Che cosa cambia con il decreto correttivo al Codice degli appalti

Sulla Gazzetta Ufficiale del 05/05/2017, n. 103 – Supplemento Ordinario n. 22 – è stato pubblicato il Decreto legislativo 19/04/2017, n. 56, cosiddetto “Correttivo” al Codice dei contratti pubblici. Il provvedimento entra in vigore il 20/05/2017 (15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta). Il decreto è composto da 131 articoli, che dispongono numerose correzioni ai 220 articoli del D. Lgs. 50/2016.

Sul tema Net4market ha organizzato a Torino un incontro formativo, rivolto a tutti gli economi e provveditori, con l’obiettivo di mettere in luce le principali modifiche apportate al Codice e le novità che interessano più di vicino le stazioni appaltanti. Un momento di approfondimento che, grazie agli interventi dell’avvocato Stefano Cassamagnaghi (Studio Castlex di Milano) e della dott.ssa Veronica Azzini (legal manager di Net4market), ha consentito di far luce sulle evoluzioni del quadro normativo, toccando numerosi temi, tra cui procedure di acquisto, qualificazione delle stazioni appaltanti, centrali di committenza, RTI, commissioni giudicatrici, subappalto, criteri di aggiudicazione delle offerte, motivi di esclusione, pubblicità legale e molto altro.

La giornata di formazione, introdotta da Gianmaria Casella (amministratore unico di Net4market), Andrea Franzo (presidente A.P.E. del Piemonte-Valle d’Aosta) e Adriano Leli (direttore SCR), ha fornito indicazioni anche operative, entrando nel merito di aspetti quali il calcolo dell’anomalia dell’offerta e lo strumento del confronto a coppie, la pubblicazione dei bandi, il controllo dei requisiti ex art. 80, le gare telematiche con la “Busta Chiusa Telematica“, procedura depositata e registrata da Net4market – Csamed Srl che garantisce l’inviolabilità e univocità dell’offerta, gli obblighi disposti dalla Legge 190/2012 e la dematerializzazione del ciclo passivo. Strumenti che Net4market mette a disposizione grazie a soluzioni innovative per la gestione degli acquisti.

Vuoi capire che cosa cambia nel Codice degli appalti con il decreto correttivo? Di seguito i nostri approfondimenti.

Documenti correlati: Il correttivo al Codice dei contratti pubblici a cura dell’avvocato Stefano Cassamagnaghi

Il decreto correttivo e gli strumenti di e-procurement a cura della dott.ssa Veronica Azzini

Per leggere il testo completo del correttivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale vai al link

Decreto correttivo del Codice appalti, ecco le novità

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo correttivo del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, adottato a norma dell’articolo 1, comma 8, della legge delega n. 11 del 2016 e in esito alla consultazione pubblica.

Come riportato nel comunicato ufficiale del Governo, l’intervento apporta modifiche e integrazioni al Codice, volte a perfezionarne l’impianto normativo confermandone i pilastri fondamentali, in modo da perseguire efficacemente l’obiettivo dello sviluppo del settore. Nell’introdurre tali modifiche, il Governo ha tenuto conto delle consultazioni effettuate dal Parlamento, delle osservazioni formulate dall’ANAC e delle considerazioni del Consiglio di Stato. Sono state tenute in considerazione, inoltre, le segnalazioni dei responsabili unici del procedimento effettuate nell’ambito delle consultazioni della Cabina di regia istituita dallo stesso Codice, nonché quelle effettuate in attuazione della legge delega, che prevedeva la consultazione, da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sentita l’ANAC, delle principali categorie di soggetti destinatari del provvedimento correttivo. Sono state, pertanto, esaminate 502 proposte di modifica pervenute dagli stakeholder, 94 proposte normative trasmesse dalla Cabina di regia e 110 richieste di modifica pervenute da soggetti non invitati formalmente alla consultazione pubblica, ma che hanno comunque inviato i propri contributi.

Sul nuovo testo sono infine stati acquisiti i pareri della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato e delle competenti Commissioni parlamentari.

