La spesa farmaceutica nel 2021

pubblicato il: 27 Luglio 2022

Diminuisce la spesa convenzionata e aumentano  gli acquisti diretti da parte del SSN, con incremento della distribuzione “per conto” tramite le farmacie. Crescita lenta per i farmaci equivalenti. 

L’Aifa ha pubblicato i  dati della spesa farmaceutica registrata nel 2021.  

A livello nazionale la spesa complessiva del periodo Gennaio-Dicembre 2021 si è attestata a +19.465,7 mln di €, evidenziando uno scostamento assoluto rispetto alle risorse complessive del 14,85% (17.957,3 mln di €, pari a +1.508,4 mln di €, corrispondente ad un’incidenza percentuale sul FSN definitivo 2021 del 16,10%.  

Secondo dati Federfarma, il mercato italiano dei prodotti venduti in farmacia ha chiuso il 2021 con un fatturato annuale totale di 24,4 miliardi di euro, segnando un aumento del 3,4% rispetto al 2020. Il comparto “etico” (farmaci con ricetta medica), che rappresenta il 57% del fatturato delle farmacie, ha registrato un aumento a valori dell’1,8%, attestandosi a 13,9 miliardi di euro, mentre a volumi l’aumento è stato dello 0,9%. 
Anche il comparto commerciale e quello dell’autocura risultano in aumento a valori (+5,6%), con un fatturato che si è attestato a 10,5 miliardi di euro, mentre l’aumento in volumi è stato del 3%. 
 

 Verifica del Tetto della spesa farmaceutica convenzionata (7,00% del fabbisogno sanitario nazionale)  

La spesa farmaceutica convenzionata netta a carico del SSN nel periodo Gennaio-Dicembre 2021 calcolata al netto degli sconti, della compartecipazione totale (ticket regionali e compartecipazione al prezzo di riferimento) e del payback 1,83% versato alle Regioni dalle aziende farmaceutiche, si è attestata a 7.583,3 mln di €, evidenziando una diminuzione rispetto a quella dell’anno precedente (-32,6 mln di €). I consumi, espressi in numero di ricette (552,5 milioni di ricette), mostrano un lieve aumento (+2,2 %) rispetto al 2020; l’incidenza del ticket totale è sostanzialmente stabile (-0,4%). Per quanto concerne le dosi giornaliere dispensate si osserva un aumento (+2,2%, pari a 526,0 milioni). 

Verifica del Tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti al netto dei gas medicinali (7,65% del fabbisogno sanitario nazionale)  

 Il valore della spesa per acquisti diretti al netto dei gas medicinali è di 11.318,0 mln di €, con uno  scostamento assoluto (+2.067,3 mln di €) rispetto al tetto del 7,65% (calcolato sul FSN definitivo 2021 e pari a 9.250,7 mln di €).  

Verifica del Tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti relativi ai gas medicinali (0,20% del fabbisogno sanitario nazionale)  

Lo scostamento assoluto rispetto al tetto dello 0,20% (calcolato sul FSN definitivo 2021) della spesa per acquisti diretti per gas medicinali è di +2,1 mln di €. 

Distribuzione “diretta”(tramite strutture del SSN)  e “per conto” (tramite le farmacie convenzionate) 

L’incidenza della distribuzione diretta e della dpc sulla spesa farmaceutica SSN è fortemente diversificata a livello regionale, alla luce delle differenti politiche distributive adottate a livello regionale e delle condizioni stabilite dagli accordi locali per la dpc. 

I dati IQVIA relativi al 2021 evidenziano, all’interno della spesa per acquisti diretti di farmaci da parte delle strutture pubbliche, un calo della spesa per farmaci in distribuzione diretta (-1%) e un aumento del +11% della spesa per farmaci erogati dalle farmacie in regime di distribuzione per conto, da collegare all’incremento di questa forma di distribuzione in concomitanza con l’emergenza sanitaria da Covid-19. 

Spesa farmaceutica complessiva Gennaio-Dicembre 2021 e verifica del rispetto delle risorse complessive 

La verifica del tetto programmato della spesa farmaceutica per acquisti diretti del 7,65% al netto dei payback vigenti e dei fondi per gli innovativi non oncologici e innovativi oncologici evidenzia un’incidenza del 9,36%, pari ad un disavanzo rispetto alla spesa programmata di +2.067,3 mln € relativi alla spesa per farmaci non innovativi, al netto dei gas medicinali. Per quanto riguarda la spesa per gas medicinali, la verifica del tetto programmato della spesa farmaceutica per acquisti diretti dello 0,20% evidenzia un disavanzo rispetto alla spesa programmata di 2,1 mln €  

Generici-equivalenti: strada in salita, tra crescita lenta e stagnazione 

Al Nord i consumi più elevati e la minore spesa per i cittadini, che pagano ancora di tasca loro oltre 1 miliardo per ritirare l’off patent di marca. I dati nel report Egualia relativo ai trend 2021.  

