Diagnostica in vitro, le criticità applicative del nuovo regolamento

pubblicato il: 23 Settembre 2021

Manca un anno all’applicazione dell’Ivdr, prevista per il 26 maggio 2022 e resta alto il livello di preoccupazione da parte degli attori.

Il numero limitato di organismi notificati a fronte di troppe certificazioni da rilasciare mette a repentaglio l’accesso al mercato da parte di strutture sanitarie e pazienti.

Il rischio è che si riduca drasticamente la disponibilità e l’accesso ai dispo­sitivi da parte di strutture sanitarie e pazienti. Manca meno di un anno all’applicazione del regolamen­to sui dispositivi diagnostici in vitro (746/2017, detto Ivdr), prevista per il 26 maggio 2022, e il livello di preoccupa­zione da parte degli attori che popolano questo settore resta ancora molto alto. Per quella data, infatti, oltre 50 mila Ivd attualmente commercializzati in Euro­pa secondo la direttiva vigente (98/79), dovranno essere conformi al nuovo re­golamento.

Di questi 50 mila, però, si stima che solo il 10-15% abbia certificati rilasciati da organismi notificati (On) conformemente alla normativa in vigo­re, e potranno beneficiare del cosiddetto “periodo di grazia”, che estende la transi­zione a maggio 2024. Per la parte restan­te dei prodotti (circa il 90% del mercato) tale “periodo” non è previsto e per ri­manere sul mercato anche dopo maggio 2022, dovranno ottenere un certificato rilasciato da parte di un organismo noti­ficato designato ai sensi dell’Ivdr. Il pro­blema è che anche tali organismi scar­seggiano (al momento sono solo quattro quelli riconosciuti come tali) ed entro la fine dell’anno, secondo gli esperti, se ne aggiungeranno al massimo uno o due. Ma andiamo con ordine.

Cosa cambia

Con l’entrata in vigore dell’Ivdr, gli elementi chiave del sistema normativo sono stati sostanzialmente rivisti. A partire dal ruolo degli organismi notifi­cati, passando per i requisiti delle prove cliniche e di post-commercializzazione, fino al sistema di classificazione ba­sata sul rischio, nonché le regole sulla produzione interna. Secondo un’ana­lisi dello stato dell’arte effettuata da Confindustria dispositivi medici, gli elementi fondamentali della nuova in­frastruttura normativa non sarebbero ancora stati predisposti.

Per citare qual­che esempio, come già accennato sono solo quattro gli organismi notificati re­gistrati ai sensi dell’Ivdr, rispetto ai ven­tuno della direttiva precedente. Inoltre, mancano i documenti di orientamento fondamentali, come quelli relativi alla classificazione in base al rischio e per l’evidenza clinica. Mentre i vari labo­ratori e panel di esperti necessari per la certificazione Ivdr dei test a più alto rischio, inclusi i test per la lotta contro Covid-19, non sono stati organizzati e si presume che saranno disponibili sola­mente a transizione quasi ultimata.

Le criticità

In relazione a questo contesto, un altro documento di Confindustria dispositi­vi medici elenca una serie puntuale di criticità (o di sfide) che l’industria dei dispositivi medici in vitro dovrà ad af­frontare nei prossimi mesi.