Le modifiche così apportate seguono tre direttrici:

  1. modifiche di coordinamento ai fini di una più agevole lettura e interpretazione del testo;
  2. integrazioni che migliorano l’efficacia e chiariscono la portata di alcuni istituti, sulla base anche di quanto suggerito dal Consiglio di Stato in sede consultiva e dalle associazioni o dagli operatori di settore;
  3. limitate modifiche ad alcuni istituti rilevanti, conseguenti alle criticità evidenziate nella prima fase attuativa del Codice.

In particolare, tra le novità introdotte si segnalano:

  • ­appalto integrato: si introduce un periodo transitorio che prevede che l’appalto integrato sia possibile per gli appalti i cui progetti preliminari o definitivi siano stati già approvati alla data di entrata in vigore del codice e nei casi di urgenza;
  • progettazione: si introduce l’obbligatorietà dell’uso dei parametri per calcolare i compensi a base di gara;
    contraente generale: si prevede una soglia minima pari a 150 milioni di euro per il ricorso all’istituto del contraente generale, per evitare che il ricorso all’istituto per soglie minimali concretizzi una elusione del divieto di appalto integrato;
  • varianti: si integra la disciplina della variante per errore progettuale, specificando che essa è consentita solo entro i limiti quantitativi del de minimis;
  • subappalto: è confermata la soglia limite del 30 per cento sul totale dell’importo contrattuale per l’affidamento in subappalto;
  • semplificazioni procedurali: in caso di nuovo appalto basato su progetti per i quali risultino scaduti i pareri acquisiti, ma non siano intervenute variazioni, vengono confermati i pareri, le autorizzazioni e le intese già rese dalle amministrazioni;
  • manutenzione semplificata: viene definita da un decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e nel limite di importo di 2 milioni e mezzo di euro;
  • dibattito pubblico: sarà effettuato sui progetti di fattibilità tecnica economica e non sui documenti delle alternative progettuali come nel testo approvato in via preliminare;
  • costo della manodopera: se ne prevede la specifica individuazione ai fini della determinazione della base d’asta;
  • albo dei collaudatori: è stato inserito l’obbligo, per le amministrazioni, di scegliere i collaudatori da un apposito albo.

da www.governo.it

Per l’impresa in concordato preventivo niente agevolazioni pubbliche

Il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento, sez. I, con la sentenza n. 127 del 10 aprile 2017, ha esplicitato che l’impresa in concordato preventivo non può ottenere contributi pubblici. Questo nonostante il nuovo Codice degli appalti consenta comunque a tale società di prendere parte alle procedure di aggiudicazione di lavori o servizi. Il d. lgs. 50/2016 non si può però applicare per analogia all’ambito delle agevolazioni per le aziende.

La sentenza specifica che non vale al riguardo invocare, come fa parte ricorrente, le disposizioni che consentono la partecipazione a procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici delle imprese in concordato preventivo con continuità aziendale, proponendone, per così dire, una lettura e applicazione per analogia. Le norme di cui agli artt. 80, comma 5 lett.b), e 110, commi 3, 4 e 5, del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e dell’art. 186 bis, comma 5, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, recanti il puntuale riferimento al concordato con continuità aziendale, costituiscono, infatti, una disciplina speciale, che, pur evidenziando il favor riservato dal legislatore verso l’istituto del concordato con continuità aziendale (che può permettere alle imprese in difficoltà di superare la fase di crisi e di soddisfare i diritti dei creditori, tra l’altro, anche e proprio attraverso i flussi generati dalla prosecuzione dell’attività aziendale), si pone in deroga a regole di principio e non consente di essere utilizzata quale canone ermeneutico per l’applicazione di disposizioni, quali quelle rilevanti nel caso di specie, concernenti il settore generale delle agevolazioni alle imprese.

Quanto all’ulteriore argomento, introdotto da parte ricorrente, riguardante i provvedimenti con cui la sezione fallimentare del Tribunale di Trento non ha ritenuto necessaria, per la partecipazione alle gare, l’autorizzazione indicata dall’art. 110 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 in quanto la procedura di concordato si è chiusa con l’omologazione, vale considerare non solo la già sottolineata non riconducibilità della fattispecie in esame all’ambito dei contratti pubblici, ma anche che l’omologazione non comporta l’automatica definizione della società come in bonis ai fini dell’accesso alle agevolazioni di cui qui trattasi, dato che la sussistenza di tali, è esclusa sia dal dato testuale, sia dalla lettura sistematica delle disposizioni della suddetta legge e dei relativi criteri applicativi. Analoghe considerazioni valgono con riferimento alla recente giurisprudenza citata da parte ricorrente in quanto, non essendo qui in discussione la partecipazione a gare pubbliche, anche la questione delle autorizzazioni a tal fine occorrenti non assume, per le esposte ragioni, rilievo determinante.