Sospesi tra crescita lenta e stagnazione, mentre i consumi continuano a concentrarsi soprattutto nelle Regioni del Nord Italia dove i cittadini sono meno disposti a versare il differenziale di prezzo per ritirare il farmaco di marca off patent invece del generico, completamente rimborsato a carico del Ssn. A tracciare il bilancio dello stato di salute del comparto dei farmaci equivalenti in Italia è l’ultimo Report di settore di Egualia, l’associazione italiana dei produttori di generici, biosimilari e value added medicines, relativo all’anno 2021. 

Dall’analisi dei macro-dati relativi al canale farmacia emerge che lo scorso anno i generici-equivalenti hanno assorbito il 22,6% del totale del mercato nazionale a volumi, quasi alla pari con i brand a brevetto scaduto (23,65%), mentre ai farmaci esclusivi (protetti o senza generico corrispondente) è andato il restante 53,76% del mercato complessivo, pari a 1,7 miliardi di confezioni dispensate in farmacia. A valori però i generici equivalenti hanno quotato solo il 14,81% totale del mercato, per complessivi 1,5 miliardi di euro – l’82% fatturato è in classe A – contro il 36,76% assorbito dai brand a brevetto scaduto e il 48,43% assorbito dai farmaci esclusivi. 

Nel solo segmento complessivo dei farmaci fuori brevetto i generici-equivalenti hanno assorbito il 30% mercato a volumi (23% a valori) contro il 70% detenuto dai brand a brevetto scaduto (77% a valori). 

Su un totale di 1,7 miliardi di confezioni di farmaci venduti in farmacia i generici-equivalenti hanno rappresentato il 20,1% delle vendite in classe A (il 12,1% a valori), il 2,2% in classe C (2,5% a valori) e appena lo 0,3% nell’area dell’automedicazione (0,2%), con una crescita complessiva dello 0,1% a volumi e dello 0,3% a valori. 

In particolare, si registra una flessione delle confezioni relative ai prodotti esclusivi (protetti o senza generico corrispondente) dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2020 (- 4,8% a valori). 

In crescita invece il segmento relativo ai farmaci a brevetto scaduto in particolare quello dei generici-equivalenti che fa registrare una crescita del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2020. 

Al Nord più consumi e meno spesa per i cittadini 

Oltre il 60% della spesa farmaceutica in fascia A del SSN – con punte del 69,6% a Trento e del 71,9% in Emilia-Romagna – afferisce all’area dei farmaci off patent, ma resta profondamente diversificata l’incidenza dei generici-equivalenti, che rappresentano il 25,3% della spesa totalmente rimborsata. A livello di macroaree geografiche il ricorso ai generici-equivalenti risulta decisamente privilegiato al Nord (38,2% a unità e 37,7% a valori), rispetto al Centro (27,2% a unità e 23,5% a valori) e al Sud (22,5% a unità e 19,2% a valori), a fronte di una media Italia del 30,5% a confezioni e del 25,3% a valori. 

L’incidenza maggiore dei generici-equivalenti nel rimborsato farmaceutico pubblico si registra nella P.A. di Trento (43,4%), in Lombardia (40,5%), in Friuli-Venezia Giulia (38,2%). In coda invece per consumi di generici-equivalenti Basilicata (21%), Calabria (21,2%), Campania (21,5%). 

Nel 2021 i cittadini hanno continuato a versare di tasca propria 1.051 milioni di euro di differenziale di prezzo per ritirare il marchio off patent – più costoso – invece che il generico-equivalente – a minor costo – interamente rimborsato dal SSN. 

L’incidenza maggiore a livello regionale si registra in Molise (16,0% della spesa regionale SSN nel canale retail) e nel Lazio (16,1%). Quella più bassa si registra invece ancora una volta in Lombardia, dove il differenziale versato dai cittadini quota il 10,8% della spesa regionale SSN in farmacia. 

Molecole e categorie terapeutiche: le star del comparto 

La categoria che vede primeggiare in modo assoluto i generici-equivalenti è quella dei prodotti per la disfunzione erettile, che assorbono il 74,80% del mercato a volumi e il 63,70% della relativa spesa. In classe A resta regina la categoria terapeutica degli inibitori di pompa protonica – l’unica in cui i generici-equivalenti concentrano oltre il cinquanta per cento dei consumi (51,40%) – seguita a stretto giro da ipoglicemizzanti orali (48,50%), ACE inibitori (45,90%), statine (44,70%) e beta-bloccanti (42,90%). 

Star della classe C, infine, la categoria dei tranquillanti, dove i generici-equivalenti assorbono il 37,10% del mercato. 

Per quanto riguarda la classifica per molecole capolista il pantoprazolo, che assorbe il 7% a volumi sui consumi in classe A. Seguono due molecole di uso consolidato per il trattamento delle patologie cardiovascolari – il beta bloccante bisoprololo (6%) e l’ACE inibitore ramipril (5%) – e la metformina, storico farmaco di prima linea per il diabete di Tipo 2 (5%). 

I consumi in ospedale 

Tra stagnazione e depressione anche il trend dei consumi nel canale ospedaliero: i generici-equivalenti hanno assorbito il 30,1% del mercato a volumi (contro il 30% del 2020, +0,1%) e appena il 2,4% del mercato a valori. 