  1. Classificazione dei dispositivi Ivd: la linea guida del Medical device coordination group (Mdcg) sulla classificazione degli Ivd in base alle regole introdotte dall’Ivdr è stata pubblicata solo nel mese di novem­bre 2020. La disponibilità di un documento così centrale a soli 18 mesi dalla fine del periodo transi­torio da Ivdd a Ivdr costituisce una compressione del tempo disponibi­le all’adeguamento.
  2. Complessità e durata del processo di certificazione della conformità Ivdr: l’esperienza raccolta finora dai fabbricanti e dagli On a livello eu­ropeo ha evidenziato che il processo di certificazione Ivdr dei prodotti di Classe B, classe C e classe D, che richiedono l’intervento di un On, è articolato e richiede un periodo che varia dai 13 ai 19 mesi. Ragione­volmente ciò risente del fatto che le parti coinvolte sono nelle fasi iniziali della curva di apprendimento e del fatto che non tutte le linee guida uti­li a ridurre dubbi e incertezze da par­te dei fabbricanti e Organismi noti­ficati sono al momento disponibili.
  3. Organismi notificati: gli On devo­no essere designati ai sensi dell’Ivdr per dimostrare la loro competenza sulla valutazione dei prodotti e dei sistemi di gestione della qualità. La designazione richiede in media 18 mesi per singolo On e attualmente sono presenti solo quattro On desi­gnati ai sensi dell’Ivdr rispetto ai ven­tuno designati ai sensi della Ivdd. La capacità degli Organismi notificati di fare fronte al picco di valutazioni di conformità Ivdr che si prospetta nei prossimi 13 mesi desta qualche preoccupazione, nonostante l’incre­mento delle risorse dedicate da parte degli On e gli sforzi sostenuti dagli stessi On per il training delle nuove risorse. Inoltre, alcuni fabbricanti sono in attesa dell’accreditamento dell’On con il quale avevano certifi­cato i propri prodotti secondo Ivdd e/o hanno iniziato il percorso di cer­tificazione secondo Ivdr.
  4. On-site audits: le attuali restrizio­ni per viaggi e relative quarantene legate al Covid-19 rendono difficile pianificare gli audit iniziali dell’On in loco, mettendo a rischio la di­sponibilità di dispositivi innovativi. L’industria della tecnologia medi­ca chiede urgentemente agli Stati membri di attuare quanto previsto dalla Commissione nella comuni­cazione (2021/C8/01) in merito agli audit virtuali per dispositivi sotto­posti a valutazione di conformità ai sensi dell’Ivdr.
  5. Test diagnostici di accompagna­mento (CDx): a oggi non è disponi­bile nessuna guida Mdcg in merito e la valutazione della conformità per i CDx è una sfida per la realizzazione dell’iter di marcatura Ce nell’ambi­to dell’Ivdr.
  6. Classe D: la mancanza di labora­tori di riferimento dell’Ue (Eurl) e di gruppi di esperti Ivd mette a ri­schio il completamento del proces­so di marcatura per gli Ivd di classe D. Particolare preoccupazione è rivolta a quei device attualmente autocertificati per Ivdd che non potranno beneficiare del periodo di grazia. Di fatto, i fabbricanti dovranno finalizzare l’iter di mar­catura CE ai sensi del nuovo rego­lamento in meno di 12 mesi.
  7. Valutazione delle prestazioni: a oggi, il sottogruppo del Mdcg speci­fico per gli Ivd è in procinto di fina­lizzare la linea guida sulla valutazio­ne delle prestazioni.
  8. Eudamed: la piattaforma europea dove registrare operatori, disposi­tivi, indagini cliniche/studi delle prestazioni, attività di vigilanza e sorveglianza post-market continua ad accumulare ritardi e si presume sarà operativa nel 2022, invece che nel 2020 come inizialmente previsto dalla legge. A oggi solo il modulo per la registrazione degli attori è at­tivo su base volontaria. Il modulo su Udi/registrazione dispositivo e il modulo su certificati e organismi notificati saranno disponibili entro settembre 2021.
  9. L’impatto di Covid-19
  10. La pandemia Covid-19 ha inoltre mo­nopolizzato gli sforzi e le priorità di tutti gli attori del settore: autorità com­petenti, operatori economici, Com­missione europea, organismi notificati. Ciò ha avuto un effetto dilatorio sulle attività legate all’attuazione dell’Ivdr. Da gennaio 2020, infatti, i fabbrican­ti di Ivd sono soggetti a una forte do­manda da parte dei sistemi nazionali per lo sviluppo di test per il Covid, cir­costanza che ha portato molti produt­tori a riallocare le proprie risorse per lo sviluppo, la produzione e la fornitura di nuovi test. Inoltre, sviluppare e au­mentare rapidamente la produzione di questi test è stato uno sforzo urgente, che nella pratica ha richiesto a molte aziende di distogliere le proprie risorse dalle attività quotidiane.
  11. Una transizione a metà
  12. Eppure, al netto della pandemia che nessuno poteva prevedere, il tempo per gestire la transizione tra i regolamenti sembrava sufficiente. Cinque anni (la legge è entrata in vigore nel 2017) do­vevano bastare per allineare ai nastri di partenza tutti gli attori che popolano l’universo dei dispositivi diagnostici in vitro. Che cosa è successo in questo periodo prova a spiegarlo Natale Bova, Chairman dell’Ivd Regulatory Forum di Confindustria dispositivi medici. “In questi cinque anni tutte le parti hanno gestito due cambiamenti fondamentali: la modifica della classificazione dei criteri dei dispositivi diagnostici in vitro, che adesso vie­ne fatta per classi di rischio (A, B, C, D) che rappresenta già di per sé un cambia­mento fondamentale.

