Caso Avastin-Lucentis, indagati dirigenti Aifa per danno erariale da 200 milioni di Euro

pubblicato il: 10 Febbraio 2020

A cura del dott. Marco Boni, direttore responsabile di News4market

Avrebbero imposto limitazioni alla prescrivibilità di un medicinale più economico (Avastin), a favore di un altro (Lucentis) il cui costo di ogni dose poteva essere superiore anche di oltre 700 euro

Dirigenti e componenti pro tempore dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) sono indagati dalla Corte dei Conti in quanto ritenuti responsabili di un danno erariale di circa 200 milioni di euro nei confronti del Servizio sanitario nazionale, in relazione al caso Avastin-Lucentis.

Si tratta di membri della Commissione consultiva tecnico scientifica dell’Agenzia, che avrebbero imposto limitazioni alla prescrivibilità di un medicinale più economico (Avastin), per curare alcune malattie oculari, a favore di un altro (Lucentis) il cui costo di ogni dose poteva essere superiore anche di oltre 700 euro.Il tutto sarebbe stato finalizzato a favorire l’interesse di due multinazionali, Roche e Novartis, produttrici dei due farmaci.

I controlli della Gdf

Gli accertamenti svolti dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Roma, coordinati dal procuratore regionale della Corte dei Conti Andrea Lupi e dal vice procuratore Massimo Perin, avrebbero consentito di accertare che i due farmaci erano equivalenti dal punto di vista terapeutico, come dimostrato da una serie di studi comparativi. Ma nonostante questo, il primo non è era inserito tra i prodotti rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale fino al 2014 per via di una serie di “ingiustificate limitazioni” al suo utilizzo almeno fino al 2017, causando un aggravio di spesa per lo Stato.

La differenza di prezzo tra i due farmaci

Al totale di 200 milioni, riporta la Guardia di finanza –  si è arrivati calcolando la differenza di prezzo tra i farmaci – tra i 600 e i 730 euro per singola dose – in relazione al numero di trattamenti che sono stati effettuati con il Lucentis anziché con l’Avastin. I dirigenti dell’Aifa e i componenti della Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia hanno ora 60 giorni di tempo per fornire la loro versione alla Corte dei Conti.

Come si è espresso il garante della concorrenza

Sulla vendita dei due farmaci si è pronunciata in passato anche l’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato: nel 2014 infatti l’Autority ha multato le due case farmaceutiche produttrici – Roche e Novartis – con una sanzione di oltre 180 milioni per aver creato una sorta di ‘cartello’, decidendo una differenziazione dei prodotti che in realtà era artificiosa. “I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti. Oltre che per curare alcune malattie oculari, i farmaci in questione sono impiegati per il trattamento di varie forme tumorali, tra cui quelli del colon-retto, del polmone e del rene.

I costi a carico del Servizio sanitario nazionale e il caso Genentech

Per il Servizio sanitario nazionale l’intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno” scriveva l’Autority nel 2014 aggiungendo: “Le condotte delle imprese trovano la loro spiegazione economica nei rapporti tra i gruppi Roche e Novartis: Roche, infatti, ha interesse ad aumentare le vendite di Lucentis perché attraverso la sua controllata Genentech – che ha sviluppato entrambi i farmaci – ottiene su di esse rilevanti royalties da Novartis.

Quest’ultima, oltre a guadagnare dall’incremento delle vendite di Lucentis, detiene una rilevante partecipazione in Roche, superiore al 30%”. La sanzione dell’Antitrust è stata di recente confermata da una sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso delle due aziende farmaceutiche condannandole anche al pagamento delle spese.  (fonte: Aboutpharma)