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta» il cui svolgimento è precluso ai componenti la Commissione giudicatrice che, pertanto, nel caso concreto, risulta viziata nella sua composizione.

Pertanto, vi è senz’altro violazione del citato art. 84 e tale violazione è idonea a determinare l’annullamento dei provvedimenti impugnati. Il fatto che la gara rientri in una delle categorie escluse dall’applicazione del Codice degli appalti non incide sull’esito della controversia, in quanto la disposizione costituisce espressione dei principi di imparzialità e oggettività ed è quindi applicabile anche ai contratti esclusi ai sensi dell’art. 27 del d.lgs. 163/2006.

Documenti correlati: Tar Calabria, sez. I, sentenza del 6 aprile 2017 n. 603

Per l’impresa in concordato preventivo niente agevolazioni pubbliche

Il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento, sez. I, con la sentenza n. 127 del 10 aprile 2017, ha esplicitato che l’impresa in concordato preventivo non può ottenere contributi pubblici. Questo nonostante il nuovo Codice degli appalti consenta comunque a tale società di prendere parte alle procedure di aggiudicazione di lavori o servizi. Il d. lgs. 50/2016 non si può però applicare per analogia all’ambito delle agevolazioni per le aziende.

La sentenza specifica che non vale al riguardo invocare, come fa parte ricorrente, le disposizioni che consentono la partecipazione a procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici delle imprese in concordato preventivo con continuità aziendale, proponendone, per così dire, una lettura e applicazione per analogia. Le norme di cui agli artt. 80, comma 5 lett.b), e 110, commi 3, 4 e 5, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e dell’art. 186 bis, comma 5, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, recanti il puntuale riferimento al concordato con continuità aziendale, costituiscono, infatti, una disciplina speciale, che, pur evidenziando il favor riservato dal legislatore verso l’istituto del concordato con continuità aziendale (che può permettere alle imprese in difficoltà di superare la fase di crisi e di soddisfare i diritti dei creditori, tra l’altro, anche e proprio attraverso i flussi generati dalla prosecuzione dell’attività aziendale), si pone in deroga a regole di principio e non consente di essere utilizzata quale canone ermeneutico per l’applicazione di disposizioni, quali quelle rilevanti nel caso di specie, concernenti il settore generale delle agevolazioni alle imprese.

Quanto all’ulteriore argomento, introdotto da parte ricorrente, riguardante i provvedimenti con cui la sezione fallimentare del Tribunale di Trento non ha ritenuto necessaria, per la partecipazione alle gare, l’autorizzazione indicata dall’art. 110 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 in quanto la procedura di concordato si è chiusa con l’omologazione, vale considerare non solo la già sottolineata non riconducibilità della fattispecie in esame all’ambito dei contratti pubblici, ma anche che l’omologazione non comporta l’automatica definizione della società come in bonis ai fini dell’accesso alle agevolazioni di cui qui trattasi, dato che la sussistenza di tali, è esclusa sia dal dato testuale, sia dalla lettura sistematica delle disposizioni della suddetta legge e dei relativi criteri applicativi. Analoghe considerazioni valgono con riferimento alla recente giurisprudenza citata da parte ricorrente in quanto, non essendo qui in discussione la partecipazione a gare pubbliche, anche la questione delle autorizzazioni a tal fine occorrenti non assume, per le esposte ragioni, rilievo determinante.

Va infine considerato (…) che riconoscere il diritto alle agevolazioni significherebbe consentire il raggiungimento della finalità del concordato (e così il soddisfacimento dei creditori) mediante risorse pubbliche, con ciò distorcendo la ratio sia del concordato stesso, teso al raggiungimento dell’equilibrio dell’impresa con le sue forze, sia del beneficio in esame, funzionale all’espansione della nuova imprenditoria e al sostegno dell’economia.

Documenti correlati: TRGA Trento, sez. I, sentenza n. 127, 10 aprile 2017

In attesa del correttivo al Codice… nomina delle commissioni ancora di competenza delle P.A.

La nomina delle commissioni giudicatrici nelle gare d’appalto continua ad essere di «esclusiva spettanza delle pubbliche amministrazioni secondo regole di organizzazione, competenza e trasparenza preventivamente individuate». Questo finché non sarà entrato a regime l’Albo dei commissari di gara previsto dal Codice degli appalti (art. 78 del dlgs n. 50/2016), in stand-by fino all’emanazione del regolamento Anac e, di riflesso, fino all’approvazione definitiva del decreto correttivo al Codice.