Mentre la secon­da novità sta nel fatto che mentre nella precedente direttiva, la maggior parte dei dispositivi in base alla loro classifi­cazione era certificabile con l’autocer­tificazione da parte dei costruttori, con il nuovo Ivdr si ribalta questo scenario, richiedendo l’intervento di un organi­smo notificato per tutti i dispositivi che sono B, C, D, e quindi più del 90% del mercato attuale. In altre parole, le auto­rità competenti avevano dimestichezza con poco meno del 10% dei dispositi­vi, mentre il restante 90% era la parte dell’iceberg nascosto, che non è emerso fino a quando, all’inizio del 2021, su iniziativa della Commissione europea, è stato chiesto a Medtech Europe di fare una survey sugli associati, con l’o­biettivo di riportare dei dati quantitati­vi rispetto a quello che è il mondo dei dispositivi diagnostici in vitro”.

Il sondaggio

L’analisi a cui fa riferimento Natale Bova è quella che Medtech Europe (as­sociazione europea delle aziende di di­spositivi medici) ha condotto fra i suoi associati tra gennaio e febbraio 2021, su mandato della Commissione euro­pea. I risultati su un campione di 64 aziende, che rappresentano circa l’80% del mercato hanno mostrato che i di­spositivi attualmente certificati da un Organismo notificato, in accordo con Ivdd, rappresentano circa il 10% del totale degli Ivd in commercio. Inoltre, è emerso che i device Ivd attualmente in autocertificazione secondo Ivdd, che per la loro classe B, C o D richiederan­no per la prima volta l’intervento di un On per completare il percorso di con­formità (con Ivdr), rappresentano circa il 68% del totale degli Ivd in commer­cio.

Mentre i dispositivi classificati in classe D secondo Ivdr rappresentano circa il 4% dei prodotti attualmente in commercio. Dal sondaggio è emerso inoltre, che l’80% dei fabbricanti sta incontrando difficoltà nell’avvio o nel completamento del percorso di confor­mità secondo il nuovo regolamento. In più, elemento forse più preoccupante, una percentuale significativa di disposi­tivi diagnostici in vitro attualmente in commercio (stimata fra il 15-20%), non verrà certificata dai fabbricanti, per ef­fetto di un processo di razionalizzazio­ne del catalogo prodotti secondo una valutazione dei costi di certificazione e benefici di mercato.

La fotografia degli organismi notificati

Nello stesso periodo Team-Nb, asso­ciazione europea degli Organismi no­tificati, ha condotto un sondaggio su mandato della Commissione europea, per raccogliere evidenze concrete sullo stato del processo di certificazione dei dispositivi medici secondo Mdr e dei diagnostici in vitro secondo Ivdr. I ri­sultati raccolti su un campione che rap­presenta circa l’81% degli On membri, mostrano che: il numero di certificati attualmente rilasciati da un On (in ac­cordo a Ivdd) è pari a circa mille, con­tro un numero di certificati rilasciati da un On in accordo a Ivdr che è pari a sei. L’ammontare delle certificazioni in corso con Ivdr è pari a 230; mentre il numero di certificazioni che gli orga­nismi prevedono di gestire entro mag­gio 2022 supera gli 11 mila.