Va infine considerato (…) che riconoscere il diritto alle agevolazioni significherebbe consentire il raggiungimento della finalità del concordato (e così il soddisfacimento dei creditori) mediante risorse pubbliche, con ciò distorcendo la ratio sia del concordato stesso, teso al raggiungimento dell’equilibrio dell’impresa con le sue forze, sia del beneficio in esame, funzionale all’espansione della nuova imprenditoria e al sostegno dell’economia.

Documenti correlati: TRGA Trento, sez. I, sentenza n. 127, 10 aprile 2017

Abbiamo un Codice?

a cura dell’avvocato Lucio Lacerenza.

Nell’approssimarsi del primo compleanno, il nuovo Codice degli appalti è in larga parte non attuato. Degli oltre 50 provvedimenti attuativi sono stati, infatti, pubblicati solo alcuni atti, e segnatamente:

  1. Linee guide ANAC n. 1/2016 sui servizi di architettura e di ingegneria

  2. Linee guide ANAC n. 2/2016 sull’offerta economicamente più vantaggiosa

  3. Linee guide ANAC n. 3/2016 sul responsabile del procedimento

  4. Linee guide ANAC n. 4/2016 sui contratti sotto soglia

  5. Linee guide ANAC n. 5/2016 sui commissari esterni di gara e l’iscrizione al relativo Albo (che, tuttavia, rinviano ad un successivo Regolamento per la disciplina degli aspetti operativi dell’Albo)

  6. Linee guide ANAC n. 6/2016 sulla moralità professionale dei concorrenti

  7. Linee guida ANAC n. 7/2017 per l’iscrizione nell’elenco dei soggetti che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di società in house

  8. D.M. 24 maggio 2016 del Ministero dell’Ambiente sui criteri ambientali minimi (CAM) per alcuni servizi e forniture

  9. D.M. 11 gennaio 2017 del Ministero dell’Ambiente sui CAM per gli arredi per interni, l’edilizia ed i prodotti tessili

  10. D.M. 15 febbraio 2017 del Ministero dell’Ambiente sui CAM nelle gare per l’esecuzione di trattamenti fitosanitari

  11. D.M. 17 giugno 2016 del Ministero della Giustizia sugli onorari professionali

  12. D.P.C.M. 10 agosto 2016 sulla Cabina di regia

  13. D.M. 10 novembre 2016, n. 248 del Ministero delle infrastrutture sulle opere superspecialistiche

  14. D.M. 2 dicembre 2016 del Ministero delle infrastrutture sulla pubblicazione degli avvisi e dei bandi (che, tuttavia, rimanda ad un successivo Decreto la disciplina della pubblicazione degli avvisi e dei bandi relativi agli appalti di lavori di importo inferiore a euro 500.000 e di servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie)

  15. D.M. 2 dicembre 2016, n. 263 del Ministero delle infrastrutture sui requisiti degli operatori economici per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria

  16. Regolamento ANAC 5 ottobre 2016 sul rilascio dei pareri di precontenzioso

  17. Regolamento ANAC 15 febbraio 2017 sull’esercizio dell’attività di vigilanza in materia di contratti pubblici

In altri termini, all’attuazione di appena un terzo del Codice si unisce, come sopra visto, anche il rinvio dell’attuazione contenuto in alcuni atti che avrebbero dovuto attuare taluni profili del Codice. È di tutta evidenza come il Legislatore abbia mancato l’obiettivo di dare un assetto definito alla materia, creando non poche difficoltà negli operatori economici e tra le stazioni appaltanti, a tutto vantaggio della semi-paralisi del settore e dell’aumento del contenzioso amministrativo.