Sull’iscrizione all’Albo dei commissari sono giunte numerose richieste di chiarimenti all’Anac, tanto che nelle scorse settimane il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone ha emanato un comunicato ufficiale, con l’obiettivo di fornire alle pubbliche amministrazioni e a tutti i soggetti pubblici e privati interessati all’applicazione del predetto istituto, alcuni chiarimenti e indicazioni circa la relativa disciplina transitoria.

Si precisa che l’articolo 78 citato, al primo comma prescrive che: «È istituito presso l’A.N.AC., che lo gestisce e lo aggiorna secondo criteri individuati con apposite determinazioni, l’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici”; il medesimo comma, ultimo periodo, prescrive che: “Fino all’adozione della disciplina in materia di iscrizione all’Albo, si applica l’articolo 216, comma 12”. A tal fine si rammenta che l’A.N.AC., con Determinazione 16/11/2016 n. 1190 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 03/12/2016, n. 283), ha emanato le pertinenti Linee guida (n. 5/2016) recanti i criteri di scelta dei commissari di gara e di iscrizione degli esperti nell’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici, rimandando l’entrata in vigore dell’Albo all’adozione di un Regolamento ANAC teso a disciplinare le procedure informatiche per garantire la casualità della scelta, la corrispondenza delle professionalità richieste, la rotazione degli esperti, nonché le modalità di comunicazione tra l’Autorità, le stazioni appaltanti e i commissari di gara, stabilendo altresì i termini del periodo transitorio da cui scatta l’obbligo del ricorso all’Albo».

Considerato che ad oggi il predetto Regolamento non è stato adottato, «stante anche il procedimento legislativo di correzione che investe l’Istituto in oggetto, si chiarisce che, ai sensi degli articoli 77, comma 12, e 216, comma 12, del citato decreto, la nomina della commissione giudicatrice continua ad essere di esclusiva spettanza delle pubbliche Amministrazioni secondo regole di organizzazione, competenza e trasparenza preventivamente individuate».

da www.anticorruzione.it

Si può partecipare alla gara anche se l’attestazione SOA è in scadenza

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia, Sez. Giurisdizionale, con la sentenza n. 132 del 24 marzo 2017, si è espresso sulla possibilità di una ditta di partecipare a una gara di appalto con attestazione SOA prossima alla scadenza.

In forza del c.d. “principio di continuità dei requisiti” (C.S., Ad. Pl., 20 luglio 2015 n.8) – scrivono i giudici – le ditte aggiudicatarie di appalti pubblici hanno l’obbligo di mantenere il possesso dei requisiti di idoneità per l’intero periodo corrente dalla data di scadenza della domanda di partecipazione alla gara fino alla conclusione dei lavori (o alla completa esecuzione del contratto).

Corollario di tale principio è che anche le “attestazioni di qualità” rilasciate dai competenti organismi di accreditamento (le cc.dd. “s.o.a.”) devono mantenere (ed essere in grado di dispiegare) la loro efficacia certatoria per l’intero periodo in questione.

Secondo il disposto degli artt.76 e 77 del DPR n.2017 del 2010 (Regolamento per l’esecuzione del precedente codice dei contratti pubblici, normativa applicabile alla fattispecie ratione temporis), l’efficacia delle predette attestazioni dura cinque anni, ed alla scadenza del terzo anno (c.d. “scadenza intermedia”) l’impresa ha l’onere di sottoporsi ad una verifica in ordine alla permanenza dei requisiti.

In conclusione, secondo i giudicil’impresa che si avvede che l’efficacia della sua attestazione di qualità è prossima alla naturale scadenza (nel senso che tale scadenza si verificherà automaticamente e fisiologicamente, per il decorso del tempo, dopo la data fissata dal bando per la presentazione delle domande di ammissione alla procedura), può comunque partecipare alla gara, purchè abbia chiesto (o chieda) preventivamente (stipulando all’uopo il relativo contratto d’incarico) all’Organismo di attestazione (che ha rilasciato l’attestazione) di procedere alla verifica della sua posizione e di provvedere al conseguente “aggiornamento” (o “rinnovamento”) dell’attestato in questione. Ed in tal caso ove la verifica consegua esito positivo (id est: favorevole per l’impresa richiedente) l’aggiornamento retroagisce al momento della precedente scadenza, in modo che non via sia alcuna soluzione di continuità fra le attestazioni (C.S., Ad.Pl., n.27 del 2012; C.S., V^, n.1298 del 2016; C.S., V^, n.3270 del 2016; Id., n.4971 del 2015; Id., 3878 del 209; Conforme ANAC: parere n.16 del 30 gennaio 2014).