Risulta evidente quindi come le due survey, condotte da Mte e Team-Nb da due di­verse prospettive evidenzino il rischio, di trovarsi a gestire nei prossimi 13 mesi un processo di certificazione non sostenibile né per i fabbricanti, né per gli Organismi notificati. E tutto ciò si rifletterà su analoghe difficoltà per le autorità competenti e per le strutture sanitarie che utilizzano i dispositivi diagnostici in vitro.

Quali prospettive per il settore

Le 64 aziende che hanno risposto alla sur­vey di Medtech Europe rappresentano l’80% dei produttori europei in termi­ni di fatturato. In prospettiva, il rischio più grosso è legato alla disponibilità di dispositivi per i pazienti. Se pensiamo in ottica Hta, potremmo andare in­contro a un minore accesso ai disposi­tivi per strutture sanitarie e pazienti. Tutto ciò perché, a prescindere dalla dimensione dell’a­zienda che li produce, è un dato di fat­to che ogni attore del mercato ha fatto un’analisi del portafoglio di prodotti accelerando il processo di dismissione dei prodotti alla fine del ciclo di vita”.

“Oppure, ricorrendo addirittura alla sospensione di prodotti per cui i volumi non giustificano un investimento significativo di tempo e risorse per ottenere la conformità. Probabilmente il rischio di sparizione di test può essere limitato a quelli di nicchia forniti da piccole aziende specializzate, che potrebbero andare incontro a difficoltà a portare a termine il percorso di conformità ed essere soggetti a fenomeni di concentrazione del mercato”.

In cerca di soluzioni

Tirando le somme, per il momento, sembra siano le incognite a dominare il panorama regolatorio dei dispositivi diagnostici in vitro. Ecco perché ser­vono soluzioni a stretto giro. Su que­sto punto, Confindustria dispositivi medici, in coordinamento con Me­dtech Europe, auspica una discussione aperta fra gli stakeholder sia a livello nazionale che europeo per definire un piano d’azione da mettere in pratica nei prossimi 3-6 mesi.

Sul tavolo delle trattative alcune proposte da valutare, tra cui: l’estensione dell’applicabili­tà dell’art.110 del regolamento 746 a ulteriori dispositivi, attualmente di­sponibili sul mercato in conformità all’Ivdd, a più basso livello di rischio; nonché lo slittamento della data di applicazione dell’Ivdr attualmente prevista (analogamente a quanto fatto per i dispositivi medici ad aprile 2020, con l’emendamento a Mdr).

FONTE: Abouthpharma 

About the Author

Marco Boni
Marco Boni
Ha ricoperto la posizione di responsabile dell’acquisizione di beni e servizi e delle attività economali a partire dal 1974, presso diverse aziende sanitarie. Da ultimo, sino al 2008, presso l’Azienda USL di Modena. Nel periodo agosto 2012 - luglio 2013 ha svolto le funzioni di provveditore a contratto presso l’Azienda USL di Rimini. Dal 1998 al 2004 è stato anche coordinatore amministrativo dell’unione di acquisto (prima in Italia, nell’ambito della pubblica amministrazione) realizzata tra le aziende sanitarie dell’area vasta Emilia nord. È stato consulente dell’Azienda Sanitaria Unica della Regione Marche per le attività di centralizzazione degli acquisti. Ha partecipato a gruppi di lavoro istituiti dalla Regione Emilia-Romagna per la predisposizione di normative e regolamenti di settore. Ha prodotto numerose pubblicazione sulle tematiche del public procurement. È co-autore del volume “L’acquisto dei farmaci in ospedale” I° e II° edizione – Aboutpharma Editore. È stato Presidente della Federazione delle Associazioni Regionali degli Economi Provveditori della sanità (FARE) dal 1993 al 2005. Ha svolto e svolge attività di consulenza e formazione, in ambito pubblico e privato. Giornalista pubblicista, è stato direttore responsabile delle rivista "TEME – Tecnica e metodologia economale". È articolista del “Sole 24 Ore Sanità", nonché direttore responsabile e articolista del periodico on line "News4market".