Da ultimo, i profili di dubbia costituzionalità del Codice. Penso al nuovo rito c.d. “super accelerato” che impone alle imprese di impugnare subito i provvedimenti di ammissione o di esclusione in esito alla valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali (art. 204, co. 1); alla non rifiutabilità dell’ufficio di responsabile del procedimento (art. 31, co. 1), in violazione dei fondamentali principi di libertà anche in considerazione del fatto che ai gravosi compiti gravanti in capo al RUP non fanno da contraltare risorse adeguate per la loro formazione e norme per la loro tutela legale; alla lesione del diritto di difesa (art. 24 Costituzione) laddove si prevede che, ai fini dell’attribuzione del rating d’impresa, si debba tener conto dell’incidenza del contenzioso (art. 83, co. 10); infine alla compressione della libertà d’impresa (art. 41 Cost.) ove il Codice prescrive la facoltà delle stazioni appaltanti di prevedere che alcuni “compiti essenziali siano direttamente svolti dall’offerente [in caso di avvalimento] o, nel caso di un’offerta presentata da un raggruppamento di operatori economici, da un partecipante al raggruppamento” (art 89, co. 4).

Per concludere, corre obbligo menzionare la “delega-appalti” in base alla quale il Governo veniva delegato ad adottare, entro il 18 aprile 2016, un decreto legislativo di attuazione delle direttive appalti del 2014. In disparte la circostanza che il Codice sia entrato il 19 aprile 2016, e cioè un giorno dopo il termine di scadenza previsto dalla delega, rileva un dato, a sommesso parere, costituzionalmente interessante: le direttive comunitarie sono state attuate solo in parte alla data di scadenza del termine fissato dalla delega e – cosa ancor più rilevante – decorso un anno da quel termine la disciplina degli appalti, come voluta dal Legislatore comunitario, non è stata ancora completamente recepita dal Legislatore nazionale.

A costituzionalisti l’ardua sentenza. Alle imprese e alle stazioni appaltanti il salato conto di cotante incertezze.

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Violato il principio di rotazione, per il Tar di Firenze va indetta una nuova gara

Principio di rotazione, interviene anche il Tar di Firenze nella sentenza n. 454 del 23 marzo 2017. Il caso preso in esame riguardava una concessione triennale per un servizio di distributori automatici in un convitto, aggiudicata al gestore uscente. Si trattava di una procedura negoziata con invito ad almeno cinque operatori per un importo pari o superiore a 40.000 euro ma di importo inferiore alla soglia comunitaria, ex art. 36 comma 2 lett. b) del nuovo Codice Appalti. Il secondo classificato ha presentato ricorso, invocando il principio di rotazione e richiamando l’assenza di adeguata motivazione per l’invito alla gara rivolto, oltre che ad altri sei operatori, anche al precedente aggiudicatario.Si trattava di una procedura negoziata con invito ad almeno cinque operatori per un importo pari o superiore a 40.000 euro ma di importo inferiore alla soglia comunitaria, ex art. 36 comma 2 lett. b) del nuovo Codice Appalti.

Il richiamo è all’articolo 36 del dlgs 50/2016, in cui si esplicita che il principio di rotazione deve essere inteso come espressione di apertura al mercato, in modo da assicurare l’effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese, consentendo la partecipazione del gestore uscente in presenza di adeguate motivazioni. Viene dunque richiamata la delibera ANAC del 26 ottobre 2016 n. 1097 nella quale si specifica che la stazione appaltante è “tenuta al rispetto del principio di rotazione degli inviti, al fine di favorire la distribuzione temporale delle opportunità di aggiudicazione tra tutti gli operatori potenzialmente idonei e di evitare il consolidarsi di rapporti esclusivi con alcune imprese. Pertanto, l’invito all’affidatario uscente ha carattere eccezionale e deve essere adeguatamente motivato avuto riguardo al numero ridotto di operatori presenti sul mercato, al grado di soddisfazione maturato a conclusione del precedente rapporto contrattuale (esecuzione a regola d’arte, nel rispetto dei tempi e dei costi pattuiti) ovvero all’oggetto e alle caratteristiche del mercato di riferimento”.

Secondo il Tar di Firenze, quindi, la gara deve essere annullata con rinnovazione della procedura di selezione, senza che possa essere disposta l’aggiudicazione alla seconda classificata.