Documenti correlati: CGA Sicilia, Sez. Giurisdizionale, sentenza n. 132 del 24 marzo 2017

Nel decreto legge n. 25 del 17 marzo ripristinata la responsabilità solidale negli appalti

Ha preso il via il 23 marzo, alla Commissione Lavoro della Camera, l’esame del decreto legge n. 25 del 17 marzo 2017 sui voucher e sulla responsabilità solidale negli appalti, approvato il 20 marzo scorso dal Consiglio dei Ministri e che porterà alla conversione in legge entro il 16 maggio. Il testo andrà in Aula il 5 aprile per essere votato il 6, secondo il timing fissato dalla conferenza dei capigruppo.

Il decreto legge 25/2017 ristabilisce un’uguale responsabilità (responsabilità solidale), tra committente e appaltatore nei confronti dei lavoratori edili: il committente sarà chiamato a rispondere per eventuali violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore. Sarà, quindi, abrogata la norma del Dlgs 276/2003 che disciplinava la facoltà per la contrattazione collettiva nazionale di derogare alle previsioni normative in materia di solidarietà e prevedeva un meccanismo processuale che consentiva al committente di invocare il beneficio della preventiva escussione del debitore principale.

Documenti correlati: Decreto legge n. 25 del 17 marzo 2017

Per approfondire questo argomento, leggi la Rassegna stampa

Le condizioni necessarie per l’impugnazione del bando di gara

a cura dell’avvocato Uliana Garoli.

I soggetti che volontariamente non hanno partecipato al bando di gara non hanno titolo a proporre l’impugnazione del bando. Il principio è stato recentemente riaffermato dal TAR Campania di Napoli sez. III 13/2/2017 n. 848, che si è pronunciato sul ricorso presentato da una società nella procedura aperta con il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa avente ad oggetto l’affidamento del servizio di gestione del ciclo di rifiuti di un Comune per la durata di cinque anni.

La società ricorrente impugnava il bando qualificandosi quale l’attuale esecutore dell’appalto, sostenendo di non essere nelle condizioni di predisporre un’offerta conforme alle regole di gara. Il Comune resistente eccepiva, preliminarmente, l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, poiché la società non avrebbe inviato la propria domanda di partecipazione alla gara.

I giudici del Tribunale amministrativo, nel dichiarare l’inammissibilità del ricorso, fondano le motivazioni sul fatto che la domanda di partecipazione deve essere considerata, di norma, condizione necessaria ai fini dell’impugnazione di un bando, poiché nel processo amministrativo la legittimazione al ricorso deve essere correlata ad una situazione differenziata e, dunque, meritevole di tutela, in modo certo; la differenziazione è garantita appunto dalla partecipazione alla stessa procedura oggetto di contestazione.

Di conseguenza, i soggetti che non hanno partecipato alla gara volontariamente, non hanno titolo a proporre ricorso, non rilevando il solo interesse a che la gara sia annullata e venga ripetuta.

La giurisprudenza, dunque, ribadisce che la regola generale può essere derogata solo in alcune tassative ipotesi, ovvero, innanzitutto quando si contesta in radice l’indizione della gara.

Altro caso di deroga ricorre quando si contesta che la gara sia mancata perché l’Amministrazione ha disposto la conclusione del contratto in via diretta, senza svolgere le opportune procedure di evidenza pubblica.

Stessa possibilità nel caso che si impugnino direttamente le clausole del bando che siano escludenti, ovvero presentino requisiti di partecipazione ostativi all’ammissione dell’interessato e, per ultimo, quando le prescrizioni di gara impongano oneri incomprensibili o del tutto sproporzionati per eccesso rispetto ai contenuti della procedura concorsuale.

Dunque la recente sentenza del TAR Campania conferma che, nonostante la mancata presentazione della domanda di partecipazione, l’autonoma impugnazione del bando è possibile solo nel caso in cui la partecipazione stessa alla procedura risulti impedita da una clausola escludente o da altre prescrizioni che, per diversi motivi, siano di ostacolo alla formulazione di un’offerta valida.

In caso diverso, il ricorso sarà dichiarato inammissibile per carenza di legittimazione a ricorrere e per difetto di interesse.

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