La quota più rilevante del mercato del canale è rimasta nelle mani dei brand a brevetto scaduto che hanno concentrato il 35,9% dei consumi in corsia (5,9% a valori). 

Con un 34% del mercato in corsia assorbito sono comunque farmaci esclusivi (sotto brevetto o privi di generico corrispondente) a dominare la spesa, concentrando il 91,7% del giro d’affari farmaceutico nel canale ospedaliero. 

Tendenze della spesa farmaceutica nel 2022 

Secondo stime IQVIA, riprese da Aboutpharma, nel 2022 la spesa ospedaliera sfonderà il tetto per oltre 2 miliardi di euro, con la “Convenzionata” in lieve crescita 

La spesa farmaceutica per acquisti diretti (spesa ospedaliera) nel 2022 sorpasserà nuovamente il tetto programmato per legge di 2,2-2,3 miliardi di euro. Sono le stime di Iqvia, il provider globale di dati, analisi, consulenza e tecnologie innovative in ambito sanitario e farmaceutico, calcolate in base ai consumi attuali e alle stime di chiusura dell’anno. Circa la metà di questo sforamento, 1,10-1,15 miliardi, dovrà essere ripianata dalle aziende farmaceutiche. 

Il tetto di spesa 

Il tetto di spesa per l’acquisto diretto di farmaci, anche se ancora provvisorio, dovrebbe essere intorno a 9,6 miliardi di euro, ossia il 7,8% del Fondo sanitario nazionale (Fsn). Mentre quest’anno si prevede che si attesti a circa 11,8-11,9 miliardi di euro (in aumento di circa il 5% rispetto al 2021). Lo sfondamento aumenterà, quindi, di circa il 10% rispetto al 2021, nonostante l’aumento di due miliardi del Fsn e l’incremento della percentuale dedicata alla spesa farmaceutica per acquisti diretti, passato da 7,65% a 7,8% (al netto dei gas medicinali), come deliberato dalla Legge di Bilancio 2021. 

I farmaci innovativi 

Rimangono esclusi i farmaci innovativi e innovativi oncologici che, da quest’anno, rientrano in un unico fondo separato da 1,1 miliardi di euro. Per questa tipologia di medicinali, Iqvia prevede comunque un aumento di spesa, ma essendo i fondi uniti non ci sarà uno sforamento. Inoltre, il fondo unico gode di un aumento di 100 milioni di euro, a 1,1 miliardi. La spesa convenzionata (farmaci ritirati con ricetta rossa) è prevista in leggera crescita (tra lo 0,5% e l’1,5%) arrivando tra i 7,9 e gli otto miliardi di euro. 

Rivedere il tetto di spesa 

“Negli ultimi anni la pressante esigenza di garantire la sostenibilità economica del servizio sanitario nazionale – ha commentato Sergio Liberatore, amministratore delegato di Iqvia Italia – ha portato all’attuazione di una serie di interventi che penalizzano l’industria farmaceutica in Italia. Infatti, le aziende devono ripianare, con il sistema del payback, la metà del disavanzo per farmaci del Ssn. La restante parte è pagata dalle singole Regioni in base al loro superamento del budget assegnato”. Nonostante l’aumento deciso nella Legge di Bilancio 2021, la spesa farmaceutica rimane sotto-finanziata. “È importante che questo tema – ha concluso Liberatore – torni a essere una priorità della politica. È improprio fissare un tetto di spesa farmaceutica così basso quando si sa che verrà sfondato per oltre due miliardi di euro”. 

About the Author

Marco Boni
Marco Boni
Ha ricoperto la posizione di responsabile dell’acquisizione di beni e servizi e delle attività economali a partire dal 1974, presso diverse aziende sanitarie. Da ultimo, sino al 2008, presso l’Azienda USL di Modena. Nel periodo agosto 2012 - luglio 2013 ha svolto le funzioni di provveditore a contratto presso l’Azienda USL di Rimini. Dal 1998 al 2004 è stato anche coordinatore amministrativo dell’unione di acquisto (prima in Italia, nell’ambito della pubblica amministrazione) realizzata tra le aziende sanitarie dell’area vasta Emilia nord. È stato consulente dell’Azienda Sanitaria Unica della Regione Marche per le attività di centralizzazione degli acquisti. Ha partecipato a gruppi di lavoro istituiti dalla Regione Emilia-Romagna per la predisposizione di normative e regolamenti di settore. Ha prodotto numerose pubblicazione sulle tematiche del public procurement. È co-autore del volume “L’acquisto dei farmaci in ospedale” I° e II° edizione – Aboutpharma Editore. È stato Presidente della Federazione delle Associazioni Regionali degli Economi Provveditori della sanità (FARE) dal 1993 al 2005. Ha svolto e svolge attività di consulenza e formazione, in ambito pubblico e privato. Giornalista pubblicista, è stato direttore responsabile delle rivista "TEME – Tecnica e metodologia economale". È articolista del “Sole 24 Ore Sanità", nonché direttore responsabile e articolista del periodico on line "News4market".