In particolare, per i giudici del Tar di Firenze, deve rilevarsi:

a) come la previsione dell’art. 164, 2° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (peraltro richiamata dal bando di gara) preveda l’applicabilità anche alle concessioni delle previsioni del titolo II del codice (e, quindi anche dell’art. 36), sulla base di una valutazione di compatibilità («per quanto compatibili»);

b) come, in questa prospettiva, l’omesso richiamo letterale del principio di rotazione nel corpo dei criteri di aggiudicazione delle concessioni previsti dall’art. 30, 1° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 non escluda l’applicabilità del principio anche al settore delle concessioni, dovendo, al contrario, concludersi per il richiamo implicito dello stesso, attraverso il riferimento più generale al principio di «libera concorrenza» (di cui il principio di rotazione costituisce espressione, in considerazione della sua finalizzazione a soddisfare «l’esigenza della maggiore apertura al mercato senza comprimere, oltre i limiti della proporzionalità, la parità di trattamento che va garantita anche al gestore uscente»: T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, 9 giugno 2016, n. 372);

c) come pertanto la disciplina del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e degli atti attuativi in materia di applicazione del principio di rotazione debba essere considerata compatibile ed applicabile anche alle concessioni;

d) come le previsioni dei punti 3.3.1. e 3.3.2. della delibera 26 ottobre 2016, n. 1097 dell’Autorità nazionale anticorruzione (linee guida n. 4, di attuazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recanti «Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici») appaiano riservate alla procedura di affidamento diretto di cui all’art. 36, 2° comma lett. a) del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e pertanto non possano essere direttamente applicate alla fattispecie;

e) come, al contrario, la fattispecie debba essere riportata alla previsione di cui all’art. 36, 2° comma lett. b) del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e del punto 4.2.2. della già citata delibera 26 ottobre 2016, n. 1097 dell’Autorità nazionale anticorruzione che ribadisce come la Stazione appaltante sia «tenuta al rispetto del principio di rotazione degli inviti, al fine di favorire la distribuzione temporale delle opportunità di aggiudicazione tra tutti gli operatori potenzialmente idonei e di evitare il consolidarsi di rapporti esclusivi con alcune imprese. Pertanto, l’invito all’affidatario uscente ha carattere eccezionale e deve essere adeguatamente motivato avuto riguardo al numero ridotto di operatori presenti sul mercato, al grado di soddisfazione maturato a conclusione del precedente rapporto contrattuale (esecuzione a regola d’arte, nel rispetto dei tempi e dei costi pattuiti) ovvero all’oggetto e alle caratteristiche del mercato di riferimento»;

f) come la documentazione di gara non rechi alcuna motivazione in ordine alle ragioni giustificative dell’ammissione alla procedura del precedente gestore e come, pertanto, risulti sostanzialmente violata la disciplina delle linee guida sopra richiamate (che, al di là di ogni considerazione in ordine alla natura cogente delle previsioni, appaiono applicabili alla fattispecie in virtù della natura specificativa del principio di rotazione di cui all’art. 36, 1° comma del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50);

g) come, nel caso di specie, l’invito ad un numero di operatori economici (7) maggiore di quello minimo (5) previsto dall’art. 36, 2° comma lett. b) del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 escluda che possa essere ravvisata, nella fattispecie, l’ipotesi della presenza di un numero ridotto di operatori sul mercato;

h) come anche la documentazione depositata in giudizio dalla controinteressata successivamente all’intervento dell’ordinanza cautelare evidenzi un contesto partecipativo che investe un numero di operatori economici che risulta abbastanza ampio (già la memoria conclusionale della controinteressata ne individua almeno cinque, individuati nei normali “frequentatori” delle aule del T.A.R.) e, comunque, tale da non integrare l’ipotesi della ridotta presenza di operatori sul mercato.

Documenti correlati: Sentenza Tar Firenze, n. 454 del 23 marzo 2017

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In attesa del correttivo al Codice… nomina delle commissioni ancora di competenza delle P.A.

La nomina delle commissioni giudicatrici nelle gare d’appalto continua ad essere di «esclusiva spettanza delle pubbliche amministrazioni secondo regole di organizzazione, competenza e trasparenza preventivamente individuate». Questo finché non sarà entrato a regime l’Albo dei commissari di gara previsto dal Codice degli appalti (art. 78 del dlgs n. 50/2016), in stand-by fino all’emanazione del regolamento Anac e, di riflesso, fino all’approvazione definitiva del decreto correttivo al Codice.

Sull’iscrizione all’Albo dei commissari sono giunte numerose richieste di chiarimenti all’Anac, tanto che nelle scorse settimane il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone ha emanato un comunicato ufficiale, con l’obiettivo di fornire alle pubbliche amministrazioni e a tutti i soggetti pubblici e privati interessati all’applicazione del predetto istituto, alcuni chiarimenti e indicazioni circa la relativa disciplina transitoria.

Si precisa che l’articolo 78 citato, al primo comma prescrive che: «È istituito presso l’A.N.AC., che lo gestisce e lo aggiorna secondo criteri individuati con apposite determinazioni, l’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici”; il medesimo comma, ultimo periodo, prescrive che: “Fino all’adozione della disciplina in materia di iscrizione all’Albo, si applica l’articolo 216, comma 12”. A tal fine si rammenta che l’A.N.AC., con Determinazione 16/11/2016 n. 1190 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 03/12/2016, n. 283), ha emanato le pertinenti Linee guida (n. 5/2016) recanti i criteri di scelta dei commissari di gara e di iscrizione degli esperti nell’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici, rimandando l’entrata in vigore dell’Albo all’adozione di un Regolamento ANAC teso a disciplinare le procedure informatiche per garantire la casualità della scelta, la corrispondenza delle professionalità richieste, la rotazione degli esperti, nonché le modalità di comunicazione tra l’Autorità, le stazioni appaltanti e i commissari di gara, stabilendo altresì i termini del periodo transitorio da cui scatta l’obbligo del ricorso all’Albo».

Considerato che ad oggi il predetto Regolamento non è stato adottato, «stante anche il procedimento legislativo di correzione che investe l’Istituto in oggetto, si chiarisce che, ai sensi degli articoli 77, comma 12, e 216, comma 12, del citato decreto, la nomina della commissione giudicatrice continua ad essere di esclusiva spettanza delle pubbliche Amministrazioni secondo regole di organizzazione, competenza e trasparenza preventivamente individuate».

da www.anticorruzione.it

La pronuncia del Tar Piemonte sulla valutazione in forma numerica delle offerte

Il TAR Piemonte, Sez. I, con la sentenza n. 414 del 27 marzo 2017, interviene sulla legittimità della valutazione in forma numerica delle offerte.

Nel testo della sentenza si precisa che il punteggio numerico assegnato agli elementi di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa integra una sufficiente motivazione allorché siano prefissati con chiarezza e adeguato grado di dettaglio i criteri di valutazione, prevedenti un minimo ed un massimo; in questo caso, infatti, sussiste comunque la possibilità di ripercorrere il percorso valutativo e quindi di controllare la logicità e la congruità del giudizio tecnico (cfr., T.A.R. Umbria, sez. I, 11 settembre 2015, n. 365; T.A.R. Salerno, sez. II, 12 marzo 2014, n. 567; T.A.R. Piemonte, sez. II, 15 novembre 2013, n. 1207; Cons. Stato, sez. V, 17 gennaio 2011 n. 222; sez. V, 16 giugno 2010 n. 3806; 11 maggio 2007 n. 2355; 9 aprile 2010 n. 1999).

Viceversa, in assenza della predisposizione di subcriteri o di griglie di valutazione particolarmente dettagliate, la Commissione di gara può supplire al deficit motivazionale, insito nel punteggio numerico abbinato a criteri preventivi di giudizio non sufficientemente specifici, esplicitando le ragioni dell’attribuzione del punteggio stesso: sicché, pur ammettendosi che la mancata predeterminazione di parametri precisi e puntuali possa far sì che l’assegnazione dei punteggi in forma esclusivamente numerica determini un deficit motivazionale, nondimeno si ammette che a tale carenza la stazione appaltante possa rimediare illustrando le ragioni della valutazione effettuata, in relazione ai vari elementi in cui si articola ciascun criterio (Cons. Stato, sez. VI, 8 marzo 2012, n. 1332 e 18 aprile 2013, n. 2142; TAR Milano, III, 16 ottobre 2012, n. 2537; TAR Umbria, 2 novembre 2011, n. 355).

Nel caso di specie, ribadisce il Tar, la Commissione di gara non ha provveduto, mediante l’esplicitazione delle ragioni del giudizio, ad emendare l’intrinseca insufficienza motivazionale del punteggio numerico attribuito alle offerte tecniche delle imprese partecipanti alla gara, determinata dalla genericità dei parametri di valutazione prefissati dal capitolato e dal disciplinare di gara, e aggravata dalla loro mancata articolazione in criteri e sub-criteri.

Documenti correlati: Tar Piemonte, sez. I, 27 marzo 2017, n. 414

ANAC, consultazione online sullo schema di regolamento del potere sanzionatorio

L’ANAC ha avviato ufficialmente la consultazione online sullo schema di Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di contratti pubblici, con il quale l’Autorità appresta la disciplina dell’esercizio del potere sanzionatorio previsto dall’art. 213 del d.lgs. 50/2016 (nuovo Codice Appalti).

Il Regolamento adegua, altresì, alle nuove previsioni normative del D. Lgs. 50/2016 la disciplina già prevista dal codice previgente e regola i procedimenti sanzionatori in materia di qualificazione delle imprese nelle more della vigenza prolungata delle previsioni del D.P.R. 207/2010, ovvero del “Regolamento di esecuzione ed attuazione del D. Lgs. 163/2006” (vecchio codice appalti).

Il nuovo Regolamento ANAC costituisce la naturale prosecuzione delle previsioni contenute nel Comunicato del Presidente del 21 dicembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1 febbraio 2017 e riguardante i “Modelli di segnalazione all’Autorità per le comunicazioni utili ai fini dell’esercizio del potere sanzionatorio della Autorità, relativamente ad Operatori Economici nei cui confronti sussistono cause di esclusione ex art. 80 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, nonché per le notizie, le informazioni dovute dalle stazioni appaltanti ai fini della tenuta del casellario informatico”.

I contributi potranno essere inviati entro il 5 aprile 2017 mediante compilazione di apposito modulo predisposto dall’ANAC.

da www.anticorruzione.it

Documenti correlati: Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio dell’ANAC

Codice Appalti, aprile ‘caldo’ per il Correttivo

Aprile sarà il mese caldo del Correttivo appalti. Si tratta di giorni cruciali, in cui il testo è passato all’esame del Consiglio di Stato e dell’ANAC. Il 5 aprile è il giorno in cui scade il termine per la presentazione del parere delle Commissioni parlamentari, per arrivare poi all’assetto che dovrà essere formalizzato definitivamente dal Consiglio dei ministri in tempo per la pubblicazione in Gazzetta entro il 19 aprile.

Dopo mesi dall’adozione del D. Lgs 50/2016 si è ritenuto, quindi, necessario avvalersi della facoltà concessa al Governo dall’art. 1, comma 8, della L. delega 11/2016, che autorizza, entro un anno dalla data di entrata in vigore del D. Lgs 50/2016, ad adottare disposizioni correttive e integrative del predetto Codice, nel rispetto dei medesimi principi e criteri direttivi della delega, nonché delle procedure di emanazione ivi previste.

La bozza del decreto, in seguito alla fase di consultazione con gli operatori del mercato, è ora composta da 121 articoli (inizialmente erano 84) che dispongono numerose correzioni ai 220 articoli del D. Legs 50/2016, e tiene conto delle consultazioni effettuate dal Parlamento con le principali stazioni appaltanti e associazioni di categoria, delle osservazioni formulate dall’ANAC e dal Consiglio di Stato, nonché dei suggerimenti provenienti da Regioni e Comuni.

Il testo del provvedimento, proposto dal Consiglio dei Ministri, è stato sottoposto a una fase di consultazione aperta tra gli operatori del mercato, volta a tener conto delle difficoltà incontrate dai soggetti pubblici e privati del settore dall’entrata in vigore del nuovo Codice appalti. Terminata la fase consultiva, il Consiglio dei Ministri ha dato il primo via libera e il provvedimento è stato trasmesso al Consiglio di Stato, alle Commissioni parlamentari e alla Conferenza unificata, per i necessari pareri, per essere poi definitivamente approvato dopo il secondo esame del Governo.

In base all’art. 1, comma 8, della L. delega 11/2016, la delega per l’emanazione del provvedimento in esame scade il 19/04/2017 (un anno dopo l’entrata in vigore del D. Lgs 50/2016).

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Considerazioni a margine della qualificazione delle stazioni appaltanti

a cura dell’avvocato Lucio Lacerenza.

L’art. 38 del d.lgs. 50/2016 disciplina, in modo lungimirante, la qualificazione delle stazioni appaltanti. Non altrettanta attenzione si evince, tuttavia, nella puntuale regolamentazione della materia. Ma andiamo con ordine.

Primo. Ai fini della qualificazione, e quindi della iscrizione nell’apposito elenco tenuto da Anac, le cifre del processo di acquisizione ad evidenza pubblica sono (i) la capacità di programmazione e progettazione, (ii) la capacità di affidamento, (iii) la capacità di verifica sull’esecuzione e controllo dell’intera procedura (co. 3). In altri termini, indicatori necessari per garantire buon andamento, efficacia ed efficienza alla funzione di acquisto. Se questo è, non si comprende la ratio del Legislatore nel sottrarre al processo di qualificazione il Ministero delle infrastrutture, Provveditorati interregionali per le opere pubbliche, Consip, Invitalia e soggetti aggregatori, i quali infatti sono di diritto iscritti nell’elenco tenuto da Anac (co. 1).

Secondo. La qualificazione – di primaria importanza per assicurare la bontà dei processi di acquisto – nel momento in cui si scrive pare ferma allo stato di annuncio. Non v’è traccia infatti del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto definire – entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Codice – i requisiti tecnico organizzativi per l’iscrizione nell’elenco Anac dei soggetti qualificati (co. 2), né delle conseguenti modalità attuative di Anac (co. 6). Il ritardo rischia di ledere lo spirito della norma, ovvero garantire la qualità, l’efficienza e l’efficacia dei processi di acquisto ad evidenza pubblica. Norma che, a sommesso parere, avrebbe dovuto avere immediata applicazione, sin dall’entrata in vigore del Codice se vi volevano conseguire gli scopi prefissati. Verrebbe da dire, norma che avrebbe dovuto “anticipare” il Codice per consentirne la sua piena applicazione!

Terzo. L’emanando citato decreto dovrebbe tener conto della “professionalizzazione” delle stazioni appaltanti. Ai proclami del Legislatore della riforma circa le risorse fresche da destinare alla formazione del personale in vista delle sfide del nuovo Codice (programmazione, progettazione, adempimenti connessi alla trasparenza) non pare seguita, al momento, nessuna iniezione di danari per conseguire l’auspicata professionalizzazione, e cio’ in favore di tutte le stazioni appaltanti, anche di quelle iscritte di diritto nell’elenco Anac.

Quarto ed ultimo: i requisiti tecnico organizzativi di iscrizione all’elenco Anac, che l’art. 38 distingue in “requisisti di base” e “requisiti premianti” (co. 4). Tra primi, la presenza di strutture organizzative adeguate, il sistema di formazione e aggiornamento del personale (la “professionalizzazione” ritorna!), il numero di gare svolte, il rispetto dei tempi di pagamento verso le imprese, l’adempimento degli obblighi di comunicazione verso Anac (profilo aggiunto dal c.d. “decreto correttivo” del Codice, in discussione). Quanto ai secondi, l’attuazione delle misure anticorruzione, la presenza di sistemi di gestione della qualità conformi alla normativa ISO 9001 e per la prevenzione della corruzione conformi alla normativa ISO 37001 (aggiunto dal citato decreto correttivo), la disponibilità di tecnologie telematiche, il livello di soccombenza nel contenzioso, il rispetto dei criteri ambientali minimi. A ben vedere, si tratta di indicatori necessari per assicurare la bontà dei processi di acquisto ad evidenza pubblica. In altri termini, indicatori che dovrebbero essere osservati da tutti i soggetti acquirenti, anche da quelli iscritti di diritto nell’elenco Anac delle stazioni appaltanti qualificate.

Se quanto sopra ha un fondo di ragione, molto ancora il Legislatore dovrà meditare per far crescere un Codice “nato pretermine”.

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